SALVINI HA PERSO LA BUSSOLA – DAL FLOP DEL RADUNO DEI SOVRANISTI AL DOPPIO NO A ZAIA VICE E A GARAVAGLIA SOTTOSEGRETARIO AL MEF AL POSTO DI FRENI, IL LEADER LEGHISTA E’ NEL PALLONE E NON RIESCE A INTERCETTARE IL "VENTO DEL NORD" TORNATO A SOFFIARE DA MILANO – LA FINANZA AMBROSIANA ESULTA PER IL RIBALTONE IN MPS CON IL MEF GUIDATO DA GIORGETTI CHE HA GIOCATO DI SPONDA CON BPM CHE IN MONTEPASCHI HA VOTATO A FAVORE DI LOVAGLIO (UN AD CHE CALTAGIRONE NON VOLEVA) - CONFINDUSTRIA TORNA A PROTESTARE, LA BASE DEL NORD CHIEDE ALLA LEGA DI NON VOTARE IL DDL SU ROMA CAPITALE, MA SALVINI PREFERISCE LO STALLO - LA STILETTATA DEL CARROCCIO A MELONI CON IL NIET ALLA LEGGE ELETTORALE: “NON E’ UNA PRIORITA’”…
CARMELO CARUSO per "il Foglio" - Estratti
MATTEO SALVINI - SALONE DEL MOBILE DI MILANO
Quando i parlamentari di maggioranza hanno iniziato a cantare l’Inno di Mameli, per rispondere a Bella ciao, i leghisti sono rimasti seduti. Perché? Lo ha spiegato Riccardo Molinari, il capogruppo della Lega: “Noi siamo gente seria, non ci facciamo strumentalizzare sul 25 aprile con ‘Bella ciao’ contro il centrodestra e non ci facciamo strumentalizzare nemmeno con l’Inno di Mameli contro il centrosinistra, perché è la festa di tutti”. Era una stilettata a FdI. La Lega lo dice piano, ma lo dice.
Non vuole la nuova legge elettorale di Meloni perché come ha spiegato Igor Iezzi, in commissione Affari costituzionali, “non è una priorità”. La priorità della Lega dovrebbe essere intercettare questo vento che è tornato a soffiare da Milano.
Il Mef guidato da Giorgetti ha scelto di giocare di sponda con Bpm che in Mps ha votato a favore di Lovaglio, un ad che Caltagirone non voleva, lanciando così messaggi alla finanza ambrosiana. Gli esposti sul risiko bancario arrivati a Consob provengono in gran parte da Milano.
matteo salvini - raduno dei patrioti europei a milano
Salvini, che non è sciocco, sente questo vento, ma ha paura di aprire le braccia e resta a guardare. Il 18 aprile, per l’evento dei Patrioti, c’era una Lega che stava in piazza, al corteo, e un’altra che la guardava da un rooftop di Piazza Duomo. Il giorno dopo anziché ringraziare i militanti che hanno partecipato sono state chiamate le segreterie regionali per segnalare chi mancava, per invitare alla delazione.
L’ultima invenzione di Salvini è stata la segreteria politica ristretta, ed è così ristretta che non ci sta neppure Attilio Fontana, il governatore della regione del pil italiano. Si intercetta così il vento del nord? Vannacci ha lasciato a febbraio la Lega e il ruolo da vicesegretario ma la casella non è mai stata riempita. Attilio Fontana non si stanca di suggerire di indicare Zaia come vice, solo che Salvini si rifiuta. Si rifiuta per paura di perdere il controllo, perché Zaia gli chiederebbe carta bianca.
matteo salvini - raduno dei patrioti europei a milano
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La vecchia Lega sta chiedendo a Salvini: “Perché dobbiamo votare il ddl su Roma-Capitale? Perché?”. Sono rivendicazioni da vento del nord e le interpreterebbe un uomo come Garavaglia, economista, ex ministro al Turismo, già viceministro e sottosegretario al Mef. Il veto su Freni alla Consob è di Tajani ma fa comodo a Salvini. Gli fa comodo perché l’eventuale sostituto di Freni, che vuole Salvini, ha già un lavoro impegnativo: fa il vero segretario della Lega.
E’ Claudio Durigon, sottosegretario al Lavoro, che per tenacia, pazienza, lealtà, di fatto si è meritato il titolo che (non) ha. La gestione del partito è in carico a Durigon, le nomine sono affidate a Durigon, che seleziona i profili e si occupa perfino di incompatibilità (lo fa pure egregiamente).
Basterebbe studiare i cda delle partecipate per trovare ovunque soldati di Durigon. E’ così svelto e acuto di pensiero che quando Salvini gli ha proposto di prendere il posto di Freni, Durigon se ne è guardato bene. Lo ha fatto non solo per gestire il partito, ma per evitare che la sua amicizia con Giorgetti potesse incrinarsi nella normale dialettica da ministero.
Il nord ha un nome ed è Garavaglia, ed è il nome che apprezza anche Giorgetti, ma Salvini non accetta che in quel ministero possa abitare la coppia Garavaglia-Giorgetti. Il consenso del governo Meloni si erode in economia, si erode perché la produzione è ferma da tre anni. Confindustria torna a protestare, come non accadeva, il rinnovo del taglio delle accise non è scontato. Resta il nord laborioso e festante dopo il ribaltone Mps. Il profumo di zafferano copre ora quello dell’ amatriciana. Salvini non comprende l’occasione.
matteo salvini giancarlo giorgetti voto di fiducia sulla manovra 2024 foto lapresse
matteo salvini giancarlo giorgetti
MATTEO SALVINI ATTILIO FONTANA
luca zaia salvini
LUCA ZAIA - ALBERTO STEFANI - MATTEO SALVINI
VANNACCI SALVINI STEFANI ZAIA
