“CON MELONI NON C’È PIÙ LO STESSO RAPPORTO” - TRUMP ATTACCA ANCORA LA DUCETTA INVIANDOLE QUALCHE PIZZINO (“L’ITALIA RICEVE GRANDI QUANTITÀ DI PETROLIO DALLO STRETTO…”) E INSISTE NEGLI AFFONDI CONTRO IL PAPA: “DITEGLI CHE L’IRAN HA UCCISO 42 MILA PERSONE” – SCARICATA DAL TYCOON COME FOSSE UNA SGUATTERA DEL GUATEMALA, MELONI SI ATTACCA ALLA GIACCHETTA DEL CANCELLIERE CRUCCO MERZ E ADERISCE ALLA RIUNIONE DEI BIG UE SU HORMUZ E SU UNA POSSIBILE SPEDIZIONE CONTINENTALE NELLO STRETTO - POI FA GLI OCCHI DOLCI ALLA CASA BIANCA, INVOCANDO L’UNITÀ TRANSATLANTICA – QUEL MERLUZZIONE DI TAJANI, CON SPREZZO DEL RIDICOLO, AFFERMA CHE CON TRUMP NON SI TRATTA DI CRISI MA DI "DIVERGENZA DI OPINIONI”. SALVINI, INVECE, IRONIZZA SU TRUMP: “LA GUERRA, STANDO A LUI, È GIÀ FINITA PARECCHIE VOLTE, E NON È ANCORA FINITA...”
Tommaso Ciriaco per repubblica.it - Estratti
donald trump come gesu e giorgia meloni - vignetta by vukic
Si prepara a volare da Emmanuel Macron. Ospite già venerdì del presidente francese a Parigi, assieme a Keir Starmer e Friedrich Merz, per discutere del blocco di Hormuz e di una possibile spedizione continentale nello Stretto. L’ufficializzazione arriverà solo oggi, ma l’unica possibilità che la leader non venga fotografata all’Eliseo è legata all’eventualità che il cancelliere tedesco resti in patria. Già ieri, però, Berlino ha fatto sapere che il piano è di esserci.
E dunque, la presidente del Consiglio si prepara a un delicato vertice a quattro nella capitale francese (gli altri parteciperanno solo in collegamento video).
Sarà dunque a colloquio con Emmanuel Macron, con cui ha spesso duellato. Nel linguaggio della politica, c’è poco altro da aggiungere: consumato lo strappo con Donald Trump — per decisione del tycoon, va ricordato — Meloni sceglie di aderire alla riunione dei big Ue su Hormuz. È il dossier geopolitico più delicato di questa fase e il punto di massimo attrito con Washington, perché rappresenta una minaccia esistenziale alle economie dell’Unione.
foto di gruppo vertice alla casa bianca con zelensky e i leader europei foto lapresse
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È evidente che per la premier si tratta di un piano B, ancora da riempire di dettagli. Anche perché la spedizione europea per Hormuz resta avvolta nell’incertezza: oggi gli sherpa — e forse anche i leader — si scambieranno informazioni preliminari, necessarie soprattutto per chiarire cosa hanno in mente Macron e Starmer. Gli americani premono per un impegno immediato (è uno dei punti su cui Trump ha contestato Meloni), mentre gli E4 continuano a ribadire che serve prima un cessate il fuoco solido.
meme donald trump giorgia meloni 6
L’impegno italiano sarà dunque definito nei prossimi giorni. E non è detto che si limiti all’invio di cacciamine. Parigi, infatti, potrebbe riattivare una missione congelata tempo fa, chiedendo agli alleati di prendervi parte per la messa in sicurezza di Hormuz. Un modo anche per placare la pressione della Casa Bianca.
Tutto è in movimento. Il nuovo attacco che Trump ha riservato a Meloni rende d’altra parte la mossa quasi obbligata: se gli americani non la riconoscono più come «l’amica Giorgia», non resta che volgere lo sguardo verso Parigi e Berlino. Anzi, prima a Berlino e poi a Parigi: la decisione di partecipare in presenza alla riunione di Macron e non limitarsi al video-collegamento, infatti, nasce dal confronto con il Cancelliere tedesco. E su Hormuz l’Italia intende muoversi all’unisono con Merz.
È un equilibrio delicatissimo, quello con gli Usa. Non si può rinnegare una relazione definita a lungo speciale, tanto da portare Meloni — unica tra i leader occidentali — all’Inauguration day di Washington nel gennaio 2025. I segnali alla Casa Bianca vanno quindi dosati con cura. Ieri, per dire, Antonio Tajani ha specificato che non si tratta di «crisi, ma di divergenza di opinioni». Matteo Salvini, invece, arriva addirittura a ironizzare sul tycoon: «La guerra, stando a Trump, è già finita parecchie volte, e non è ancora finita...».
emmanuel macron donald trump giorgia meloni friedrich merz - vertice alla casa bianca
Di certo, Meloni in conferenza stampa con Volodymyr Zelensky lancia segnali distensivi, invocando l’unità transatlantica. Che è poi la ragione per cui a Palazzo Chigi non si esclude che si tenga presto, si spera molto presto, una telefonata con il presidente Usa
TRUMP ATTACCA ANCORA MELONI: “NON C’È PIÙ LO STESSO RAPPORTO”
Paolo Mastrolilli per repubblica.it - Estratti
MELONI TRUMP MACRON MERZ STARMER
Non si placano gli attacchi di Trump a papa Leone e Giorgia Meloni, diventati ormai un appuntamento quotidiano. I diplomatici più ottimisti si azzardano a prevedere che siano crisi passeggere, come quella che lo aveva prima diviso da Elon Musk e poi ricongiunto, generate dalla necessità di distrarre l’America dalle difficoltà in Iran, sul modello di come gestiva il reality show “The Apprentice”.
Le divergenze col primo pontefice americano si stanno spingendo nel campo teologico, almeno per bocca del vice presidente cattolico Vance, e quindi sembrano più profonde, a meno che quelle con la premier seguano il percorso della generale idiosincrasia per tutti gli europei.
meme donald trump giorgia meloni 5
Il capo della Casa Bianca è tornato ad attaccare Meloni ieri durante un’intervista con la conduttrice italo americana di Fox News, Maria Bartiromo: «Non abbiamo più lo stesso rapporto», ha commentato col tono di una separazione definitiva. Quindi ha spiegato le motivazioni dello strappo: «È stata negativa», soprattutto sul supporto all’intervento militare contro Teheran. «Chiunque abbia rifiutato — ha spiegato il presidente — il proprio aiuto nella gestione della situazione con l’Iran, con quel Paese non abbiamo più lo stesso rapporto. Giusto per vostra informazione: l’Italia riceve grandi quantità di petrolio dallo Stretto».
meme donald trump giorgia meloni 4
Il ragionamento ripercorre quelli già adottati con i leader di Francia, Gran Bretagna e Germania, per non parlare della Spagna, che nonostante non siano stati minimamente consultati prima di scatenare la guerra, sarebbero dovuti correre a sostenerla, in particolare occupandosi della riapertura dello Stretto di Hormuz.
Meloni finora era riuscita ad evitare i rimproveri, un po’ perché aveva giocato sull’equidistanza tra le due sponde dell’Atlantico, e un po’ per le affinità elettive che la legano a Trump sul piano politico. La goccia che ha fatto traboccare il vaso però sono state le critiche dopo l’attacco a Leone, che il capo del governo italiano non poteva risparmiarsi, ma quello americano ha visto come un tradimento, sommandole alla mancanza di supporto sostanziale in Iran.
Ieri infatti il capo della Casa Bianca è tornato a prendere di mira il pontefice sui social, proprio sulla guerra: «Qualcuno può per favore dire a Papa Leone che l’Iran ha ucciso almeno 42.000 manifestanti innocenti e completamente disarmati negli ultimi due mesi, e che per l’Iran possedere una bomba nucleare è assolutamente inaccettabile?». Inutile spiegare che la Santa Sede non condona le violenze del regime di Teheran e non favorisce la proliferazione nucleare, però ha idee diverse su come affrontare questi problemi.
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Fonti diplomatiche ipotizzano che il presidente abbia attaccato Meloni proprio per cambiare bersaglio, dopo essersi reso conto del danno elettorale che fatto ai repubblicani urtando i cattolici con l’assalto al Papa. Se così fosse, passata la tempesta dell’Iran potrebbe recuperare Meloni, come con Musk, ammesso che passi.

