1- LA SCORTA SCOTTA E LA POLITICA VA IN EBOLLIZIONE: BOTTE DA ORBI TRA FINI E BELPIETRO 2 -“FINI È COSTRETTO A RICONOSCERE UN FATTO: CHE 80 MILA EURO SPESI DALLO STATO PER FAR TRASCORRERE A FINI QUALCHE GIORNO DI RELAX IN SPIAGGIA SONO UNO SCANDALO DA “SATRAPO IRRESPONSABILE”. OTTANTAMILA EURO PER DELLE STANZE VUOTE NON SONO UN SERVIZIO DOVUTO, SOLDI BUTTATI AL VENTO. UNO SPUTO IN FACCIA A CHI PAGA LE TASSE” 3 - FINI, DOPO AVER SFANCULATO BOCCHINO, REO DI AVER INSULTATO LA CANCELLIERI (“UN FUNZIONARIO DI PROVINCIA IN PENSIONE CHE NON PUÒ RIMANERE ALLA GUIDA DEL VIMINALE”), CORRE AI RIPARI SCRIVENDO UNA LETTERA A “REPUBBLICA”: “IL DIRETTORE DI ‘LIBERO’, BELPIETRO, FA CIÒ PER CUI È LAUTAMENTE PAGATO. SOSTITUISCE IL FANGO ALL’INCHIOSTRO PER BASTONARE L’AVVERSARIO POLITICO E COMPIACERE IL PADRONE”

1- IL MINISTRO CI DÀ RAGIONE - FINI E I SUOI IMPAZZISCONO
Maurizio Belpietro per Libero

L'arroganza degli esponenti della Casta non conosce limiti. È bastato infatti che il ministro dell'Interno dicesse senza reticenze o formalismi che le nove camere d'albergo prenotate per due mesi dalla scorta di Fini in un hotel di Orbetello «sono uno spreco da eliminare», perché Italo Bocchino ne chiedesse le dimissioni.

Con un comunicato diramato nel primo pomeriggio di ieri alle agenzie, la ruota di scorta del presidente della Camera ha definito Anna Maria Cancellieri inadeguata, accusandola di aver violato i suoi doveri, definendola un funzionario di provincia in pensione che non può rimanere alla guida del Viminale.

Vi chiedete cosa abbia fatto di male l'ex prefetto di Bologna (dove ancora la rimpiangono) per essere messa nel mirino dal vicepresidente di Futuro e Libertà, partito che sostiene il governo di cui il ministro dell'Interno è esponente di spicco? Semplice: ha detto la verità.

Fuori dai comunicati ufficiali, dalle dichiarazioni stampa politicamente addomesticate in cui si riconosceva che la scorta del presidente della Camera è organizzata dal Viminale, il giorno di Ferragosto Anna Maria Cancellieri si è lasciata andare a qualche confidenza con Francesco Merlo, giornalista di Repubblica, il quale, aperte le virgolette, ha riportato il discorso di cui, per comodo del lettore, riassumo le parti salienti.

Le stanze tenute a disposizione degli uomini della scorta di Fini, pagate anche se rimangono quasi sempre vuote, «sono sicuramente uno spreco, probabilmente non isolato, da eliminare e soprattutto da non ripetere. E per me sono l'occasione per rilanciare quella battaglia che da tempo voglio condurre a testa alta sull'uso e l'abuso delle scorte».

«Il regolamento deve cambiare e anche la sensibilità dei singoli deve entrare in sintonia con la sensibilità dei tempi, perché il danaro dei cittadini può e deve essere speso meglio, molto meglio».

Ecco, Anna Maria Cancellieri ha detto quello che l'opinione pubblica pensa, ma che anche gli stessi operatori delle forze dell'ordine pensano. E questo ovviamente è insopportabile per Fini e per il suo entourage, perché la responsabile del dicastero che si occupa delle scorte riconosce che con il presidente della Camera, e non solo, si sono sprecati i soldi degli italiani, mettendo una pietra tombale sulla difesa dello stesso Fini, il quale avrebbe voluto far credere che i soggiorni della sua scorta fossero la regola. Balle.

Per quanto il portavoce dell'ex presidente di An si sia impegnato ad ammantare di normalità la vacanza del suo capo e dei suoi vigilantes, l'anomalia è esplosa in tutta la sua lampante evidenza, al punto da far scrivere a Francesco Merlo, e dunque a Repubblica, (non senza un evidente fastidio) che Libero ha usato «un dettaglio di verità umiliata, di scarsa sensibilità e di mancanza di stile. Ma la verità, pur deformata e sporcata (eh già, ce ne siamo occupati noi di Libero e dunque per forza si sporca, ndr), rimane verità». Punto.

Tralasciando il marcato razzismo intellettuale, lo snobismo del giornalista di sinistra che si crede interprete del bene e dunque reputa tutti gli altri come il male, Merlo è costretto a riconoscere un fatto: che 80 mila euro spesi dallo Stato per far trascorrere a Fini qualche giorno di relax in spiaggia sono uno scandalo da «satrapo irresponsabile».

«Fini potrebbe dare il suo piccolo-grande contributo », scrive l'editorialista di Repubblica, concludendo con parole sue il ragionamento di Anna Maria Cancellieri, «rimodulando le proprie vacanze in modo più controllabile, più civile, più gestibile. Spetta a lui rientrare nel principio di uguaglianza e sottrarsi, senza ovviamente compromettere la sua sicurezza, a un regolamento che rischia di trasformare il suo diritto alle vacanze in un privilegio costoso per lo Stato, imbarazzante per la "casta", ingiusto nei confronti dei poliziotti di scorta degradati, loro malgrado, al ruolo di famigli al seguito di una villeggiatura goldoniana ».

La colpa del ministro dell'Interno è, per tramite del giornale diretto da Ezio Mauro, di aver strappato il velo dietro cui si nascondeva Fini, di aver tolto la foglia di fico a una vicenda impudica. Qui non sono in discussione le misure di sicurezza cui ha diritto il presidente della Camera e chiunque sia a rischio, come qualche furbo - anche fra i colleghi - crede. Qui si parla di usi e abusi.

Un conto è avere la scorta e un altro è avere la scorta e fare i bulli. Ottantamila euro per delle stanze vuote non sono un servizio dovuto, sono soldi buttati al vento. Ed essendo quel danaro dei contribuenti, si tratta di uno sputo in faccia a chi paga le tasse. Non c'è altro da aggiungere e nulla da capire.

Non si tratta di non dare un letto agli agenti, né di non rifocillarli. Si tratta usare i quattrini degli italiani con rispetto, perché sono quattrini che gli italiani hanno guadagnato e versato allo Stato. Né si può accettare la scusa banale del poteva non sapere. Non credo che il presidente della Camera abbia la scorta a sua insaputa, soprattutto perché, come ha spiegato il nostro Franco Bechis, è Montecitorio poi a pagare il conto e dunque è difficile che Fini sia all'oscuro di quanto costa.

Per chiarezza cito ancora Merlo, che essendo di sinistra non produce fango ma solo materia pregiata e profumata: «Fini sa tutto questo, vive con gli uomini di scorta, non può non accorgersi di essere protagonista di un privilegio (legale). Così degradata, infatti, quella scorta non lo protegge ma lo omaggia».

Probabilmente anche in questo caso si tratta della sintesi giornalistica del pensiero di Anna Maria Cancellieri, motivo in più per chiederle di rimanere al suo posto e di procedere spedita contro gli abusi della Casta. Anche quelli di Fini, il quale non passerà alla storia come presidente della Camera, ma di certo avrà una menzione nei resoconti della seconda repubblica come il presidente delle nove camere. D'albergo.

2- LA LETTERA DI FINI A "REPUBBLICA": NUOVE REGOLE PER LA MIA SCORTA
CANCELLIERI INTERVENGA SUBITO

Caro direttore, il bell'articolo "L'estetica della scorta", di Francesco Merlo, mi dà l'occasione per qualche considerazione che affido ai lettori di Repubblica. Il direttore di Libero, Belpietro, fa ciò per cui è lautamente pagato. Sostituisce il fango all'inchiostro (parole di Merlo) per bastonare l'avversario politico e compiacere il padrone. Non è il primo e non sarà di certo l'ultimo giornalista a trasformare in modo volgare e patetico il giornalismo d'inchiesta da indispensabile presupposto della libertà di stampa a grottesca caricatura della più ottusa faziosità. Ne risponderà, come tante altre volte, in tribunale.

Ma non è questo l'aspetto che più mi fa riflettere e mi preme sottolineare. È il silenzio distratto del mondo politico istituzionale, con le sole eccezioni del Presidente Schifani e dell'onorevole Casini.
Intendiamoci bene. Non chiedo nessuna solidarietà. Non ne ho alcun bisogno perché è certo e incontestabile che nella organizzazione del servizio di scorta alla mia persona non ho avuto alcun ruolo dipendendo tutto esclusivamente dagli uffici del Viminale. È una verità, una regola, che vale per il presidente della Camera come per i tanti esponenti istituzionali e politici per cui si ritiene necessario predisporre, e non è certo l'interessato a farlo, misure più o meno rigide di scorta e di sicurezza.

Non credo che gli onorevoli Alfano, Bersani, Di Pietro, Maroni - solo per citare i segretari di partito - si siano compiaciuti leggendo le falsità di Libero sul mio conto. Però mi chiedo: possibile che non abbiano pensato che quando si scrivono falsità così volgari per mettere qualcuno alla berlina quale 'satrapo della casta e sperperatore di pubblico denaro' si alimenta un sentimento giacobino di delegittimazione di tutta la politica? Oggi è toccato a me, domani potrebbe toccare a loro perché anch'essi hanno la scorta, più o meno numerosa. Perché anch'essi rappresentano il Palazzo, con il potere e i privilegi, veri o presunti, propri dello status di ottimati della Repubblica...

Ha scritto Merlo: "Fini non può non accorgersi di essere protagonista di un privilegio (legale). Così degradata, infatti, quella scorta non lo protegge ma lo omaggia. Ed è così che in Italia ogni scorta diventa la corte del potente di turno, non più luogo e mezzo militare per ‘scorgere' il pericolo ma ornamento e abbellimento di ‘cortesia'".

Non sono d'accordo. Gli uomini e le donne impegnati ogni giorno nei servizi di scorta non omaggiano proprio nessuno. Fanno il loro dovere con professionalità e sacrificio, non certo perché ben pagati, anzi... Personalmente li considero dei collaboratori preziosi da rispettare, non certo dei famigli.

Non è comunque questo il punto, bensì che è tutto il sistema che va rivisto per limitare costi e sprechi, per impedire abusi, per snellire e razionalizzare i servizi di scorta. Con una certa sorpresa, perché colpevolmente non me ne ero accorto in precedenza, ho letto che il ministro Cancellieri ha confidato a Merlo di voler cogliere l'occasione per "rilanciare la battaglia che da tempo vuol condurre a testa alta sull'uso e l'abuso delle scorte". Molto bene, lo faccia subito e non solo a parole. Non dubito né della sua volontà né delle sue capacità. Dubito che possa riuscirvi se non avrà il sostegno convinto delle burocrazie ministeriali e soprattutto se il mondo politico non saprà trarre da questa vicenda agostana l'occasione per uno scatto di reni, per dimostrare concretamente di non essere una casta.

Ha scritto ancora Merlo: "Fini potrebbe dare il suo piccologrande contributo rimodulando le proprie vacanze in modo più controllabile, più civile, più gestibile. Spetta a lui rientrare nel principio di uguaglianza e sottrarsi, senza ovviamente compromettere la sicurezza, a un regolamento che rischia di trasformare il suo diritto alle vacanze in un privilegio costoso per lo Stato...".

Anche se non credo che raggiungere quando posso la famiglia ad Ansedonia (non a Miami) renda necessario rimodulare le mie vacanze in modo più controllabile, più civile, più gestibile... sono comunque d'accordo con Merlo. Specie quando sostiene che spetta a me rientrare nel principio di uguaglianza e sottrarmi al regolamento del ministero degli Interni. Per poterlo fare chiedo pubblicamente al ministro Cancellieri di intervenire subito, nelle modalità che riterrà più opportune, per consentirmi di non godere più di un "privilegio legale".

E chiedo ai tanti esponenti politici scortati di far sentire anche la loro voce e di agire. Non contro Belpietro (che ovviamente ha la scorta) ma contro quel muro di gomma e di ipocrisie che fa sì che in Italia cambiare le cose sia impossibile, a tal punto che perfino per vivere senza essere scortati pur non avendolo mai chiesto, occorre un trattamento di favore, una vera e propria raccomandazione! Può apparire una piccola questione ma, a ben vedere, non lo è, perché dietro all'estetica della scorta c'è la credibilità della nostra democrazia e la sua capacità di migliorarsi.

 

 

belpietro La scorta sotto casa di Belpietrogianfranco fini vacanza mare da Oggi it fini laboccetta in vacanza4f35 gianfranco fini scortadambrosio anna maria cancellieri Cancellieri da ChiFini Bocchino Della Vedova Menia Fini Bocchino e Casini ai tropici da Libero Italo Bocchino e Gianfranco Fini FINI SUBGIANFRANCO FINI E ITALO BOCCHINO fini subaqueoVIGNETTA DI MAURO FINI ALLE MALDIVE DOPO IL COLPO DI STATO GIANFRANCO FINI IN RELAX GIANFRANCO FINI ALLE LACCADIVEFINI TULLIANI ALLE MALDIVE FINI TULLIANI ALLE MALDIVE FINI TULLIANI ROMANOFF CONSOLO PASOTTI A GIANNUTRI DA OGGI FINI TULLIANI ROMANOFF CONSOLO PASOTTI A GIANNUTRI DA OGGI FINI TULLIANI ROMANOFF CONSOLO PASOTTI A GIANNUTRI DA OGGI FINI TULLIANI ROMANOFF CONSOLO PASOTTI A GIANNUTRI DA OGGI Fini da CHI

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