LO STALLO È UN’OPPORTUNITÀ PER NETANYAHU – “BIBI” RIMARRÀ IN CARICA FINO A CHE NON SARÀ TROVATA LA QUADRA PER UN NUOVO GOVERNO, E POTREBBE APPROFITTARNE PER UNA NUOVA OFFENSIVA CON L’IRAN – IL PRESIDENTE, ISAAC HERZOG, E GLI STATI UNITI, PRESSANO PER UN GOVERNO DI UNITÀ NAZIONALE, MA CI SONO TROPPI VETI INCROCIATI (EISENKOT CI STA, MA SOLO SE NETANYAHU NON SARÀ PREMIER) – L’EX COLLEGA DI PARTITO DI NETANYAHU, AVIGDOR LIEBERMANN, ORA CON L’OPPOSIZIONE, CHIUDE SIA A “BIBI” CHE A “TIBI” (AHMAD TIBI, UNO DEI LEADER DEI PARTITI ARABI)
IRAN: FT, CON STALLO ISRAELE POSSIBILE ATTACCO BREVE E MIRATO
benjamin netanyahu dopo le elezioni in israele foto lapresse.
(AGI) - Lo stallo politico creato in Israele dalle elezioni, senza un chiaro vincitore, potrebbero dare al premier Benjamin Netanyahu l'occasione di una nuova offensiva contro l'Iran mentre resta in carica per gli affari correnti.
A scriverlo e' oggi il Financial Times, riproponendo tesi che circolano da giorni sui media della regione e americani. Che Netanyahu voglia riprendere la guerra non e' un mistero. Secondo diverse fonti di stampa ha tentato di convincere Donald Trump a passare all'azione prima del voto di midterm, ma il presidente americano ha fatto muro.
manifesto elettorale di netanyahu con trump foto lapresse
Almeno finora. Anche ieri Trump e' tornato a dire che tutte le opzioni sono sul tavolo, anche se non intende abbandonare la via della diplomazia. In caso, sostiene Ft citando fonti informate, la nuova fase di attacchi congiunti Usa-Israele sarebbe intensa ma breve, tre giorni circa, e mirata a impianti nucleari, beni del regime e infrastrutture civili, comprese le centrali elettriche.
Dopo che la coalizione di estrema destra di Netanyahu ha evitato la sconfitta, e sembra comunque destinata a conquistare piu' seggi del blocco di suo principale rivale Gadi Eisenkot, secondo esperti di sicurezza israeliani il premier non avrebbe vincoli nel procedere, se volesse, anche prima che si formi un nuovo esecutivo.
Se il suo Likud "resta il piu' grande partito, e la sua coalizione ha piu' seggi del blocco dell'opposizione ebraica, non credo che ci sarebbe alcun problema di legittimita' per dare qualsiasi ordine al capo di Stato maggiore e ai capi delle altre strutture" di sicurezza, ha spiegato Yaakov Amidror, ex consigliere per la Sicurezza nazionale e molto vicino a Netanyahu.
ISRAELE: LIBERMAN, NO ARABI, GOVERNO NOI CON LIKUD SENZA BIBI
(AGI) - "Non siederemo con Bibi ne' con Tibi. Ne' direttamente ne' indirettamente. L'unica coalizione che viene presa in considerazione e' una coalizione composta esclusivamente da partiti sionisti, incluso il Likud senza Bibi" Netanyahu.
benjamin netanyahu avigdor liebermann
E' il messaggio postato su X da Avigdor Liberman, leader del partito Ysrael Beitenu, parte del blocco dell'opposizione, dopo le elezioni che si sono tenute martedi'. Nessuno dei due blocchi principali ha conquistato la maggioranza e i partiti arabi hanno preso 19 seggi.
ISRAELE BOCCIA GLI ESTREMISTI. COALIZIONI, SACRIFICI, UNA CERTEZZA
Estratto dell’articolo di Micol Flammini per “il Foglio”
Il giorno dopo il voto, la città che fino alla chiusura delle urne scoppiava di energia e festeggiamenti pare deserta. Tutti sono tornati al lavoro, i manifesti delle intenzioni di voto si vedono appena, molti sono ormai stropicciati, gettati per terra, scrostati dai muri. Nessuno per strada indossa più la maglietta per mostrare chi voterà.
supporter di netanyahu nella sede del likud a gerusalemme dopo le elezioni in israele
Anche gli adesivi non si vedono più, tutto è stratificato nelle strade di questa città e il voto appartiene al mondo di ieri. Ormai è fatta e Tel Aviv ha riassorbito le elezioni, torna alle sue giornate consuete in attesa che si sappia a chi toccherà il primo tentativo di formare un governo.
I delusi nella città sono molti, ma il risultato elettorale in realtà può portare a diverse soluzioni e, fino a questo momento, l’unica non praticabile per una ragione numerica sembra essere la riedizione di questa maggioranza.
Tutti hanno perso seggi, anche il Likud di Netanyahu, ma i suoi quattro partiti alleati, fra destra religiosa e ultraortodossi, o sono rimasti fermi a quattro anni fa o hanno peggiorato il loro risultato. Il centro è diventato più grande, si è spezzettato.
Yousef Jabareen e gli altri esponenti della lista unita araba dopo le elezioni in israele -
La radicalizzazione che era stata predetta non è arrivata, la formazione del governo sarà una questione che risolveranno partiti di centrodestra, oppure coalizioni fantasiose e azzardate o coraggiose.
L’attuale governo però è finito e nel prossimo manifesto elettorale dell’attuale ministro della Sicurezza, Itamar Ben-Gvir, leader di Otzma Yehudit, probabilmente fra i volti dei nemici da cui guardarsi verrà inserito anche quello del premier Benjamin Netanyahu, che ha trascorso la campagna elettorale a dire che tutto sarebbe rimasto com’era, pur sapendo che non sarebbe stato possibile. Ben-Gvir lo aveva compreso in anticipo, aveva invitato a votare il suo partito e non il Likud, che avrebbe potuto tradire.
LA GUERRA DI TRUMP ALL IRAN - VIGNETTA BY GIANNELLI
A votare per lui sono rimasti i fedelissimi, sono arrivati pochi nuovi elettori, qualche vecchio ha invece cambiato idea. Anche gli ultraortodossi, nonostante la loro forza demografica sia stata agitata nelle ultime settimane come un pericolo politico, hanno combinato poco nelle urne, soprattutto Shas, espressione dei sefarditi, che è stato risucchiato, in parte, dal premier.
Netanyahu è abituato a governare con chi vuole, con chi accetta, e ci sono ragioni per credere che il primo a cui farà la proposta di unirsi in coalizione, qualora il presidente Isaac Herzog dovesse affidare a lui l’incarico, sarà Gadi Eisenkot, l’arcinemico della campagna elettorale, che pure nel passato aveva nominato capo di stato maggiore. Ieri Herzog ha detto: “Una cosa deve essere compresa, e l’ho detto anche prima delle elezioni: dobbiamo fare tutto il possibile per evitare un altro turno di elezioni. Mi aspetto che tutti coloro che verranno da me, lo facciano con la mente aperta”.
gadi eisenkot benjamin netanyahu 44
Herzog conosce Netanyahu, sa che non ha problemi a governare con chiunque, il richiamo è soprattutto per l’opposizione, per i “mai” pronunciati da Gadi Eisenkot in campagna elettorale, per i divieti di Naftali Bennett, per i paletti di Avigdor Lieberman. Ogni sforzo delle istituzioni fa pressione per un governo di unità nazionale che tenga fuori gli estremisti, soprattutto Ben-Gvir, sottovalutando il pericolo che pone Smotrich. Il desiderio non è soltanto di Herzog ma anche dell’Amministrazione americana.
[…] Netanyahu ha un debito nei confronti di Trump, sostiene che con il presidente americano abbia un lavoro da finire, la guerra contro la Repubblica islamica dell’Iran. Ma in medio oriente, gli Stati Uniti, hanno anche altri progetti per i quali hanno valutato che i partiti estremisti sono un ostacolo.
gadi eisenkot dopo le elezioni in israele foto lapresse
Per esempio, per l’implementazione del piano per Gaza, ma anche per il futuro degli Accordi di Abramo. Secondo Ynet, il desiderio americano per il governo di Israele sarebbe arrivare a una turnazione fra tre primi ministri: Netanyahu, Eisenkot e Bennett. Un volto per ogni stagione del medio oriente, per ogni grado del lavoro da portare a termine.
Nessuno dei tre è contrario alla guerra contro Teheran, due dei tre sono volti più utili per future negoziazioni degli Accordi di Abramo, quando a Netanyahu verrà chiesto di farsi da parte. Il leader del Likud ha però alle sue spalle una lunga carriera di “no” agli americani, anche a Trump. Le sue alternative ora sono poche: o Eisenkot o nulla.
L’ex capo di stato maggiore inizia in questo momento la sua carriera da politico, dopo una campagna elettorale fatta da generale in pensione. Dovrà iniziare a fare i suoi calcoli, a capire la differenza fra il campo di battaglia e le furberie alla Knesset. Dal voto non ha ottenuto quello che sperava ma adesso deve capire come non farsi divorare dal premier e nello stesso tempo evitare delle nuove elezioni in cui sarebbe il suo blocco a non essere favorito.
Eisenkot potrebbe tentare la strada del governo di minoranza, ma la vita del suo esecutivo sarebbe breve, come accaduto in passato. […] II grande rimprovero che in molti muovono al blocco del cambiamento è di non avere il coraggio di aprire agli arabi, la sorpresa di questa elezione che si è chiusa con uno stallo tutto al centro che si supererà soltanto con un sacrificio politico. Israele cerca coalizioni fantasiose, flessibili. Ha riaffermato il suo desiderio di una politica normale.
gadi eisenkot dopo le elezioni in israele foto lapresse 2
BENJAMIN NETANYAHU
FOTO CON IA BOMBA ATOMICA SU TEL AVIV CONDIVISA DA BENJAMIN NETANYAHU SU X
DONALD TRUMP BENJAMIN NETANYAHU - GUERRA ALL’IRAN
benjamin netanyahu dopo le elezioni in israele foto lapresse

