SCHLEIN-CONTE, LEVATEVE DALLE PALLE! - LE QUATTRO CARTE DI RISERVA DEL CAMPO LARGO NELLA CORSA ALLA LEADERSHIP: SALIS, GUALTIERI, MANFREDI, DECARO - LA SINDACA DI GENOVA RIPETE A PAPPAGALLO DI VOLER CONTINUARE A FARE IL PRIMO CITTADINO, MA SI BEA DEI SERVIZI PATINATI E FATICA A CONTENERE LA SUA AMBIZIONE - IL COLLEGA DI ROMA, ROBERTO GUALTIERI, PIACE AL M5S ED E' REDUCE DAL SUCCESSO DEL GIUBILEO - IL GRIGIO SINDACO DI NAPOLI GAETANO MANFREDI HA IL CARISMA DI UN BACCALÀ. E IL GOVERNATORE DELLA PUGLIA? IL RIFORMISTA DECARO, CHE ALLE EUROPEE HA FATTO MANBASSA DI PREFERENZE (UN VOTO SU TRE DEL PD NEL MEZZOGIORNO ERA SUO), NEGA TUTTO: “MI STO DEDICANDO ALLA MIA REGIONE DOVE HO GIÀ TANTI PROBLEMI..."
Francesco Bei per “la Repubblica” - Estratti
Mentre Giuseppe Conte ed Elly Schlein, come i duellanti del film di Ridley Scott, si studiano, si provocano, ma continuano a rinviare il combattimento finale alle primarie, nel campo largo il brusio di sottofondo sulle possibili alternative non è mai cessato. Tutt’altro. Il ragionamento è strettamente legato alla nuova legge elettorale la quale, come è noto, prevede l’indicazione di un candidato premier.
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La prima carta è la regina di quadri, Silvia Salis. È vero che, ogni volta che le mettono un microfono davanti, ripete di voler continuare a fare la sindaca di Genova. Però lo dice ora, quando ha finalmente capito la regola numero uno del fight club, che impone di non parlare del fight club, ovvero di negare sempre di essere in corsa.
Lo scorso aprile, quando ancora la regola non le era troppo chiara, aveva ammesso a Bloomberg: «Se mi chiedessero di candidarmi contro Meloni? Sarebbe una bugia dire che non lo prenderei in considerazione. Quest’attenzione nazionale mi lusinga». E cosa fa il politico che vuole proiettarsi sul piano nazionale? Scrive un libro e inizia a portarlo in giro per l’Italia. Quello della Salis uscirà a ottobre e si intitolerà come lo slogan della campagna elettorale che nel 2025 l’ha proclamata sindaca di Genova, “È già domani”. Scrive lei stessa nella premessa: «Questo libro nasce per raccontare il giorno in cui non ti domandi più dove stai andando, ma ci vai e basta, perché il domani non aspetta».
roberto gualtieri matteo renzi (3)
L’altra carta coperta è il re di cuori, Roberto Gualtieri. A Roma è reduce dal successo del Giubileo, dove ha portato a conclusione una quantità impressionante di cantieri, e con il tempo è diventato una star dei social, dopo una vita passata da timido secchione. I cinque stelle romani hanno smesso di fargli la guerra, anzi hanno persino isolato Virginia Raggi che si ostinava a fare l’ultima giapponese.
Dalla sua ha anche il curriculum che lo rende adatto a gestire un’eventuale coalizione con il M5S come premier “tecnico”, avendo fatto il ministro dell’Economia nel Conte II. L’ultima battaglia, quella a favore dello Spin Time, l’immobile sgomberato che il sindaco ha provato invano ad acquistare, lo ha reso il beniamino anche dell’area a sinistra del Pd. Il problema è che a Roma si vota nella primavera del prossimo anno e per Gualtieri, lanciato verso un secondo mandato ci sarebbe un problema di tempi.
Un altro profilo “tecnico” a cavallo tra dem e cinque stelle è il re di picche, Gaetano Manfredi. Sindaco di Napoli e presidente dell’Anci, a maggio scorso, da vero professionista, lasciò intendere pur negando: «Oggi - disse intervistato da Marco Damilano - abbiamo due leader forti nel centrosinistra, Schlein e Conte, e penso che si debba partire da loro per quello che sarà il futuro. Io non penso che sarò chiamato a fare il candidato premier, sono molto concentrato sulla mia città. Poi dipende da quali sono le condizioni e da chi chiama».
Ecco, appunto. Manfredi non è un fan delle primarie, sostiene che «se si trova una soluzione unitaria attraverso un patto tra le forze politiche è ancora meglio», ma intanto in città allarga il più possibile la sua coalizione, senza tralasciare Azione: giorni fa ha incontrato Carlo Calenda ed Ettore Rosato, che non lo avevano sostenuto nella precedente corsa a Palazzo San Giacomo, e la prossima volta potrebbero essere anche loro della partita.
Il re di fiori è Antonio Decaro, forte del boom di consensi registrato al Sud. Alle Europee un voto su tre del Pd nel Mezzogiorno era suo. Anche come presidente della Puglia, dove governa insieme ai cinque stelle pur essendo vicino ai riformisti dem , è riuscito a mietere oltre 900 mila voti. Lui naturalmente nega tutto: «Mi sto dedicando alla mia regione dove ho già tanti problemi». Ma se la patria chiamasse...




