SEDERE E’ POTERE - “STRACULT” RESUSCITA ROSA FUMETTO, SIMBOLO DI UN EROTISMO CHE SE NE SBATTE DELLE MISURE DA FIGONA E CHE RACCONTA UNA TAPPA DELLA RIVOLTA DEL COSTUME

L’altro giorno, a Stracult, (Raidue), nel condominio notturno di Marco Giusti (ai nostri occhi, il miglior critico cinematografico in azione), accanto a un portentoso Nino Frassica nei panni del concessionario di se stesso, c’è stato modo di veder brillare la stella di Rosa Fumetto….

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Fulvio Abbate per Il Fattoquotidiano

  

rosa fumetto rosa fumetto

ROSA FUMETTO ROSA FUMETTO

L’altro giorno, a Stracult, (Raidue), nel condominio notturno di Marco Giusti (sia detto per inciso, ai nostri occhi, il miglior critico cinematografico in azione), accanto a un portentoso Nino Frassica nei panni del concessionario di se stesso e al collezionista di memorabilia spettacolari, mago Francesco Scimemi, c’è stato modo di veder brillare la stella di Rosa Fumetto.

 

Camicia bianca, pantaloni neri, sobri sandali di sughero e frangetta tattica fin sulle ciglia, una lezione vivente di antiretorica femminile, Rosa Fumetto così come appare prodigiosamente identica a se stessa dai giorni in cui si esibiva come “scugnizzo” bolognese, o giù di lì, al Crazy Horse di monsieur Alain Bernardin. Lassù a Parigi, tra i Sessanta e i Settanta, età dell’oro e insieme del rimmel.

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La sua carta d’identità di “sex symbol” (orrenda espressione, ma, come dicono a Roma, “famo a capisse”) la signora Fumetto l’ha ben spiegata, sovrastando le altre ospiti presenti, proprio rispondendo alle domande del padrone di casa, pochi tratti di rossetto come biro, ed ecco un mondo, ossia narrando l’emozione del suo provino da diciottenne, sempre nel tempio-cabaret dello streaptease: “Quando mi sono trovata davanti a una sbarra ho pensato di muovermi come una scimmia, e forse per questo Bernardin mi ha scelta, per la mia ironia”.

 

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   Santa Rosa Fumetto, senza vanità alcuna, a chiosa del tutto accenna poi al proprio stupore per la bocciatura della gran figa alta e bionda che la precedeva nell’esibizione. Segno che il fascino - aggiungiamo noi - è nella misura, non necessariamente nel culo, che tuttavia, sempre parlando di lei, sarà presto leggendario sui manifesti dello slip “Roberta”, e forse non soltanto grazie a quelli.

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Non a caso, sempre lì in studio, troneggiava un cartonato fotografico che la riproduceva dal caschetto in stile Louise Brooks alla curva dei fianchi al già pronunciato, venerato, proverbiale suo sedere. E qui forse occorre aggiungere ciò che lì a Stracult non è stato detto: nei giorni scanditi dal fumo di candelotti dei celerini del Sessantotto parigino , Rosa Fumetto “poserà” anche per Hara-Kiri, il più anarchico settimanale che la Francia anticonformista e irriverente abbia mai visto, con Cavanna, Reiser, Wolinski, il Professor Choron. Agli atti c’è una copertina dove Rosa bacia un maiale.

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   Non citeremo adesso il tremebondo ‘’Il cappello sulle 23’’ che l’ha comunque fissata nei neuroni della memoria spettacolare nazional-rionale, ma sarà invece piacevole ricordare che perfino le immagini di La vedova del trullo, regia di Franco Bottari, 1979, pur non avendo la stessa tenuta poetica di Sussurri e grida di Bergman, hanno comunque il potere di restituire un tempo, un profilo, un mondo, un belvedere ormai leggendario e insieme toccante da dove si affacciano Renzo Montagnani, Mario Carotenuto e perfino Nino Terzo, in mezzo a tutti loro Rosa sembra incarnare una divinità primaverile, sotto una pioggia di fotobuste e oggettistica della Bottega di Fulgenzi e Fiorucci, un tempo che racconta ancora adesso una tappa della rivolta del costume.

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