bettini zingaretti conte

SE CI SEI, BETTINI UN COLPO - È LUI, L'IDEOLOGO DI ZINGARETTI, IL VERO ARTEFICE DELL’ALLEANZA DEL PD CON IL M5S. O MEGLIO: DEL PATTO CHE ZINGA HA STRETTO CON CONTE (E CHE DESTA PARECCHIE PERPLESSITÀ NEL RESTO DELLA DIRIGENZA DEM). E COSÌ GRILLO DA CLOWN POPULISTA È DIVENTATO IL DEPOSITARIO DI UN'INATTESA "AUTOREVOLEZZA" BASATA SU "INTUITO E VOLONTÀ UNITARIA"; CONTE DA ANONIMO BURATTINO DEI GIALLOVERDI S'È STRAFORMATO IN UN "GIGANTE" AL SERVIZIO DEL NUOVO CENTROSINISTRA CHE VERRÀ...

goffredo bettini

Alessandro Giuli per “Libero quotidiano”

 

Comunque si vogliano giudicare le recenti elezioni regionali, per capire come si fa a trasformare la propria sconfitta in una non vittoria altrui bisogna citofonare a Goffredo Bettini. È lui, il ventre colto e l'ideologo o il Rasputin di Nicola Zingaretti, il vero artefice e timoniere della strana e innaturale alleanza del Partito democratico con il Movimento Cinque stelle. O meglio: del patto di sangue alla vaccinara tutto stracittadino che il segretario e governatore del Lazio ha stretto con Giuseppe Conte, benedicente Beppe Grillo dalla sua caverna dorata di Genova.

 

Non c'è settimana nella quale la vecchia talpa del raccordo anulare diserti l'appuntamento con un'intervista nella quale, dopo la paleocomunista "analisi della fase", giungono direttive strategiche o moniti da Politburo. L'ultima, sul Corriere della Sera pochi giorni fa, è servita a incorniciare appunto la tornata delle regionali - «il premier Conte e l'alleanza di governo che lo sostiene hanno salvato il Paese» - e fa il paio con quella della settimana precedente concessa al Fatto quotidiano in cui Bettini aveva indicato il nemico del momento nei «poteri maldestri» che puntano a indebolire il governo per «normalizzare il Paese».

goffredo bettini gianni letta giuseppe conte

 

Ecco, l'idea di fondo che anima il pensare e l'agire di Bettini è che la sola normalità ammissibile sta nella maggioranza giallorossa fuoriuscita dal testacoda ribaltonista dell'estate 2019, ma con una sfumatura di ancien régime romanocentrico che ha destato parecchie perplessità nel resto della dirigenza democratica.

 

Già consigliere comunale, deputato, senatore e parlamentare europeo, il sessantasettenne Bettini ha fama di stratega sin da quando ha inventato il così detto "modello Roma" intorno al principato capitolino di Francesco Rutelli e Walter Veltroni: quasi 4 cicli di sindacatura durante i quali una fitta rete di potere, rendite culturali e immaginifici (almeno per l'epoca) esperimenti comunicativi hanno realizzato la fortuna dei progressisti.

 

goffredo bettini beppe grillo

Ma si trattava appunto di abili triangolazioni scenografiche di una Capitale in cui quattrini e speranze in cui giravano vorticosamente a disposizione di figure con un lignaggio politico di prima grandezza, figli di intellettuali più o meno organici e cresciuti fra giornalismo, urbanistica, colte sceneggiature cinematografiche o televisive. In altre parole: Bettini nella sua vita non ha fatto altro che lavorare per un sistema consolidato di relazioni partitiche, politiche e istituzionali orbitanti intorno al Campidoglio.

bettini

 

COLTO E FURBO

Era fatale che il fratello di Montalbano, tenuto a reggere in equilibrio le fazioni di un Pd in perpetua guerra civile e costretto da ogni potere immaginabile ad allestire il teatro del Conte bis, trovasse in Bettini un punto di riferimento sicuro e inamovibile. Il che gli ha giovato nella misura in cui le Mura aureliane sono state finora la cittadella inespugnata dagli assalti dei barbari indigeni e da quelli d'opposizione, ma non l'ha condotto al di là dello studio Alpa in cui è germogliata la fortuna dell'avvocato di Volturara Appula.

 

Colto e furbo come un mandarino al servizio del dispotismo asiatico (il taglio dei suoi occhi tradisce l'affinità elettiva con l'amata Thailandia), Bettini ha letteralmente trasformato il Pd fiorentino e un po' paesano di Matteo Renzi in una Ztl zdanovista in cui l'antico verbo della doppia verità ha trovato una versione aggiornata.

 

NICOLA ZINGARETTI E GIUSEPPE CONTE

E così Beppe Grillo da clown populista è diventato il depositario di un'inattesa "autorevolezza" basata su "intuito e volontà unitaria"; Conte da anonimo burattino dei gialloverdi s' è straformato in un "gigante" al servizio del nuovo centrosinistra che verrà, se verrà, in omaggio al solito schema incentrato sul papa straniero cooptabile da un oscuro altrove (Romano Prodi insegna) e sulla metamorfosi indotta nel Dna dell'alleato del momento.

 

Un tempo era la Lega di Umberto Bossi, ribattezzata da Massimo D'Alema «costola della sinistra», ora è il turno delle magnifiche sorti e progressive qualità della nomenclatura grillina, che in verità nella testa cinica e raffinata di Bettini non vale più d'una manciata di pedine sulla scacchiera della fungibilità universale.

Conte Zingaretti

 

CONTRACCOLPI

Il guaio è che la dialettica della storia rischia sempre di incepparsi, vuoi per l'inadeguatezza dei compagni di viaggio; vuoi per i contraccolpi di un Pd ancora dilaniato dalle tensioni interne, che non perde più troppi voti ma non ne conquista da anni; vuoi perché l'onda d'urto dell'opposizione nazional-conservatrice resta maggioritaria nella Penisola. Sicché sul segretario del partito e sulla sua corte capitolina incombe l'astuzia della ragion popolare, in un gioco di specchi in cui fortuna e rovina mostrano sempre lo stesso volto: Bettini Goffredo, professione: mandarino romano.

 

 

Ultimi Dagoreport

luigi ciro de lisi matteo salvini giorgia meloni giuseppe del deo mario parente gaetano caputi  alfredo mantovano

DAGOREPORT - LA STORIA MAI RACCONTATA DELL'IRRESISTIBILE ASCESA E ROVINOSA CADUTA DI GIUSEPPE DEL DEO, '''L'UOMO CHE SA TROPPO" - IL FATALE INCONTRO CON LUIGI CIRO DE LISI, CAPO DEL ''REPARTO DELL’ANALISI FINANZIARIA'' DELL’AISI, POI PROTAGONISTA DELLE PRESUNTE ATTIVITÀ ILLEGALI DELLA SQUADRA FIORE, CHE PERMETTE AL SUO SUCCESSORE DEL DEO DI ENTRARE IN CONTATTO CON TUTTI I CAPATAZ DEI POTERI ECONOMICI – L’ABBANDONO DEL SALVINI IN CADUTA LIBERA E IL PASSAGGIO ALLA EMERGENTE MELONI (IL RUOLO DI CHIOCCI) - LE "AFFINITÀ POLITICHE" TRA L'UNDERDOG DELLA FRONTE DELLA GIOVENTÙ E L'UOMO DELL'AISI CHE NON A CASO CHIAMERÀ LA SUA CRICCA "I NERI", FINISCONO CON IL CASO DEI DUE AGENTI AISI TRAFFICANTI INTORNO ALL’AUTO DI GIAMBRUNO (DIVERSO IL CASO DI CAPUTI INTERCETTATO) – IL "FUOCO AMICO" DELL'ALTRO VICE DELL’AISI, CARLO DI DONNO – LO SCANDALOSO E MAI VISTO BABY-PENSIONAMENTO A 51 ANNI DI DEL DEO E IL VIA LIBERA DI ANDARE SUBITO A LAVORARE NEL PRIVATO, DERIVA DAL TIMORE CHE POSSA RICATTARE QUALCUNO ANCHE DENTRO PALAZZO CHIGI? AH, SAPERLO...

giancarla rondinelli brera

BRERA UNA VOLTA - LA PINACOTECA MILANESE È DIVENTATA UN DISCOUNT DELL’INTRATTENIMENTO: LA BIBLIOTECA BRAIDENSE OSPITERÀ IL 4 MAGGIO LA PRESENTAZIONE DI UN LIBRO SU GARLASCO, “L’IMPRONTA”, DI GIANCARLA RONDINELLI (GIORNALISTA DEL TG1 ED EX MOGLIE DI GIUSEPPE MALARA, VICEDIRETTORE DELL’APPROFONDIMENTO RAI). PER L’OCCASIONE, SI PRESENTERÀ NIENTEPOPODIMENO CHE IL PRESIDENTE DEL SENATO, IGNAZIO LA RUSSA – UN VOLUMETTO TRUE CRIME PRESENTATO IN UNA DELLE ISTITUZIONI CULTURALI PIÙ IMPORTANTI DEL PAESE, A POCHI PASSI DALLA CENA IN EMMAUS DI CARAVAGGIO, DAL BACIO DI HAEYZ E IL CRISTO MORTO DI MANTEGNA? DOPO LE CREMINE DELL’ESTETISTA CINICA E LA SESSIONE DI FITNESS DI IRENE FORTE, SEMBRA QUASI UN PASSO AVANTI (ALMENO È UN LIBRO)

monte dei paschi di siena mps francesco gaetano caltagirone luigi lovaglio cesare bisoni gaetano caputi vittorio grilli

SALUTAME A “CALTA” – IL CDA DI MPS RIFILA UN ALTRO “VAFFA” ALL’83ENNE COSTRUTTORE: CESARE BISONI È STATO NOMINATO COME PRESIDENTE DEL “MONTE” CON I SOLI VOTI DELLA LISTA DI “PLT” – SI VOCIFERA CHE “CALTA-RICCONE” ABBIA LA DENTIERA AVVELENATA, IN PARTICOLARE, CON DUE PERSONE: IL PRESIDENTE DI MEDIOBANCA, VITTORIO GRILLI (CHE DOPO LA FUSIONE PRENDERÀ IL POSTO DI BISONI) E IL CAPO DI GABINETTO DI PALAZZO CHIGI, GAETANO CAPUTI. NON È SFUGGITO ALL’OTTUAGENARIO EDITORE DEL “MESSAGGERO” CHE ENASARCO, LA CASSA PREVIDENZIALE DEGLI AGENTI DI COMMERCIO IN OTTIMI RAPPORTI CON CAPUTI, ABBIA VOTATO A FAVORE DI LOVAGLIO COME AD…

meloni la russa

IL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA E SECONDA CARICA DELLO STATO, IL POCO PALUDATO PRESIDENTE DEL SENATO IGNAZIO LA RUSSA, LEGGE DAGOSPIA E NON SI TROVA PER NULLA D’ACCORDO SU QUANTO SCRIVIAMO SUL SUO RAPPORTO NON IDILLIACO (EUFEMISMO) CON GIORGIA MELONI (DALLE DIMISSIONI DELLA PITONESSA SANTANCHE’ AL CANDIDATO ALLE PROSSIME COMUNALI DI MILANO, CASINI IN SICILIA COMPRESI) E CI SCRIVE UNA ZUCCHEROSA, A RISCHIO DIABETE, LETTERINA: ‘’CARO D'AGOSTINO, POSSIBILE CHE QUANDO (SPESSO) TI OCCUPI DI ME NON NE AZZECCHI UNA? FANTASCIENZA ALLO STATO PURO UN ANCORCHÉ MINIMO DISSENSO CON GIORGIA MELONI CHE PER ME È E RESTERÀ SEMPRE, UNA SORELLA MINORE SUL PIANO AFFETTIVO E UNA LEADER INIMITABILE SUL PIANO POLITICO - SE VUOI SONO SEMPRE PRONTO A DARTI NOTIZIE CHE RIGUARDANO ME, CORRETTE E DI PRIMA MANO. MA FORSE NON TI INTERESSANO” (CIAO CORE...)

meloni la russa manlio messina cannella dell'utri

DAGOREPORT - IL PROBLEMA PIÙ OSTICO PER LA MELONA AZZOPPATA NON È CONTE NÉ SCHLEIN: SI CHIAMA FRATELLI D'ITALIA, A PARTIRE DA LA RUSSA – IL PRESIDENTE DEL SENATO BRIGA, METTE BOCCA, PRETENDE LA SCELTA DEL SINDACO DI MILANO: LA PROVA SI È AVUTA OGGI CON LA NOMINA DEI SICILIANI GIAMPIERO CANNELLA E MASSIMO DELL’UTRI A SOTTOSEGRETARI - ‘GNAZIO VOLEVA UNA “COMPENSAZIONE” PER IL TRASLOCO DEL "SUO" GIANMARCO MAZZI AL TURISMO, PER NON LASCIARE AL SOLO EMANUELE MERLINO (UOMO DI FAZZOLARI) IL COMPITO DI ''BADANTE'' DEL MINISTRO GIULI-VO – IL CAOS IN SICILIA, TRA INCHIESTE SULLA GIUNTA, I SEGRETI “SCOTTANTI” MINACCIATI E MAI RIVELATI DA MANLIO MESSINA E LA DEBOLEZZA DEL TAJANEO SCHIFANI CHE SENTE IL FIATO SUL COLLO DI GIORGIO MULE' (CARO AI BERLUSCONI), CHE PUNTA A PRENDERE IL SUO POSTO E CHIEDE DI COMMISSARIARE FORZA ITALIA IN SICILIA, DOPO IL PESSIMO RISULTATO AL REFERENDUM...

marina berlusconi antonio tajani fulvio martusciello

DAGOREPORT - LA PRESA DI TAJANI SU FORZA ITALIA SI È RIDOTTA DOPO IL SILURAMENTO DEI SUOI "DIOSCURI", BARELLI E GASPARRI. IL PARTITO ORA È IN EBOLLIZIONE: VOGLIONO RIMUOVERE FULVIO MARTUSCIELLO DA CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA A BRUXELLES. AL SUO POSTO, SI FANNO AVANTI LETIZIA MORATTI E MASSIMILIANO SALINI - E IL "MAGGIORDOMO CIOCIARO" DI CASA MELONI, CHE FA? RESTA IN TRINCEA BLOCCANDO LA NOMINA DI FEDERICO FRENI ALLA CONSOB PER FORZARE IL GOVERNO A TROVARE UNA SISTEMAZIONE AL SUO CONSUOCERO BARELLI E ALLA SUA FEDELISSIMA CHIARA TENERINI, LANCIATA CONTRO LA DEBORA BERGAMINI DI MARINA…