CATTIVISSIMA ME – ROSAMUND PIKE GODE PER IL RUOLO IN “I CARE A LOT”, FILM SU PRIME VIDEO, IN CUI DIVENTA UNA SPIETATA OPERATRICE SANITARIA LESBICA CON IL VIZIO DI AGGIRARE POVERI VECCHIETTI: “NON È UNA PSICOPATICA. DATA UN’OPPORTUNITÀ, TUTTI HANNO IL POTENZIALE PER COMPORTARSI DA CRIMINALI. MI PIACE INTERPRETARE DONNE CHE NON HANNO PAURA A DIRE CHE IL LORO OBIETTIVO E' DIVENTARE RICCHE. E' RARO VEDERLE AL CINEMA" - VIDEO

 

Simona Siri per “Vanity Fair”

 

rosamund pike in 'i care a lot' 4

C’è qualcosa di magnetico e irresistibile nel modo in cui Rosamund Pike interpreta donne cattive. Non che con i personaggi buoni – Marie Curie in Radioactive, la corrispondente di guerra Marie Colvin in A Private War – non sia brava, anzi, e intensa e credibile, ma con le psicopatiche chissa perche lo e ancora di piu. Ce ne eravamo gia accorti in L’amore bugiardo – Gone Girl, successo del 2014 tratto dall’omonimo romanzo in cui la apparentemente fragile Amy si rivela a tutti gli effetti una pazza da legare.

 

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Ce lo conferma oggi con il ruolo di Marla in I Care a Lot (su Prime Video dal 19 febbraio), commedia dai toni drammatici in cui diventa una spietata operatrice sanitaria con il vizio di aggirare poveri vecchietti indifesi. Se si escludono i capelli biondi e una certa freddezza nello sguardo, le analogie tra i due film pero finiscono qua.

 

I Care a Lot racconta di un problema diventato in questo anno di pandemia un argomento tristemente di attualita, ovvero come ci prendiamo cura degli anziani e come vengono gestite le case di riposo. Una cosa che ne lei ne il regista e sceneggiatore J Blakeson potevano immaginare, e che aggiunge un tocco di attualita a un film gia di per se interessante.

rosamund pike in 'i care a lot'

 

Come definirebbe Marla? Psicopatica e un termine troppo duro?

«Non credo lo sia. In fondo non uccide nessuno. Penso che sia una donna che vuole vincere. E stata fregata in passato e adesso vuole vincere a tutti i costi. Per lei tutto si riduce alla domanda: come posso combattere il sistema? Dove per sistema si intende un meccanismo per cui in America la vittoria dei cattivi e facilitata. Ecco perche inizia l’intero film dicendo che non pensa esistano brave persone: data un’opportunita, tutti hanno il potenziale per comportarsi da criminali».

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In effetti per il sistema americano anche la sanita e il bene dei cittadini alla fine sono un business.

«Per chi e cresciuto in un Paese con un sistema sanitario nazionale, quando vai in America e vedi le fatture che le persone ricevono per la loro assistenza e spaventoso, francamente spaventoso. Queste storie sono vere. Voglio dire, ci sono ovviamente tutele, agenzie che si prendono cura delle persone, ma il sistema e perfetto per gli abusi. Marla e una criminale, ma non infrange mai la legge. Si fa passare per qualcosa che non e, ma la legge e dalla sua parte».

 

Una volta questi ruoli andavano solo agli uomini. Oggi, anche grazie a Gone Girl, anche le donne possono essere cattive.

«Mi piace interpretare donne che stanno a loro volta interpretando un ruolo, si fingono vittime e poi hanno il controllo di tutto. O donne che non hanno paura a dire che il loro obiettivo e diventare ricche. E raro vederle al cinema».

 

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Come si fa a non rendere queste donne delle macchiette? Come le mantiene umane?

«Mi lascia sempre perplessa l’idea che il tuo personaggio debba piacerti. Nonostante tutte le chiacchiere di auto-aiuto sul fatto che dobbiamo piacerci e amare noi stessi, non credo che uno passi davvero la vita pensando: oh, come mi amo oggi. Allo stesso modo per i miei personaggi, non perdo tempo a pensare se mi piacciono o no. Pero li capisco. E fino a quando ho dentro di me le motivazioni per le quali sto agendo come sto agendo, anche se non le rivelo al pubblico, va bene, funziona».

 

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Una cosa che mi piace molto di lei e che ha sempre grande intesa con i suoi coprotagonisti. Come ci riesce?

«Penso che il mio lavoro come attrice sia quello di diventare la persona che sto interpretando per gli altri attori che sono in scena con me. Non per il pubblico, quindi, ma per i miei colleghi. Se interpreto una moglie, ho bisogno che l’altro mi veda al cento per cento come sua moglie. Se interpreto una nemica, ho bisogno che l’altro mi veda al cento per cento come una donna che vuole distruggere. Mi dedico tutta a loro. E voglio che l’altro attore dia tutto a me. Quando c’e grande chimica, e perche entrambi siamo diventati quelle due persone l’una per l’altra. Per me recitare non e un lavoro egoista».

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Eppure per essere un’artista deve anche essere dotata di un grande ego.

«Da bambina suonavo il violoncello, e ho sempre avuto una terribile paura del palco. Appena ho iniziato a recitare e ho avuto un personaggio da interpretare, la paura e scomparsa. Questo per dire che c’e una parte di me che vuole nascondersi, perdersi in un’altra esistenza. Amy e Marla sono esperienze meravigliose perche sono estreme in un modo che io non lo sono. Non ho quel coraggio, non ho quell’attitudine verso la vita, ma poterle interpretare e la parte eccitante del mio mestiere».

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