A FURIA DI MORALIZZARE SI VIENE MORALIZZATI - MONSIGNOR VIGANÒ, CHE HA CHIESTO LE DIMISSIONI DEL PAPA PER LA GESTIONE DEL CASO PEDOFILIA NELLA CHIESA, E' STATO CONDANNATO A RISARCIRE 1 MILIONE E 800 MILA EURO AL FRATELLO DISABILE - IL GRANDE ACCUSATORE DI BERGOGLIO SI ERA “DIMENTICATO” DI VERSARE LA PARTE DI EREDITÀ DEL PADRE – QUANDO CHIESE A RATZINGER DI NON ESSERE INVIATO A WASHINGTON PER POTER DARE AL FRATELLO LA “NECESSARIA, DOVEROSA E DIRETTA ASSISTENZA”

viganò

Da “TiscaliNews”

 

Il denaro corrompe l’anima e il corpo, allontana l’uomo dai veri valori della vita, dona una felicità illusoria e per questo tanti sacerdoti lo considerano strumento del demonio. Eppure quel denaro, del quale dovremo quasi sbarazzarci perché portatore di gioie effimere, all’ex nunzio vaticano Carlo Maria Viganò piaceva più di ogni altra cosa, tanto da aver puntualmente “dimenticato” di versare al fratello don Lorenzo (un sacerdote peraltro disabile) le somme dovute da rendite sempre contestate e mai equamente divise.

 

don lorenzo, fratello di carlo maria viganò

Ora, ad esorcizzare il diabolico comportamento ci ha pensato Susanna Terni, un giudice monocratico civile di Milano che, con una decisione destinata a far scalpore, il 9 ottobre scorso ha condannato l’alto prelato (sentenza 10.359/2018) a risarcire il suo “amato” fratello con 1 milione e 800 mila euro, oltre agli interessi legali e alle spese processuali.

 

Famoso “moralizzatore”

Il potente arcivescovo, diventato famoso come “moralizzatore” per aver accusato papa Bergoglio di aver coperto lo scandalo della pedofilia in America, è inciampato insomma sul proprio abito talare: predicava i giusti principi che la Chiesa avrebbe dovuto seguire, pretendendo persino le dimissioni del Pontefice, ma si era scordato di vigilare sui propri conti.

carlo maria vigano con mccarrick nel 2012

 

I due sacerdoti, da buoni fratelli, avevano deciso di mantenere la cointestazione dei beni loro assegnati alla morte del padre, un imprenditore lombardo, dando vita ad una comunione ereditaria gestita praticamente in esclusiva dall'arcivescovo. Don Lorenzo, sebbene ne facesse puntualmente richiesta, veniva tenuto all’oscuro di tutto. Mai una rendicontazione gli è stata inoltrata da Carlo Maria. Stando a quanto riportato sulle pagine dell’HuffingtonPost, l'eredità, al 30 settembre del 2010 “comprendeva numerosi immobili per un valore stimato di quasi 20 milioni e mezzo di euro, oltre ad una rilevante somma di denaro (oltre sei milioni e settecentomila euro)”.

 

carlo maria vigano

Seguendo il (per nulla) sacro principio del ciò che è mio e mio, e ciò che è tuo è mio, l’ex nunzio aveva sempre trattenuto i proventi dei beni immobili, detenendo per giunta tutta la liquidità facente parte della comunione, beneficiando complessivamente "di operazioni per un importo netto di euro 3.649.866,25".

 

Il denaro e l'amore fraterno

carlo maria vigano

Eppure, a leggere le accorate missive inviate a papa Benedetto XVI nel 2011, lettere nelle quali l’ex nunzio vaticano chiedeva di non essere inviato a Washington, così da poter dare la necessaria, doverosa e diretta assistenza al fratello Lorenzo disabile (che peraltro da anni viveva a Chicago), sembrava che il legame di famiglia fosse vivo e forte… Gli accertamenti richiesti dalla giudice hanno dimostrato però che non era così. Il solo legame si chiamava “denaro”.

 

BERGOGLIO RATZINGER

Don Lorenzo aveva già del tutto interrotto i rapporti con l'ex nunzio, e aveva addirittura intrapreso le vie legali contro di lui. L’azione giudiziaria, iniziata nel settembre del 2010, è ora giunta al termine, anche se si tratta soltanto del primo grado. L’ex nunzio Carlo Maria Viganò dovrà versare al fratello la metà di quei 3.649.866,25, anche se probabilmente la pace dello spirito non sarà raggiunta con questo primo atto. Chissà se verrà presentato una richiesta di appello.

viganò

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