LE SPIE DEL SIGNORE SONO INFINITE - LA RUSSIA DI PUTIN BECCA UNA SPIA DI OBAMA E SI TORNA ALLA GUERRA FREDDA

Nicola Lombardozzi per "la Repubblica"

A conferma che la Guerra Fredda non è mai finita, un agente della Cia si è fatto beccare l'altra notte in un parco di Mosca mentre cercava di reclutare un collega dell'Fsb, l'erede del famigerato Kgb sovietico, con il ragguardevole salario di un milione di dollari all'anno.

E la tensione, che tra Russia e Stati Uniti ha già raggiunto da tempo livelli degni degli anni Sessanta, è salita ancora di più. Mosca grida alla «grave azione provocatoria» e il ministero degli Esteri convoca, per chiedergli spiegazioni, l'odiato ambasciatore americano Michael McFaul incauto simpatizzante degli oppositori di piazza anti Putin.

Ryan Christopher Fogle, una trentina d'anni, registrato in Russia come terzo consigliere della ambasciata Usa, è probabilmente caduto in una trappola dei suoi rivali dei servizi russi che da tempo seguivano le sue mosse. Tanto per rimarcare lo stile della Guerra fredda, il volto della spia americana è stato subito mostrato in tutti i notiziari televisivi. I russi hanno potuto vedere l'agente straniero filmato in uno stanzino per gli interrogatori.

Abbigliamento turistico, camicia a quadri e zainetto, l'aria preoccupata e nervosa di
chi sa di essere stato incastrato. Mostrate le foto della cattura con gli agenti che lo immobilizzano brutalmente schiacciandogli il volto sul marciapiede, i suoi tesserini e permessi diplomatici e quello che è stato definito un «classico kit da spia»: due parrucche, centomila dollari in contanti che dovevano servire come acconto per il potenziale "traditore", e una lettera.

La lettera, pubblicata su tutti i siti ufficiali, abbassa un po' il livello leggendario delle spy story e sembra più che altro una burocratica offerta di lavoro: «Questo anticipo le arriva da qualcuno che ha molto apprezzato la sua alta professionalità e che vorrebbe tanto usufruire della sua collaborazione in futuro...».

E continua: «Potremmo arrivare anche a un milione di dollari annui qualora lei decidesse di intraprendere con noi un rapporto continuativo. Prevederemmo inoltre anche dei bonus per informazioni di particolare valore». Seguivano istruzioni tecniche: «Per darci la sua adesione si rechi in un internet caffè e invii una mail anonima al seguente indirizzo: unbacggdA@ gmail. com». Indirizzo che, dopo la pubblicazione, ha ricevuto migliaia di messaggi in pochi minuti. Molti di insulti contro l'eterno nemico. Alcuni ironici del tipo: «Prendete me, mi accontento di metà stipendio».

Per consegnare soldi e messaggio il giovane diplomatico americano si è presentato all'appuntamento con il presunto "traditore" all'ingresso del parco Vorotsovskij a poche centinaia di metri dalla casa moscovita della famiglia Putin. Ha trovato però agenti in divisa che lo hanno bloccato, perquisito, portato in caserma e poi, dopo un lungo interrogatorio, consegnato all'ambasciata americana con un decreto di espulsione. Trattamento obbligatorio, visto il suo status di diplomatico.

Diversamente andò nel caso clamoroso delle dieci spie russe scoperte negli Stati Uniti. I russi agivano da agenti veri e propri, camuffati da immigrati come la più famosa di loro, Anna Chapman, conosciuta al mondo come Anna la Rossa. I dieci furono arrestati e poi scambiati con altri detenuti americani nelle carceri russe. Anna Chapman, accolta da Putin come un'eroina, da allora ha posato per una rivista maschile, partecipato a show televisivi e pure fatto da madrina a un lancio spaziale. Nessuno saprà mai quali segreti avesse strappato agli americani.

Così come niente si sa sui dettagli della vicenda Fogle. Esiste davvero un'agente russo che ha provato a passare al nemico? O ha fatto solo da esca per incastrare l'americano? E soprattutto, che tipo di informazioni cercava la Cia? Strategiche? Politiche? O forse relative alle oscure vicende del terrorismo internazionale insediato nel Caucaso e tornato un problema dopo la strage di Boston? Intanto l'unica cosa certa è che alla vigilia dell'incontro di giugno tra Putin e Obama la tensione tra i due paesi è più alta
che mai.

 

Ryan Christopher Fogle Ryan Christopher Fogle Ryan Christopher Fogle ryan fogle Ryan Christopher Fogle Ryan Christopher Fogle ryan fogle Ryan Christopher Fogle Ryan Christopher Fogle

Ultimi Dagoreport

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - MPS, LA PARTITA È PIÙ APERTA CHE MAI - A MILANO SUSSURRANO UN’IPOTESI CHE AI PIÙ PARE PIUTTOSTO AZZARDATA: UN IMBUFALITO LOVAGLIO STAREBBE LAVORANDO PER PRESENTARE UNA SUA LISTA - I FONDI NON APPREZZEREBBERO POI L’ECCESSIVA “IMPRONTA” DI CALTAGIRONE SU FABRIZIO PALERMO, CHE POTREBBE ESSERE SUPERATO DA VIVALDI COME AD - NEMMENO LA CONFERMA DI MAIONE È COSÌ SCONTATA. E SI RAFFORZA L’IPOTESI, CALDEGGIATA DA MILLERI, DI CORRADO PASSERA COME PRESIDENTE - LOVAGLIO MOLTO INCAZZATO ANCHE CON GIORGETTI…

lovaglio meloni maione caltagirone mps mediobanca caltagirone

DAGOREPORT – POVERO LOVAGLIO, USATO E GETTATO VIA COME UN KLEENEX USATO. CHE FARÀ ORA L’AD DI MPS, (GIUSTAMENTE) FUORI DI SÉ DALLA RABBIA DOPO ESSERE STATO ESCLUSO DALLA LISTA PER IL VERTICE DEL “MONTE”, NONOSTANTE ABBIA PORTATO A TERMINE CON SUCCESSO IL RISANAMENTO DI MPS E IL RISIKO MEDIOBANCA ED OGGI SCARICATO A MO’ DI CAPRONE ESPIATORIO? IL “LOVAGLIO SCARICATO” È IMBUFALITO IN PRIMIS CON CALTAGIRONE, CHE GLI PREFERIREBBE COME CEO FABRIZIO PALERMO, MA ANCHE CON GLI “ANTIPATIZZANTI” SENESI ALLA SUA RICONFERMA: NICOLA MAIONE, PRESIDENTE DI MPS, E DOMENICO LOMBARDI, PRESIDENTE DEL COMITATO NOMINE – È UNA MOSSA INEVITABILE (AGLI ATTI DELLA PROCURA C'È L'INTERCETTAZIONE BOMBA CON "CALTA" IN CUI SI DANNO DI GOMITO: "MA LEI È IL GRANDE COMANDANTE?"; "IL VERO INGEGNERE È STATO LEI"), MA RISCHIOSISSIMA: COSA USCIRÀ DALLA BOCCUCCIA DI UN INCAZZATISSIMO LOVAGLIO QUANDO SI RITROVERÀ SOTTO TORCHIO DA PARTE DEI PM DELLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGANO SUL “CONCERTONE”? AH, SAPERLO….

crosetto meloni mantovano mattarella caravelli

DAGOREPORT - SUL CAOS DEL VIAGGIO DI CROSETTO A DUBAI, SOLO TRE QUESTIONI SONO CERTE: LA PRIMA È CHE NON SI DIMETTERÀ DA MINISTRO, PENA LA CADUTA DEL GOVERNO (CROSETTO HA INCASSATO ANCHE LA SOLIDARIETÀ DI MATTARELLA, CHE OGGI L’HA RICEVUTO AL QUIRINALE) – LA SECONDA È LA GRAVE IDIOSINCRASIA DELLO “SHREK” DI CUNEO PER LA SCORTA: COME A DUBAI, ANCHE QUANDO È A ROMA VA SPESSO IN GIRO DA SOLO. LA TERZA, LA PIÙ “SENSIBILE”, RIGUARDA LA NOSTRA INTELLIGENCE: GLI 007 DELL’AISE, INVECE DI TRASTULLARSI CON GLI SPYWARE E ASPETTARE DI ESSERE AVVISATI DA CIA E MOSSAD, AVREBBERO DOVUTO AVVERTIRE CROSETTO, E GLI ALTRI TURISTI ITALIANI NEGLI EMIRATI, CONSIGLIANDO DI NON SVACANZARE TRA I GRATTACIELI DI DUBAI. E INVECE NISBA: SUL SITO DELLA FARNESINA, NON ERANO SEGNALATI RISCHI...

giorgia meloni trump iran

DAGOREPORT – GLI ITALIANI NON SOPPORTANO PIÙ IL BULLISMO DI TRUMP E SONO TERRORIZZATI DALLE POSSIBILI RIPERCUSSIONI DELLA GUERRA NEL GOLFO, TRA AUMENTO DELL’ENERGIA E L’ALLARGAMENTO DEL CONFLITTO. QUESTA INSOFFERENZA PUÒ FARE MALE A GIORGIA MELONI, CHE DI TRUMP È LA CHEERLEADER NUMERO UNO IN EUROPA, GIÀ CON IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO – LA DUCETTA SOGNAVA UNA CAMPAGNA ELETTORALE NON POLITICIZZATA, MA NORDIO E MANTOVANO HANNO SBRACATO TRA “MERCATO DELLE VACCHE”, “SISTEMA PARA-MAFIOSO”, “CATTOLICI CHE VOTANO SÌ”. ORA È COSTRETTA A METTERCI LA FACCIA, MA CON MODERAZIONE: UN SOLO COMIZIO, IL 12 MARZO, AL TEATRO PARENTI DI MILANO…