LE STRADE SONO DUE: O GLI ISRAELIANI SI SONO FATTI INTORTARE DA NETANYAHU O NON SONO MOLTO DIVERSI DA LUI – BIBI È RIUSCITO A CONVINCERE IL PAESE DI NON AVERE ALCUNA RESPONSABILITÀ NEGLI ATTACCHI DEL 7 OTTOBRE: IN QUESTI ANNI HA PRESO IL CONTROLLO DELLA NARRAZIONE, SI È SEMPRE OPPOSTO A UNA COMMISSIONE D’INCHIESTA CHE POTESSE INCHIODARLO DOPO L’ECCIDIO DI HAMAS E, COME HA RACCONTATO L’EX CAPO DEI SERVIZI SEGRETI INTERNI, RONEN BAR, HA RESO PUBBLICI SOLO I DOCUMENTI CHE POTEVANO SCAGIONARLO. IL RISULTATO È CHE IL SUO LIKUD È CALATO DI POCO, RESTANDO PRIMO PARTITO. E TRUMP GONGOLA E SI PRENDE IL MERITO DEL RISULTATO: “HA RIMONTATO GRAZIE A ME...”
1 - LE MILLE VITE DEL LEADER
Estratto dell’articolo di Davide Frattini per il “Corriere della Sera”
benjamin netanyahu dopo le elezioni in israele foto lapresse
Quando l’ora più buia è rintoccata all’alba luminosa del 7 ottobre 2023, Mr Sicurezza — racconta chi gli stava attorno — ha vacillato, quasi incapace di reagire. Almeno per le prime 48 ore, traumatizzato come il resto del Paese dall’eccidio. Così lo trova Joe Biden quando riesce a parlargli: durante la telefonata il primo ministro ripete all’allora presidente americano che l’invasione di Hamas è il preludio a un assalto apocalittico contro lo Stato ebraico.
UN SUPPORTER BACIA UNA BANDIERA DI NETANYAHU
Benjamin Netanyahu [...] a riprendere il controllo della narrazione, quell’abilità sviluppata negli Stati Uniti e negli anni da ambasciatore alle Nazioni Unite, quando è agli esordi della carriera politica. Il premier — ha ricostruito Yedioth Ahronoth — ordina ai consiglieri di cominciare da subito ad approntare la raccolta delle prove, è consapevole che la falla nella sicurezza più grave e l’eccidio più sanguinoso nella Storia di Israele rischiano di generare una commissione d’inchiesta.
benjamin netanyahu dopo le elezioni in israele foto lapresse.
In passato è stato lui a invocarla urlando dai banchi dell’opposizione, è successo dopo i 34 giorni di conflitto con l’Hezbollah libanese nell’estate del 2006 e a essere setacciato era stato l’operato del governo guidato da Ehud Olmert. In questi tre anni si è opposto a qualunque indagine: «Siamo in guerra», ha replicato. Quella guerra permanente che è diventata la sua dottrina.
Regole precise Bibi, com’è soprannominato, avrebbe dato ordine ai consiglieri di seguire regole precise. Le riunioni del consiglio di sicurezza vengono spostate in quei primi momenti di caos nel centro di comando sotterraneo alla Kirya, il quartier generale delle forze armate alla periferia di Tel Aviv.
suppoorter di netanyahu con cappellino make israel great again foto lapresse
È più sicuro ma si sta stretti, tutti i presenti possono captare i sussurri. Le guardie all’ingresso sono quelle che proteggono il primo ministro e ricevono un compito in più: perquisire chiunque partecipi ai vertici, perfino Herzi Halevi, allora capo di stato maggiore, deve lasciare il cellulare e gli agenti gli chiedono di mostrare che cosa contiene la bustina in cui tiene gli occhiali da lettura.
[...] L’obiettivo di Netanyahu era [...] evitare che le discussioni belliche venissero registrate [...]
Ronen Bar, l’ex capo dei servizi segreti interni, accusa nella denuncia per diffamazione contro il premier che di quei documenti Netanyahu ha scelto di rendere pubblici solo quelli che potevano scagionarlo, selezionando invece le parti più dannose per i vertici della sicurezza.
Manovre efficaci almeno a giudicare dai risultati delle elezioni: il suo Likud è calato ma è rimasto il primo partito e i suoi sostenitori non l’hanno ritenuto responsabile — colpa che peraltro non si è mai voluto prendere — per gli errori strategici dietro ai massacri perpetrati dai terroristi di Hamas.
gadi eisenkot benjamin netanyahu 44
Hanno preso per buona la versione del Re [...] che se l’avessero svegliato alle 6.29, quando l’invasione è cominciata, o ai primi segnali di allarme nella notte la Storia sarebbe andata diversamente. È la sua riscrittura degli eventi [...] Adesso rivendica: «Impediremo la nascita di un governo pericoloso con i partiti arabi». Lo stesso slogan martellato in campagna elettorale: «O la destra o la Palestina».
I fedelissimi lo esaltano e lo chiamano il Mago perché è capace di estrarre un coniglio dal cilindro quando lo danno per spacciato, di negoziare con tutti, di promettere e convincere per poi mantenere poco.
benjamin netanyahu elezioni israele foto lapresse
Maniaco dei dettagli e del controllo fin da quando, giovane politico, stabiliva i gradi nella stanza delle riunioni, temperatura verso il gelo, doveva ancora superare il trauma delle prime apparizioni pubbliche, quando traspirava troppo e troppo spesso gli avversari additavano le ascelle pezzate [...] Adesso è lui il più saldo nelle trattative, il più scaltro nel formare alleanze che lo mantengano al potere. Ci proverà ancora, se il presidente Isaac Herzog dovesse affidargli il mandato.
2 - «HA RIMONTATO GRAZIE A ME» COSÌ TRUMP SI PRENDE IL MERITO
Estratto dell’articolo di Alessandra Muglia per il “Corriere della Sera”
benjamin netanyahu al mercato mahane yehuda di gerusalemme campagna elettorale foto lapresse
Il primo a commentare l’esito ancora aperto del voto israeliano è stato Donald Trump, che si è affrettato a rivendicare il proprio merito nella tenuta di Benjamin Netanyahu. «Quando il presidente Trump ha espresso il suo sostegno a Bibi Netanyahu, la situazione è completamente cambiata, e ora quella che sembrava una sconfitta per un Grande Primo Ministro, appare un’insperata rimonta», ha vergato su Truth il tycoon parlando di sé in terza persona.
DONALD TRUMP BENJAMIN NETANYAHU - GUERRA ALL’IRAN
«Tutto è successo dopo il sostegno del presidente Trump» conclude. Un concetto ribadito poco dopo parlando con Axios : «Ho sentito dire (non si sa da chi, ndr ) che il mio appoggio ha fatto una grande differenza per Bibi», ha azzardato.
manifesto elettorale di netanyahu con trump foto lapresse
Trump gongola a presentarsi come il kingmaker e a Netanyahu serve legittimarsi come interlocutore privilegiato della Casa Bianca ma rischia anche di esporlo all’accusa di essere «il candidato di Trump» in una trattativa di coalizione già difficile, con un quadro che resta ancora aperto.
[...]. L’Unione europea, per bocca di un portavoce della diplomazia comunitaria, si è detta pronta a un dialogo «franco e aperto» con il prossimo esecutivo israeliano, ribadendo che la strada passa per la coesistenza di due Stati, Israele e Palestina. La Francia ha assicurato per voce del suo ministro degli Esteri, Jean-Noël Barrot, che chiunque vinca, Parigi manterrà la sua «rotta» e continuerà a promuovere una soluzione a due Stati [...]
casseur globali - foto ellekappa
Cautela anche da parte dell’Italia, con il ministro degli Esteri Antonio Tajani che ha premesso di attendere i risultati definitivi: «Io mi auguro che chiunque vada al governo lavori per la pace, per concludere questa stagione, che si trovi un accordo su Hormuz e per garantire la sicurezza di Israele, per dar vita a uno Stato palestinese che viva in pace con Israele, che riconosca Israele e sia riconosciuto da Israele». Una posizione definita «vergognosa» da Angelo Bonelli, deputato di Avs.
«Finge di non vedere chi è Netanyahu, ovvero l’uomo su cui pende un mandato di arresto della Corte penale internazionale per crimini di guerra e contro l’umanità. L’uomo che ha annunciato di voler formare un “governo di destra” con gli stessi alleati estremisti che rivendicano l’annessione della Cisgiordania. Io brinderò quando vedrò arrestato Benjamin Netanyahu», si legge in una nota.
DONALD TRUMP E BENJAMIN NETANYAHU
[...] Teheran non si fa illusioni. Prima del voto, gli ayatollah avevano già detto che l’esito non avrebbe avuto alcun peso: il portavoce degli Esteri Esmaeil Baqaei ha ribadito ieri che il risultato non cambia la preparazione iraniana né i negoziati per chiudere la guerra.
BENJAMIN NETANYAHU BURATTINAIO DI DONALD TRUMP
VIGNETTA ELLEKAPPA - NETANYAHU TIENE AL GUINZAGLIO TRUMP
Benjamin Netanyahu Donald Trump
