“MORO ERA UN REGISTA, MENTRE OGGI TUTTI ASPIRANO SOLO A FAR GOL. SPESSO IN POLITICA UN BUON PASSAGGIO CONTA PIÙ DI UN GOL...” – LA STILETTATA DI DARIO FRANCESCHINI NEI CONFRONTI DI ELLY SCHLEIN CHE NON HA CONTEZZA DEI SUOI LIMITI E SMANIA PER ANDARE A PALAZZO CHIGI: “ORA SIAMO IN UN TEMPO IN CUI SI RITIENE CHE IL RUOLO DI REGISTA DEBBA ESSERE SUPERATO DAL FATTO CHE TUTTI VOGLIONO SEGNARE” - SCHLEIN NON RACCOGLIE E SPRIZZA CONCORDIA DA TUTTI GLI ARTIGLI: “MADIA? DISPIACE SEMPRE QUANDO QUALCUNO DECIDE DI USCIRE, MA NON VEDO NESSUN PERICOLO ESODO..."
Giovanna Vitale per repubblica.it - Estratti
(...) In programma c’è la presentazione del libro su Aldo Moro scritto dal deputato Alberto Losacco, franceschiniano della prima ora, non a caso officiata dall’ex ministro della Cultura insieme a un altro specialista del ramo: Pier Ferdinando Casini, vedi alla voce cattolicesimo democratico.
Quale migliore occasione per dimostrare che il partito è unito, dentro c’è tanto centro non solo la sinistra, l’addio di Marianna Madia è solo una rondine che non fa primavera? Da Braga a Boccia, passando per Provenzano, Lorenzin, Stumpo, Parrini, Speranza e Mancini, in superiorità numerica sui riformisti Delrio, Sensi, Malpezzi e il santegidino Ciani, stanno tutti qui, stretti a coorte della segretaria che è l’ultima ad arrivare, in perfetto look da candidata premier (camicia bianca e blazer blu), incede acclamata dalla platea. D’altronde è lei che deve fare le liste: lei, se sarà, indicherà i ministri. E siccome nell’aria si sente già profumo di vittoria — anche con la nuova legge elettorale che vuole la destra, ma per Schlein è «irricevibile» — meglio farsi vedere.
È un lucidissimo Franceschini a fornire l’assist decisivo, far calare il sipario su ogni pulsione scissionista. Sollecitato da Monica Giandotti, il leader di Areadem parla dello statista democristiano ucciso dalle Br per arrivare dritto al tema del giorno:
LA GALASSIA DELLE CORRENTI DEL PD
«Se non ci fossero stati il pensiero di Moro, gli anni della solidarietà nazionale, l’aspirazione all’incontro tra i due avversari storici, la Dc e il Pci, non sarebbe stato così facile far nascere l’esperienza dell’Ulivo e poi dell’Unione». Una strada segnata, l’amalgama fra diversi da cui è nato il Pd: bisogna insistere «in questa direzione», incalza Franceschini, «più che ricreare un centro autonomo, che mi pare una nostalgia superata dalla storia».
DARIO FRANCESCHINI - ELLY SCHLEIN
Miele per le orecchie della segretaria dem, al contrario delle parole successive: assai più sibilline e urticanti. Specie quando l’ex ministro, rivolto non si sa a quale gallo del campo progressista — se alla stessa Schlein, a Giuseppe Conte o all’ultima arrivata Silvia Salis — lancia una rasoiata: «Moro costruiva i processi, non li inseguiva alla ricerca del consenso. Era un regista, mentre oggi tutti aspirano solo a far gol. Spesso in politica un buon passaggio conta più di un gol. Ora siamo in un tempo in cui si ritiene che il ruolo di regista debba essere superato dal fatto che tutti vogliono segnare». Ogni riferimento alla gara per la premiership per nulla casuale.
Schlein non raccoglie. Nei panni della leader accogliente, sprizza concordia da tutti i pori: «Dispiace sempre quando qualcuno decide di uscire, Madia è stata anche mia compagna di banco in Parlamento, ma non vedo nessun pericolo esodo». E per far meglio capire il messaggio scandisce:
GIUSEPPE CONTE E DARIO FRANCESCHINI ALLA FESTE DELL UNITA DI REGGIO EMILIA
«Le idee riformiste continueranno ad avere piena cittadinanza nel Pd» che, rassicura, «è orgoglioso erede di tutte le tradizioni culturali che hanno dato vita a questo partito. La sfida», ribadisce, «è provare a valorizzarle, a fare un passo avanti insieme. Guai all’idea di omologarlo a una sola tradizione». Perché «è la sintesi fra queste culture la forza di un partito che è e sarà plurale. Uniti e compatti, ma con un’idea chiara». Cioè la sua: «Proseguiremo il nostro lavoro in una logica unitaria e inclusiva».
Tradotto: bene il dialogo, spetta però alla segretaria dare la linea. Quella che dal «minimo storico» toccato alle politiche del ‘22 ha portato il Pd a essere «la prima forza di opposizione, saldamente il perno attorno a cui costruire l’alleanza progressista». Ricordare a chi spetterà guidarla, oggi, è persino superfluo.
franceschini schlein salis
GIUSEPPE CONTE E DARIO FRANCESCHINI ALLA FESTE DELL UNITA DI REGGIO EMILIA
DARIO FRANCESCHINI ELLY SCHLEIN GATTOPARDO MEME BY SARX88
