giorgia meloni joe biden

"GIORGIA MELONI? IL SUO PERSONAGGIO E' UN MISTO DI STUPORE E ARROGANZA" – WALTER SITI: “PER LEI NON DEVE ESSERE FACILE PASSARE LE SETTIMANE IN GIRO PER IL MONDO STRAPAZZANDOSI LA SALUTE. QUANTO A SODDISFAZIONE DELL’EGO, GLI ABITI ELEGANTI, LA FREQUENTAZIONE DEI POTENTI DELLA TERRA, LA CONFIDENZA CON QUESTA O QUELLA STAR NON POSSONO NON PESARE SULLA BILANCIA - PER UNA EX RAGAZZA CHE HA COMINCIATO A FAR POLITICA DA ADOLESCENTE, IL FATTO DI ESSERE STIMATA E APPREZZATA AL DI LÀ DEI CONFINI NAZIONALI, NON PUÒ NON PROCURARE BRIVIDI DI NARCISISMO - ORA STRINGE LA MANO A POTERI CHE 25 ANNI FA AVREBBE CONSIDERATO RIPUGNANTI"

 

 

 

walter siti

Estratto dell’articolo di Walter Siti per www.editorialedomani.it

 

Facciamo un gioco: proviamo a considerare la persona Giorgia Meloni come se fosse un personaggio letterario. I personaggi letterari spesso si rivelano in qualche episodio laterale più che nelle scene madri, proprio perché in quei casi si controllano meno.

 

L’altro giorno, nell’incontro con la stampa estera, Meloni ha detto: «Non amo stare dove sono». Era naturalmente un assist a se stessa per poter proseguire col resto della frase («ma forse proprio per questo potrei restarci più degli altri»), quindi è giusto intenderlo innanzitutto come un’attestazione di disinteresse nei confronti del mestiere di premier – quel disinteresse («lucido», ha aggiunto dopo) che consente più duttilità e più audacia nello sperimentare.

 

giorgia meloni impara l'inglese con michael jackson - meme il grande flagello

PERDERE L’AMORE

L’occasione aveva una coreografia parzialmente giocosa, di marca anglosassone, dove sono permessi e anzi suggeriti atteggiamenti ironici o amichevolmente aggressivi, un modo per sdrammatizzare l’ufficialità.

 

Lei ne ha approfittato per prendersi un po’ in giro sulla fresca sconfitta alle regionali sarde. Ma in letteratura, si sa, succede che alcune verità profonde del testo affiorino proprio in frasi apparentemente svagate o scherzose - dunque prendiamo sul serio l’affermazione: Giorgia Meloni non ama stare dov’è, cioè al vertice della compagine parlamentare.

 

La cosa è perfettamente comprensibile sul piano della vita privata: non dev’essere facile passare le settimane in giro per il mondo strapazzandosi la salute, […] dovendo sacrificare il calore degli affetti familiari. Specie se a volte si ha l’impressione che i propri collaboratori non abbiano il medesimo spirito di servizio e quasi si mettano d’impegno per creare problemi.

 

giorgia meloni

 

Nella mia ricostruzione fantastica è compresa una rinuncia all’amore: immagino che in qualche piega della psiche Giorgia Meloni sia ancora innamorata del proprio compagno e padre di sua figlia, e che nei momenti bui le venga in mente che se lei non fosse stata così esposta le cose avrebbero potuto essere trattate in modo meno tranchant e più, come dire, umano.

 

È MORTO MICHAEL JACKSON

Certo, quanto a soddisfazione dell’ego, gli abiti eleganti, la frequentazione dei potenti della Terra, la confidenza con questa o quella star non possono non pesare sulla bilancia – mentre cazzeggiava con la stampa straniera a proposito dei propri sogni adolescenziali (stonata per il canto, nana per la pallavolo) ha detto che avrebbe voluto conoscere Michael Jackson ma che «è morto troppo presto»; come dire che ora forse avrebbe potuto realizzare quel sogno.

 

ARTICOLO DI FOX NEWS SU GIORGIA MELONI

Soprattutto, per una ex ragazza che ha cominciato a far politica da adolescente, il fatto di essere stimata e apprezzata al di là dei confini nazionali, di essere considerata in Europa, non può non procurare brividi di narcisismo […], accompagnato dalla convinzione che far prevalere certe idee su altre possa migliorare lo stato di cose presente.

 

DALLA PARTE DEL TORTO

GIORGIA MELONI MEME

La simpatia istintiva che provo per il suo personaggio deriva proprio dal misto di stupore e di arroganza, come una Alice che abbia ingoiato la pillola sbagliata e ora si trovi a essere troppo cresciuta, poi d’improvviso piccola e portata via dal vento, poi di nuovo pesantissima in una continua necessità di riadattarsi («impareremo»).

 

Ma il lato più interessante del personaggio, come succede, è lo stratificarsi del suo carattere nel corso della storia. Non mi convince del tutto la banalizzazione di chi distingue una “Meloni di lotta” e una “di governo”, col solito corollario che una cosa è fare l’opposizione, quando puoi spararle grosse, e altra cosa è rendersi conto che certe promesse non possono essere mantenute; insomma la comiziante da Abascal, l’amica di Orbán da un lato e la atlantista convinta che stringe la mano di Biden dall’altro, la “draghiana” in politica economica.

 

giorgia meloni in versione michael jackson

C’è anche questo, naturalmente, ma sarebbe farle torto attribuirle soltanto una notevole capacità di annusare il vento e di adattarsi alle circostanze. La contraddizione semmai è più profonda e più letterariamente produttiva.

 

Vorrei ripartire da una frase che disse proprio negando la fiducia a Draghi: «Ci siamo seduti dalla parte del torto perché tutti gli altri posti erano occupati». Una militante di estrema destra che cita Brecht, si scandalizzarono tutti e pensarono che si trattasse di appropriazione indebita. Se torniamo con la mente a quei tardi anni Novanta in cui Giorgia Meloni si è formata, […] la frase brechtiana acquista subito un’altra più psicologica verità.

 

VIVERE NEL MITO

joe biden e giorgia meloni - vignetta by natangelo

I ragazzi di destra che si formarono allora, tra una neonata Alleanza Nazionale e i ricordi del Movimento Sociale almirantiano, avevano davvero la sensazione che il mondo stesse andando verso una direzione sbagliata godendo dell’approvazione di tutti; che esistesse una lega dei finti buoni, ipocriti, che si ammantavano di belle parole mentre a loro non restava che la provocazione paradossale. La parte del torto, appunto.

 

Fare politica […] significava crearsi valori alternativi, leggermente tribali, capaci di opporsi a una democrazia imperante che negava se stessa trasformandosi in affarismo e tecnologia. Gli odierni attacchi al “buonismo” e al “pensiero unico”, e perfino quelli contro la cultura “woke”, hanno laggiù la loro radice. È per questo che ci tengono tanto a “rovesciare l’egemonia culturale”, […] che nei fatti era tutt’altro che di sinistra.

 

giorgia meloni beve alcol 5

Avevano vent’anni, vivevano come molti ventenni nel mito. Non si rendevano conto di quanto i loro valori nostalgici fossero stati a loro volta intrinseci e omologhi a quel nuovo Potere consumista e finanziario che additavano come nemico. La parola “fascismo” era insieme una tentazione e qualcosa da superare per dimostrare maturità. La “democrazia” bisognava reinventarla sganciandola dalla dittatura del capitalismo cosmopolita e trovando una sua dimensione nazionale (loro dicevano “patriottica”).

 

IL VERO DISAGIO

Giorgia Meloni è cresciuta dibattendosi tra questi problemi, mettendoci onestà e buona volontà, quella bontà che ora soggettivamente rivendica; discutendo coi coetanei di libertà e di violenza, di Rohingya e Palestina, di antisemitismo e comunismo. Ha assorbito lezioni di conservatorismo liberale ma continua a sentire il distacco dagli amici d’avventura come qualcosa che assomiglia al tradimento.

 

giorgia meloni beve alcol 4

È questo il vero pericolo che la minaccia e che la rende interessante, perché ambigua, sul piano letterario: ora al capitalismo internazionale ci sta dentro, stringe la mano a Poteri che venticinque anni fa avrebbe considerato ripugnanti.

 

È questo forse il disagio intimo, a parte i fattori esterni, per cui lei non ama stare dov’è; altro che ottenere dall’Europa le rate del Pnrr. È a questo punto che deve saper dimostrare di essersi liberata dalle scorie del revanscismo, di non essere più chiusa nell’angolo della reazione rabbiosa.

 

giorgia meloni e joe biden nello studio ovale 6

La Giorgia Meloni che scherza sul proprio essere in Quaresima e sul non potersi consolare con l’alcol […] si oppone […] con la Meloni livorosa di certi comizi in Sardegna, che irride agli avversari e rinfaccia ogni episodio facendo le faccette.

 

Che cosa intende quando parla di «buoni costretti a diventare cattivi»? Costretti da chi, e cattivi come? Con la grinta autoritaria? Se lasciasse prevalere il suo penchant lividamente istrionico, confondendo il tenere la barra dritta col fare la faccia feroce, deluderebbe (gl)i (e)lettori, sarebbe come certi personaggi romanzeschi che non sanno restare all’altezza di se stessi – da Stendhal si precipiterebbe tragicamente nell’ultimo Dickens, o addirittura in Fitzgerald e in Sologub.

cosi fan todde - meme by emiliano carligiorgia meloni beve alcol 3SARDEGNA, PENSATI LIBERAGIORGIA MELONI MEMEGIORGIA MELONI BALLA SULLE NOTE DI MICHAEL JACKSON

           

Ultimi Dagoreport

kyriakou pier silvio berlusconi enrico mentana crippa fedele confalonieri mediaset urbano cairo marina

DAGOREPORT - RITORNA A CASA, LESSO! SI ACCAVALLANO LE VOCI CHE LA PROSSIMA DESTINAZIONE DI ENRICO MENTANA SIA QUELLA DI PADRONE SUPREMO DI TUTTA L’INFORMAZIONE MEDIASET - RUOLO CHE DAL 1998 RICOPRE IL FEDELISSIMO “FELDMARESCIALLO” DI FEDELE CONFALONIERI, MAURO CRIPPA, ARTEFICE MAGICO DEL “RETEQUATTRISMO” DEI DEL DEBBIO-PORRO-GIORDANO-SALLUSTI CHE HA APPARECCHIATO L’AVANZATA POPULISTA DI SALVINI E POI IL MELONISMO SENZA LIMITISMO - CHE PIER SILVIO (E LA SORELLA SUPERIORE MARINA) ABBIA LE PALLE IN SATURAZIONE DEL “CRIPPISMO ALLA FIAMMA” SI ERA BEN CAPITO DALLO SBARCO SU RETE4 DI BIANCA BERLINGUER, POI DI TOMMASO LABATE E INFINE DI MILO INFANTE CHE, OLTRE A CONDURRE DUE PROGRAMMI, E' NOMINATO CONDIRETTORE DELLA “STANZA DEI BOTTONI” DEL CRIPPA-PENSIERO, VIDEONEWS - L’IPOTESI MENTANA È STATA ACCOLTA DALLA CRICCA DI CRIPPA OVVIAMENTE MALE, MALISSIMO, CONOSCENDO ALTRESÌ BENE IL CARATTERINO DI CHICCO. E GIRANO A MEZZA VOCE BATTUTINE DEL TIPO: ‘’PIER SILVIO MANDA IN PENSIONE IL 67ENNE CRIPPA PER SOSTITUIRLO CON MENTANA, PENSIONATO DI 71 ANNI...’’

sigfrido ranucci valter lavitola giampaolo rossi

DAGOREPORT - MARTEDÌ PROSSIMO CALERÀ IL SIPARIO SU RANUCCI: A OTTOBRE, QUANDO RITORNERÀ IN ONDA “REPORT”, L’AMICO FRATERNO” DI WALTERINO LAVITOLA NON SARÀ PIÙ ALLA CONDUZIONE - IN SEGUITO ALLE VERIFICHE INTERNE (“AUDIT) SUL RISPETTO DEL CODICE ETICO DELLA RAI E IN ATTESA DELLE DECISIONI DEGLI INQUIRENTI E DEI MAGISTRATI SULLA MA-LAVITOLA ALLE VONGOLE SGUSCIATE, L'AMMINISTRATORE DELEGATO GIAMPAOLO ROSSI COMUNICHERÀ A RANUCCI IL CAMBIO DI CONDUZIONE (SOSTITUZIONE CHE È NEL PIENO DIRITTO DELLE PROCEDURE AZIENDALI) - QUINDI, A DISPETTO DI QUANTO PIÙ VOLTE SCRITTO, IL DIPENDENTE RAI RANUCCI SIGFRIDO NON VERRÀ ASSOLUTAMENTE “SOSPESO” DAL RUOLO DI VICE-DIRETTORE, IL SUO STIPENDIO CORRERÀ TRANQUILLO COME OGNI MESE, MA VERRÀ SPOSTATO DAL RESPONSABILE DEI PROGRAMMI DI APPROFONDIMENTO, PAOLO CORSINI, AD ALTRI IMPORTANTI INCARICHI - FINE DEL PRIMO TEMPO....

giorgia meloni e primo ministro etiope abiy ahmed sem fabrizi

DAGOREPORT – COME SI È ARRIVATI AL CLAMOROSO SCAZZO DIPLOMATICO CON L’ETIOPIA? BISOGNA TORNARE AL 2024, QUANDO IL PREMIER DI ADDIS ABEBA, ABIY AHMED, AIUTA GIORGIA MELONI A CONVINCERE L’UNIONE AFRICANA A FIRMARE IL PIANO MATTEI. GLI ALTRI LEADER DEL CONTINENTE NERO ERANO SCETTICI (EUFEMISMO) E AHMED TIRA FUORI DAL CILINDRO IL COINVOLGIMENTO DELL’UE – SOLO CHE IL GOVERNO ETIOPE SI ASPETTAVA QUALCHE “VANTAGGIO” CHE, EVIDENTEMENTE, NON È ARRIVATO. RISULTATO? LA “RITORSIONE” CONTRO SEM FABRIZI, OTTIMO AMBASCIATORE, CHE DOPO DIECI MESI È STATO RICHIAMATO IN ITALIA PER EVITARE L’UMILIAZIONE DI ESSERE DICHIARATO “PERSONA NON GRATA"

ceuta migranti spagna francia pedro sanchez giorgia meloni emmanuel macron

FLASH – IN POCHI SOTTOLINEANO QUALI SONO GLI UNICI DUE GRANDI PAESI DELL’UE A NON ACCODARSI AI “RESPINGIMENTI” DEI DUBLINANTI VERSO L’ITALIA: FRANCIA E SPAGNA – MACRON E SANCHEZ SE LA RIDONO DI FRONTE ALLE DIFFICOLTÀ DI GIORGIA MELONI, E MOSTRANO ORGOGLIOSAMENTE MA SENZA PUBBLICIZZARLA LA LORO POSIZIONE: NOI SIAMO PER L’ACCOGLIENZA, NON RIMANDIAMO INDIETRO NESSUNO, ANCHE SE POTREMMO. UNA MOSSA POLITICA CHE MANDA FUORI GIRI GLI OTOLITI DELLA “SIRENETTA DEL COLLE OPPIO”

giorgia meloni antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – I FRANCHI-TIRATORI PER IL “MELONELLUM” INIZIANO A ESSERE TANTI, FORSE TROPPI – SE LA LEGA VA DRITTA VERSO LA RESA DEI CONTI, ANCHE FORZA ITALIA È IN TUMULTO - DOPO LA “FRONDA” DELLE DONNE, GUIDATE DALLA BERLUSCHINA DEBORAH BERGAMINI, SU PREFERENZE E PARITÀ DI GENERE, ORA È IL MINISTRO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, PAOLO ZANGRILLO, A INCAZZARSI CON TAJANI PER IL MANCATO COINVOLGIMENTO NELL’INIZIATIVA ANTI-BUROCRAZIA DEL PARTITO – IL GUAIO PIÙ GROSSO PER LA DUCETTA, PERÒ, RESTA QUEL CARTOCCIO DEL CARROCCIO: CON IL 6% CHE GLI ATTRIBUISCONO I SONDAGGI (DI CUI QUASI LA METÀ “CONTROLLATO” DAI GOVERNATORI DEL NORD), LE TRUPPE DEL PARTITO DI SALVINI SI SGONFIERANNO. DEGLI ATTUALI 95 TRA DEPUTATI E SENATORI, E SARÀ UN MIRACOLO SE RESTERANNO UNA TRENTINA - IN CASO DI VITTORIA DEL CENTROSINISTRA, LA SITUAZIONE POTREBBE ESSERE ANCORA PEGGIORE: DUE LEGHISTI SU TRE RISCHIANO DI NON ESSERE RIELETTI - CHISSA' COSA SUCCEDERA' A SETTEMBRE, QUANDO ALLA CAMERA I DEPUTATI DI LEGA E DI FORZA ITALIA (MA ANCHE FRANGE DI FDI) SARANNO CHIAMATI A VOTARE (CON SCRUTINIO SEGRETO) LA NUOVA LEGGE ELETTORALE, UNICA RIFORMA RIMASTA IN PIEDI DEL GOVERNO MELONI....

meloni schlein lovaglio messina donnet

DAGOREPORT – A FERRAGOSTO UN COLPO DI “SOLE” CI STA. FIRMATO DAL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO DELLA CONFINDUSTRIA, FABIO TAMBURINI ANNUNCIA CHE PER CONTRASTARE L’OPAS DI INTESA SU MPS NELLA MENTE DI LUIGI LOVAGLIO FRULLEREBBERO NON UNA, MA ADDIRITTURA DUE OPS (OFFERTA PUBBLICA DI SCAMBIO). UNA PER PRENDERE IL CONTROLLO SUL BANCO BPM E L’ALTRA PER ACQUISIRE BANCA GENERALI – NON FINISCE QUI: IN BALLO CI SAREBBE ANCHE LA POSSIBILE VENDITA DEL 13,2% DI GENERALI POSSEDUTO DA MEDIOBANCA, VERO OBIETTIVO DEL RISIKONE BANCARIO – A INGARBUGLIARE LA PARTITA, SI È AGGIUNTA LA PRESA DI DISTANZA DALL’OPAS DI INTESA, LA “BANCA DI SISTEMA” GUIDATA DA CARLO MESSINA, DA PARTE DEL POTERE POLITICO AL COMPLETO, CON MELONI E SCHLEIN PER UNA VOLTA SULLO STESSO FRONTE – ‘STA MEGA-OPERAZIONE DELL’IRRIDUCIBILE LOVAGLIO, CHE DOVREBBE ESSERE ANNUNCIATA NEL CDA DI MPS CONVOCATO PER DOMANI, PUÒ AVERE TANTI VARIABILI DA SCHEDINA: 1-2-X – IN TALE LABIRINTO DI SPECCHI, C’È UN ‘’CONVITATO DI PIETRA’’ CHE TUTTI NOTANO MA CHE NESSUNO NOMINA: IL CEO DI GENERALI, PHILIPPE DONNET, CHE OVVIAMENTE NON FA SALTI DI GIOIA AL PENSIERO DELLA POSSIBILE ACQUISIZIONE VIA OPAS SU MPS DI BANCA INTESA DEL 13,2% DEL COLOSSO ASSICURATIVO…