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REGENI PAPERS - UN ANONIMO SCRIVE A ''REPUBBLICA'' E SVELA CHI, COME E PERCHÉ HA UCCISO GIULIO: UNA SEQUENZA DI ORRIBILI TORTURE AVALLATE A TUTTI I LIVELLI, COMPRESO IL PRESIDENTE AL SISI - LO AVREBBE SEQUESTRATO IL CAPO DELLA POLIZIA DI GIZA, GIÀ CONDANNATO PER TORTURE, CHE POI PROVÒ A DEPISTARE CON L'INCIDENTE STRADALE E IL DELITTO OMOSESSUALE

Carlo Bonini per “la Repubblica

Giulio RegeniGiulio Regeni

 

C’è ora un Anonimo nel caso Regeni. E racconta una storia che ricostruisce cosa sarebbe accaduto a Giulio tra il 25 gennaio e il 3 febbraio. Una storia che porta dritta al cuore degli apparati di sicurezza egiziani, civili e militari, della polizia di Giza, del Ministero dell’Interno, della Presidenza. L’Anonimo scrive a Repubblica da qualche giorno da un account mail Yahoo, alternando, nei testi, l’inglese, qualche parola di italiano, e la sua lingua, l’arabo. Si dice della polizia segreta egiziana. Lascia intendere di essere collettore e veicolo di informazioni di chi non può esporsi in prima persona, se non a rischio della vita.

 

VIGNETTA GIANNELLI - AL SISI COLLABORA SUL CASO REGENIVIGNETTA GIANNELLI - AL SISI COLLABORA SUL CASO REGENI

Delle sue mail sono in possesso il pm Sergio Colaiocco e il legale della famiglia Regeni, Alessandra Ballerini. E, come ogni Anonimo, l’attendibilità del suo racconto va presa con assoluto beneficio di inventario.

 

Se non fosse per una circostanza. L’Anonimo svela almeno tre dettagli delle torture inflitte a Giulio Regeni mai resi pubblici e conosciuti solo dagli inquirenti italiani, perché corroborati dall’autopsia effettuata sul cadavere di Giulio nell’Istituto di medicina legale di Roma. Chi scrive, insomma, chiunque esso sia, sapeva e sa qualcosa che potevano conoscere solo i torturatori di Giulio o chi dei suoi tormenti è stato testimone.

 

IL SEQUESTRO

PASSAPORTO DI GIULIO REGENI PASSAPORTO DI GIULIO REGENI

«L’ordine di sequestrare Giulio Regeni — scrive l’Anonimo — è stato impartito dal generale Khaled Shalabi, capo della Polizia criminale e del Dipartimento investigativo di Giza», il distretto in cui Giulio scompare il 25 gennaio. Lo stesso ufficiale con alle spalle una condanna per torture che, dopo il ritrovamento del cadavere, accrediterà prima la tesi dell’incidente stradale e quindi quella del delitto a sfondo omosessuale.

 

REGENIREGENI

«Fu Shalabi, prima del sequestro, a mettere sotto controllo la casa e i movimenti di Regeni e a chiedere di perquisire il suo appartamento insieme ad ufficiali della Sicurezza Nazionale». E «fu Shalabi, il 25 gennaio, subito dopo il sequestro, a trattenere Regeni nella sede del distretto di sicurezza di Giza per ventiquattro ore».

 

“SCIOGLIETEGLI LA LINGUA”

Nella caserma di Giza, Giulio «viene privato del cellulare e dei documenti e, di fronte al rifiuto di rispondere ad alcuna domanda in assenza di un traduttore e di un rappresentante dell’Ambasciata italiana», viene pestato una prima volta. Chi lo interroga «vuole conoscere la rete dei suoi contatti con i leader dei lavoratori egiziani e quali iniziative stessero preparando».

giulio regeni    giulio regeni

 

Quindi, tra il 26 e il 27 gennaio, «per ordine del Ministero dell’Interno Magdy Abdel Ghaffar», viene trasferito «in una sede della Sicurezza Nazionale a Nasr City». Di fronte ai suoi nuovi aguzzini, Giulio continua a ripetere di non avere alcuna intenzione di parlare se non di fronte a un rappresentante della nostra ambasciata. «Viene avvertito il capo della Sicurezza Nazionale, Mohamed Sharawy, che chiede e ottiene direttive dal ministro dell’Interno su come sciogliergli la lingua. E così cominciano 48 ore di torture progressive», durante le quali, per fortuna, Giulio comincia ad essere semi-incosciente.

AL SISI RENZIAL SISI RENZI

 

Viene «picchiato al volto», quindi «bastonato sotto la pianta dei piedi», «appeso a una porta» e «sottoposto a scariche elettriche in parti delicate», «privato di acqua, cibo, sonno», «lasciato nudo in piedi in una stanza dal pavimento coperto di acqua, che vieneelettrificata ogni trenta minuti per alcuni secondi».

«Bastonature sotto i piedi». Il dettaglio svelato dall’Anonimo era sin qui ignoto ed è confermato dalle evidenze dell’autopsia effettuata in Italia. Non è il solo.

AL SISIAL SISI

 

NELLE MANI DEI MILITARI

Tre giorni di torture non vincono la resistenza di Giulio. Ed è allora — ricostruisce l’Anonimo — che il ministro dell’Interno decide di investire della questione «il consigliere del Presidente, il generale Ahmad Jamal ad-Din, che, informato Al Sisi, dispone l’ordine di trasferimento dello studente in una sede dei Servizi segreti militari, anche questa a Nasr city, perché venga interrogato da loro».

 

È una decisione che segna la sorte di Giulio. «Perché i Servizi militari vogliono dimostrare al Presidente che sono più forti e duri della Sicurezza Nazionale ». Giulio «viene colpito con una sorta di baionetta» e «gli viene lasciato intendere che sarebbe stato sottoposto a waterboarding, che avrebbero usato cani addestrati» e non gli avrebbero risparmiato «violenze sessuali, senza pietà, coscienza, clemenza ». «Una sorta di baionetta». È un secondo, importante dettaglio. Corroborato, anche questo, dal tipo di lesioni da taglio sin qui non divulgati dell’autopsia effettuata in Italia.

 

L’orrore non ha fine. «Regeni entrò in uno stato di incoscienza. Quando si svegliava, minacciava gli ufficiali del Servizio militare dicendogli che l’Italia non lo avrebbe abbandonato. La cosa li fece infuriare e ripresero a picchiarlo ancora più violentemente ». Gli stati di incoscienza di Regeni sono a questo punto sempre più lunghi. Come confermeranno i versamenti cerebrali riscontrati dall’autopsia.

 

Ma la violenza non si interrompe. «Perché i medici militari visitano il ragazzo e sostengono che sta fingendo di star male. Che la tortura può continuare». Questa volta «con lo spegnimento di mozziconi di sigaretta sul collo e le orecchie». Finché Giulio non crolla «e a nulla valgono i tentativi dei medici militari di rianimarlo».

 

«I segni di sigaretta su collo e orecchie». È il terzo dettaglio, riscontrato dall’autopsia italiana, che l’Anonimo dimostra di conoscere pur essendo pubblicamente ignoto. Ed è quello che spiega il perché nella prima autopsia al Cairo il corpo di Giulio venga mutilato con l’asportazione dei padiglioni auricolari.

 

IN UNA CELLA FRIGORIFERA

Dopo la sua morte, sempre secondo quello che sostiene l’anonimo, «Giulio viene messo in una cella frigorifera dell’ospedale militare di Kobri al Qubba, sotto stretta sorveglianza e in attesa che si decida che farne». La «decisione viene presa in una riunione tra Al Sisi, il ministro dell’Interno, i capi dei due Servizi segreti, il capo di gabinetto della Presidenza e la consigliera per la sicurezza nazionale Fayza Abu al Naja », nelle stesse ore in cui il ministro Guidi arriva al Cairo chiedendo conto della scomparsa di Regeni.

 

«Nella riunione venne deciso di far apparire la questione come un reato a scopo di rapina a sfondo omosessuale e di gettare il corpo sul ciglio di una strada denudandone la parte inferiore. Il corpo fu quindi trasferito di notte dall’ospedale militare di Kobri a bordo di un’ambulanza scortata dai Servizi segreti e lasciato lungo la strada Cairo-Alessandria».

L’Anonimo promette di scrivere ancora e si affida a un verso del Corano. «Dio non ti chiediamo di respingere il destino, ma ti chiediamo di essere clemente».

 

 

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