LA VICENDA SIHER È SOPRATTUTTO UNA QUERELLE POLITICA TRA LE TOGHE – LA GIP TIZIANA LANDONI, NON CONVALIDANDO IL FERMO DEL 30ENNE RICERCATORE PRO-PAL, HA SCONFESSATO IL LAVORO DELLA PROCURA DI MILANO, METTENDO ALLA BERLINA ANCHE IL PROCURATORE CAPO, MARCELLO VIOLA, CHE HA FIRMATO LA RICHIESTA DI FERMO INSIEME ALLA PM FRANCESCA CRUPI – DELLE DUE L’UNA: O HANNO CANNATO I PUBBLICI MINISTERI, CHE ATTRIBUIVANO A SIHER L’ISTIGAZIONE A DELINQUERE E LA VIOLENZA ORGANIZZATA, O HA TOPPATO LA GIP, CHE NELLE SUE MOTIVAZIONI HA FATTO PASSARE IL GIOVANE COME UN IRCOCERVO METÀ MANDELA METÀ GANDHI…
L'uscita di Youssef Siher dal carcere di San Vittore dopo la mancata convalida del suo arresto e l'ordine di scarcerazione da parte del gip. https://t.co/twM8IvmfQ7
— Local Team (@localteamit) October 28, 2026
Estratto dell’articolo di Luigi Ferrarella per il “Corriere della Sera”
«Sulla scorta delle acquisizioni investigative sino ad ora raccolte», e «fatti salvi successivi approfondimenti di indagine», Youssef Siher, 30enne ricercatore bresciano e attivista pro-Pal, «non prospetta mai il ricorso ad azioni violente» nei messaggi postati sul canale Telegram (11.000 iscritti) e sulla pagina Instagram (39.000 iscritti) da lui creati sotto il titolo «Movimento 17 ottobre» la sera del 18 ottobre dopo le devastazioni in centro a Milano, «né risulta aver evocato le gravi violenze» appunto del 17 e 18 ottobre «quale modello di attuazione delle forme di protesta collettiva da lui proposte».
Per questo ieri la gip milanese Tiziana Landoni non convalida il fermo disposto sabato notte dalla Procura, e ordina la scarcerazione immediata di Siher con una ordinanza che, disconoscendo l’esistenza dei «gravi indizi» di «istigazione a delinquere» aggravata dalla «finalità di terrorismo», e «violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche» tipizzata come nuovo reato dall’ultimo decreto legge Meloni, disattende dunque in radice la richiesta firmata dal procuratore Marcello Viola:
il quale, insieme alla pm Francesca Crupi, addebitava a Siher un particolare tipo di istigazione a delinquere online, «estrinsecata in una forza di suggestione e persuasione» capace di volgersi in «dichiarazione di “guerra” continua», tale «da incutere un profondo timore nella popolazione e a destabilizzare l’ordinaria vita civile».
YOUSSEF SIHER ESCE DAL CARCERE DI SAN VITTORE - FOTO LAPRESSE
La prima accusa si fondava per la Procura sul post del 20 ottobre: «Lo Stato ci piscia addosso e i media ci fanno credere che piove, Meloni dichiara guerra al futuro di questo Paese e noi dichiariamo guerra a questo presente infame».
Ma la gip Landoni osserva che, se queste «affermazioni di critica rivolta allo Stato, all’attuale governo e ai media» sono «connotate da toni aspri ed espressioni volgari», la «generica “dichiarazione di guerra” ad un “presente infame” (e non nei confronti delle istituzioni dello Stato), non è accompagnata da specifici e concreti riferimenti ad azioni violente tali da indurre gli utenti a commetterne».
[...] Per i pm pesava la pubblicazione di un «vademecum di incitamento a tecniche di guerriglia urbana ispirato alla Rivoluzione egiziana del 2011». Qui però per la gip bisogna distinguere la versione integrale del vademecum, che Siher aveva nel proprio computer, dalla versione che invece egli pubblica online, priva delle 4 pagine con consigli potenzialmente più aggressivi verso la polizia: dunque «le pagine pubblicate, va rimarcato, non contengono riferimenti a strumenti offensivi da utilizzare nelle manifestazioni contro le forze dell’ordine, né istruzioni per reagire».
IL PROCURATORE DI MILANO MARCELLO VIOLA
La pm valorizzava inoltre «i commenti di alcuni utenti che sollecitavano la commissione di azioni violente contro istituti di credito, Inps, Comuni, edifici politici»; e la sequenza in Siher di una convocazione di nuove piazze per il 24 ottobre, seguita dalla sconvocazione alla vigilia, con annunci di messaggi temporizzati all’ultimo momento per eludere i controlli della polizia sugli assembramenti.
[...] Non ci sono i reati, e per la gip a maggior ragione nemmeno l’aggravante della finalità di terrorismo e il pericolo di fuga: i familiari sabato dissero subito alla polizia che da un po’ Siher stava con la moglie presso amiche a Milano, la scelta di non dare il codice di sblocco del cellulare sequestratogli, «tra l’altro neppure inusuale, è di per sé neutra e non può reputarsi sintomatica della volontà di darsi alla fuga».
LA GIP TIZIANA LANDONI TRA I FIRMATARI DELL APPELLO GIURISTI PER GAZA
La Procura valorizzava infine «anche i contatti intrattenuti da Siher con diversi movimenti (pro Pal, Fronte della Gioventù Comunista) e sindacati», ma questi suoi contatti — risponde la gip — sono «condotta di per sé rientrante nelle facoltà riconosciute dall’ordinamento», e «non indicativi di un concreto pericolo di fuga».
SOSTENITORI DI YOUSSEF SIHER AL CARCERE SAN VITTORE DI MILANO



