IL SEGRETO DELLA LONGEVITÀ DI GIORGIA MELONI: FARE LO STRUZZO E RINUNCIARE A TUTTE LE PROMESSE – IL SAGGIO DELLA PROFESSORESSA GIOVANNA MARIA DORA DORE SUL MAGAZINE “AMERICANE PURPOSE”, DELLO STORICO-STAR FRANCIS FUKUYAMA: “QUATTRO ANNI FA CI SI CHIEDEVA SE CI SI POTESSE FIDARE DI MELONI IN PATRIA QUANTO SEMBRAVA CI SI FIDASSE DI LEI ALL’ESTERO. IL BILANCIO DEL SUO GOVERNO SUGGERISCE UNA RISPOSTA NEGATIVA. LA LONGEVITÀ DEL SUO GOVERNO È STATA OTTENUTA RINUNCIANDO ALLA MAGGIOR PARTE DELLE RAGIONI PER CUI ERA STATA ELETTA” – “IL SUO PROGRAMMA SOPRAVVIVE NEI CONTENUTI DELLA SUA AGENDA LEGISLATIVA, SOPRATTUTTO NEI DECRETI SICUREZZA; NELLE SUE DICHIARAZIONI ESTEMPORANEE, CHE RIVELANO COME NON ABBIA MAI SMESSO DI CONSIDERARSI LA LEADER DELLA DESTRA ITALIANA ANZICHÉ LA PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DI TUTTI GLI ITALIANI; E NELLE ACROBAZIE POLITICHE CON CUI EVITA CHE IL DISSENSO NELLA COALIZIONE ESPLODA…”
Traduzione di un estratto dell’articolo di Giovanna Maria Dora Dore* per “American Purpose”, il magazine online e la comunità fondata dallo storico Francis Fukuyama nel 2020
*professoressa associata presso la Krieger School of Arts and Sciences della Johns Hopkins University. In precedenza, la dottoressa Dore ha lavorato presso la Banca Mondiale e l'UNHCR.
Venerdì 4 settembre, al suo 1.413° giorno a Palazzo Chigi, Giorgia Meloni è diventata la presidente del Consiglio con il mandato ininterrotto più lungo dal 1946. Considerate le abitudini della politica italiana, è un risultato notevole di per sé, tanto più sorprendente se si pensa a come Meloni è arrivata al potere.
La sua visione per l’Italia si fondava su proposte dirompenti e irrealizzabili, che avrebbero potuto mettere a rischio la permanenza del Paese nell’Ue e nell’euro.
Tutto lasciava pensare che il governo formato nell’ottobre 2022 si sarebbe rivelato fragile e di breve durata, come tanti altri prima di lui.
Invece Meloni celebra il suo record in pompa magna e, con l’approvazione parlamentare di una nuova legge elettorale soprannominata «Melonellum», la sua presa sul potere potrebbe durare ancora più a lungo.
giorgia meloni contro la liberazione di youssef siher 2
Due anni fa, quando Meloni votò contro la rielezione di Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione europea, ci si chiedeva se l’immagine, costruita con cura, di leader pragmatica avrebbe lasciato il posto a quella di un’antieuropeista ostinata, al servizio della destra radicale e favorevole a un’Ue ridimensionata.
La risposta, quattro anni dopo l’inizio del suo mandato, è più strana e assai più deludente di entrambe le ipotesi. Meloni non ha trasformato né l’Europa né l’Italia. È semplicemente rimasta al suo posto.
A spiegare questo esito concorrono diversi fattori. In primo luogo, per una combinazione di incapacità politica, confusione di idee e rivalità personali, alle elezioni del 2022 i partiti di centrosinistra si presentarono divisi in tre blocchi: da una parte il Partito democratico, l’Alleanza Verdi e Sinistra e +Europa; dall’altra l’alleanza del «Terzo Polo», composta dai centristi guidati da Matteo Renzi e Carlo Calenda; il Movimento 5 Stelle, invece, corse da solo. Meloni ottenne il 26 per cento dei voti con Fratelli d’Italia e, insieme alla coalizione di destra, poco meno del 44 per cento. La frammentazione del centrosinistra, tuttavia, le permise di sfruttare al meglio le regole della legge elettorale e di massimizzare il successo in termini di seggi parlamentari.
Il peso dei numeri che stanno dietro ai risultati elettorali non può essere sottovalutato, soprattutto alla luce della longevità del governo Meloni. In Italia i governi si formano e cadono a seconda che il Parlamento accordi o revochi loro la fiducia.
Ma per cambiare governo, o anche solo per minacciarne la stabilità, deve esistere una maggioranza alternativa plausibile rispetto a quella in carica. Dall’ottobre 2022 in Italia non ce n’è stata una, per due ragioni.
Da un lato, il risultato elettorale di Fratelli d’Italia e, più in generale, della destra era stato così netto che anche solo immaginare una diversa composizione parlamentare restava fuori discussione. Dall’altro, negli ultimi quattro anni il centrosinistra non è riuscito a presentarsi come una credibile alternativa di governo. Divisi, litigiosi e privi di un programma comune, i partiti di sinistra non hanno offerto una prospettiva solida a livello nazionale, nonostante alcune importanti vittorie locali.
MELONI TRUMP TEMPTATION ISLAND MEME 34
Meloni è stata anche abile nel tenere sotto controllo i contrasti interni alla coalizione, concedendo di tanto in tanto piccole vittorie ai vicepresidenti del Consiglio Matteo Salvini e Antonio Tajani e facendo da mediatrice quando le tensioni tra loro diventavano troppo forti.
Ha inoltre beneficiato del fatto che né Salvini né Tajani potevano permettersi di sfidarne la leadership, impegnati com’erano a gestire i problemi e le debolezze crescenti dei rispettivi partiti. E nessuno dei due poteva tentare mosse rischiose che avrebbero fatto cadere il governo Meloni, perché i numeri in Parlamento non lo consentivano. Una situazione ideale per qualsiasi presidente del Consiglio italiano.
Altrettanto rilevante è il fatto che Meloni abbia abbandonato la convinzione, sostenuta a lungo, che uscire dall’Ue e dall’euro sarebbe stato un vantaggio per l’Italia. L’idea di lasciare l’euro fu rinnegata quasi subito dopo la sua nomina a presidente del Consiglio, mentre le precedenti dichiarazioni bellicose contro l’Ue lasciarono il posto a un sottile tentativo di costruire un rapporto di lavoro con Ursula von der Leyen.
Anche la sua ostilità all’austerità e al rispetto dei vincoli di bilancio europei si è lentamente dissipata: i principi che Meloni aveva contestato con ferocia e insistenza per anni sono diventati il pilastro della politica economica del suo governo.
Di conseguenza, la credibilità fiscale dell’Italia è migliorata e il contenimento della spesa ha portato il deficit a circa il 3,1 per cento.
Questo nonostante il rapporto tra debito pubblico e Pil resti tra i più alti dell’Ue, con una previsione compresa tra il 138,5 e il 138,9 per cento alla fine del 2026.
Allo stesso modo, le simpatie dichiarate apertamente da Meloni per la dittatura di Bashar al-Assad in Siria e per la Russia di Vladimir Putin hanno lasciato il posto a una cordiale collaborazione con gli Stati Uniti, anche durante l’amministrazione Biden.
DONALD TRUMP - GIORGIA MELONI - MEME BY EDOARDO BARALDI
Un esame serio del bilancio del governo Meloni suggerisce che la sua longevità storica sia una questione di sopravvivenza più che di risultati. O, nelle parole di Tito Boeri: «Questo governo ha cercato soprattutto di sopravvivere facendo il meno possibile».
Sul fronte della crescita e degli investimenti, il governo Meloni non ha nulla da mostrare. I dati dell’Istat indicano che tra il 2023 e il 2026 la produzione industriale è diminuita e, secondo l’Ocse e il Fondo monetario internazionale, la crescita italiana, prevista allo 0,9 per cento nel 2026, resta tra le più deboli dell’Ue.
Inoltre, tra il 2021 e il 2026 l’Italia ha ricevuto la parte più consistente dei fondi europei per la ripresa e la resilienza, ma il governo Meloni non è riuscito a impiegarli per stimolare una crescita di lungo periodo, ottenendo risultati limitati soltanto sul fronte del contenimento del debito. I leader dell’opposizione hanno criticato Meloni per aver preferito accontentarsi di riforme minori, senza affrontare i problemi strutturali dell’economia.
[…] Quattro anni fa ci si chiedeva se ci si potesse fidare di Meloni in patria quanto sembrava ci si fidasse di lei all’estero. Il bilancio del suo governo suggerisce una risposta negativa.
La longevità del suo governo è stata ottenuta rinunciando alla maggior parte delle ragioni per cui era stata eletta.
Il suo programma di «Dio, patria e famiglia» sopravvive nei contenuti della sua agenda legislativa, soprattutto nei decreti sicurezza; nelle sue dichiarazioni estemporanee, che rivelano come non abbia mai smesso di considerarsi la leader della destra italiana anziché la presidente del Consiglio di tutti gli italiani; e nelle acrobazie politiche con cui evita che il dissenso interno alla coalizione esploda.
MEME SULL'ANGELO CON IL VOLTO DI GIORGIA MELONI - BY VUKIC
Nel luglio 2025, per descrivere le difficoltà di governare l’Italia, Meloni ha detto: «Ogni giorno per me è un lancio con il paracadute». Senza dubbio spera che l’impegno e le energie profusi per affrontare queste sfide le siano riconosciuti: ha già annunciato di essere pronta a ricandidarsi.
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Resta da vedere che cosa farà della sua longevità, se un secondo mandato le consentirà di smettere di limitarsi a durare.



