luigi di maio matteo salvini

RIMPASTO AL POMODORO – SALVINI FARÀ FUORI TONINELLI, COSTA E LA TRENTA? DIFFICILMENTE MATTARELLA DARÀ L’OK A CAMBIARE PEDINE NELL’ESECUTIVO, SE PRIMA NON SARÀ CHIARO QUANTO E COME DURERÀ IL GOVERNO – DI MAIO SA CHE SE SI TOCCA UNA CASELLA SOLA CROLLA TUTTO IL CASTELLO, IL CAPITONE DICE CHE NON GLI INTERESSANO LE POLTRONE MA SE SI PRENDESSE DIFESA E TRASPORTI…

Marco Galluzzo per il “Corriere della Sera”

 

luigi di maio matteo salvini giuseppe conte

Tutti ne parlano, ma nessuno lo vuole veramente. In molti, troppi, anzi lo temono. Il rimpasto Salvini lo ha chiesto ma ha detto che non gli interessano le poltrone: con quella che nel Movimento descrivono come «furbizia machiavellica», il leader della Lega ha messo nel mirino tre ministri, Difesa, Ambiente, Trasporti e Infrastrutture, ma ha subito aggiunto che non è un problema di poltrone. Lui non vuole più potere, però serve evocarne l' esigenza.

 

Uno degli attori primari della questione, ovvero il capo dello Stato, ha solo lambito l' argomento con i suoi interlocutori, prima con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e poi con Matteo Salvini, nel corso degli ultimi incontri e ha fatto capire una cosa che appare di buon senso: non mi parlate di cambiare pedine del governo se prima non vi chiarite le idee sulla legislatura, sul programma economico, sul rapporto con l' Unione europea, sulla ricomposizione di una crisi elettorale che non sembra affatto terminata.

MATTEO SALVINI LUIGI DI MAIO INNAMORATI

 

Il terzo protagonista, Luigi Di Maio, sa benissimo che se tocca anche una sola casella «rischia di crollare tutto: al massimo possiamo cambiare qualche sottosegretario». Non sono pochi nel Movimento stesso a mettere nel mirino alcuni ministri, Elisabetta Trenta, non particolarmente amata dalle strutture del ministero che dirige, e Danilo Toninelli in particolare («è un magnifico sblocca-cantieri», la frase ironia e lapidaria di Salvini).

 

Due giorni fa il sottosegretario alla Difesa Angelo Tofalo ha dettato alle agenzie un vero e proprio atto di guerra contro la sua ministra, presunta colpevole di non tutelare sino a fondo i militari, i programmi di investimenti in armamenti, il coordinamento del dicastero, l' azione di un cabina di regia necessaria come in qualsiasi macchina complessa. Ma anche qui la sola voce di un sottosegretario, ancorché pentastellato, non fa primavera: la Trenta attualmente è ben salda al suo posto, almeno quanto è saldo il governo, che per le prospettive di medio o lungo periodo viene dato con una tripla, 1 x o 2 più o meno da tutti.

IL BUCO NERO DI DANILO TONINELLI

 

Poi c' è la declinazione dell' argomento e qui la questione si fa ancora più complicata: perché a Palazzo Chigi sospettano che nel mirino di Salvini non ci sia solo un rimpasto ma la voglia di prendere, o pretendere, per la Lega, almeno due pedine, proprio la Difesa e le Infrastrutture.

Sarebbe come egemonizzare l' esecutivo, farne un sol boccone, e sarebbe sicuramente qualcosa che Di Maio non potrebbe permettersi: è vero che i rapporti di forza sono cambiati, che l' inversione dei consensi ha squilibrato tutto, ma lasciare campo aperto al vicepremier leghista significherebbe l' inizio della fine.

ELISABETTA TRENTA

 

Semmai nel Movimento la sola ipotesi del rimpasto viene collegata a un cambio minimale e in corsa: per esempio rafforzare la Salute cambiando Giulia Grillo, o Sergio Costa (Ambiente), ma con un altro esponente dei 5 Stelle, non cedendo spazio alla Lega.

 

E inoltre c' è da osservare che in cima alla lista degli scontenti dei parlamentari ci sono proprio i ministri che ha evocato Salvini, facendosi quasi interprete delle voglie altrui, come se volesse aprire un varco anche nell' insofferenza della sponda avversaria.

 

Ma in fondo il rimpasto in questo momento è solo uno specchietto per le allodole: nel Movimento sono convinti che Salvini stia solo cercando un pretesto per fare cadere il governo, con la pace fiscale la flat tax o un altro argomento che nessuno può digerire.

luigi di maio matteo salvini

 

Per ora tutti stanno al gioco, ma appunto di gioco, di strascico elettorale, si tratta, come quando ieri il Movimento ha detto, senza crederci, ma pur di non litigare, che la flat tax si può fare in deficit, che non c' è alcun problema, che l' idea del vicepremier leghista è molto buona.

Nemmeno per sogno: Salvini dixit, e Di Maio ha ordinato di stare al gioco, per ora non vuole o non può sconfessarlo, ma non gli andrà dietro.

GIUSEPPE CONTE PINOCCHIO IN MEZZO AL GATTO (LUIGI DI MAIO) E LA VOLPE (MATTEO SALVINI) MURALE BY TVBOY

 

Persino Conte si è rassegnato in qualche modo a far passare qualche altro giorno per far sbollire la situazione, se un vertice a tre dovrà essere, per chiarirsi e ripristinare la fiducia, meglio che le scorie elettorali siano del tutto smaltite. Cosa che è ancora in corso. Ha detto Conte che parlerà gli italiani, lunedì prossimo, c' è da aspettarsi un po' di chiarezza in più.

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