mario draghi

IL SISTEMA DRAGHI – I PARTITI ORMAI SONO RASSEGNATI: SUPER-MARIO HA STILATO UNA LISTA DI “TECNICI” A CUI SARÀ AFFIANCATA QUELLA DEI POLITICI, MA SARANNO LUI E MATTARELLA A DECIDERE, NELLA SEGRETEZZA ASSOLUTA. L'UNICA COSA CERTA È CHE NON CI SARANNO I LEADER. NIENTE SEGRETARI, AL MASSIMO LE SECONDE FILE (E SALVINI È GIÀ IRRITATO PERCHÉ PENSA DI ESSERE SCAVALCATO DA GIORGETTI...) - IERI DRAGHI HA FATTO UN SALTO NEGLI UFFICI DI BANKITALIA, DOVE HANNO UN UFFICIO PANETTA E DANIELE FRANCO...

 

Claudio Tito per “la Repubblica”

 

mario draghi arriva al quirinale

Vestito blu, camicia bianca, una cartellina tra le mani. Un saluto con il pollice alto a un passante incuriosito. Mario Draghi esce dalla sua abitazione romana. L'ufficio messo a disposizione dalla Camera dei Deputati lo attende. E invece le macchine della scorta cambiano destinazione. Una manciata di minuti, meno di un chilometro a sirene spente e il piccolo corteo svolta in una strada secondaria, pochi metri ed entra in un comprensorio vigilato dai Carabinieri. È la foresteria del Comando Generale dell'Arma.

 

mattarella dracarys

Il presidente del consiglio incaricato trascorre lì una parte del pomeriggio. Già la scorsa settimana gli avevano offerto la possibilità di svolgere in quella sede la fase di lavoro che richiede la massima riservatezza. E proprio lì aveva tenuto i suoi primi colloqui. Ieri, in effetti, sempre in quell'edificio ha ascoltato e parlato con i potenziali ministri.

 

La lista dei cosiddetti "tecnici" è stata costruita in quell'angolo del quartiere Parioli. L'altra lista, quella dei politici, in questa prima fase, è gestita invece dal Quirinale. In una sorta di divisione istituzionale dei compiti. Il sistema Draghi, infatti, è questo. Procedere per gradi. Prima sondare la disponibilità di chi è al momento un "esterno" per poi passare alla squadra composta da chi è già un "interno".

mattarella chiama draghi

 

Tutto nella segretezza più assoluta. Anche negli ultimi giorni, infatti, ha ripetuto a tutti i suoi interlocutori una frase che già aveva pronunciato durante gli incontri con i partiti e i gruppi parlamentari: le scelte sui ministri toccano a me di concerto con il presidente della Repubblica.

GIANCARLO GIORGETTI MATTEO SALVINI

 

"Nelle consultazioni - è il suo punto di vista - ho spiegato quale sarebbe stato il metodo di lavoro e nessuno lo ha contestato". In sostanza non intende avviare il mercato delle trattative su posti e poltrone. Il mandato ricevuto dal capo dello Stato, Sergio Mattarella, da questo punto di vista è stato chiaro e netto. C'è l'articolo 92 della Costituzione a disciplinare la procedura per le nomine alla guida dei dicasteri e stabilisce che siano solo il presidente del Consiglio e il capo dello Stato a intervenire. Il primo proponendo i nomi, il secondo nominandoli.

 

Mario Draghi

Per far capire quanto l'ex presidente della Bce si stia attenendo al rispetto di questa norma, bisogna fare un passo indietro. A ieri mattina. Stessa zona di Roma, ossia il quartiere Parioli. In Piazza Ungheria, nella chiesa di San Bellarmino, si celebrano i funerali di Franco Marini. Un discreto numero di esponenti del Pd e del centrosinistra nel suo complesso è lì per salutare uno degli ultimi cavalli di razza della Dc e del Ppi.

 

Nel cortile davanti alla parrocchia i volti dei "ministrabili" sono tirati per il dispiacere causato dalla scomparsa dell'ex presidente del Senato, ma anche per la dose gigantesca di incertezza che li avvolge rispetto al prossimo futuro. "Ma a te ha chiamato". "No, a me no. E a te?". "Non ha chiamato nessuno".

 

mario draghi al quirinale 2

Ecco, appunto. È il metodo Draghi. La compagine dell'esecutivo è nelle sue mani e in quelle di Mattarella. Le maglie non si allargano. E la politica, in questa inaspettata indefinizione, si adegua. Si prepara ad accettare quel che l'ex Governatore le mette a disposizione. I partiti non sanno nemmeno, almeno fino a ieri sera, se potranno contare su una, due o tre caselle. Hanno ricevuto una sola indicazione, in questo caso dal Quirinale: nel primo governo Draghi non ci saranno i leader. Niente segretari. Quindi niente Salvini, niente Zingaretti, niente Renzi e via dicendo.

daniele franco

 

Una barriera che sta facendo innervosire in primo luogo il segretario della Lega. Che ha già dovuto trangugiare la svolta europeista e che ora rischia di essere scavalcato da Giancarlo Giorgetti come "uomo di punta" del Carroccio. Tant'è che con un pizzico di fastidio ieri sera diceva: "A Draghi non ho chiesto niente, semmai chiedo la panchina del Milan".

 

Resta il fatto che fino a ieri, il capo dello Stato ha mantenuto i contatti con i partiti, li ha sondati e ne ha filtrato le richieste. Il premier incaricato si è dedicato ai "tecnici". I due si sono sentiti al telefono diverse volte e per oggi hanno fissato un incontro almeno per fare il punto. Forse quello finale.

 

Ieri mattina Draghi ha fatto un salto anche negli uffici della Banca d'Italia. Lì, in qualità di Governatore emerito, ha un ufficio al piano 1N (Primo Nobile). Nel suo stesso corridoio c'è la stanza di Fabio Panetta, adesso nel board della Bce ma presente nel Palazzo, e al lato opposto quella del Direttore generale, Daniele Franco.

panetta

 

Su quest'ultimo si concentrano le attenzioni per il ministero dell'Economia. Draghi, infatti, ha un punto fermo: nei dicasteri più impegnati nella ripresa economica (dal Mef allo Sviluppo economico fino all Infrastrutture) vuole uomini di sua fiducia. Che recepiscano e attuino le sue direttive con velocità. Perché la partita di questo governo e del Paese, quella del Recovery Plan, stavolta, si gioca davvero in pochi mesi.

daniele francodaniele franco e piero cipollone

mario draghi arriva al quirinale 2MARIO DRAGHI ARRIVA AL QUIRINALE SERGIO MATTARELLA MARIO DRAGHI

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