RIGOR MONTIS NELLA TRAPPOLA DI PIERFURBINO: SCIOLTA CIVICA NON ESISTE PIU’…

Annalisa Cuzzocrea per "La Repubblica"

Da una parte ci sono i montiani puri, secondo cui i centristi - dentro Scelta civica - speravano solo che la leadership del professore evaporasse a poco a poco, che lui si facesse da parte, e che lasciasse la guida di tutto a Pier Ferdinando Casini e alla politica di sempre. Dall'altra l'Udc, che dice il contrario: il dirigismo di Mario Monti starebbe creando problemi a tutti.

Ammonire il capogruppo alla Camera Lorenzo Dellai per essere andato a un convegno «senza la sua autorizzazione», far fuori dal ruolo di coordinatore Andrea Olivero per lo stesso motivo, attaccare un governo di cui fanno parte esponenti del suo stesso partito, non è considerata una buona prova. Anzi.

Sembra un invito continuo alla scissione, all'ognuno per la sua strada, al prendere o lasciare. Così - mentre i "montezemoliani" e "quelli di Sant'Egidio" stanno a guardare - l'ultima battaglia si consuma in queste ore. La miccia sono state le parole dell'ex premier alla seconda puntata del convegno della discordia, venerdì scorso.

L'Udc aveva chiamato le altre anime di Scelta Civica a ragionare ancora verso un comune approdo al Popolarismo europeo. Il professore ha accettato l'invito, ma solo per dire: se qualcuno si sente a disagio nei gruppi unitari di Camera e Senato, è libero di andare. Così come se qualche centrista vuole «formalizzare il suo ingresso nel nuovo partito», sarà il benvenuto. Apriti cielo.

«Arrogante » e «dilettante della politica» è stato il minimo che gli è piovuto addosso da esponenti Udc di tutt'Italia, che chiedono rispetto per la loro storia. Anche l'Udc che guarda al futuro, però, la parte che pensa di costruire qualcosa di nuovo proprio nel nome del popolarismo europeo, è infastidita dai toni dell'ex premier.

E se non molla, è solo perché ci sono molte cose in ballo: le elezioni europee, con lo sbarramento al 4 per cento; i deputati e i senatori "di Sant'Egidio", che il partito di Casini vorrebbe conquistare. Alla possibilità di un cammino comune, ormai, credono in pochi. Uno di questi è Lorenzo Dellai: «Guardo a queste liti con rammarico - confida perché penso che il nostro Paese abbia bisogno che le attuali forze politiche si rafforzino, non che continuino a frammentarsi».

Qualcuno ironizza: «Visti gli ultimi sondaggi, siamo alla scissione dell'atomo». Lui però la prende sul serio: «Siamo chiamati a fare un passo avanti, da una dimensione civica a una più politica, e non caricherei troppo le questioni della famiglia europea da scegliere o delle alleanze da stringere: qui si tratta di capire cosa vogliamo fare noi, di alzare lo sguardo, essere più ambiziosi».

Parole da pontiere, che non si sa quanta breccia possano fare dopo mesi di litigi. «È un confronto serio - ammonisce Benedetto Della Vedova - noi non diamo per scontato che il nostro approdo sia il Ppe. Ci sono anche i liberali, c'è la possibilità di essere una forza riformatrice ben distinta dal centrodestra berlusconiano. Se Casini e i suoi la pensano diversamente, Monti li ha semplicemente lasciati liberi di andare».

 

 

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