donald trump veto peto midterm

E QUINDI CHE SUCCEDE ADESSO IN AMERICA? CON UNA MAGGIORANZA OSTILE AL PRESIDENTE AL CONGRESSO E AL SENATO, IL CAPO DELLO STATO PUÒ DECIDERE DI OPPORSI (TRUMP HA GIÀ MINACCIATO: “SARÒ MR. VETO”) A QUALSIASI LEGGE. OGNI PROVVEDIMENTO VA MERCANTEGGIATO, E LE CAMERE APPROVANO LA NUOVA VERSIONE CONCORDATA CON LA CASA BIANCA, CHE POI LA RECEPISCE, E LA PARTITA SI CHIUDE. SE DALLA CASA BIANCA CONFERMANO IL PARERE NEGATIVO, È UN CASINO: O LE DUE CAMERE, CIASCUNA PER CONTO PROPRIO, SCAVALCANO IL VETO E RIAPPROVANO LA LEGGE CONTESTATA CON UNA MAGGIORANZA QUALIFICATA DEI DUE TERZI, OPPURE IL PROVVEDIMENTO MUORE….

 

Estratto dell’articolo di Marco Contini per "la Repubblica"

 

FRANK UNDERWOOD 2024

Se Frank Underwood è un parto dello sceneggiatore americano Pack Beauregard Willimon, gli intrighi di cui è il protagonista centrale nella serie tv House of Cards devono molto poco alla fantasia.

 

Perché le due miglia che separano la Casa Bianca dal Campidoglio — tra le quinte del National Mall, dell'obelisco dedicato a George Washington e dei memoriali che celebrano i trionfatori della Guerra Civile, Abramo Lincoln e Ulysses Grant — sono realmente il palco su cui va quotidianamente in scena la rappresentazione del potere americano: patteggiamenti, scambi di favori, spartizioni di posti, nomine, sgambetti, inganni, ricatti…

 

sarah trone garriott

Personaggi principali, il Presidente degli Stati Uniti con tutto il suo entourage, e poi in serie gli speaker della Camera e del Senato, i capigruppo di partito, i presidenti delle commissioni parlamentari, i lobbyisti, i portatori di interessi, i mediatori per professione o per vocazione.

 

Dal 3 gennaio prossimo, giorno in cui al Campidoglio si insedieranno le nuove Camere elette ieri con il voto di midterm, buona parte del cast è però destinata a cambiare.

 

[…] Cruciali, in quest'ambito, sono le presidenze delle commissioni parlamentari, che spettano al partito più grosso: tocca a loro, infatti, mettere insieme tutte le singole proposte, varare il testo che verrà sottoposto al voto dell'aula, e metterle in calendario.

 

MAPPA DELLO SPOSTAMENTO DEGLI ELETTORI VERSO IL PARTITO DEMOCRATICO AL SENATO

Un potere enorme. Non a caso, all'inizio di ciascuna legislatura, è consuetudine accapigliarsi sulle poltrone, e tra tutte su due in particolare: la presidenza — chair — del Committee on Ways and Means (letteralmente mezzi e metodi, a cui spetta trovare le coperture fiscali) e quella dell'Appropriations Committee (gli stanziamenti, vale a dire quanto si spende e per che cosa).

 

Altrettanto ambite sono anche la Commissione Giudiziaria (che imbastisce le procedure di impeachment), la Commissione Difesa (che sovrintende alle forze armate), e la Commissione Affari Esteri.

 

D'altronde, è lì nel Congresso che nascono le leggi. Negli Stati Uniti vige il principio del bicameralismo perfetto, per cui ciascun provvedimento deve essere approvato nella medesima versione sia alla Camera che al Senato prima di finire sulla scrivania del Presidente per la controfirma.

 

MIDTERM - ELEZIONI DI META MANDATO NEGLI USA

Senonché, ed è quel che sovente accade quando in parlamento c'è una maggioranza ostile al Presidente, il Capo dello Stato può decidere di opporsi (e annusando l'aria, Trump ha già minacciato: «Sarò Mr. Veto»). A quel punto, di norma, comincia un lungo e laboriosissimo mercanteggiamento per provare a raggiungere un testo condiviso. Se ci si riesce, le camere approvano la nuova versione concordata con la Casa Bianca, che poi la recepisce, e la partita si chiude.

 

Se invece non ci si riesce, e il Presidente conferma il suo parere negativo, i casi sono due: o le due camere, ciascuna per conto proprio, scavalcano il veto e riapprovano la legge contestata con una maggioranza qualificata dei due terzi, oppure il provvedimento muore.

 

trump 44

Va da sé che il processo è lungo, tortuoso, dispendioso e spesso inefficiente. Ma è il prezzo della democrazia, e di un'architettura istituzionale basata sulla divisione dei poteri. In alternativa, c'è la dittatura.

 

Decreti presidenziali a parte, che comunque hanno vita breve, il meccanismo vale per tutte le leggi dell'Unione: siano esse grandi riforme, piccole correzioni funzionali o il Moloch che ogni anno impegna gran parte dei lavori parlamentari: la legge di bilancio.

 

Nel 2026 la spesa federale degli Stati Uniti è stata di 7.400 miliardi di dollari: quasi due volte quella cinese, più di cinque volte quella italiana e 21 volte quella dei Paesi Bassi. Una cifra astronomica. Orbene, di questi 7.400 miliardi, 4.400 sono "obbligatori", nel senso che sono andati a pagare pensioni, assistenza sanitaria pubblica per i pensionati e per i poveri (Medicare e Medicaid) e cose simili: tutte voci già decise in passato ma comunque fissate da leggi approvate dal Congresso.

 

donald trump mister veto 2

Poi ci sono gli interessi sul debito, altri 950 miliardi, su cui effettivamente il parlamento ha pochissima voce in capitolo. Ma soprattutto, ci sono circa 1.650 miliardi di dollari — di cui 886 per la Difesa — inseriti negli Appropriations Bills, le leggi di spesa che ogni anno stabiliscono, voce per voce, quanto stanziare per mandare avanti la macchina dello Stato. Infrastrutture, stipendi pubblici, amministrazione della giustizia, finanziamenti alle agenzie governative, sgravi fiscali e, naturalmente, budget del Pentagono.

 

frank underwood

Passa tutto di lì. L'unica differenza rilevante rispetto alle altre leggi è che quella di bilancio non può restare lettera morta: se non si trova un accordo entro fine anno, cosa che capita spesso, scatta lo shutdown e lo Stato comincia a chiudere i battenti, un ufficio o servizio dietro l'altro, finché l'accordo non si trova.

 

Su tutte le materie ordinarie, Camera e Senato hanno compiti quasi uguali. Poi, però, ci sono i casi specifici. Alla Camera spetta istruire le procedure di impeachment, sia per il presidente che per figure minori come i ministri, anche se poi il voto di condanna o assoluzione spetta a tutto il Congresso.

 

james talarico

Mentre il Senato ha il potere esclusivo di approvazione delle nomine: se il Presidente decide di cambiare un ministro, sta ai senatori chiamare in audizione il candidato alla successione e dare il semaforo verde (o rosso, se il prescelto non è sufficientemente qualificato o ha qualche scheletro nell'armadio); lo stesso vale per i vertici delle agenzie governative e di controllo (Fed, Sec, Fbi, Cia e Nsa, per esempio), per gli ambasciatori all'estero e — soprattutto — per i giudici della Corte Suprema quando uno dei nove muore o si dimette.

 

Fin qui, Donald Trump ha avuto vita facile: il Congresso era tutto in mano sua e nessuno si è messo di traverso. Dal 3 gennaio, vedremo.

elettori dem pro talarico esultanodonald trumpurbi et orbi - il voto di midterm secondo giannelli frank underwood zoe barnesdonald trump mister veto

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