caltagirone milleri donnet nagel lovaglio giorgetti generali

DAGOREPORT - A CHE PUNTO È LA NOTTE DEI “FURBETTI DEL CONCERTINO”? IL PRIMARIO OBIETTIVO DI ESPUGNARE IL “FORZIERE D’ITALIA”, ASSICURAZIONI GENERALI, ATTRAVERSO L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA, SI ALLONTANA SEMPRE PIÙ - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI LOVAGLIO, CALTAGIRONE E MILLERI HA INTERROTTO LA TRATTATIVA CHE ERA IN CORSO PER CONVINCERE L’AD DI GENERALI, PHILIPPE DONNET, IL CUI MANDATO SCADE FRA DUE ANNI, A RASSEGNARE LE DIMISSIONI. E L’IPOTESI CHE POSSANO IN CDA SFIDUCIARLO SEMBRA APPARIRE LONTANISSIMA - NEL MIRINO GIUDIZIARIO È FINITO ANCHE IL RUOLO DETERMINANTE DELLE CASSE DI PREVIDENZA, ENPAM (MEDICI), ENASARCO (AGENTI DI COMMERCIO), FORENSE (AVVOCATI), PER LEGGE VIGILATE DAL GOVERNO - ANCHE SE I “CONCERTI OCCULTATI” NON SONO CERTO UNA NOVITÀ PER IL MERCATO, LA SCALATA MEDIOBANCA COLPISCE IN QUANTO È LA PRIMA VOLTA CHE, A SUPPORTO DI PRIVATI, C’È DI MEZZO IL SOSTEGNO DELL'ARMATA BRACAMELONI CHE DOVREBBE OCCUPARSI DELL’INTERESSE PUBBLICO ANZICHÉ RIBALTARE I POTERI DELLA FINANZA ITALIANA...

DAGOREPORT

FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE MILLERI

A che punto è la notte dei “furbetti del concertino”?

 

Il primario obiettivo dell’Armata Calta-Meloni di espugnare il “forziere d’Italia”, Assicurazioni Generali, attraverso l’Opa su Mediobanca che ha in pancia il 13% del Leone di Trieste, potrebbe finire in un flop.

 

L’iscrizione nel registro degli indagati dell'ad di Mps, Luigi Lovaglio (dopo le intercettazioni soprannominato "Losbaglio"), dell’imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone e del manager supremo dell’impero Del Vecchio, Francesco Milleri, ha interrotto la trattativa che era in corso per convincere l’Ad di Generali, Philippe Donnet, il cui mandato scade fra due anni, a rassegnare le dimissioni. E l’ipotesi che le nuove forze in campo a Trieste, forti della quota del 13% di Mediobanca, possano sfiduciarlo sembra apparire lontanissima.

 

luigi lovaglio

Le indagini in corso hanno lasciato basito il mercato (i Pm hanno pure acquisito i cellulari del presidente di Mediobanca, Vittorio Grilli, e del ceo Alessandro Melzi d’Eril, entrambi non indagati).

 

Perché, se i “concerti occultati” non sono certo una novità, la scalata Mediobanca colpisce in quanto è la prima volta che, a supporto di finanzieri privati, c’è di mezzo il benevolo sostegno del governo Meloni (che dovrebbe occuparsi dell’interesse pubblico e non di scalate che trasformano la geografia del potere finanziario italiano).

 

Melzi d'Eril

Ieri in Borsa, dopo aver bruciato 3 miliardi allo scoppiare della bufera, la banca senese ha lasciato sul terreno l'1,2% e la capitalizzazione è scesa sotto 23 miliardi di euro mentre Mediobanca ha perso l'1,13% e capitalizza poco meno di 13,4 miliardi. Segnali di un mercato che giudica con sospetto l’operazione Mps.

 

Oggi pomeriggio a Siena è in programma il cda di Mps che dovrà esaminare gli atti dell’inchiesta milanese. "Da qui emergerà anche la sua strategia di difesa”, scrive oggi Daniela Polizzi sul "Corriere della Sera”.

 

philippe donnet agorai innovation hub

“È atteso l’intervento degli avvocati di Mps e del board per una valutazione sui requisiti di idoneità del manager (Lovaglio). Cosa che viene compiuta annualmente ma questa volta dovrà includere l’effetto delle indagini, anche se il manager di una banca perde i requisiti solo dopo una condanna definitiva”.

 

Continua il pezzo di Polizzi: “Il cda, che ha sempre seguito i passaggi dell’Opas su Piazzetta Cuccia, farà poi un punto sui cantieri per l’integrazione Mps-Mediobanca…con il piano da presentare alla Bce a marzo. È attesa entro il mese la risposta di Francoforte alla richiesta di Mps di integrare lo statuto con la lista del cda, in vista del rinnovo di aprile. A gennaio sarà convocata poi l’assemblea straordinaria per la modifica”.

 

MPS MEDIOBANCA

Di sicuro, se il Cda non sarà assolutamente un preludio a un avvicendamento al vertice, dato che tutti i consiglieri appartengono alla stessa squadra caltagironesca, anche per il via libera del piano industriale Mps-Mediobanca da presentare entro il 31 marzo a Francoforte, la Bce potrà certo esaminarlo con più attenzione ma solo dal punto di vista formale.

 

Se le carte dell’inchiesta milanese chiamano in causa il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti (non indagato), non viene coinvolto penalmente il Mef che privatizzò il 15% di Mps, incassando 1,1 miliardi, spalancando le porte di Mps ai due soci forti Caltagirone e Delfin e divenendo il trampolino di lancio verso la successiva offerta pubblica di scambio (Ops) del Monte per Mediobanca.

 

GIANCARLO GIORGETTI FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE

Gli inquirenti hanno chiarito che non si trattava di una gara pubblica e quindi non si poteva configurare il reato di turbativa d’asta: quella vendita era un passaggio previsto dagli impegni con Bruxelles.

 

Anche per questo nelle carte non c’è traccia di atti operativi del Tesoro: non aveva ruolo né titolo per intervenire. Ma i pm aggiungono che l’asta è stata caratterizzata da “diverse e vistose anomalie” con l’obiettivo di “destinare una parte cospicua” di azioni Mps a “soggetti predeterminati, volendo tuttavia generare all’esterno l’apparenza di una procedura aperta, ossia trasparente, competitiva e non discriminatoria”.

 

LUIGI LOVAGLIO AL SENATO - COMMISSIONE DI INCHIESTA SULLE BANCHE - FOTO LAPRESSE

Del resto, lo stesso Lovaglio a fine aprile aveva confermato il ruolo del governo in un colloquio con il presidente dell’Ivass, Luigi Federico Signorini, durante il quale aveva ricordato il ‘’supporto governativo’’ che avrebbe avuto un "ruolo facilitatorio" per l’offerta di Mps su Mediobanca.

 

Nel mirino giudiziario è finita anche l’assemblea dell’agosto 2025, definita dagli inquirenti un “passaggio rivelatorio”, che sottolinea che fu determinante per rigettare l’Ops su Banca Generali, ultimo tentativo di Mediobanca di sottrarre il 13% di Generali alla scalata Mps, anche il 5% rappresentato dai voti delle casse di previdenza, per legge vigilate dal governo, Enpam (medici), Enasarco (agenti di commercio), Forense (avvocati).

 

ENASARCO 1

Succede anche una strana coincidenza: mentre il Mef, insieme al ministero del Lavoro, dava il via libera alla modifica dello statuto dell’Enpam, l’ente comprava azioni di Mediobanca (dall’1,1 al 1,98%) per sostenere la scalata di Mps, grazie alle nuove norme, viene rimosso il divieto di un terzo mandato per il presidente uscente, Alberto Oliveti.

 

Scrive Stefano Vergine su "Domani": "Enasarco ha però anche un filo diretto con il suo controllore, cioè l’esecutivo di Giorgia Meloni. Il capo di gabinetto della premier, Gaetano Caputi, da marzo 2022 siede infatti nell’organismo di vigilanza di Enasarco e dal luglio dello stesso anno ha ricevuto un incarico, rinnovato fino a novembre 2025, da 100mila euro l’anno".

 

gaetano caputi

Continua "Domani": "Nessun problema, si dirà, perché tanto a mettere sotto i riflettori Enasarco c’è anche un’altra istituzione: la commissione parlamentare di controllo sugli enti previdenziali. Poi si va a vedere il nome di chi la presiede e ci ritrova davanti alla foto di Alberto Bagnai, deputato della Lega. Lo stesso accusato nei giorni scorsi da un ex membro del cda di Mps di averlo spinto a dimettersi l’anno scorso in preparazione alla scalata di Mediobanca"

 

Insomma, un garbuglio che potrebbe esplodere non solo con la pubblicazione di altre pesanti intercettazioni ma anche quando saranno interrogati prossimamente i tre indagati Calta-Lovaglio-Milleri… alla prossima puntata.

MONTEBASCHI - VIGNETTA BY ROLI PER IL GIORNALONE - LA STAMPA

LUIGI LOVAGLIO - PIERANTONIO ZANETTIN - FOTO LAPRESSEluigi lovaglio il gordon gekko dei riccarelli

Ultimi Dagoreport

donald trump flavio briatore

CIAO “BULLONAIRE”, SONO DONALD! – TRUMP, CON TUTTI I CAZZI E I DAZI CHE GLI FRULLANO NELLA TESTA, ALMENO DUE VOLTE A SETTIMANA TROVA IL TEMPO PER CAZZEGGIARE AL TELEFONO CON IL SUO VECCHIO AMICO FLAVIO BRIATORE – DA QUANDO HA VENDUTO IL TWIGA, L’EX FIDANZATO DI NAOMI CAMBPELL E HEIDI KLUM E' UN PO' SPARITO: CENTELLINA LE SUE APPARIZIONI TV, UN TEMPO QUASI QUOTIDIANE - IN DUE MESI È APPARSO NEI SALOTTI TV SOLO UN PAIO DI VOLTE: UNA A DICEMBRE A "DRITTO E ROVESCIO" CHEZ DEL DEBBIO, L’ALTRA MERCOLEDÌ SCORSO A “REALPOLITIK” MA NESSUNO SE N’È ACCORTO (UN TEMPO BRIATORE FACEVA NOTIZIA)

donald trump giorgia meloni ixe sondaggio

DAGOREPORT - CHE COSA SI PROVA A DIVENTARE “GIORGIA CHI?”, DOPO ESSERE STATA CARAMELLATA DI SALAMELECCHI E LECCA-LECCA DA DONALD TRUMP, CHE LA INCORONÒ LEADER "ECCEZIONALE", "FANTASTICA", "PIENA DI ENERGIA’’ E ANCHE "BELLISSIMA"? - BRUTTO COLPO, VERO, SCOPRIRE CHE IL PRIMO DEMENTE AMERICANO SE NE FOTTE DELLA “PONTIERA” TRA USA E UE CHE SI È SBATTUTA COME MOULINEX CONTRO I LEADER EUROPEI IN DIFESA DEL TRUMPISMO, E ORA NON RACCATTA NEMMENO UN FACCIA A FACCIA DI CINQUE MINUTI, COME È SUCCESSO AL FORUM DI DAVOS? - CHISSÀ CHE EFFETTO HA FATTO IERI A PALAZZO CHIGI LEGGERE SUL QUEL “CORRIERE DELLA SERA” CHE HA SEMPRE PETTINATO LE BAMBOLE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI, IL DURISSIMO EDITORIALE DI UN CONSERVATORE DOC COME MARIO MONTI - CERTO, PER TOGLIERE LA MASCHERA ALL’INSOSTENIBILE GRANDE BLUFF DELLA “GIORGIA DEI DUE MONDI”, C’È VOLUTO UN ANNO DI ''CRIMINALITÀ'' DI TRUMP MA, SI SA, IL TEMPO È GALANTUOMO, I NODI ALLA FINE ARRIVANO AL PETTINE E LE CONSEGUENZE, A PARTIRE DAL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO, POTREBBERO ESSERE MOLTO AMARE TRASFORMANDO IL ''NO'' ALL'UNICA RIFORMA DEL GOVERNO IN UN "NO" AL LEGAME DI MELONI CON LA DERIVA FASCIO-AUTORITARIA DI TRUMP... 

tommaso cerno barbara d'urso durso d urso francesca chaouqui annamaria bernardini de pace

FLASH – IERI SERA GRAN RADUNO DI PARTY-GIANI ALLA CASA MILANESE DI TOMMASO CERNO, PER CELEBRARE IL 51ESIMO COMPLEANNO DEL DIRETTORE DEL “GIORNALE” – NON SI SONO VISTI POLITICI, AD ECCEZIONE DI LICIA RONZULLI. IN COMPENSO ERANO PRESENTI L’AVVOCATESSA ANNAMARIA BERNARDINI DE PACE E L’EX “PAPESSA” FRANCESCA IMMACOLATA CHAOUQUI. A RUBARE LA SCENA A TUTTE, PERÒ C’HA PENSATO UNA SFAVILLANTE BARBARA D’URSO STRETTA IN UN ABITINO DI DOLCE E GABBANA: “BARBARELLA” AVREBBE DELIZIATO I PRESENTI ANNUNCIANDO CHE, DOPO FABRIZIO CORONA, ANCHE LEI TIRERÀ FUORI QUALCHE VECCHIA MAGAGNA…

giorgia meloni carlo calenda

FLASH – CARLO CALENDA UN GIORNO PENDE DI QUA, L’ALTRO DI LÀ. MA COSA PENSANO GLI ELETTORI DI “AZIONE” DI UN’EVENTUALE ALLEANZA CON LA MELONI? TUTTO IL MALE POSSIBILE: IL “TERMOMETRO” TRA GLI “AZIONISTI” NON APPREZZA L'IPOTESI. ANCHE PER QUESTO CARLETTO, ALL’EVENTO DI FORZA ITALIA DI DOMENICA, È ANDATO ALL’ATTACCO DI SALVINI: “NON POSSO STARE CON CHI RICEVE NAZISTI E COCAINOMANI” (RIFERIMENTO ALL’ESTREMISTA INGLESE TOMMY ROBINSON) – IL PRECEDENTE DELLE MARCHE: ALLE REGIONALI DI SETTEMBRE, CALENDA APRÌ A UN ACCORDO CON IL MAL-DESTRO ACQUAROLI, PER POI LASCIARE LIBERTÀ “D’AZIONE” AI SUOI CHE NON NE VOLEVANO SAPERE...

donald trump peter thiel mark zuckerberg sam altman ice minneapolis

DAGOREPORT – IL NERVOSISMO È ALLE STELLE TRA I CAPOCCIONI E I PAPERONI DI BIG TECH: MENTRE ASSISTONO INERMI ALLE VIOLENZE DI MINNEAPOLIS (SOLO SAM ALTMAN E POCHI ALTRI HANNO AVUTO LE PALLE DI PRENDERE POSIZIONE), SONO MOLTO PREOCCUPATI. A TEDIARE LE LORO GIORNATE NON È IL DESTINO DELL'AMERICA, MA QUELLO DEL LORO PORTAFOGLI. A IMPENSIERIRLI PIÙ DI TUTTO È LO SCAZZO TRA USA E UE E IL PROGRESSIVO ALLONTANAMENTO DELL'EUROPA, CHE ORMAI GUARDA ALLA CINA COME NUOVO "PADRONE" – CHE SUCCEDEREBBE SE L’UE DECIDESSE DI FAR PAGARE FINALMENTE LE TASSE AI VARI ZUCKERBERG, BEZOS, GOOGLE, IMPONENDO ALL’IRLANDA DI ADEGUARE LA PROPRIA POLITICA FISCALE A QUELLA DEGLI ALTRI PAESI UE? – COME AVRÀ PRESO DONALD TRUMP IL VIAGGIO DI PETER THIEL NELLA FRANCIA DEL “NEMICO” EMMANUEL MACRON? SPOILER: MALISSIMO…

viktor orban giorgia meloni santiago abascal matteo salvini

FLASH – GIORGIA MELONI SI SAREBBE MOLTO PENTITA DELLA SUA PARTECIPAZIONE ALL’IMBARAZZANTE SPOTTONE PER LA CAMPAGNA ELETTORALE DI VIKTOR ORBAN, INSIEME A UN’ALLEGRA BRIGATA DI POST-NAZISTI E PUZZONI DI TUTTA EUROPA – OLTRE AD ESSERSI BRUCIATA IN UN MINUTO MESI DI SFORZI PER SEMBRARE AFFIDABILE ED EUROPEISTA, LA SORA GIORGIA POTREBBE AVER FATTO MALE I CONTI: PER LA PRIMA VOLTA DA ANNI, I SONDAGGI PER IL “VIKTATOR” UNGHERESE NON SONO BUONI - IL PARTITO DEL SUO EX DELFINO, PETER MAGYAR, È IN VANTAGGIO (I GIOVANI UNGHERESI NON TOLLERANO PIÙ IL PUTINISMO DEL PREMIER, SEMPRE PIÙ IN MODALITÀ RAGAZZO PON-PON DEL CREMLINO)