romano la russa saluto fascista

ROMANO LA RUSSA RESTA ASSESSORE DELLA REGIONE LOMBARDIA: RESPINTA LA MOZIONE DEL PD DI CENSURA PER ”CELEBRAZIONE DEL FASCISMO”. NEL MIRINO L’EPISODIO DEL “SALUTO ROMANO” AI FUNERALI DEL COGNATO: IL BRACCIO DESTRO ALZATO DEL NEO ASSESSORE REGIONALE ALLA SICUREZZA, FRATELLO DEL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA IGNAZIO AVEVA SOLLEVATO UN VESPAIO DI POLEMICHE..

ROMANO LA RUSSA

Stefania Chiale per milano.corriere.it

 

Riprendono i lavori del Consiglio regionale della Lombardia e al centro della seduta torna il gesto che a pochi giorni dal voto ha fagocitato l’attenzione della politica lombarda e non solo, suscitando imbarazzi nella maggioranza in Regione: il braccio destro alzato del neo assessore regionale alla Sicurezza Romano La Russa, fratello del co-fondatore di Fratelli d’Italia Ignazio, immortalato in un video mentre partecipa al rito del «presente» e al saluto romano fascista durante il funerale di Alberto Stabilini, storico esponente della destra nonché suo cognato.

 

 

Il voto: mozione respinta con 46 voti su 72

ROMANO LA RUSSA 23

Volano cartelli in Aula, insulti a suon di «fascisti!» dai banchi dell’opposizione a quelli della maggioranza, e da quelli della maggioranza a quelli dell’opposizione, vengono tirati in ballo pure Fabrizio De André e Pier Paolo Pasolini. Al centro, un messaggio di scuse da parte dell’assessore che non aggiunge né modifica nulla rispetto a quanto già espresso nel messaggio fornito dallo stesso lo scorso 21 settembre. Finisce con un nulla di fatto: Romano La Russa resta assessore regionale, il Consiglio non approva la mozione di censura presentata dalle opposizioni in Regione (Pd, M5S, Azione, +Europa, Lombardi civici europeisti) contro l’assessore La Russa. Presenti in Aula 72 consiglieri, favorevoli 24, contrari 46, astenuti 1.

IGNAZIO LA RUSSA CARTABIANCA

 

La mozione di censura

«Il Consiglio regionale della Lombardia - recitava la mozione - censura l’assessore alla Sicurezza Romano La Russa per aver partecipato all’atto di “Appello fascista” svoltosi durante un corteo funebre nella città di Milano il giorno 20 settembre 2022 e avere così provocato discredito per la Regione Lombardia». Chiedeva, quindi, «al presidente della Regione di revocargli la nomina ad assessore regionale» e impegnava i componenti della Giunta «a non partecipare a manifestazioni e ad atti che simboleggiano ideali e principi in contrasto con i valori della Costituzione della Repubblica e delle Istituzioni democratiche».

 

Il centrosinistra e i cartelli gialli in aula

ROMANO LA RUSSA MELONI

Ecco cos’è successo martedì mattina in Aula. L’utilizzo della parola «incomprensibilmente» da parte di La Russa nel messaggio di scuse ai colleghi di giunta e consiglieri regionali il 21 settembre scorso («chiedo scusa se qualcuno si è sentito incomprensibilmente offeso») dimostra per il capogruppo Pd al Pirellone Fabio Pizzul «la completa non consapevolezza di quanto determinati gesti, dal punto di vista della opportunità legata al ruolo istituzionale, hanno una rilevanza enorme». Il consigliere di +Europa Michelle Usuelli ricorda i gesti «fascistissimi» di Romano La Russa e di altri esponenti di Fratelli d’Italia. Il M5S alza cartelli gialli in Aula: «Via La Russa da Regione Lombardia» e la consigliera Elisabetta Strada di Lombardi Civici europeisti sottolinea che La Russa «ancora adesso non si è reso conto della gravità del suo gesto».

ignazio la russa enrico mentana 5

 

La maggioranza: da Giorgia Meloni a Pasolini

La palla passa alla maggioranza. Il capogruppo di Forza Italia Gianluca Comazzi annuncia «voto contrario» con la motivazione che «il funerale è un atto privato» e lancia la provocazione: «Dove arriva il nostro ruolo pubblico e dove si ferma la nostra immagine pubblica in modo che possa essere oggetto di giudizio da parte delle persone?». Mentre la neo capogruppo del partito, Fratelli d’Italia, che anche in Lombardia oggi guida il centrodestra, Barbara Mazzali, prima sottolinea la distanza tra quel gesto e la posizione politica del partito: «Si tratta di un gesto personale che non rappresenta in nessun modo l’espressione di una posizione politica di FdI. Giorgia Meloni in tempi non sospetti ha definito quel gesto come espressione antistorica respingendo ogni ambiguità che possa essere ricondotta alla comunità politico del nostro partito». Poi minimizza: «Il gesto non ha nulla a che vedere con un’apologia del fascismo». Dai banchi della Lega il consigliere Max Bastoni arriva a citare Pier Paolo Pasolini: «Attenzione al fascismo degli antifascisti», dice dando dei «fascisti» ai consiglieri dell’opposizione. Ma l’imbarazzo nel centrodestra è chiaro: la consigliera Viviana Beccalossi del Gruppo Misto attacca un «gesto non opportuno ed evitabile perché ha arrecato danno non tanto a se stesso (l’assessore La Russa, ndr), ma al partito che rappresenta, e alla leader del partito, prima donna chiamata a fare il premier del nostro Paese». Quindi, dice Beccalossi rivolgendosi all’assessore: «Se delle scuse le deve a qualcuno, le deve a Giorgia Meloni».

ignazio la russa enrico mentana 4

 

 

Le scuse di Romano La Russa

In questa cornice l’intervento del neo assessore La Russa, che certo avrebbe «immaginato un ritorno in Giunta diverso», non modifica la posizione già espressa: «Ho chiesto scusa immediatamente a chi si fosse sentito offeso. Ho compreso l’inopportunità del gesto. E sono scuse che rinnovo oggi a mente fredda, con ancora più convinzione se ce ne fosse bisogno.

 

Da parte mia non c’è alcuna volontà che possa suonare come contraria al testo e allo spirito della nostra Costituzione». Che dice di aver «sempre rispettato», pur pensando che «dopo 70 anni andrebbe modificata in alcuni punti». Quindi la giustificazione: era «un evento fine a se stesso che nulla aveva a che fare con significati politici. Un gesto che incomprensibilmente è diventata una notizia nazionale. Desidero ribadire senza alcuna iattanza, sperando nella comprensione e della vostra onestà, le ragioni della mia presenza durante la chiamata del “presente” per Alberto Stabilini, che prima ancora di essere il fratello gemello di mia moglie ricordo come un uomo buono e umile, cattolico tradizionalista. Ho voluto partecipare a un rito che Alberto desiderava, e voleva un saluto di rispetto da parte di chi lo ha conosciuto e amato. Mi rendo perfettamente conto che lui per primo non avrebbe desiderato che quello fosse letto come apologia di un movimento nato cento anni fa e finito 80 anni fa». Dice senza mai però citare la parola «fascismo». «È stato solo un atto di amore verso un amico defunto. Ero conscio dei rischi che andavo a correre e, come si evince dal video, è un gesto che ho compiuto facendomi forza».

ROMANO LA RUSSA E IL FRATELLO IGNAZIO

 

Fontana: «Mi attengo al voto dell’aula»

Un voto, quello di oggi in Aula, che per il Pd equivale a «una difesa d’ufficio dell’indifendibile». Oltreché, sottolinea il M5S, la dimostrazione della «presa di Regione Lombardia da parte di Fratelli d’Italia», infatti «sia Salvini che Fontana si erano pubblicamente dissociati dal saluto romano dell’assessore». Fontana che oggi invece conferma non toglierà le deleghe al suo assessore: «La democrazia impone di rispettare la volontà dell’Aula. Io mi attengo alla democrazia».

Ignazio La Russa, giovane nostalgicoIGNAZIO LA RUSSA GIORGIA MELONI

 

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