donald trump nato

TRUMP SI È INFILATO IN UN TUNNEL E PER USCIRNE SCARICA LA COLPA SUGLI ALLEATI – IL TYCOON TORNA AD ACCUSARE LA NATO PER NON AVER DATO ALCUN CONTRIBUTO ALLA GUERRA CONTRO L’IRAN: “NON HANNO FATTO ASSOLUTAMENTE NULLA, NON CE LO DIMENTICHEREMO MAI” – GLI USA NEGOZIANO, ISRAELE ACCELERA I BOMBARDAMENTI E UCCIDE IL COMANDANTE DELLA MARINA DEI PASDARAN – LE DUE LETTURE SULLE APERTURE DI TRUMP: VOLEVA SOLO STABILIZZARE I MERCATI? OPPURE STA CERCANDO UNA VIA D’USCITA RAPIDA? ANNUNCIANDO I COLLOQUI CHE TEHERAN NEGA, SMOLLA LA PATATA NEL CAMPO DEL NEMICO. SE CI SARÀ UN’ESCALATION, PUÒ DIRE CHE LUI CI HA PROVATO, E LA COLPA È DEGLI AYATOLLAH...

donald trump - nato

IRAN: TRUMP, NATO NON HA AIUTATO PER NULLA. NON DIMENTICHEREMO

(AGI) - Roma, 26 mar. - Donald Trump e' tornato ad accusare gli alleati della nato di non avere dato alcun contributo alla guerra contro l'Iran. "I paesi della Nato non hanno fatto assolutamente nulla per aiutare con quella folle nazione, ora militarmente decimata, che e' l'Iran", ha scritto il presidente americano su Truth in un post tutto in maiuscolo. "Gli Stati Uniti non ha bisogno di niente dalla Nato, ma 'non dimenticheremo mai' questo momento molto importante", ha ammonito.

 

STRETTO DI HORMUZ - PETROLIERE

IRAN: KATZ, UCCISO COMANDANTE MARINA PASDARAN

(AGI) - Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha confermato l'uccisione del comandante della Marina dei Guardiani della Rivoluzione islamica, Alireza Tangsiri. Era "il diretto responsabile dell'operazione terroristica di minamento e blocco dello Stretto di Hormuz al traffico marittimo", ha sottolineato Katz.

 

TRUMP TRA RICERCA DEL NEGOZIATO E MINACCE DI SCATENARE L’INFERNO È LA STRATEGIA DELLA PRESSIONE

Estratto dell’articolo di Viviana Mazza per il “Corriere della Sera”

 

IRAN - PASDARAN

Di solito si parla di «nebbia della guerra» ( fog of war ): l’incertezza e la mancanza di informazioni chiare che si sperimentano sul campo di battaglia e che rendono difficile comprendere le reali intenzioni e posizioni del nemico.

 

Ieri l’editoriale del Wall Street Journal era intitolato invece «La nebbia della diplomazia» .

Lunedì scorso il presidente Trump ha gettato nella nebbia il Medio Oriente, i mercati, gli americani e gli alleati annunciando che erano in corso colloqui «produttivi» e rimandando di cinque giorni l’ultimatum per la riapertura dello Stretto di Hormuz. Anche i repubblicani ieri sono emersi da un briefing a porte chiuse alla Camera avvolti dalla nebbia.

 

DONALD TRUMP E I SOLDATI DELLA GUARDIA NAZIONALE AMERICANA

[…] La confusione è legata anche al fatto che, oltre al chiaro intento di voler calmare i mercati, è difficile capire se l’attuale ottimismo sui negoziati di Trump sia un bluff e un modo di prendere tempo, in attesa che arrivino migliaia di soldati per un’escalation, oppure se ci sia un autentico tentativo di cercare una via d’uscita alla guerra.

 

[…] La Casa Bianca insiste ora che l’invio di altre mille truppe aviotrasportate nell’area e di due unità di 2.200 marines serve come leva negoziale: una mano tesa, l’altra pronta a dare un pugno in faccia. I primi marines arrivano venerdì, che è anche il giorno in cui scade il nuovo ultimatum di Trump per i colloqui.

 

La Casa Bianca vuole vedere se l’Iran è pronto a fare concessioni alle quali non era pronto prima dell’inizio del conflitto. Ma se — come sembra — il regime non è disposto a cedere e accettare le richieste Usa (che sembrano le stesse presentate prima della guerra), la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha detto ieri che Trump «non bluffa ed è pronto a scatenare l’inferno»:

 

karoline leavitt al matrimonio di dan scavino a mar a lago

«Se l’Iran non accetta la realtà, se non capisce che sono stati sconfitti militarmente e continueranno ad esserlo, il presidente si assicurerà che verranno colpiti più duramente che mai».

 

[…] Ci sono due modi per leggere la situazione ma, come spesso accade con Trump, raramente le sue azioni rientrano totalmente in una categoria o nell’altra. Il primo è vedere l’apertura negoziale del presidente solo come una tattica per stabilizzare i mercati e per dichiarare che con la forza ha ottenuto risultati.

 

Annunciando i colloqui anche se Teheran li ha negati, mette la palla nel campo del nemico. Se c’è un’escalation può dire: «Ci ho provato, ho aperto la porta alla diplomazia ma l’Iran l’ha chiusa».

 

TRUMP PASDARAN IRAN

E la situazione gli dà flessibilità perché, se vuole usare i soldati per riaprire lo Stretto o conquistare Kharg o altre isole, dà loro il tempo di arrivare. La seconda lettura è che Trump sta pensando sul serio a una via d’uscita (da giorni afferma: «Finirà presto»). Ora dice pure che il cambio di regime di fatto è già avvenuto: altro modo per dichiarare vittoria.

 

C’è chi sceglie una interpretazione o l’altra, ma quello che sappiamo è che Trump è estremamente attento all’andamento dei mercati e fa dichiarazioni per influenzarli, ha la tendenza all’escalation e poi a fare un improvviso passo indietro, ed è possibile che entrambi gli impulsi siano in gioco e, finché non deciderà quale istinto prevale, rimarrà la nebbia. I suoi sostenitori insistono che questo lo aiuta a ostacolare i nemici e ad arrivare ad un accordo. I suoi critici dicono che non siamo più vicini alla fine della guerra oggi di quanto lo eravamo tre settimane fa e negano che sia stata vinta, facendolo infuriare.

mohammad baqer ghalibaf 3

 

TEHERAN PUNTA SUL RICATTO DI HORMUZ E PRETENDE DI TRATTARE CON VANCE

Estratto dell’articolo di Micol Flammini per “il Foglio”

 

[…] gli iraniani avrebbero  preteso di parlare con il vicepresidente J. D. Vance, che sarebbe pronto a viaggiare in Pakistan, dove sembra si stia allestendo il teatro per i colloqui indiretti fra Washington e Teheran.

 

Vance per gli iraniani è il ventre molle dell’Amministrazione americana, il suo silenzio sulla guerra lo rende appetibile, sanno di non poter più parlare con chi finora si è occupato di medio oriente per conto di Trump, l’inviato Steve Witkoff e il genero Jared Kushner.

 

jd vance soldato nei primi anni duemila

“Non si sa cosa pensi davvero Vance, ma anche qualora fosse contro l’operazione militare non sarà lui a far cambiare idea a Trump”, dice Jason Greenblatt, ex consigliere del capo della Casa Bianca durante il primo mandato ed ex inviato in medio oriente.

 

E il motivo è che per il presidente americano lo scontro con il regime di Teheran è qualcosa che ha molto a che fare con gli Stati Uniti: il capo della Casa Bianca, spiega il suo ex consigliere, in questa guerra ci crede davvero e come nessuno lo ha tirato in mezzo, nessuno lo persuaderà che bisogna ritirarsi prima che “la vittoria” sia stata raggiunta.

 

In realtà Trump ha già parlato di vittoria, ha detto che gli iraniani gli hanno fatto uno splendido regalo e, secondo il Times of Israel, il dono consiste nel passaggio concesso ad  alcune navi attraverso Hormuz. Lo Stretto è il tormento e la soluzione, il ricatto e la punizione. “A Trump restano due anni e mezzo e il calcolo che il regime potrebbe fare è intavolare una partita lunga, aspettare che passi”.

 

jd vance donald trump prima riunione del board of peace foto lapresse

Teheran potrebbe pensare che il capo della Casa Bianca che ora dice di voler parlare sia pronto a un passo indietro e ora vuole dettare le condizioni: sceglie con chi parlare e dove farlo. Il fatto che per due volte gli americani abbiano agito militarmente durante i negoziati è sintomo che potrebbe accadere anche una terza volta. Lunedì Trump ha fermato l’ordine di colpire le infrastrutture energetiche del regime, per ora celebra le aperture dell’Iran che solo lui vede, ma nei fatti in medio oriente sta mandando più soldati.

pasdaran

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