LA “TANGENTOPOLI” UCRAINA È UNA MINA SULLA STABILITÀ DEL GOVERNO ITALIANO – IL MINISTRO DELLA DIFESA, GUIDO CROSETTO, FA IL GARANTISTA DOPO LE DIMISSIONI DEL BRACCIO DESTRO DI ZELENSKY, ANDRIY YERMAK. MA LA LEGA RIBOLLE, E SALVINI VA ALL’ATTACCO RICICCIANDO LE “MIGNOTTE”: “SAPERE CHE CENTINAIA DI MILIONI DI DOLLARI SAREBBERO FINITI IN VILLE DI LUSSO, CONTI ALL'ESTERO, UN GIRO DI PROSTITUZIONE DI UOMINI VICINISSIMI A ZELENSKY È QUALCOSA CHE CI IMPONE ESTREMA CAUTELA” (PRATICAMENTE LE STESSE PAROLE DEI RUSSI, CHE IRRIDONO YERMAK, SOPRANNOMINATO “ALI BABÀ: LUI SI È DIMESSO, RESTANO I 40 LADRONI”– A RISCHIO IL VOTO SULLA LEGGE “CORNICE”, TRA POCO PIÙ DI UN MESE: IL CARROCCIO POTREBBE SABOTARLA...
CROSETTO GARANTISTA LA LEGA FRENA SUGLI AIUTI SPINTA PER L'ASTENSIONE
Estratto dell’articolo di Lorenzo De Cicco per “la Repubblica”
ANDRIY YERMAK - VOLODYMYR ZELENSKY
Il garantismo di Guido Crosetto. La Lega che, al contrario, soffia sulla tormenta giudiziaria a Kiev. Il sostegno militare del governo italiano all'Ucraina rischia di finire in una strettoia. Giorgia Meloni pubblicamente resta in silenzio, 24 ore dopo la notizia del coinvolgimento nell'indagine per corruzione a carico dell'ormai ex braccio destro di Volodymyr Zelensky, Andriy Yermak.
Da FdI raccontano che la linea non cambia: avanti con il sostegno all'Ucraina, bene hanno fatto le autorità di Kiev a procedere con le indagini.
VOLODYMYR ZELENSKY ANDRIY YERMAK -
Nella cerchia della premier c'è preoccupazione per i risvolti dell'inchiesta, per come possono essere recepiti dalle opinioni pubbliche occidentali, sempre più bersagliate dalla macchina propagandistica di Mosca. Ma non sono alle viste piroette in politica estera.
Tra i Fratelli nel governo, è il ministro della Difesa a esporsi direttamente: «Yermak? Leggo che si è detto innocente, pronto ad attendere il corso della giustizia e dopo le dimissioni ha detto che sarebbe andato a combattere in prima linea. Se sarà così, merita che anche noi attendiamo il corso della giustizia», è il commento a Repubblica di Crosetto, che conosce l'ex capo di gabinetto di Zelensky, ricevuto anche nella sede del dicastero, nell'estate del 2024.
ANDRIY YERMAK - GUIDO CROSETTO
[...] È la Lega, a destra, a battere sul chiodo della corruzione. «Le indagini ormai arrivano sempre più vicino a Zelensky. Qualcuno si è arricchito sfruttando guerra, morte e aiuti? Vergognoso», la sentenza già sfornata a via Bellerio due giorni fa.
Matteo Salvini è tornato alla carica di nuovo ieri, dall'assemblea del partito di Maurizio Lupi, Noi Moderati. «Sapere che centinaia di milioni di dollari sarebbero finiti in ville di lusso, conti all'estero, un giro di prostituzione di uomini vicinissimi a Zelensky è qualcosa che ci impone estrema cautela».
Seguono stoccate all'Europa: «Lasciamo che Trump, Zelensky e Putin lavorino per la pace e blocchiamo quelli che anche in Ue, invece, hanno tutto l'interesse a continuare a vendere, pagare armi e ad allungare la guerra».
Salvini ufficialmente non si spinge a pronosticare che farà il suo partito tra poco più di un mese, quando il Parlamento dovrà rinnovare per tutto il 2026 gli aiuti militari a Kiev, votando la legge "cornice", quella che autorizza la Difesa a varare i pacchetti di armi da spedire di volta in volta. Il vicepremier lumbard sul punto non scopre le carte: «Prima di parlare di nuove armi e di tutto il resto, aspettiamo di capire che succede», la linea ufficiale.
Ma il Carroccio ribolle. Il pressing per smarcarsi è sempre più forte. Non solo da parte di parlamentari che dichiarano a titolo personale, come il senatore Claudio Borghi, che già da un paio di settimane ha messo a verbale: non voterò più sì all'invio di armi. Più esponenti di primo piano del partito, contattati da questo giornale, fanno questa previsione: «Se l'inchiesta si allargherà ancora, valuteremo l'astensione» sulla nuova legge. [...]
C'è un altro tornante insidioso per la maggioranza, prima della legge cornice. Tra due settimane, il 16 e 17 dicembre, si voteranno alla Camera e al Senato le risoluzioni in vista del consiglio europeo del mese prossimo. Dentro FdI temono che il Carroccio possa già mandare segnali sulle armi in questa occasione, presentando qualche ordine del giorno sulle inchieste in Ucraina. Magari rispolverando il vecchio asse gialloverde: il M5S è sempre più critico sulle forniture militari. [...]
MOSCA ESULTA E APPROVA IL RIARMO "SI SONO INTASCATI I SOLDI EUROPEI"
Rosalba Castelletti per “la Repubblica”
SALVINI CON LA MAGLIA DI PUTIN
[...] le dimissioni del capo dello staff Andriy Yermak, l'ultima vittima delle inchieste anti-corruzione in Ucraina, hanno ulteriormente indebolito il presidente Volodymyr Zelensky. Mosca non a caso gongola. «Alì Babà si è dimesso, restano soltanto i 40 ladroni», ha commentato il finanziere Kirill Dmitriev alludendo al nome in codice di Yermak. Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov, invece, ha stigmatizzato la «profonda crisi politica» ucraina e attribuito la corruzione «ai soldi che americani ed europei hanno donato per la guerra» cercando di seminare zizzania tra gli alleati.
Sono leve che Putin non esiterà a muovere, ma che Zelensky sembra determinato a respingere. Domani il leader ucraino incontrerà il presidente francese Emmanuel Macron a Parigi, mentre una delegazione ucraina guidata da Rustem Umerov è già volata in Florida per limare ulteriormente la bozza del "piano di pace" a favore di Kiev sul solco delle modifiche già concordate una settimana fa a Ginevra.
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Zelensky, nonostante tutto, è fiducioso. «Il dialogo basato sui punti di Ginevra proseguirà. La diplomazia resta attiva», ha detto. Ma venerdì, da Bishkek, Putin ha fatto capire che alla bozza di piano di pace modificata da ucraini ed europei non è proprio interessato. Anzi, nutre profonde perplessità persino sulla versione originale statunitense, che pure aveva attinto a mani basse dalle proposte russe.
L'unico segnale che potrebbe fare sul serio, stando a fonti del Wall Street Journal, sarebbe che la bozza statunitense in 28 punti punterebbe non tanto alla pace, quanto a far uscire dal tunnel l'economia russa. Secondo il quotidiano statunitense, alcuni dei fedelissimi della cerchia pietroburghese di Putin, da Gennadij Timchenko a Jurij Kovalchuk fino ai fratelli Rotenberg, avrebbero inviato loro rappresentanti a incontrare in segreto le aziende americane interessate ad accordi nel settore dell'estrazione di terre rare e dell'energia.
vladimir putin a biskek con il presidente del kirghizistan sadyr japarov
A partire dal rilancio del gigantesco gasdotto Nord Stream, sabotato dai sommozzatori ucraini e soggetto alle sanzioni dell'Unione Europea. «Fare soldi, non fare la guerra», sarebbe questo — secondo il Wall Street Journal — «il vero piano di Trump per la pace in Ucraina».


