matteo salvini open arms

“SALVINI AGÌ IN SPREGIO A TUTTE LE REGOLE” – AL PROCESSO “OPEN ARMS”, IN CUI SONO STATI CHIESTI SEI ANNI DI RECLUSIONE PER SALVINI, I PM SOSTENGONO CHE IL COMPORTAMENTO DELL’ALLORA MINISTRO DELL’INTERNO, CHE TRATTENNE 147 PERSONE A BORDO DI UNA NAVE, FOSSE UNA SEMPLICE AUTOPROMOZIONE: “L’IMPUTATO SALVINI S’È AVVENTURATO IN ATTI AMMINISTRATIVI ILLEGITTIMI E PENALMENTE RILEVANTI, CONSAPEVOLE DI AGIRE IN SPREGIO A TUTTE LE REGOLE, DISTINGUENDO COSÌ LA SUA RESPONSABILITÀ DA QUELLA DEL GOVERNO DEL SUO INSIEME” – E ALLA DIFESA DI SALVINI, CHE SOSTIENE DI AVER VIETATO LO SBARCO PER L’IPOTETICA PRESENZA A BORDO DELLA NAVE DI TERRORISTI, I PM RISPONDONO: “ANCHE IL TERRORISTA E IL TRAFFICANTE DI UOMINI NON POSSONO ESSERE LASCIATI IN MARE; UNO STATO DEMOCRATICO È DIVERSO DAI CRIMINALI, PRIMA LI SALVA E POI LI PROCESSA”

Estratto dell’articolo di Giovanni Bianconi per il “Corriere della Sera”

 

matteo salvini - processo open arms

Sei anni per aver trattenuto illegalmente 147 persone a bordo di una nave, «piegando strumentalmente le norme alla strategia dei porti chiusi», non sono una richiesta politica contro l’atto politico di un ministro. Sono piuttosto la valutazione giuridica di un comportamento considerato illegittimo in base alle leggi nazionali e alle Convenzioni internazionali. Un reato, secondo la valutazione dei pubblici ministeri, commesso non per attuare la linea politica di un governo, bensì l’autopromozione della propria personale posizione. Anche in chiave elettorale.

 

matteo salvini - processo open arms

È il punto chiave, per quanto scivoloso, del processo e dell’atto d’accusa finale: alla sbarra non è la politica ma il comportamento di un politico, ribadiscono i pm, sapendo che la difesa ha battuto e batterà proprio su questo punto. Non a caso, la requisitoria parte proprio da qui. «Di fronte al fallimento delle misure varate dal governo — spiega il procuratore aggiunto Marzia Sabella, riferendosi alle direttive e ai decreti sicurezza approvati dall’esecutivo Conte sostenuto da Lega e Cinque stelle —, l’imputato Salvini s’è avventurato in atti amministrativi illegittimi e penalmente rilevanti, consapevole di agire in spregio a tutte le regole, distinguendo così la sua responsabilità da quella del governo del suo insieme».

 

matteo salvini - processo open arms

A partire dal 14 agosto 2019, quando il Tar del Lazio annullò il divieto d’ingresso di Open Arms in acque nazionali, gli altri ministri competenti Elisabetta Trenta (Difesa) e Danilo Toninelli (Trasporti) si rifiutarono di firmare un nuovo provvedimento che confermasse il primo; e lo stesso premier Conte scrisse a Salvini per chiedergli di far scendere almeno i minorenni (la loro presenza a bordo è un’aggravante del reato) e poi che l’obiettivo della redistribuzione era in via di raggiungimento. Provocando un «vero e proprio caos istituzionale», costringendo altri organismi «ad approntare soluzioni di fortuna non potendo permettere di lasciare quei naufraghi senza terra».

 

Ma il leader leghista ha proseguito con il suo diniego, proclamando in diretta facebook : «Solo contro tutti». Una frase che ora finisce nella requisitoria a riprova che la linea politica del governo non c’entrava più; anche perché «non c’era più il governo», ormai in crisi dopo la decisione della Lega di sfilarsi dalla maggioranza, come hanno testimoniato gli ex colleghi davanti al tribunale.

 

MATTEO SALVINI A PALERMO PER IL PROCESSO OPEN ARMS

Prima di qualsivoglia volontà politica, collettiva o individuale, nell’impostazione dell’accusa ci sono comunque le leggi. Secondo le quali i diritti fondamentali delle persone — alla vita, alla salute, alla libertà personale — prevalgono su ogni altro. Compresa la difesa dei confini da parte dei singoli Stati. L’obbligo dei salvataggi in mare, che giuridicamente si conclude solo con la concessione del Pos (permesso di sbarco in un porto sicuro), «è un principio ancestrale che risale all’Odissea», ricorda l’altro pm Calogero Ferrara. Estendendo il concetto: «Anche il terrorista e il trafficante di uomini non possono essere lasciati in mare; uno Stato democratico è diverso dai criminali, prima li salva e poi li processa».

 

open arms salvini

È un altro punto qualificante affrontato dall’accusa per contrastare la difesa di Salvini. Il divieto di approdo e di sbarco era giustificato dall’ipotetica presenza a bordo di terroristi o soggetti comunque pericolosi per l’ordine pubblico. Ma quella presenza, sottolinea Giorgia Righi, terzo magistrato del pool della Procura palermitana, era presunta e indimostrata: […] Un motivo in più, secondo la ricostruzione dei pm, per considerare illegittimo il comportamento del ministro, consapevole di aver innescato «un iter criminoso» interrotto solo dall’intervento della supplenza della magistratura», quando il procuratore di Agrigento ordinò il sequestro della nave e lo sbarco di tutti i migranti.

 

Salvini al processo Open Arms

Niente — almeno negli ultimi sei giorni di un’odissea che era cominciata il 1° agosto e quindi durava da venti, mentre le condizioni di salute e di sicurezza a bordo della nave si stavano facendo drammaticamente pericolose tanto che i migranti cominciavano a buttarsi in mare pur di toccare terra — giustificava il persistente rifiuto del ministro dell’Interno di concedere il Pos.

 

Non il rifiuto da parte del comandante di andare in Spagna né quello di far scendere a Malta solo una parte dei migranti, perché non si poteva continuare a navigare per giorni né si potevano rischiare disordini a bordo. Bisognava solo rispettare le regole, e l’imputato s’è guardato bene dal farlo, concludono i pm. […]

MATTEO SALVINI AULA PER IL PROCESSO OPEN ARMS

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