UN PAESE FONDATO SULLA DISOCCUPAZIONE - CON MATTEUCCIO AUMENTANO I SENZA LAVORO: ITALIA MAGLIA NERA IN EUROPA - DISOCCUPAZIONE GIOVANILE ALLE STELLE: 43,9%

Franco Bechis per "Libero Quotidiano"

 

Sotto la guida di Matteo Renzi l'Italia è diventato il paese con la maglia nera nell'area dell'euro per aumento del tasso di disoccupazione. A novembre 2014 il tasso di disoccupazione in Italia è salito al 13,4%, che è il dato più alto della storia delle rilevazioni fatte dall'Istat.

renzi scia courmayerrenzi scia courmayer

 

Nell'area dell'euro è il sesto tasso di disoccupazione dopo quelli di Grecia, Spagna, Cipro, Croazia e Portogallo. Ma fra i 28 paesi dell'Unione l'Italia è quello in cui la crescita della disoccupazione è stata maggiore nell'ultimo anno: un anno fa il tasso era infatti al 12,5%. Gran parte di questa variazione negativa è avvenuta proprio con il governo Renzi: a fine febbraio il tasso di disoccupazione era al 12,7%.

 

Un dato che evidenzia l'inefficacia delle politiche economiche adottate dal governo, che hanno provocato danni e non gli attesi benefici. La perdita di occupati è legata tutta a scelte di politiche nazionali e non al ciclo economico: in 22 paesi su 28 in Europa infatti è avvenuto l'esatto contrario, e senza l'Italia il dato della disoccupazione sia nell'area dell'euro che all'interno dell'Unione europea sarebbe migliorato nell'ultimo anno (e invece è stabile). Enorme il divario con la Germania, dove il tasso di disoccupazione è sceso al 5%, meno della metà di quello italiano.

 

GLI INDICATORI Tutti gli indicatori principali rivelati ieri dall'Istat sono negativi per l'Italia: cresce il tasso di disoccupazione giovanile, che tocca la quota monstre del 43,9%, dimostrando come gli effetti dell'originario decreto legge sul job act della primavera scorsa siano stati nulli.

tasso di disoccupazione in italia negli ultimi cinquantotto anni di alberto bagnai tasso di disoccupazione in italia negli ultimi cinquantotto anni di alberto bagnai

 

A novembre 2014 poi gli occupati erano 22 milioni 310 mila, in diminuzione dello 0,2% sia rispetto al mese precedente (-48 mila) sia su base annua (-42 mila). Il tasso di occupazione, pari al 55,5%, diminuisce di 0,1 punti percentuali in termini congiunturali e rimane invariato rispetto a dodici mesi prima. Il numero assoluto dei disoccupati, pari a 3 milioni 457 mila, aumenta dell'1,2% rispetto al mese precedente (+40 mila) e dell'8,3% su base annua (+264 mila).

 

Giusto un mese fa Renzi aveva provato a leggere in altro modo dati che già allora erano negativi, sostenendo: «I dati della disoccupazione ci preoccupano. Ma il dato degli occupati in realtà sta crescendo. In Italia ci sono più persone che lavorano rispetto a quando abbiamo iniziato l'esperienza di governo. Ci sono più di centomila posti di lavoro in più», aveva assicurato il premier, pur ammettendo «non basta: siccome negli anni precedenti si è perso un milione di posti di lavoro, per riuscire a recuperare c'è ancora tanto tanto lavoro da fare.

DISOCCUPAZIONE GIOVANILE DISOCCUPAZIONE GIOVANILE

 

Non bisogna negare l'evidenza dei problemi - sottolinea il premier - ma neanche guardare solo il bicchiere mezzo vuoto». Ottimista era stato anche il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, che aveva rilevato un dato degli occupati a settembre che avrebbe evidenziato «82 mila posti di lavoro in più ed è il miglior dato da inizio 2013. È un bel risultato perché è un segno di speranza». Allora entrambe sembrarono ad economisti e osservatori posizioni ottimistiche un po' forzate. Oggi la fredda verità dei numeri svela la propaganda utilizzata e per settimane propagata ad ampie mani in ogni dibattito e tweet dai Renzi boys.

 

DA FEBBRAIO Da febbraio 2014, quando Renzi ha preso le redini del governo il tasso di disoccupazione generale è salito di 0,7 punti percentuali, quello della disoccupazione giovanile è cresciuto di 1,6 punti dal 42,3 al 43,9%, quello della disoccupazione femminile è lievitato di 1,1 punti percentuali passando dal 13,5 al 14,6%.

 

DISOCCUPATIDISOCCUPATI

In quello stesso arco di tempo, durante il governo Renzi il numero di occupati è sceso di 14 mila unità (e non aumentato di 100 mila, come disse il premier con una bugia), passando da 22 milioni e 324 mila occupati a 22 milioni e 310 mila occupati di fine novembre. Al contrario il numero totale dei disoccupati è salito da 3 milioni e 254 mila a 3 milioni e 457 mila unità: sotto il governo Renzi 203 mila disoccupati in più. La variazione è stata negativa sia per la disoccupazione giovanile (54 mila disoccupati in più in soli nove mesi) che per la disoccupazione femminile, cresciuta nello stesso periodo di 145 mila unità, passando da 1 milione e 452 mila a 1 milione e 597 mila disoccupate.

 

Sotto il governo Renzi dunque i disoccupati in totale sono cresciuti del 6,23%, e all'interno di questo drammatico dato i più penalizzati sono state proprio le categorie più deboli che secondo la propaganda dell'esecutivo sarebbero dovuti essere i beneficiari del cambio di verso nelle politiche economiche. Quei giovani cui era stato indirizzato il primo job act si sono trovati con l'8 per cento di disoccupazione in più.

DISOCCUPAZIONEDISOCCUPAZIONE

 

Ma il dato che sorprende rispetto alla vulgata governativa è stata la crescita straordinaria della disoccupazione femminile: +9,98%. Sarà anche vero che al governo le renziane hanno ottenuto un numero di poltrone di primo piano che non aveva precedenti, come vero che qualche donna vip ha ottenuto uno strapuntino di rilievo nelle poltrone di sottogoverno: è innegabile però che a tutte le altre italiane che non facevano parte della corte con il governo Renzi è andata peggio come mai era accaduto nella storia.

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