"RANUCCI E’ DOPPIAMENTE VITTIMA: LO È DI LAVITOLA, SUL PIANO GIURIDICO E PENALE. E LO È DI SE STESSO, PERCHÉ CADUTO NELLA TRAPPOLA DEL NARCISISMO" – “LA STAMPA” ASFALTA L’EX CONDUTTORE DI “REPORT”: "ESCE DI SCENA DOPO AVERLA OCCUPATA PESANTEMENTE CON IL SUO EGO, MA ANCHE CON LA COCCIUTA TESTARDAGGINE DI CHI PENSA CHE SI STIA COMPIENDO UN DELITTO PERFETTO: LA DISTRUZIONE DI UNA REPUTAZIONE E LA RESA DEI CONTI CON UN PROGRAMMA ODIATO, DI GIORNALISMO DI INCHIESTA, IN UNA TV CHE È STATA SVUOTATA DI NOTIZIE CRITICHE VERSO IL GOVERNO E RIBATTEZZATA TELEMELONI" - "CHI VORRÀ, DA OGGI, RITROVERÀ RANUCCI NELLE PIAZZE, CON IL SUO SPETTACOLO CHE SI APRE CON IL VIDEO SULLA TUTINA DI SUPERMAN CHE UNA ZIA GLI REGALÒ A CINQUE ANNI" - "QUANDO UN GIORNALISTA ARRIVA IN UNA PIAZZA E DICE 'ORA CHE SONO TRA LA MIA GENTE STO BENE', SALUTANDO COME FOSSE EVITA PERON DAL BALCONE DI BUENOS AIRES VUOL DIRE CHE..."
Estratto dell'articolo di lario Lombardo per "la Stampa"
VALTER LAVITOLA E SIGFRIDO RANUCCI
Quando un giornalista arriva in una piazza che lo attende per la presentazione di un libro e dice «ora che sono tra la mia gente sto bene», salutando come fosse Evita dal balcone di Buenos Aires o Jennifer Lopez per le strade di Los Angeles, vuol dire che qualcosa che non doveva succedere è successa. Il giornalista che diventa notizia è sempre un po' un paradosso imbarazzante. Se poi cerca nel bagno di folla una rigenerazione significa che l'incantesimo della fama può mutare in consenso. O almeno così crede.
GOMES TAVARES - SIGFRIDO RANUCCI - VALTER LAVITOLA - MEME BY OSHO
Sigfrido Ranucci per tutti i suoi inviati e redattori è semplicemente "Sig". Un uomo di contraddizioni, che per questo contiene moltitudini, e dunque debolezze. Incapace di comprendere, a un certo punto di questa vicenda indecifrabile e a tratti inimmaginabile, che il peccato preferito dal Diavolo, come si diceva in un celebre film, è la vanità.
Il 16 ottobre del 2025 un'autobomba esplode sotto casa sua. Otto mesi dopo i magistrati arrestano gli esecutori, piccoli pesci ai margini della camorra, e lasciano per un po' a piede libero il mandante, forse per provare a captare altro, una rete, un sussurro rivelatore. Di per sé, la storia è già assurda perché si scopre che il mandante è Valter Lavitola, e questo basterebbe per buttare una sceneggiatura, per un evidente difetto di verosimiglianza. Lavitola è il faccendiere protagonista di una lunga stagione di intrighi negli anni finali del berlusconismo, tra escort, tentate estorsioni, dossieraggi. Un ribaldo che conosce l'arte della manipolazione, e maschera sotto una simpatia canagliesca tutta campana la pulsione oscura del raggiro.
LA DOLCE VITOLA - MEME BY EMILIANO CARLI
Uno che vive di messinscene, insomma. Ma la cosa più incredibile è che Ranucci e Lavitola, - dopo quattro anni in carcere, diventato l'oste del ristorante Cefalù - dichiarano di essere uno il migliore amico dell'altro. E ancora, che Lavitola aveva commissionato un sondaggio per testare la candidatura politica di Ranucci e che, alle sue spalle, si era ingegnato per fargli avere i galloni di martire e far volare la sua popolarità con la pazza idea di un finto attentato.
Da qui in poi inizia il processo di colpevolizzazione della vittima. Doppiamente vittima. Lo è di Lavitola, sul piano giuridico e penale. E lo è di se stesso, perché caduto nella trappola del narcisismo. Ranucci esce di scena dopo averla occupata pesantemente con il suo ego, ma anche con la cocciuta testardaggine di chi pensa che si stia compiendo un delitto perfetto: la distruzione di una reputazione e la resa dei conti con un programma odiato, di giornalismo di inchiesta, in una tv che è stata svuotata di notizie critiche verso il governo e ribattezzata TeleMeloni. E sarebbe fare pessima cronaca non raccontare la metodica, ossessiva opera di demolizione che la stampa di destra, guidata dagli uffici della propaganda di Palazzo Chigi e di Fratelli d'Italia, ha compiuto su Ranucci. Con un obiettivo che è diventato evidente, ieri: dividere la redazione, indebolire Report, nell'anno della campagna elettorale.
sigfrido ranucci a report contro luca barbareschi 6
La scelta dei due successori, formalizzata da Paolo Corsini, dirigente Rai che per sua ammissione si considera organico a FdI, è l'epilogo di una character assassination che è stata sotto gli occhi di tutti in queste settimane di articoli, ricostruzioni della vita pubblica e privata di un giornalista che il partito di Giorgia Meloni soffriva per una serie di inchieste che lo avevano coinvolto. In una di queste si collegavano il padre della premier, deceduto, al clan dei Senese, e il gruppo criminale romano a FdI. In un'altra si cercava di fare luce sulla dinasty La Russa. Meloni porta la sua battaglia contro Ranucci a tutti i livelli. In Parlamento, nelle aule dei tribunali, alla Commissione europea.
sigfrido ranucci con parte della redazione di report
Nel frattempo, i siti della galassia sovranista cominciano a rilanciare i contenuti del suo libro, "La scelta". Le relazioni spericolate con fonti e con colleghe, raccontate nel dettaglio, riattivano la memoria su un dossier anonimo che nel 2021 lo accusava di molestie e su cui, però, un audit Rai non portò a nulla. Ma Ranucci adesso è molto più debole di cinque anni fa. Non lo aiutano l'imprudenza con cui faceva girare messaggi audio, il modo rude, un po' da strada, di parlare ai colleghi che come i suoi inviati gli rivolgevano solo domande.
E così come nei più classici noir, la storia si riempie di pupe e di balordi. Spunta persino Fabrizio Corona. Tutto troppo. Un sito in particolare, Esperia - che era stato oggetto di un'inchiesta di Report, perché tra i soci risulta la moglie del social media manager di Meloni - si occupa delle guasconerie machiste di Ranucci. I post diventano materiale per articoli, gli articoli entrano nei dossier che la squadra del sottosegretario Giovanbattista Fazzolari fa preparare per i parlamentari, che a loro volta dichiarano alle agenzie, e finiscono sul Tg1. Ieri è stato Ranucci, a unire i puntini sui «2800 articoli in due mesi sui giornali del gruppo Angelucci e comunque di governo, e fuoco amico della Rai». Ai più intimi ha detto che è pronto a una causa civile, e forse anche penale «se emergeranno utilità dietro alla mia rimozione».
sigfrido ranucci auto recensione sul suo libro
Ranucci ha dietro di sé la più nota delle epurazioni dalla Rai. Michele Santoro è stato il tribuno di un'epoca, la sua messa laica imperdibile appuntamento dello spettacolo infinito dell'evo berlusconiano: il carisma e lo share lo resero l'antagonista del presidente del Consiglio, coprirono un vuoto di legittimità lasciato dai partiti. In questa eterna fame di eroi si aggiunge la forza del brand ereditato nel 2017 da Milena Gabanelli, che ora potrebbe non farcela a sopravvivere. Chi vorrà, da oggi, ritroverà Ranucci nelle piazze, con il suo spettacolo che si apre con il video sulla tutina di Superman che una zia gli regalò a cinque anni. Non è mai stato il mite Clark Kent, Ranucci. E ieri lo ha ribadito: adesso comincia «la battaglia più importante della mia vita.
Per la libertà di stampa: lo farò per i miei figli e per i vostri, a cui mi rifiuto di lasciare questo mondo mostruoso, governato da persone mostruose e vigliacche che non tollerano il giornalismo libero e i magistrati indipendenti». Forse qualcuno dovrà ritirare fuori quel sondaggio di Lavitola, anche se era un'altra delle sue patacche.
nino di matteo sigfrido ranucci andrea vianello
ranucci gabanelli
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INSIGHT SULLE RICERCHE ONLINE SU SIGFRIDO RANUCCI - CHAT CON VALTER LAVITOLA
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valter lavitola maria rosaria boccia sigfrido ranucci - meme by edoardo baraldi
sigfrido ranucci max giusti foto di bacco
sigfrido ranucci a lavarone, provincia di trento 4
sigfrido ranucci a report contro luca barbareschi 5
