meloni alcina

"ALCINA? E’ UN PO' COME GIORGIA MELONI!" – ALBERTO MATTIOLI: "LA PROTAGONISTA DEL CAPOLAVORO DI HÄNDEL, IL MIGLIOR SPETTACOLO D’OPERA VISTO QUEST’ANNO IN ITALIA, MESSO IN SCENA A FIRENZE DA DAMIANO MICHELETTO, TROVA MOLTE SOMIGLIANZE CON LA NUOVA PREMIER. È UNA SELF-MADE-WOMAN CHE S’IMPONE A UN MONDO MASCHILE. UNA PRESIDENTE, ANZI UN PRESIDENTE, DI UNA COMUNITÀ RIOTTOSA CHE REGOLA CON PUGNO DI FERRO" – PS: "CHE POI L’ESECUTIVO NON ABBIA IN SERBO DELLE GRANDI NOVITÀ PER L’OPERA LIRICA, VEDI CHI CONSIGLIA IL MINISTRO SANGIULIANO: BEATRICE VENEZI.."

Estratto dell'articolo di Alberto Mattioli per il Foglio

 

alcina

Il nuovo governo ha debuttato in concomitanza con il miglior spettacolo d’opera visto quest’anno in Italia, Alcina di Händel (infatti importato da Salisburgo, quanto a opera barocca da noi siamo più o meno ai tempi del pentapartito) nell’Auditorium del Maggio fiorentino con Santa Cecilia delle Colorature, insomma la Bartoli.

 

E qui, le somiglianze con il Meloni I appaiono subito sorprendenti.

 

Come Gggiorgia, anche Alcina, la maga ariostesca che tramuta i suoi amanti usa e getta in animali e in piante, è una self-made-woman che s’impone a un mondo maschile, una presidente, anzi un presidente, di una comunità riottosa e rissosa che regola con pugno di ferro. Ruggiero, il toy boy paladino che prima l’ama e poi la tradisce, è contraddittorio e pasticcione come Matteo; Silvio sembra proprio il vecchio Astolfo che, di ritorno dal tour sulla luna in sella all’Ippogrifo, è stato trasformato in belva e silenziato per evitargli gaffe, mentre il figlioletto Oberto (una Ronzulli anche più petulante) lo cerca ovunque invano.

 

alcina

Anche Alcina ha una sorella consigliera, Morgana, e anche Morgana un compagno gratificato di compiti dirigenziali: solo che rispetto a Lollobrigida questo cognato Oronte è “capo delle guardie di Alcina”, dunque sovranità tout court, non solo alimentare. Dove proprio queste opere non sono allineate al potere in carica è nell’allegra ambiguità sessuale, che è poi la vera ragione del loro successo contemporaneo.

 

(...)

 

alcina

Si scherza, ovvìo (siamo a Firenze). Però questo spettacolo incantato e incantevole, solo un po’ rimpicciolito rispetto a Salisburgo nelle scene meravigliose di Paolo Fantin ma intatto nella regia di Damiano Michieletto, e addirittura migliore nella direzione folgorante di Gianluca Capuano alla testa dei suoi formidabili Musiciens du Prince (il prence in questione è Alberto di Monaco), rivela il vero significato del capolavoro. Perché dietro gli effetti speciali e i prodigi, i gorgheggi sovrumani e i cavalli alati, le magie sceniche e vocali, quest’Alcina racconta soprattutto la nostalgia degli amori finiti e dei paradisi perduti, quel lancinante senso di vuoto che ci chiude la gola quando le storie finiscono, e finiscono quasi sempre male.

 

cecilia bartoli e philippe jaroussky in alcina

(...)

 

P. S.: che poi l’esecutivo non abbia in serbo delle grandi novità per l’opera lirica, che pure sarebbe la più italiana e autarchica e nazionalpopolare delle arti, lo dimostra la prima intervista al neoministro Gennaro Sangiuliano, che annuncia di volersi avvalere dei consigli in materia non di Riccardo Chailly o Daniele Gatti o Michele Mariotti o magari, appunto, di Cecilia Bartoli, ma di Beatrice Venezi. Sarà all'altezza? Speriamo.

GIORGIA MELONI NEL DISCORSO PER LA FIDUCIA ALLA CAMERA

beatrice venezimichieletto

alcina di haendel 3alcina di haendel 2alberto mattioliALCINA FIRENZE

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