steve witkoff vladimir putin donald trump

SE C’È UNA COSA CHE DIMOSTRA IL CASO WITKOFF È CHE LA CASA BIANCA E IL CREMLINO SONO INDISTINGUIBILI: SONO PIENE DI BUROCRATI LACCHE' CHE SI VENDEREBBERO LA MADRE PUR DI CONQUISTARE I FAVORI DI TRUMP O PUTIN – “LA STAMPA”: “GLI STATI UNITI SONO GOVERNATI DA UN UOMO FACILMENTE MANIPOLABILE CON L'ADULAZIONE, E CAPACE DI CAMBIARE IDEA SOTTO L'INFLUENZA DELL'ULTIMA PERSONA CON CUI HA PARLATO. E QUINDI SI PUÒ CONTINUARE A BOMBARDARE KYIV, E A RIFIUTARE OGNI ACCORDO DI TREGUA…”

QUEI PERICOLOSI FLIRT FRA TRUMP E LO ZAR

Estratto dell’articolo di Anna Zafesova per “La Stampa”

 

VLADIMIR PUTIN STEVE WITKOFF

Se un giorno qualcuno vorrà descrivere le vite non troppo parallele di Donald Trump e Vladimir Putin, oltre alle mille differenze – caratteriali ancora prima che politiche – troverà senz'altro anche delle somiglianze. Se non altro nell'effetto che fanno ai loro collaboratori.

 

L'intercettazione della telefonata tra l'inviato speciale del presidente americano Steve Witkoff e il consigliere diplomatico del dittatore russo Yuri Ushakov, […]  sembra un intrigo tra burocrati fantozziani per conquistare i favori del megadirettore galattico: puoi dire per favore al tuo capo che telefoni al mio per convincerlo di un bel piano che abbiamo scritto, e ricordati che deve riempirlo di congratulazioni e complimenti senza badare al protocollo?

 

Putin Trump

Il piccolo particolare che Witkoff e Ushakov non solo non lavorano insieme, ma rappresentano semmai le controparti, appare quasi irrilevante.

 

Del resto, le posizioni apertamente pro Cremlino dell'inviato americano erano ben note, se non altro perché le aveva espresse lui stesso, esponendo nelle interviste una visione della guerra in Ucraina estremamente simile a quella offerta dalla propaganda russa, e offrendo manifestazioni pubbliche della sua ammirazione e fiducia per Putin, con il quale conduceva colloqui privati senza l'assistenza di un interprete e di uno stenografo americani […].

 

YURI USHAKOV

[…] Una Casa Bianca che assomiglia sempre di più al Cremlino, descritto ormai da anni dagli analisti moscoviti come "corte", un sistema nel quale lo Stato è Putin, e tutto il resto […] verte intorno a lui, e viene deciso dalla vicinanza a lui.

 

È per questo che Witkoff chiede a Ushakov di intercedere presso il suo capo perché gli faccia riacquistare le posizioni perdute alla Casa Bianca. È così che la bozza del "piano di pace" viene scritta dal genero di Trump Jared Kushner insieme a Kirill Dmitriev, il marito della migliore amica della figlia di Putin, con la rabbia malcelata del capo formale della diplomazia russa, quel Sergey Lavrov che a corte svolge invece il ruolo del "poliziotto cattivo".

 

jared kushner e steve witkoff

I sistemi e le regole vengono travolti, nessuno si fida di nessuno […] e le decisioni che riguardano la vita di milioni di persone vengono affidate a cortigiani ansiosi di diventare i favoriti del sovrano.

 

Un'ansia che spinge Witkoff a consigliare al suo avversario di telefonare al padrone della Casa Bianca prima che riceva Volodymyr Zelensky, a quanto pare nemico di entrambi.

 

KIRILL DMITRIEV - STEVE WITKOFF

Ma anche se il trucco alla fine non ha funzionato, intanto ha rivelato ai russi il segreto più strategico degli Stati Uniti: sono governati da un uomo facilmente manipolabile con l'adulazione, e capace di cambiare idea sotto l'influenza dell'ultima persona con cui ha parlato. E quindi si può continuare a bombardare Kyiv, e a rifiutare ogni accordo di tregua.

 

FILO ROSSO CON MOSCA

Estratto dell’articolo di Alberto Simoni per “La Stampa”

 

dmitry peskov vladimir putin

Donald Trump ritiene vicina l'intesa per la fine del conflitto in Ucraina, «ci sono ancora pochi punti di disaccordo», nel piano americano poi mediato con alleati e ucraini.

 

Dal Cremlino però, Dmitry Peskov, portavoce di Vladimir Putin, raffredda gli entusiasmi: «Aspettate, è prematuro per dirlo».

 

La diplomazia Usa però marcia a pieni giri e, digerito il tacchino dell'odierno Thanksgiving Day, gli inviati di Donald si rimetteranno al lavoro.

 

Non ci sarà quindi alcun incontro a Washington fra Zelensky e Trump, mai stato in agenda fra l'altro. Il presidente Usa prima di incontrare l'ucraino e Putin vuole l'accordo a portata di mano, ha detto martedì.

 

la trascrizione della telefonata tra steve witkoff e yuri ushakov

La prossima settimana Steve Witkoff è atteso a Mosca. Dan Driscoll, segretario dello US Army, vicino a JD Vance, vedrà a Kyiv gli ucraini.

 

È la visita di Witkoff ad attirare le attenzioni alla luce della pubblicazione su Bloomberg News della trascrizione di una telefonata avvenuta il 14 ottobre fra lui e Yuri Ushakov, consigliere per la politica estera di Putin. L'audio è finito nelle mani dei reporter dell'agenzia Bloomberg, che l'hanno trascritta.

 

Si legge di come Witkoff ha fornito suggerimenti e consigli ai russi su come approcciarsi con Trump; ha invitato Ushakov a riferire a Putin di elogiare il successo di Trump in Medio Oriente quindi è intervenuto sui dettagli di un piano di pace: «Ora, io so cosa serve per raggiungere un accordo di pace: il Donetsk e forse uno scambio di territori da qualche parte», disse invitando Ushakov a un maggiore ottimismo.

 

STEVE WITKOFF

Nello scambio fra i due c'è pure il suggerimento di tenere la telefonata fra Putin e Trump prima dell'arrivo di Zelensky a Washington. Quest'ultimo arrivò il 17 ottobre.

 

Il giorno prima – come da suggerimento – il capo del Cremlino e il presidente Usa dialogarono per oltre due ore e mezza.

 

A Zelensky il giorno dopo Trump negò, senza giri di parole, i missili Tomahawk e propose il congelamento del conflitto lungo la linea del confine. Donald Trump non si è scomposto per le rivelazioni di Bloomberg. Steve «deve vendere questo all'Ucraina e quello alla Russia. Ogni parte deve dare e avere. Questo fa un negoziatore».

 

STEVE WITKOFF DONALD TRUMP

[…]

 

YURI USHAKOV volodymyr zelensky keith kellogg washington l arrivo di volodymyr zelensky a washington SCONTRO TRA TRUMP E ZELENSKY NELLO STUDIO OVALE - Reazione della ambasciatrice Ucraina a Washingtonyuri ushakovdmitry peskov YURI USHAKOVambasciatore yuri ushakov nel marylandvalery gerasimov, dmitry peskov e yuri ushakov

jared kushner e steve witkoff jared kushner e steve witkoff KIRILL DMITRIEV - STEVE WITKOFF 1

Ultimi Dagoreport

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - MPS, LA PARTITA È PIÙ APERTA CHE MAI - A MILANO SUSSURRANO UN’IPOTESI CHE AI PIÙ PARE PIUTTOSTO AZZARDATA: UN IMBUFALITO LOVAGLIO STAREBBE LAVORANDO PER PRESENTARE UNA SUA LISTA - I FONDI NON APPREZZEREBBERO POI L’ECCESSIVA “IMPRONTA” DI CALTAGIRONE SU FABRIZIO PALERMO, CHE POTREBBE ESSERE SUPERATO DA VIVALDI COME AD - NEMMENO LA CONFERMA DI MAIONE È COSÌ SCONTATA. E SI RAFFORZA L’IPOTESI, CALDEGGIATA DA MILLERI, DI CORRADO PASSERA COME PRESIDENTE - LOVAGLIO MOLTO INCAZZATO ANCHE CON GIORGETTI…

lovaglio meloni maione caltagirone mps mediobanca caltagirone

DAGOREPORT – POVERO LOVAGLIO, USATO E GETTATO VIA COME UN KLEENEX USATO. CHE FARÀ ORA L’AD DI MPS, (GIUSTAMENTE) FUORI DI SÉ DALLA RABBIA DOPO ESSERE STATO ESCLUSO DALLA LISTA PER IL VERTICE DEL “MONTE”, NONOSTANTE ABBIA PORTATO A TERMINE CON SUCCESSO IL RISANAMENTO DI MPS E IL RISIKO MEDIOBANCA ED OGGI SCARICATO A MO’ DI CAPRONE ESPIATORIO? IL “LOVAGLIO SCARICATO” È IMBUFALITO IN PRIMIS CON CALTAGIRONE, CHE GLI PREFERIREBBE COME CEO FABRIZIO PALERMO, MA ANCHE CON GLI “ANTIPATIZZANTI” SENESI ALLA SUA RICONFERMA: NICOLA MAIONE, PRESIDENTE DI MPS, E DOMENICO LOMBARDI, PRESIDENTE DEL COMITATO NOMINE – È UNA MOSSA INEVITABILE (AGLI ATTI DELLA PROCURA C'È L'INTERCETTAZIONE BOMBA CON "CALTA" IN CUI SI DANNO DI GOMITO: "MA LEI È IL GRANDE COMANDANTE?"; "IL VERO INGEGNERE È STATO LEI"), MA RISCHIOSISSIMA: COSA USCIRÀ DALLA BOCCUCCIA DI UN INCAZZATISSIMO LOVAGLIO QUANDO SI RITROVERÀ SOTTO TORCHIO DA PARTE DEI PM DELLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGANO SUL “CONCERTONE”? AH, SAPERLO….

crosetto meloni mantovano mattarella caravelli

DAGOREPORT - SUL CAOS DEL VIAGGIO DI CROSETTO A DUBAI, SOLO TRE QUESTIONI SONO CERTE: LA PRIMA È CHE NON SI DIMETTERÀ DA MINISTRO, PENA LA CADUTA DEL GOVERNO (CROSETTO HA INCASSATO ANCHE LA SOLIDARIETÀ DI MATTARELLA, CHE OGGI L’HA RICEVUTO AL QUIRINALE) – LA SECONDA È LA GRAVE IDIOSINCRASIA DELLO “SHREK” DI CUNEO PER LA SCORTA: COME A DUBAI, ANCHE QUANDO È A ROMA VA SPESSO IN GIRO DA SOLO. LA TERZA, LA PIÙ “SENSIBILE”, RIGUARDA LA NOSTRA INTELLIGENCE: GLI 007 DELL’AISE, INVECE DI TRASTULLARSI CON GLI SPYWARE E ASPETTARE DI ESSERE AVVISATI DA CIA E MOSSAD, AVREBBERO DOVUTO AVVERTIRE CROSETTO, E GLI ALTRI TURISTI ITALIANI NEGLI EMIRATI, CONSIGLIANDO DI NON SVACANZARE TRA I GRATTACIELI DI DUBAI. E INVECE NISBA: SUL SITO DELLA FARNESINA, NON ERANO SEGNALATI RISCHI...

giorgia meloni trump iran

DAGOREPORT – GLI ITALIANI NON SOPPORTANO PIÙ IL BULLISMO DI TRUMP E SONO TERRORIZZATI DALLE POSSIBILI RIPERCUSSIONI DELLA GUERRA NEL GOLFO, TRA AUMENTO DELL’ENERGIA E L’ALLARGAMENTO DEL CONFLITTO. QUESTA INSOFFERENZA PUÒ FARE MALE A GIORGIA MELONI, CHE DI TRUMP È LA CHEERLEADER NUMERO UNO IN EUROPA, GIÀ CON IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO – LA DUCETTA SOGNAVA UNA CAMPAGNA ELETTORALE NON POLITICIZZATA, MA NORDIO E MANTOVANO HANNO SBRACATO TRA “MERCATO DELLE VACCHE”, “SISTEMA PARA-MAFIOSO”, “CATTOLICI CHE VOTANO SÌ”. ORA È COSTRETTA A METTERCI LA FACCIA, MA CON MODERAZIONE: UN SOLO COMIZIO, IL 12 MARZO, AL TEATRO PARENTI DI MILANO…