donald trump benjamin netanyahu libano guerra

TRUMP E NETANYAHU HANNO DAVVERO FATTO NASCERE IL NUOVO ORDINE IN MEDIO ORIENTE: MA NON ERA QUELLO CHE VOLEVANO LORO – L’EFFETTO DELLA GUERRA NEL GOLFO È STATO RENDERE TEHERAN IL NUOVO PADRONE DELL’AREA. I PAESI VICINI, A PARTIRE DAL QATAR (STORICO PROTETTORE E FINANZIATORE DEI TERRORISTI DI HAMAS), PARLA APERTAMENTE DI CREARE UNA “ARCHITETTURA DI SICUREZZA” CHE NON INCLUDA PIÙ SOLTANTO GLI USA, MA ANCHE IL REGIME DEI PASDARAN. E ANCHE GLI EMIRATI, I PIÙ FILO-ISRAELIANI TRA I PAESI ARABI, AVREBBERO AVVIATO I COLLOQUI CON GLI ODIATISSIMI AYATOLLAH – LA PICCOLA VITTORIA DIPLOMATICA DI NETANYAHU IN LIBANO È LIMITATA: NON SI PUÒ SRADICARE HEZBOLLAH DAL SUD DEL PAESE, A MENO DI DESERTIFICARE TUTTO COME A GAZA...

Estratto dell’articolo di Giordano Stabile per “La Stampa”

 

BENJAMIN NETANYAHU DONALD TRUMP

L'Iran emerge come nuovo padrone del Golfo, gli Stati Uniti si preparano a un gigantesco trasloco delle loro basi verso il Mediterraneo, sulle coste e nei deserti israeliani, mentre la Turchia allarga la sua influenza in Siria.

 

Ma Israele segna un punto importante sul suo fronte Nord, il Libano, con un accordo che dovrebbe aprire a rapporti diplomatici con il governo di Beirut e isolare, se non disarmare, Hezbollah, all'interno del suo stesso Paese.

 

accordo tra israele e libano firmato a washington

È un obiettivo molto più limitato rispetto alla "ristrutturazione del Medio Oriente" messa in cantiere da Benjamin Netanyahu e lanciata dopo il massacro del 7 ottobre e le successive, sanguinose, campagne nella Striscia di Gaza e contro il Partito di Dio libanese, fino al blitz del 28 febbraio a Teheran. Ma tant'è, sarà sbandierato come una vittoria, dal potente impatto psicologico sull'opinione pubblica interna.

 

[...]

 

Nessun altro premier israeliano si è mai più avvicinato così tanto a un'intesa con il Libano. [...]

 

bombardamenti israeliani in libano 4

Ora c'è la possibilità con l'aiuto del presidente Joseph Aoun, l'uomo su cui hanno puntato gli americani, e del premier Nawaf Salam, vicino ai sauditi e ai turchi, di neutralizzare l'ostacolo che blocca i piani israeliani da quarant'anni.

 

L'idea resta quella dell'82. Allearsi con le forze cristiane per cacciare il nemico. Solo che i palestinesi di Arafat erano un corpo estraneo, al di là della "solidarietà araba". I combattenti di Hezbollah combattono nei villaggi dove sono nati. Estirparli, che a provarci siano soldati israeliani o libanesi, è impossibile.

 

joseph aoun

A meno di non desertificare tutto il Sud, come a Gaza. E questo è il primo muro, di geografia, storia, cultura, che rischia di rendere inattuabile l'accordo. Il secondo muro, ancora più alto e robusto, è il nuovo Medio Oriente "ristrutturato", ma non come volevamo Donald Trump e Netanyahu.

 

L'impossibilità di piegare l'Iran con le bombe e con il blocco navale dei suoi porti si è tradotta in una sconfitta strategica. Il controllo militare dello Stretto di Hormuz da parte di Pasdaran è una tenaglia micidiale, che minaccia l'intera economia mondiale. Il collasso non c'è stato perché gli Stati Uniti, e la Cina, hanno pescato a man bassa nelle riserve di greggio. Che però non sono infinite.

 

BENJAMIN NETANYAHU BURATTINAIO DI DONALD TRUMP

 Una conseguenza immediata è stato il riposizionamento delle petromonarchie del Golfo. Il Wall Street Journal ha rivelato che il Pentagono si prepara a traferire parte delle sue basi dal Golfo a Israele, soprattutto il quartier generale della Quinta flotta in Bahrein, che è stato danneggiato in maniera seria, cioè semidistrutto, da missili e droni dei Pasdaran. Tanto vale ricostruirlo da zero, altrove. [....]

 

Ma in prospettiva c'è anche un altro elemento. E cioè gli umori degli alleati regionali. Prima l'assedio di Gaza, con l'opinione pubblica araba indignata e inferocita nei confronti di Israele. Poi la Terza guerra del Golfo, dove gli Stati arabi si sono ritrovati in prima linea di colpo, senza essere neppure avvertiti. Alla mercé di una potenza di fuoco che nessuno aveva messo in conto.

 

donald trump - guerra in iran

Il tono è cambiato. Tanto che il premier qatarino Sheikh Mohammed, in un'intervista al Financial Times, ha spiegato che «per noi, Stati regionali, la priorità è creare un'architettura di sicurezza che includa anche l'Iran, e non più soltanto gli Usa: una cooperazione, anche economica, per restituire stabilità alla regione».

 

Il Qatar ha dato il la alla preparazione mediatica ma è l'Arabia Saudita, il gigante del Golfo, il vero motore. Riad, secondo fonti diplomatiche locali, si appresta a ospitare un summit fra l'Iran e i Paesi arabi vicini. Il primo obiettivo è la normalizzazione delle relazioni per poi procedere verso un patto di non aggressione, o qualcosa del genere, e far ripartire gli scambi economici, «come ai tempi dei presidenti riformisti Rafsanjani e Khatami». [...]

DONALD TRUMP - GUERRA ALL'IRAN

 

[...]  Persino gli Emirati, definiti dal vicepresidente americano JD Vance «di gran lunga il Paese più interventista e più filo-israeliano del Golfo», avrebbero avviato colloqui con gli odiati Pasdaran. Lo ha rivelato lo stesso Vance.

 

Come ha sintetizzato Mark R. Levin, «gli emiratini si sono guardati attorno, hanno concluso che il regime iraniano non se ne andava da nessuna parte, e hanno cominciato a vezzeggiarlo».

 

Teheran avrebbe anche inviato propri rappresentanti militari a Doha per confrontarsi con funzionari del Centcom, il comando americano in Medio Oriente, con l'obiettivo di gestire eventuali tensioni a livello militare. Un abbozzo di quella architettura di sicurezza «con gli Usa ma anche con l'Iran» auspicata dai qatarini. Tutto si muove in fretta e quelle che sembravano fantasie geopolitiche solo quattro mesi fa stanno già prendendo forma. L'accordo con il Libano potrà mascherarlo per un po', ma il nuovo Medio Oriente, che qualcuno comincia a chiamare Asia Occidentale, sfida tutte le certezze acquisite.

benjamin netanyahu donald trump mar a lago 2benjamin netanyahu donald trump mar a lagobenjamin netanyahu donald trump mar a lago 3

Ultimi Dagoreport

nicola fratoianni elly schlein vladimir putin gaetano manfredi

DAGOREPORT - CON L'ARMATA BRANCA-MELONI SOTTO SCHIAFFO DEL VANNACCISMO, IL CENTROSINISTRA RIESCE A MOSTRARE SOLO UN CAMPOLARGO SGARRUPATO E PIENO DI BUCHE - LA MANIFESTAZIONE DI NAPOLI HA FATTO INCAZZARE DI BRUTTO ELLY SCHLEIN PER LE INTEMERATE DI FRATOIANNI E DI CONTE CONTRO L'AUMENTO DELLE SPESE PER LA DIFESA: PER I LEADER DI AVS E M5S, DOPO QUATTRO ANNI DI GUERRA, L'EUROPA SI E' INVENTATA LA "MINACCIA PUTIN" - ANCHE IL LANCIO DEL SINDACO DI NAPOLI, GAETANO MANFREDI, COME LEADER DELLA "GAMBA CENTRISTA", HA INFIAMMATO I NEURONI DI ELLY - IL TIMORE DELLA SEGRETARIA CON L’ESKIMO È CHE IL NUOVO AGGREGATO, ANZICHÉ GUIDATO DA PERSONALITÀ NUOVE CAPACI DI ATTIRARE GLI ELETTORI MODERATI, SIA FORMATO DA POLITICI PD, COL RISULTATO DI FARLA PRECIPITARE NEI SONDAGGI...

mario orfeo mirja cartia dasiero theodore kyriakou

DAGOREPORT – PERCHÉ MARIO ORFEO HA DETTO ADDIO A “REPUBBLICA”? DIETRO ALLE DIMISSIONI C’È UNA FRATTURA INSANABILE CON IL NUOVO EDITORE, IL GRECO THEO KYRIAKOU, E LA NUOVA AD, MIRJA CARTIA D’ASERO – “PONGO” SI È OFFESO PERCHÉ I NUOVI PADRONCINI DI LARGO FOCHETTI HANNO DATO MANDATO AI CACCIATORI DI TESTE DI INDIVIDUARE UN PROFILO ADATTO A GUIDARE LA “CNN ITALIANA” CHE SOGNA IL MAGNATE GRECO. MA COME, È STATA LA RAMPOGNA DI ORFEO, IO SONO STATO DIRETTORE DI DUE TG (TG1 E TG3) E DG RAI, E QUELLI MI IGNORANO? SENTITOSI SCAVALCATO IRRIMEDIABILMENTE, ORFEO VOLA TRA LE MUNIFICHE BRACCIA DI LEONARDINO DEL VECCHIO – PER LA “CNN” DI KYRIAKOU DOVREBBE ARRIVARE IL DESTRISSIMO ANDREA PUCCI, ALLA FACCIA DEL CDR SOVIET DI “REP”…

marco bucci gianluigi aponte michele brambilla andrea malaguti il secolo

FLASH! - ALL'INDOMANI DEL VIOLENTO SCAZZO CON QUERELA TRA IL GOVERNATORE DELLA LIGURIA MARCO BUCCI, CHE HA UN'IDEA DELLA LIBERTA' DI STAMPA PARI A QUELLA DI TRUMP, E IL DIRETTORE DEL "SECOLO XIX", MICHELE BRAMBILLA, ANCHE IL RAPPORTO DELL'EDITORE DEL QUOTIDIANO GENOVESE, L'ARMATORE DEI 7 MARI GIANLUIGI APONTE CON IL GOVERNATORE HA COMINCIATO A DECLINARE - PER RISOLVERE LA SITUAZIONE, APONTE HA INCARICATO IL GENERO PIERFRANCESCO VAGO, PRESIDENTE DI MSC CROCIERE, DI PROPORRE LA DIREZIONE ALL'EX DIRETTORE DE "LA STAMPA", ANDREA MALUGUTI (CORTEGGIATO ANCHE DA LEONARDINO DEL VECCHIO PER IL POLO EDITORIALE QN)....

lirio abbate mario orfeo la repubblica

FLASH! – LIRIO ABBATE LASCIA “REPUBBLICA”! - CON LA DIREZIONE DI MARIO ORFEO, NON CI SAREBBERO PIÙ LE “CONDIZIONI PROFESSIONALI” PER CONTINUARE IL LAVORO NEL GRUPPO: “UNA DECISIONE DOLOROSA, MA CHE CONSIDERO INEVITABILE” – NELLA LETTERA DI DIMISSIONI, L'AUTORE DI BOMBASTICHE INCHIESTE ANTI-MAFIA, GIA' DIRETTORE DE “L’ESPRESSO”, FA CAPIRE CHE NON C’È PIÙ SPAZIO PER UN PROGETTO PROFESSIONALE COERENTE CON IL SUO LAVORO - NON C’ENTRA IL CAMBIO DI EDITORE (AL GRECO INTERESSA SOLO LA TV), MA LA DIREZIONE DI ORFEO CHE HA  AZZERATO LO SPAZIO PER INCHIESTE, APPROFONDIMENTI E LAVORI PIÙ STRUTTURATI…

gualtieri rocca metropolitan zingaretti carocci

DAGOREPORT - QUELLO CHE CAROCCI NON DICE! CI SONO PASSAGGI SOTTACIUTI, OMISSIONI E CLAMOROSI “NON DETTI” NEGLI AFFONDI DI VALERIO CAROCCI SULLA QUESTIONE DELLA RICONVERSIONE DELL’EX CINEMA METROPOLITAN, CHIUSO DAL 2010, CHE DIVENTERÀ UN'ATTIVITÀ COMMERCIALE. QUELLA CHE VIENE DESCRITTA PIGRAMENTE COME “UNA SPECULAZIONE”, PREVEDE IL MANTENIMENTO DI UNA SALA DA 100 POSTI, IL RECUPERO DI DUE CINEMA STORICI COME "L'AIRONE" E "L'APOLLO" E GARANTISCE 60 NUOVI POSTI DI LAVORO - ALLA FACCIA DELL’IDEOLOGIA, QUI SI PARLA DI CREARE LAVORO, RIQUALIFICARE AREE DEL CENTRO STORICO, TEMI CHE IL “PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, ORA CHE SI CANDIDA A UN RUOLO POLITICO SFIDANDO GUALTIERI, DOVREBBE AVERE A CUORE - VA INOLTRE RICORDATO CHE…