RESA DEI CONTI A DESTRA – IL SOTTOSEGRETARIO MANTOVANO VUOLE PORTARE A CASA LA SECONDA PARTE DELLA CONTESTATA RIFORMA DELLA CORTE DEI CONTI, CHE RIGUARDA L’ORGANIZZAZIONE A LIVELLO TERRITORIALE DELLA GIUSTIZIA CONTABILE E LA RIDUZIONE DEI POTERI DELLE SEZIONI LOCALI – MA DIVERSI PRESIDENTI DI REGIONE FRENANO. LE PERPLESSITÀ SONO EMERSE SOPRATTUTTO DA PARTE DEI GOVERNATORI DI CENTRODESTRA: IL CALABRESE DI FORZA ITALIA, ROBERTO OCCHIUTO, E IL LIGURE MARCO BUCCI...
Estratto dell’articolo di Giulia Merlo per “Domani”
alfredo mantovano voto al senato sulla riforma della corte dei conti foto lapresse 4
Il futuro della Corte dei conti è appeso ai presidenti delle regioni, in particolare a quelli di centrodestra. La riforma molto invasiva approvata dal governo Meloni a fine 2025 e voluta con forza dal potente sottosegretario Alfredo Mantovano è divisa in due parti. La prima – ormai completata – ne ha modificato le funzioni e ha introdotto il cosiddetto “doppio tetto al risarcimento” per responsabilità amministrativa.
La seconda invece è quella su cui oggi è ancora possibile incidere e riguarda l’organizzazione a livello territoriale della Corte e i poteri del procuratore generale. Poiché va attuata attraverso decreti delegati, si è creato un inedito dialogo tra magistratura contabile e presidenti delle regioni: gli unici che a oggi possono ottenere di mitigare gli effetti di una riforma che rischia di affievolire il controllo sui conti pubblici.
I decreti devono passare sia per la Conferenza Stato-regioni, sia per il parere della Conferenza unificata: entrambe riunite oggi e con questo punto all’ordine del giorno. Qui i presidenti potranno far presenti le problematicità del testo del governo e, secondo chi è vicino al dossier, l’orientamento è proprio questo.
[...] fonti politiche raccontano che qualche perplessità sia emersa soprattutto da parte dei presidenti di centrodestra: il calabrese di Forza Italia Roberto Occhiuto e il ligure Marco Bucci, soprattutto, ma aperture a una riflessione sarebbero arrivate anche sul fronte leghista, con il veneto Alberto Stefani e il lombardo Attilio Fontana.
Preoccupazioni, le loro, maturate nel dialogo con i rappresentanti dell’Associazione magistrati della Corte dei conti, ma soprattutto con la messa a fuoco di cosa comporterà in concreto la riorganizzazione territoriale e la gerarchizzazione della Corte. Informalmente, le sezioni di controllo regionali della Corte sono da sempre interlocutrici dei vertici amministrativi, per prevenire guai negli atti da approvare o per consultazioni sulla correttezza delle procedure. Un confronto utile e ben conosciuto da qualsiasi amministratore locale, che però con la riorganizzazione rischia di venire meno. [...]
In altre parole, la stessa sezione regionale dovrà sia controllare gli enti territoriali sia giudicare la responsabilità dei funzionari pubblici e dunque quella funzione di ausilio informale rischia di venire meno. Non solo, le procure regionali finiranno gerarchizzate sotto la procura generale, di cui vengono rafforzati i poteri di indirizzo.
Questo inevitabilmente significa minori capacità operative e autonomia per le diramazioni locali. Tra i maggiori poteri al procuratore generale, inoltre, c’è anche quello dell’obbligo di controfirma di tutta una serie di atti, con il risultato che l’amministratore locale indagato per danno erariale si troverà, anche in primo grado, a essere raggiunto da contestazioni che portano la firma del vertice della magistratura contabile requirente.
Lo stesso che potrà essere chiamato a proporre appello, in caso di sentenza favorevole all’amministratore.
Altro che autonomia In altre parole – e questo sarebbe l’elemento che più ha fatto breccia soprattutto per i leghisti – la riforma della magistratura contabile accentrerà una serie di funzioni che prima erano devolute alle articolazioni regionali. Scelta ben poco “autonomista”, proprio in momento in cui le regioni del Nord stanno ultimando le intese per ottenere nuove funzioni.
[...] Una soluzione sarebbe quella di approvare l’intesa con emendamenti che introducano alcune modifiche chirurgiche alle nuove funzioni del procuratore generale, accantonando in toto invece la parte che riguarda le diramazioni regionali. L’alternativa a cui alcuni presidenti di centrodestra potrebbero essere favorevoli è quella di attendere febbraio per l’approvazione dell’intesa: nei primi mesi del 2027 la Corte costituzionale si esprimerà sui ricorsi pendenti in materia di costituzionalità della riforma.
SERGIO MATTARELLA E ALFREDO MANTOVANO AD ASSISI PER LA FESTA NAZIONALE DI SAN FRANCESCO
Se il giudizio della Consulta fosse quello di incostituzionalità, tutti i termini del confronto cambierebbero – è il ragionamento di fonti vicine al dossier – perché affrettarsi ad approvare le intese prima di conoscere l’esito del giudizio?
[...]
Sul fronte della Corte dei conti filtra massima prudenza: le toghe contabili sono da tempo all’opera per spiegare gli effetti negativi di una riforma che rischia di indebolire il controllo sulla corretta spesa del denaro pubblico, con la consapevolezza che è necessario trovare interlocutori a tutte le latitudini politiche.




