ranucci lavitola cappellini

FINALMENTE STEFANO CAPPELLINI, DIRETTORE DI “REPUBBLICA”, ROMPE IL SILENZIO E CHIARISCE I SUOI RAPPORTI CON VALTERINO, RICOSTRUENDO PUNTO PER PUNTO IL PASTICCIACCIO DEL SONDAGGIO SU SIGFRIDO CANDIDATO PREMIER DEL CAMPO LARGO - “IL 20 APRILE, DOPO AVERGLI CHIESTO VIA WHATSAPP UNA MAIL, GLI MANDO UN FILE CON UNA DECINA DI DOMANDE. COME IMPEGNO PER PROVARE A METTERE LE MANI SU UNA POSSIBILE NOTIZIA, È UNO SFORZO TRASCURABILE OLTRE CHE UNA INNOCUA CORTESIA. E PER LE CORTESIE NON SI CONTROLLA IL CASELLARIO. QUANTO AL FATTO CHE POCHI MESI PRIMA SIA STATO LAVITOLA A ORGANIZZARE L'ATTENTATO A RANUCCI, NON È NOTIZIA A DISPOSIZIONE DI ALCUNO CHE NON SIA LAVITOLA MEDESIMO E I SUOI COMPLICI” – “QUANDO LAVITOLA MI RIVELA IL NOME DI RANUCCI COME POSSIBILE CANDIDATO GLI SCRIVO SUBITO: ‘PER ME È UNA FOLLIA. NON HA CHANCE’…”

Stefano Cappellini per “la Repubblica”

 

stefano cappellini

Non capita spesso a un giornalista di poter scrivere di una notizia avendo partecipato in prima persona a un pezzo della storia. È il mio caso oggi. Della vicenda dell'attentato a Sigfrido Ranucci, di cui Valter Lavitola ha confessato l'altroieri di essere il mandante, conosco in forma diretta un frammento non marginale: la genesi del sondaggio con il quale Lavitola intendeva testare le potenzialità elettorali di Ranucci.

 

Uno snodo importante, visto che nell'ordinanza di custodia cautelare, nella quale sono ricostruiti proprio alcuni di questi passaggi di cui sono testimone, il movente dell'attentato al conduttore di Report è individuato nella volontà di aprirgli la via verso una brillante carriera politica.

 

GOMES TAVARES - SIGFRIDO RANUCCI - VALTER LAVITOLA - MEME BY OSHO

Naturalmente, le informazioni di cui dispongo sono già state utilizzate in alcuni articoli pubblicati in occasione dell'apertura dell'inchiesta su Lavitola all'inizio di luglio, quando ero ancora vicedirettore di Repubblica, e in altri pezzi seguiti all'arresto di Lavitola, dopo aver assunto la direzione di questo giornale il mese scorso. Penso abbia un valore giornalistico che adesso sia io a rimettere in fila un po' di fatti, anche per non lasciare che lo facciano persone con altri interessi e scopi.

 

Ho incontrato e parlato per la prima volta con Lavitola nell'agosto del 2023. Un amico organizzò una cena per la quale gli sono ancora grato, perché al tavolo con noi portò una grande stella della musica italiana. Propose di fissare l'appuntamento da Cefalù, il ristorante di Lavitola nel quartiere romano di Monteverde. Fu così che, al termine di questa cena, si appalesò lui: il ristoratore.

 

messaggio di stefano cappellini a valter lavitola su sigfrido ranucci

Lavitola si sedette con noi e in breve tempo, giurerei sollecitato da me, cominciò a raccontare aneddoti sul suo noto ruolo in una storia che più di quindici anni fa appassionò gli italiani e infiammò la politica: la casa di Montecarlo lasciata in eredità da una nobildonna missina al partito e finita nelle disponibilità del cognato di Gianfranco Fini.

 

Lavitola, all'epoca, faceva parte dell'entourage politico di Silvio Berlusconi ed era stato protagonista di più vicende ai confini, e più spesso oltre, del codice penale. Se quella serata era cominciata con l'idea di proporre una grande intervista biografica alla famosissima cantante, finì con l'idea che il colpo migliore sarebbe stata una intervista a Lavitola sulla vera storia di quei giorni.

 

Dalla cena passò un po' di tempo senza alcun contatto, finché proposi a Lavitola di fare l'intervista. Accettò e il 20 marzo 2024 mi diede appuntamento al suo ristorante. Gli feci domande per quasi due ore e il 21 marzo uscì su Repubblica una intervista a mia firma così titolata: "Sì, ero un bandito. Incastrai Fini sulla casa ma sono pentito". Quella fu la seconda volta in vita mia in cui vidi Lavitola. Ma è la terza e ultima la più importante qui.

 

CLESIO GOMES TAVARES CON LA KATANA

A metà febbraio 2026, non sono in grado di ricostruire con esattezza la data, Lavitola mi telefona dicendomi che ha una notizia importante da darmi ma che è necessario parlarne di persona. Alcuni giorni dopo, sono ragionevolmente certo sia stato prima della fine del mese, lo incontro nel suo ristorante. Dopo qualche chiacchiera sul quadro politico, Lavitola passa all'ordine del giorno. Racconta di essere in contatto con una persona di grande levatura e popolarità che potrebbe buttarsi in politica. Non dice che il tizio ha già deciso di farlo, dice che ci sta riflettendo. Aggiunge che il suo livello è tale che, qualora si decidesse a farlo, potrebbe aspirare al ruolo di candidato premier del centrosinistra.

 

Cerco di farmi dare il nome, non senza avergli subito obiettato che vedo molto difficile che, per quanto credibile possa essere il suo uomo, il candidato premier del centrosinistra possa essere un nome diverso da Elly Schlein o Giuseppe Conte. Lavitola, pur con la sua ostentata cortesia partenopea, è inflessibile sulla rivelazione dell'identità.

LA DOLCE VITOLA - MEME BY EMILIANO CARLI

 

Mi dice che si tratta di una figura in grado di competere ai massimi livelli e che è ancora presto per dire chi sia, ma mi assicura che, se e quando sarà il momento, sarò il primo a saperlo. Però, aggiunge, c'è bisogno di qualche passaggio supplementare.

 

Sostiene di aver avuto casualmente in visione un sondaggio fatto da un istituto americano, sulla cui esistenza effettiva non scommetterei un euro, nel quale il mister X risulta beneficiato di un gradimento altissimo. Adesso, dice Lavitola, serve un sondaggio italiano che potrebbe essere decisivo per convincere il misterioso personaggio a fare il passo e gettarsi nella mischia.

 

Mi chiede consiglio su cosa sia importante domandare agli elettori e anche se posso suggerirgli un istituto al quale affidare la rilevazione. Rispondo che ce n'è almeno una mezza dozzina di affidabili e che sarà affar suo scegliere.

 

monica giandotti stefano cappellini

Quanto al quesito, gli dico che le domande fondamentali sono due o tre: se gli elettori vedono spazio per un candidato della società civile non espresso dai partiti, su quali temi dovrebbe puntare e le sue potenzialità come sfidante di Giorgia Meloni. Ovvietà, in tutta evidenza. Lavitola mi chiede se mi dispiacerebbe buttar giù per iscritto le domande. Gli dico che, compatibilmente con impegni più urgenti, gli manderò un appunto.

 

Me ne vado dal ristorante chiedendomi, senza risposta certa, se si tratti di una pista buona o di una bufala. La valutazione delle fonti è fondamentale nel nostro mestiere ma nessuna fonte va esclusa a priori. Preso da altre questioni, dimentico di mandare l'appunto. Più di un mese dopo il colloquio sul candidato misterioso, esattamente il 7 aprile, Lavitola si fa vivo con un messaggio e chiede se, nonostante i miei impegni, posso ancora mandargli quella che lui chiama "la griglia" per il sondaggio.

 

gomes clesio tavares

 Quel giorno, per la prima volta, mi dice di aver chiesto consiglio anche all'ex direttore del Corriere della Sera Paolo Mieli. Rispondo che ho da fare altro e che però gli manderò l'appunto nel giro di qualche giorno. Il 12 aprile mi scrive: "Vedrai che avrai una sorpresa che vale questa rottura di palle". Il 20 aprile, dopo avergli chiesto via whatsapp una mail, gli mando un file con una decina di domande.

 

Come impegno per provare a mettere le mani su una possibile notizia, è uno sforzo trascurabile oltre che una innocua cortesia. E per le cortesie non si controlla il casellario. Quanto al fatto che pochi mesi prima sia stato Lavitola a organizzare l'attentato a Ranucci, non è notizia a disposizione di alcuno che non sia Lavitola medesimo e i suoi complici.

 

Dal giorno dell'incontro e nei due mesi e mezzo successivi Lavitola mi contatta via chat tre volte. La prima il 29 aprile con una prima bozza del sondaggio che, confesso, nemmeno apro, non me ne importa nulla, voglio solo sapere il nome del candidato. In questa occasione Lavitola dice che la bozza è passata "al vaglio" di Mieli e Ranucci.

 

So dalla stampa che quest'ultimo è un suo amico, dunque penso gli abbia chiesto consiglio. La seconda volta l'8 maggio, con un messaggio in cui dice di aver ingaggiato l'istituto che dovrà realizzare il sondaggio.

 

STEFANO CAPPELLINI

La terza il 7 giugno quando mi manda alcuni screenshot delle bozze e io nemmeno gli rispondo. Il 9 giugno, per interrompere il mio silenzio, torna alla carica e mi invia lo screenshot di una chat che contiene un giudizio benevolo sull'impostazione del sondaggio e soprattutto mi rimanda un messaggio che era già contenuto nell'invio da me ignorato due giorni prima. Si tratta di un messaggio inoltrato, quindi non suo, in cui c'è scritto: "Due punti da correggere o integrare".

 

Il commento di Lavitola a questo messaggio, con una insistenza e una sottolineatura che suona sospetta con il senno di poi, è il seguente: "Questo era Ranucci". Continuo a pensare che si tratti dei suggerimenti di un amico, ma ancora per poco, perché a questo punto, spazientito di non aver avuto risposta sull'unica cosa che mi interessa, chiedo in chat: "Quando puoi farmi il nome?".

 

 E la risposta di Lavitola stavolta arriva. Eccola, testuale: "Sigfrido Ranucci. Volevo farlo solo dopo il sondaggio, perché da un sondaggio fatto negli Usa, che non ho fatto vedere nemmeno a lui, risulta un numero pazzesco". Lavitola deve essersi dimenticato di avermi già parlato del fantomatico sondaggio Usa, e questo non depone a favore della credibilità del tutto, ma soprattutto non apprezza la mia risposta. Gli scrivo subito: "Per me è una follia". Mi chiede perché. Rispondo: "Non ha chance di decollare".

 

valter lavitola e sigfrido ranucci a cena insieme al ristorante cefalu a roma

Lui scrive: "Vediamo che succede con questo sondaggio. Quello americano era pazzesco. Per questo mi sono messo a pensarci". Con l'ultimo sforzo di cortesia ribatto che "sono curioso di vedere i dati, ma in primarie contro Schlein e Conte non può prevalere". Lavitola aggiunge che qualcuno gli ha detto che Prodi punta a far saltare le primarie e che quindi Ranucci potrebbe essere l'uomo giusto per mettere tutti d'accordo. La mia risposta: "Prodi non vuole le primarie ma non può essere certo Ranucci il suo candidato".

 

Esco da questo scambio con una risposta alla domanda con la quale ero uscito dall'incontro al ristorante: non è una cosa seria. Non torna la storia del sondaggio americano, non torna quella del sondaggio italiano, il candidato alla premiership non è plausibile e la fonte non attendibile. Per questo, dopo un minimo approfondimento, non scriviamo nulla. E meno male.

SIGFRIDO RANUCCI E VALTER LAVITOLA - VIGNETTA BY NATANGELO

 

Perché oggi un pezzo su Ranucci candidato sarebbe stato strumentalizzato dai molti sciacalli in circolazione come un tassello di complicità con il disegno di Lavitola. E chissà se non fosse anche un suo obiettivo reale, vedere pubblicata da un giornale autorevole la storia della candidatura prima che il cerchio delle indagini si stingesse intorno a lui.

 

Questa è la storia del sondaggio, per la parte che conosco. Ma ci sono gli ultimi due messaggi ricevuti da Lavitola che meritano di essere raccontati. Il 2 luglio, pochi giorni prima di essere perquisito come sospetto mandate dell'attentato, Lavitola mi scrive in chat sostenendo di essere in compagnia "della persona che si sta occupando del sondaggio", e che ha deciso di fermarlo viste le novità sulle indagini per la bomba.

 

stefano cappellini foto di bacco

Nel frattempo, infatti, ci sono stati gli arresti dei presunti esecutori. Chiede conforto sull'idea di rimandare ad altro momento la rilevazione. Gli rispondo che mi sembra opportuno. Ma è il messaggio mandatomi all'1.34 del 7 luglio il più inatteso. È quello in cui mi dà la notizia di essere indagato per la bomba: "Credo che dopo l'interrogatorio mi arresteranno. (…) Spero molto che l'aver intrattenuto rapporti con me non ti venga a pregiudicare, anche se dato il tuo spessore mi sembrerebbe difficile, a meno che non decidessi di chiedermi di fare un attentato anche a te". Sono scosso dalla notizia dell'indagine su Lavitola, ma mi colpisce altro.

 

paolo mieli - in onda la7

Gli scrivo: "Rileggendo bene il messaggio devo chiedertelo: sbaglio o mi hai scritto che Ranucci ti ha chiesto di fargli l'attentato?". Sbaglio, è la risposta. "Stai scherzando? Ti volevo dire che se mi vuoi come attentatore io ormai sono noto". Dice che in giornata è disposto a parlare al telefono.

 

Quel giorno la notizia dell'indagine su di lui per la bomba a Ranucci è la più importante. Lo chiamo qualche ora dopo proponendogli di fare un'intervista con un nostro cronista. Dice che l'avvocato gli ha proibito di parlare. Ma parla per rivendicare di essere estraneo ai fatti. Gli dico che su Gomes Tavares, il suo faccendiere camerunense, ci sono indizi pesantissimi. Lavitola giura così sulla sua innocenza: "Se è stato Gomes a mettere la bomba, allora sono stato io".

 

stefano cappellini

Sosteneva che servisse solo il conforto dei numeri per convincere questa persona a prendere la decisione A metà del febbraio scorso fui contattato dall'ex direttore de L'Avanti. Mi disse: "Sta per scendere in campo un big".

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