TIRANO DI NUOVO FORTI VENTI DI GUERRA SUL GOLFO – GLI STATI UNITI HANNO ALLERTATO GLI ALLEATI: UNA NUOVA OFFENSIVA CONTRO L'IRAN È POSSIBILE DOPO LE ELEZIONI DI METÀ MANDATO DEL 3 NOVEMBRE – DONALD TRUMP SENTE NETANYAHU E FA LO SBRUFFONE: “ABBIAMO NEUTRALIZZATO LE LORO CAPACITÀ NUCLEARI. RESTA ANCORA DA OCCUPARSI DI UNO O DUE SITI, MA POSSIAMO FARLO IN DIECI MINUTI” – PER TUTTA RISPOSTA, SI FA RISENTIRE LA GUIDA SUPREMA, MOJTABA KHAMENEI, CHE HA ORDINATO ALLE FORZE ARMATE IRANIANE UNA RISPOSTA “IMMEDIATA, EFFICACE E SENZA LIMITI GEOGRAFICI” A UN EVENTUALE NUOVO ATTACCO AMERICANO O ISRAELIANO – L'INCOGNITA ISRAELE, ALLE PRESE CON IL REBUS POST-ELEZIONI
IRAN. TRUMP: DOBBIAMO OCCUPARCI DI UNO O DUE SITI
Donald Trump - comizio a Chillicothe in Ohio
(DIRE) – Secondo il presidente Donald Trump, gli Stati Uniti devono "occuparsi" di uno o due siti in Iran: "Abbiamo neutralizzato le loro capacità nucleari. Resta ancora da occuparsi di uno o due siti, ma possiamo farlo in dieci minuti", ha affermato Trump parlando con i giornalisti dalla sua residenza in Florida.
"Si potrebbe guardare, ad esempio, verso la Pickaxe Mountain: bisogna occuparsene. Possiamo fare tutto questo molto rapidamente", ha spiegato. Trump ha anche aggiunto che i negoziati "stanno andando bene", ma che l'Iran "fa un accordo e poi si tira indietro".
Intanto sabato, mentre gli Stati Uniti pianificavano una possibile ripresa degli attacchi contro l'Iran, Trump ha avuto un colloquio telefonico con Benjamin Netanyahu, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal.
2. IRAN, TORNANO I VENTI DI GUERRA KHAMENEI: RISPOSTA SENZA CONFINI
Estratto dell’articolo di Alberto Simoni e Fabiana Magrì per “La Stampa”
murale contro donald trump a teheran
Fabiana Magrì Alberto Simoni Guerra e diplomazia avanzano contemporaneamente nel Golfo. Gli Stati Uniti hanno allertato gli alleati nella regione: una nuova offensiva contro l'Iran è possibile dopo le elezioni di metà mandato del 3 novembre. E nelle ultime ore, Teheran ha inviato due segnali apparentemente opposti.
La Guida Suprema Mojtaba Khamenei – che non compare pubblicamente dalla successione al padre, ucciso nell'attacco di Usa e Israele all'avvio della guerra a febbraio – ha ordinato alle forze armate una risposta «immediata, efficace e senza limiti geografici» a un eventuale nuovo attacco americano o israeliano.
Ha inoltre ordinato di aggiornare l'elenco dei bersagli, includendo «tutti gli interessi, materiali e immateriali» del nemico. Il destinatario è chiaro: non soltanto Washington e Gerusalemme, ma potenzialmente anche le basi americane nei Paesi arabi, già colpite dalle rappresaglie iraniane.
Parallelamente, il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, che ieri ha mandato un emissario a Doha dopo oltre dodici ore di pre-colloqui a Teheran venerdì, ha definito «positivo» il tentativo americano (Washington è in contatto con il Qatar) di riaprire il dialogo e ha detto che i mediatori stanno lavorando sulle condizioni iraniane.
Araghchi, intervistato da Al Jazeera, ha detto che i vertici iraniani hanno esaminato la lettera inviata dal vicepresidente Usa JD Vance ma, ha aggiunto, «in questa fase non vediamo la necessità di incontrare gli americani».
[...] «Il presidente non ha preso alcuna decisione» su nuovi raid, dice Marco Rubio. Trump preferisce un accordo, sostiene, pur avendo i mezzi per colpire. Secondo indiscrezioni, il presidente sarebbe pronto a riprendere gli attacchi in caso di una sonora sconfitta dei repubblicani alle Midterm. «Se si sentirà imbarazzato farà qualcosa di audace. È questo che tutti dicono agli iraniani. Il momento migliore per arrivare a un accordo è ora», ha spiegato una fonte Usa ad Axios.
LA GUERRA DI TRUMP ALL IRAN - VIGNETTA BY GIANNELLI
Un eventuale secondo round di guerra «sarà più pericoloso, più distruttivo e non porterà da nessuna parte», ha avvertito il ministro degli Esteri egiziano Badr Abdelatty, al vertice sulla sicurezza di Manama. [...]
Prima di affrontare nel merito il dossier nucleare – sul quale Washington pretende concessioni – Teheran vuole sciogliere il nodo di Hormuz: fine del blocco americano dei porti iraniani, revoca delle sanzioni introdotte dopo il memorandum di Islamabad, sblocco dei fondi congelati, riconoscimento delle rotte marittime discusse con l'Oman e riduzione della presenza militare Usa nella regione.
E mentre si negozia sulla libertà di traffico delle petroliere, le navi continuano a finire nel mirino: l'agenzia britannica Ukmto ha registrato, fra giovedì e venerdì, nuovi episodi nello Stretto contro mercantili in transito.
DONALD TRUMP BENJAMIN NETANYAHU - GUERRA ALL’IRAN
L'Arabia Saudita ha mandato in settimana il ministro della Difesa a Teheran: con Pakistan e Turchia cerca di contenere anche la crisi yemenita, chiedendo agli iraniani di intervenire sugli Houthi nel Mar Rosso.
Anche Israele si prepara a un negoziato: quello per trovare una maggioranza che le urne di martedì non hanno consegnato a nessuno. Il presidente Isaac Herzog avvierà le consultazioni con i partiti la prossima settimana. Ma sul rebus politico incombe lo spauracchio dell'Iran.
CARTELLONE CONTRO TRUMP ESPOSTO DAL REGIME IRANIANO A TEHERAN
Il premier Benjamin Netanyahu, forte di essere il leader del primo partito anche nel nuovo parlamento, spinge su quella che considera un'«occasione storica e irripetibile», da cogliere assieme all'alleato-amico Donald Trump, per eliminare la minaccia iraniana «una volta per tutte». Nei giorni precedenti le elezioni aveva indicato nella caduta del regime di Teheran la strada per riuscirci.
Bibi deve ancora costruire una maggioranza ma sull'Iran non attenua i toni. La trattativa procede fra chi vuole evitare un'inutile campagna militare e chi invece soffia sui venti di guerra.


