T’AMO PIO BONDI - DALLO SCIOPERO DELLA FAME CONTRO IL DECRETO SULLE TV ALLE POESIE DEDICATE AL CAV: CON L'ADDIO DELL’ULTIMO FEDELISSIMO DEL CAV SI CHIUDE UN’EPOCA

Filippo Ceccarelli per “la Repubblica”

SANDRO BONDI E SILVIO BERLUSCONI jpegSANDRO BONDI E SILVIO BERLUSCONI jpeg

 

Insomma: se Bondi, se pure Bondi, se addirittura Bondi se ne va, allora è veramente la fine — e amen. Fra i recenti ed evoluti drammi della politica, forse non solo italiana, c’è che si dimentica ogni cosa.

 

Ma forse non è del tutto vero perché sempre qualcosina si deposita stratificandosi nel fondo della memoria; e da lì riemerge nel giorno della definitiva e malinconica fuoriuscita da Forza Italia per rammentare agli ignari, ai distratti e agli increduli che nell’autunno del 2006, non senza aver in precedenza proclamato di essere pronto ad andare in carcere al posto di Berlusconi, Sandro Bondi entrò in sciopero della fame contro il decreto Gentiloni sulle tv, peraltro mai approvato.

Sandro Bondi sul balcone di Palazzo Grazioli Sandro Bondi sul balcone di Palazzo Grazioli

 

Fu il suo più estremo e carnale atto d’amore, all’apice di un materialismo mistico, di un totalitarismo neuro-spirituale che per il Cavaliere avrebbe trovato compiuta e impressionante esposizione due anni dopo ne Il Sole in tasca ( Mondadori, figurarsi). Ma si rivelò anche un picco idolatrico abbastanza spassoso perché l’annunciato digiuno s’interruppe presto a Lucera, provincia di Foggia, dove il Gandhi di Palazzo Grazioli, già meticoloso ciambellano di Arcore e pregiatissimo autore dell’opuscolo agiografico e postale Una storia italiana ebbe un malore e all’ospedale dovette riprendere a mangiare.

 

Il divertimento, oltre che nell’eccesso, stava nel fatto che nel frattempo il neo 70enne e vispo Berlusconi, ancorché «perseguitato» dal ddl del fragilissimo governo Prodi, sfidava alla corsa dei 70 metri gli uomini della sua scorta, «regolarmente infilzandoli sui 35 metri», componeva con Apicella il cd «A tempo di rumba» e cominciava a farsi sempre più intraprendente con le sue giovani amiche.

 

BONDI URLA NEL GIORNO DELLA FIDUCIA A LETTA FOTO LAPRESSE BONDI URLA NEL GIORNO DELLA FIDUCIA A LETTA FOTO LAPRESSE

A quei tempi Bondi aveva da poco smesso di cantare il secondo governo di centrodestra come «il Nuovo Rinascimento »; seguitava a dare del lei a Berlusconi («Ma dentro il mio cuore il Lei si trasforma in Tu, si fa sentimento che oltrepassa questa vita...»); teneva la foto di Lui incorniciata d’argento sulla scrivania; emetteva note con esordio tipo «Grazie, presidente Berlusconi!», oppure «Silvio è l’amore di una mamma»; ma solo in alcuni testi specialistici (Laura Della Pasqua, Il potere a tavola, Gangemi, 2005) si apprendeva con lieto sgomento che quando alla tavola di Palazzo Grazioli erano in 13 all’ultimo minuto il Cavaliere invitava di slancio chi? Bondi, anche se questi aveva già mangiato.

 

BONDI A GIANNUTRIBONDI A GIANNUTRI

Così questo omino calvo, gentilissimo e dalla voce flautata, questo ex comunista di aspetto badiale che al salvifico servizio del Dottore rivendicava di aver «riscattato » la sua antica fede, questa specie di teologo intimistico e secolarizzato che non solo paragonava Berlusca a Olivetti, ma del suo signore arrivava a delineare le miracolose virtù attraverso una sorta di ierofania materna, ecco, tanto per abbandonarsi a tentazioni letterarie Bondi si collocava fra Dostoevskij e Fantozzi.

 

MANUELA REPETTI SANDRO BONDI MAURIZIO BELPIETRO VITTORIO FELTRI resize MANUELA REPETTI SANDRO BONDI MAURIZIO BELPIETRO VITTORIO FELTRI resize

Ma il bello (e il brutto) doveva ancora arrivare perché dopo lo sciopero della fame fu fatto ministro della Cultura. Al giuramento prese le mani del Cavaliere e lo ringraziò una, due, tre volte, fino a quando quell’altro non gli disse, va bene, grazie, grazie, vai. Al Collegio Romano s’innamorò e si rovinò, nel senso che il potere gli fece scoprire l’affetto solido e premuroso della Manuela, cioè dell’onorevole Repetti, ma gli montò anche la testa ben oltre il necessario e il dovuto.

 

Perciò prese a scrivere strambe poesie encomiastiche (per il compleanno di Lui, per Mamma Rosa, per Bibi Ballandi, per il suo dentista, «intrepido bacio», che non gli faceva più sentire la bua); quindi istituì un singolare premio cinematografico per una signora bulgara, Dragomira Bonev, che allora stava a cuore a Silvione; poi distribuì consulenze a famigliari allargati e fu beccato con il cagnone della sua compagna sul Frecciarossa. Oggi Bondi molla Forza Italia.

 

A sinistra Sandro Bondi negli anni della militanza nel Pci A destra oggi nel ruolo di coordinatore del Pdl A sinistra Sandro Bondi negli anni della militanza nel Pci A destra oggi nel ruolo di coordinatore del Pdl

Ma quanti tristi e buffi spunti hanno dovuto fronteggiare i suoi innocenti e maliziosi osservatori, oggi incerti fra la gratitudine e il rimpianto. Criticato ingiustamente per i crolli di Pompei, si offese e non voleva più andare al ministero. Ma sempre su crudele mandato del presidentissimo fu costretto a spiegare come si era provveduto a ricostruire, con specialissime resine e magneti (70 mila bombi di spesa), il pene di una enorme statua romana che Berlusconi si era portato a Palazzo Chigi.  

BONDI COMPAGNOBONDI COMPAGNO

 

SANDRO BONDI E MANUELA REPETTI SANDRO BONDI E MANUELA REPETTI

Tutto concluso, adesso, solo macerie e miserie. «Io randagio — spiegava accorato già due anni orsono — di una storia finita molto male». E al di là del passato e del presente, al di là della politica, di Forza Italia, della Manuela e dello stesso Berlusconi, ecco, viene da chiedersi se per caso c’è una lezione da cogliere in tutto questo. E forse come al solito è che poco o nulla c’è da prendere sul serio nella vita del potere. Più si esagera, in fondo, e meglio si capisce.

 

 

DENIS VERDINI E BONDI DENIS VERDINI E BONDI SANDRO BONDI SANDRO BONDI BONDI La Bonda Pregante Di Giovan Battista Salvi Saliva Su Tela Di RobCor dal Fatto Quotidiano BONDI La Bonda Pregante Di Giovan Battista Salvi Saliva Su Tela Di RobCor dal Fatto Quotidiano SANDRO BONDI SANDRO BONDI

Ultimi Dagoreport

attentato sigfrido ranucci bomba valter lavitola clesio gomes tavares pellegrino d’avino davino antonio passariello saverio mutone

DAGOREPORT- PECCATO CHE SIANO SCOMPARSI I POLIZIOTTESCHI DEGLI ANNI ’70, TIPO: “LA CAMORRA SFIDA, NAPOLI RISPONDE’’. DAVANTI AI COLPI DI SCENA DEL GASTRO-CRIMINAL-SHOW, STARRING LAVITOLA E RANUCCI, AVREBBERO SCODELLATO UN BEL FILMONE, INTITOLATO: “LA CAMORRA INDAGA, LA LEGGE RINGRAZIA” – QUANDO RANUCCI INDIRIZZA LE INDAGINI SULLA PISTA DELLA CAMORRA, IL CLAN CAVA, STORICA ORGANIZZAZIONE IRPINA DI QUINDICI, NON HA PRESO PER NIENTE BENE DI FINIRE SOTTO PRESSIONE PER IL LAVORO INVESTIGATIVO DEI CARABINIERI – INDAGANO E SCOPRONO CHE ANTONIO PASSARIELLO, L’UNICO LORO AFFILIATO DEL QUARTETTO BOMBAROLO (GLI ALTRI TRE NON ERANO ORGANICI AL CLAN), NON SI ERA PREOCCUPATO DI INFORMARE IL VERTICE DEL CLAN, NÉ DI RICEVERE IL VIA LIBERA PER COMPIERE L’ATTENTATO - I CAMORRISTI DECIDONO ALLORA DI INDIRIZZARE GLI INQUIRENTI SULLA PISTA GIUSTA, INVIANDO UNA MAIL AL PM: “SE CE LO AVREBBE DETTO NON GLIELO AVREMMO MAI PERMESSO PERCHÉ RANUCCI A NOI NON CI HA FATTO NIENTE E QUESTO SONO GUAI CHE NON VOGLIAMO, ALLORA PRIMA CHE SI MISCHIANO LE CARTE, LE COSE STANNO COSI…”. E GIÙ UN NUMERO DI TELEFONO INTESTATO A UN’ALTRA PERSONA MA UTILIZZATO DA PASSARIELLO, CHE GLI INVESTIGATORI NON AVEVANO ANCORA SCOPERTO. DA LÌ, INTERCETTANDO INTERCETTANDO, SI È FINITI A TAVARES E LAVITOLA… - VIDEO

giorgia meloni sigfrido ranucci giampaolo rossi giovambattista fazzolari patrizia scurti antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI È IN MODALITÀ “CATTIVISSIMA ME”: DOPO QUATTRO ANNI DI LUNA DI MIELE, PER LA DUCETTA È ARRIVATA LA TEMPESTA PERFETTA: LO STOP AL PREMIERATO, LA BATOSTA AL REFERENDUM, LE RAFFICHE DI “VAFFA” DI TRUMP, L'ESPLOSIONE DEL FENOMENO VANNACCI, IL CROLLO DELLA LEGA, FORZA ITALIA ALLA BERLUSCONINA, IL CAOS INTORNO ALLA NUOVA LEGGE ELETTORALE, L'AUTOGOL SULLA SOSTITUZIONE DI RANUCCI - PIU' IRRIDUCIBILE DELLA MALASORTE, ANZICHE' ASCOLTARE I CO-FONDATORI DI FDI, LA RUSSA E CROSETTO, L'UNDERDOG PREFERISCE CIRCONDARSI DALL'AFFETTO DEL SUO CIRCOLETTO DELLA GARBATELLA - DOMANI DA BARI, DOVE FESTEGGIA IL RECORD DI DURATA DEL SUO GOVERNO, L'UNDERDOG LANCERÀ IL SUO GRIDO DI RISCOSSA ELETTORALE - SA CHE L'ARMATA BRANCA-MELONI NON PUO' REGGERE FINO A OTTOBRE 2027, OCCORRE ANTICIPARE IL VOTO AD APRILE, LASCIANDO LE COMUNALI A GIUGNO - MA MATTARELLA VUOLE L’ELECTION-DAY A CUI SI OPPONE LA MELONI, TERRORIZZATA DALL’EFFETTO TRAINO DI UN FILOTTO DEL CENTROSINISTRA: CHE DECIDERA' IL COLLE? AH, SAPERLO...

crosetto calenda vannacci monti de bortoli forum ambrosetti cernobbio

DAGOREPORT - MENTRE LA PROCURA MILITARE DI ROMA AVVIA UN’INDAGINE SUGLI UFFICIALI CHE HANNO ADERITO ALLA "SPORCA DOZZINA" DI ROBERTO VANNACCI, IL RE-DUX DI FUTURO NAZIONALE MARCIA SU CERNOBBIO: SABATO È ATTESO IN POMPA MAGNA AL FORUM AMBROSETTI PER DIBATTERE CON L’EX PREMIER MARIO MONTI - DALL'IDEOLOGO DEL POPULISMO GRILLINO, GIAN ROBERTO CASALEGGIO AL LEADER SOVRANISTA OLANDESE, IL RAZZISTA GEERT WILDERS, LE PRESENZE PROVOCATORIE E ACCHIAPPA-TITOLI NON SONO UNA NOVITA' A VILLA D'ESTE - SDEGNATI PER LA PRESENZA E "TRATTAMENTO PREFERENZIALE" DEDICATO ALL’EX PARÀ(CULO) DELLA FOLGORE, CARLO CALENDA E GUIDO CROSETTO NON METTERANNO PIEDE A CERNOBBIO – ANCHE FERRUCCIO DE BORTOLI RIFIUTA DI DUETTARE CON L’EX GENERALE NOSTALGICO DEL MANGANELLO E DELL’OLIO DI RICINO - NON SOLO: E' L’EX DIRETTORE DEL “CORRIERE” IL PRIMO CHE SPARA LA NOTIZIA: “PURTROPPO A CERNOBBIO CI SARÀ VANNACCI'' (IL CAUTO DIRETTORE FONTANA È STATO BEN ATTENTO A NON PUBBLICARLA SUBITO SUL CARTACEO)...

rai via teulada paolo corsini giulia innocenzi presutti daniele piervincenzi danilo procaccianti report sigfrido ranucci

DAGOREPORT – RIUNIONE INTERLOCUTORIA MA CON QUALCHE PICCOLA APERTURA TRA IL DIRETTORE DELL'APPROFONDIMENTO RAI, PAOLO CORSINI, E I MEMBRI DELLA SQUADRA DI “REPORT”: I GIORNALISTI HANNO RIBADITO IL “NO” ALLA CONDUZIONE DI GIULIA PRESUTTI E DANIELE PIERVINCENZI, MA SU QUEST’ULTIMO LA POSIZIONE SAREBBE PIÙ MORBIDA: POTREBBE AVERE UN VIA LIBERA MAGARI COME CONDUTTORE DEL “REPORT LAB”, CON LA CONDUZIONE VERA E PROPRIA DA AFFIDARE A DUE “STORICI” (CHE DIVENTEREBBERO TRE NEL CASO DI UN REINTEGRO DI RANUCCI DA PARTE DEL TRIBUNALE).  SULLA PRESUTTI IL MURO RESTA GRANITICO – PALAZZO CHIGI, INVECE, SAREBBE IRREMOVIBILE SUI DUE NOMI – EPISODIO PITTORESCO NEL MEZZO DELLA RIUNIONE: UN GIORNALISTA DI UNA PRESTIGIOSA TESTATA DELLA RAI SAREBBE STATO BECCATO A ORIGLIARE DA UN BAGNO VICINO ALLA SALA…

trump modi xi jinping putin

DAGOREPORT – GRAZIE A TRUMP, IL DOLLARO RISCHIA DI DIVENTARE CARTA STRACCIA – IL PIATTO FORTE AL SUMMIT IN KIRGHIZISTAN DI XI JINPING, VLADIMIR PUTIN E NARENDRA MODI, HA FATTO STRA-INCAZZARE IL CALIGOLA DELLA CASA BIANCA: SUL TAVOLO, IL PROGETTO DEI ''BRICS'' (BRASILE, RUSSIA, INDIA, CINA, SUDAFRICA) DI DAR VITA A UNA “MONETA UNICA'', PER FAR FUORI IL DOLLARO NEGLI SCAMBI INTERNAZIONALI - CON UN DEBITO PUBBLICO MONSTRE DI 40MILA MILIARDI, LA DE-DOLLARIZZAZIONE SAREBBE LA FINE DELL'IMPERO AMERICANO: IL VERDONE" VIENE UTILIZZATO IN OLTRE L'80% DELLE TRANSAZIONI COMMERCIALI E IN PIÙ DELLA METÀ DEI PAGAMENTI INTERNAZIONALI DELLE MATERIE PRIME, COME IL PETROLIO - LA DECISIONE E' NELLE MANI DELLA CINA: RINUNCERA' ALLO MONETA NAZIONALE, LO YUAN, PER DIVENTARE LA LOCOMOTIVA DEI ''BRICS''? - SUL MAGGIORE IMPEGNO A FAVORE DELL’IRAN, PESANO I DUBBI DI MODI (GLI USA SONO IL PRIMO PARTNER COMMERCIALE DELL’INDIA) - PROSSIMO ROUND: IL VERTICE DI XI JIN PING DEL 24 SETTEMBRE CON IL "DERAGLIATO MENTALE" DELLA CASA BIANCA...