SCRIVERE “BERLUSCONI DELINQUENTE” NON È DIFFAMAZIONE – LO HA DECISO LA CORTE D’APPELLO DI ROMA, DANDO RAGIONE AL “FATTO QUOTIDIANO” NELLA CAUSA INTENTATA DAI FIGLI DEL CAV, E CONFERMANDO LA SENTENZA DI PRIMO GRADO – I LEGALI DELLA FAMIGLIA DELL’EX PREMIER ANNUNCIANO UN NUOVO RICORSO: “LA DECISIONE NON APPLICA IN MODO CORRETTO I CRITERI FISSATI DALLA CASSAZIONE PER IL LEGITTIMO ESERCIZIO DEL DIRITTO DI CRITICA POLITICA"
'EPITETI DEL FATTO A BERLUSCONI FURONO DIRITTO CRONACA', EREDI FANNO RICORSO
marco travaglio presenta il santo il libro su berlusconi
(ANSA) - La sentenza della Corte d'Appello di Roma che ha respinto la richiesta di risarcimento danni per alcuni articolo de Il Fatto Quotidiano ritenuti diffamatori nei confronti di Silvio Berlusconi "non applica in modo corretto i criteri fissati dalla Cassazione per il legittimo esercizio del diritto di critica politica".
Lo sostengono i legali della famiglia dell'ex premier, Andrea Di Porto e Fabio Lepri, annunciando ricorso in Cassazione. Al centro della vicenda giudiziaria ci sono sei articoli di Massimo Fini, che il quotidiano ha pubblicato nel 2018, su carta e online, in cui Silvio Berlusconi veniva apostrofato con diversi epiteti.
Espressioni diffamatorie per gli eredi del fondatore di Forza Italia, che avevano riassunto il giudizio interrotto con la morte del padre, ma non per i giudici della Corte d'Appello. "Con tale sentenza - aggiungono i legali degli eredi Berlusconi - si legittimano le offese più gravi, anche quelle che traggono origine da fatti non veri e che non sono funzionali all'esercizio della critica politica risultando così del tutto ingiustificate e gratuite".
“B. DELINQUENTE” SI PUÒ SCRIVERE: FINI E IL “FATTO” ASSOLTI IN APPELLO
Estratto dell’articolo di Vincenzo Iurillo per “il Fatto quotidiano”
berlusconi spolvera la sedia di travaglio
Lui, il Cavaliere, non se ne fece una ragione e propose appello dopo il primo ko. Dovranno rassegnarsi i cinque figli, da Marina e Piersilvio in giù (per età), che avevano riassunto il giudizio interrotto con la morte del padre. Non è diffamatorio, ed è la seconda sentenza che lo inchioda, titolare “delinquente” su Silvio Berlusconi.
E nemmeno aggiungere negli articoli “terrorista”, “malavitoso”, “pregiudicato”, accostarlo ad alcuni dei peggiori dittatori del passato e puntare il dito sul sospetto “di avere cominciato la sua carriera di imprenditore grazie ai soldi della mafia”.
Così ha deciso la prima sezione della corte d’appello civile di Roma – presidente Pinto, giudice relatore Aversano – con motivazioni che ribadiscono quelle della sentenza di primo grado del 2021. Respingendo così, per la seconda volta, la richiesta di risarcimento danni contro l’autore degli articoli Massimo Fini, il direttore del Fatto Marco Travaglio, il direttore de ilfattoquotidiano.it Peter Gomez e la società editrice delle nostre testate.
I giudici hanno condannato i figli di Berlusconi a pagare altri 10 mila euro di spese legali ai nostri avvocati [...]. Altro che “sistematica campagna denigratoria”, secondo le tesi dei legali della famiglia B. I giudici hanno dato ragione ai nostri, secondo i quali i 6 articoli pubblicati nel 2018 su carta e online del Fatto a firma di Massimo Fini furono “espressione del diritto di critica politica esercitato nell’ambito del dibattito pubblico”.[...]
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