vittoria giovanni leone aldo moro

“ARRIVÒ UNA LETTERA ANONIMA CHE MI SEGNALAVA IL COVO DI MORO E LA PORTAI AL MINISTERO DELL’INTERNO. LA IGNORARONO” - INTERVISTA BOMBA DI CAZZULLO A VITTORIA MICHITTO, MOGLIE DI GIOVANNI LEONE: “MIO MARITO È L’UNICO DEMOCRISTIANO CHE NON ABBIA MALEDETTO NELLE SUE LETTERE. FECE DISPERATAMENTE E INUTILMENTE DI TUTTO PER FARLO LIBERARE” - “MORO ERA UN UOMO TRISTE. VENIVA A TROVARCI A CASA NOSTRA E NON PARLAVA QUASI MAI. ANDREOTTI SI FIDAVA TROPPO DEGLI ALTRI” - “QUANDO INCONTRAI KENNEDY, VOLENDOMI FARE UN COMPLIMENTO GALANTE, MI DISSE…”

Aldo Cazzullo per il “Corriere della Sera”

 

Lei si sente donna Vittoria, come la chiamavano i giornali, o la signora Leone?

vittoria e giovanni leone 2

«Per me non ha mai fatto differenza. La mia vita privata ha sempre coinciso con quella pubblica di mio marito. Avevo 28 anni quando divenne presidente della Camera, 36 quando fece per la prima volta il presidente del Consiglio, 44 quando fu eletto capo dello Stato. Ora non ci sento così bene come prima; e mi piace pensare di essere chiamata semplicemente Vittoria dalle persone più vicine».

 

Qual è il suo primo ricordo?

giovanni e vittoria leone 6

«La mia bicicletta Wolsit di Legnano. Andavamo a scuola a piedi o in bici, con qualsiasi tempo. Mio padre, medico, aveva una macchina; ma non veniva messa a disposizione dei bambini. Allora non si cresceva viziati. Avevo anche un cane. Mi morse, ma non lo dissi: temevo che lo punissero. Ero sicura di aver preso la rabbia, la notte pregavo di morire in fretta».

 

Come finì?

«Feci la cura antirabbica».

giovanni leone con giulio andreotti negli anni 50

 

La sua famiglia è di origine inglese?

«Un trisavolo, Andrea Graefer, architetto botanico, fu chiamato dai Borbone per progettare i giardini inglesi della reggia, che ancora oggi portano il suo nome. Si innamorò di una casertana. La mia famiglia viene da lì».

giovanni leone con la moglie vittoria e i figli paolo, mauro e giancarlo

 

Quando ha visto per la prima volta l' uomo che sarebbe diventato suo marito?

«Giovanni venne a casa nostra con mio fratello Luigi. La guerra era appena finita. Era professore universitario, e tenente colonnello alla procura militare di Napoli: aveva liberato tutti i prigionieri per sottrarli alla vendetta nazista, poi era scappato travestito da prete. Mio fratello era tenente. Divennero amici. Così me lo vidi comparire a casa».

vittoria michitto moglie di giovanni leone

 

È vero, come ha scritto Vittorio Gorresio, che si offrì di raccomandarla per l' esame di maturità?

«È vero, e io pensai: ma che invadenza! Alla fine l' esame non lo diedi. Mi sposai prima, il giorno del mio diciottesimo compleanno».

 

Lo sa cosa viene da pensare nel vedere le vostre fotografie? Lei era bellissima; lui no. E aveva vent' anni di più. Com' è potuto nascere il vostro amore?

«Me lo sono chiesto anch' io. Non esistono spiegazioni razionali. Accadde. Certo lui mi aveva affascinato con fiumi incessanti di parole. Mi aveva stordito con la sua testa».

 

Cosa l' ha colpita di Giovanni Leone?

john fitzgerald kennedy giovanni leone mario segni

«Un carattere fuori dagli schemi, un' immensa cultura, una rara capacità di ragionare e convincere. E un grande senso dell' umorismo. Era molto curioso, di mente aperta, di una lungimiranza fuori dal comune, di un' umanità straordinaria. Non mi dette il tempo di capire quello che stava succedendo, ed eravamo già sposati».

 

giovanni leone con henry kissinger

Com' era la vita quotidiana al suo fianco? È vero che lui di notte leggeva, mangiava, accendeva e spegneva la luce di continuo?

«Giovanni ha sempre sofferto di insonnia. Libri e discorsi li scriveva di notte. Era il terrore delle dattilografe che dovevano trascrivere blocchi interi partoriti nottetempo. A un certo punto abbiamo deciso di dormire in stanze separate, ma comunicanti. Non era facile reggere i suoi ritmi forsennati. Amava stare in compagnia, spesso mi trovavo ospiti a casa senza preavviso. Una cosa è certa: con lui non ci si poteva annoiare».

 

golda meir con giovanni leone

Leone era presidente del Consiglio quando incontraste Kennedy. Che impressione le fece?

jacqueline kennedy e jack nel 1953

«Volendomi fare un complimento galante, mi disse, in inglese: "Ora capisco il successo di suo marito". Risposi che all' evidenza gli sfuggivano le doti di Giovanni».

 

john fitzgerald kennedy e jackie

In sostanza, ci provò...

«Ma no, voleva essere simpatico. Era una persona affascinante, nello stesso tempo educata e concreta. Adorava Napoli, dove fu accolto da due milioni di persone. Ho ancora la lettera che scrisse a Giovanni. Vuole vederla? Guardi qui in fondo. Kennedy scrisse "Viva Napoli" di suo pugno. È datata luglio 1963. Gli restavano quattro mesi».

 

E Jackie?

«Bella. Elegante. Altera».

 

AMINTORE FANFANI

Fanfani e Moro: i cavalli di razza democristiani. Chi erano veramente?

«Moro era molto legato a mio marito, era stato suo assistente di diritto penale all' università di Bari. Il destino li volle entrambi candidati della Dc al Quirinale: votarono i gruppi parlamentari; Giovanni vinse per otto voti, e Aldo fu leale, non armò i soliti franchi tiratori».

 

aldo moro in giacca e cravatta a terracina

Com' era Moro?

«Un uomo triste. Veniva a trovarci nella nostra casa di Roccaraso, si sedeva, e stava zitto.

Non parlava quasi mai, ma quando parlava non smetteva più; e non si capiva niente. Avevamo un barboncino nero e l' avevamo chiamato Moro. Suonarono alla porta e lui si agitò, io lo rimproverai: "Moro piantala, Moro stai buono!". Poi andai ad aprire: era Moro, quello vero. Ci era rimasto malissimo».

aldo moro

 

Come ricorda i giorni del suo rapimento?

«Mio marito è l' unico democristiano che Moro non abbia maledetto nelle sue lettere.

Fece disperatamente e inutilmente di tutto per farlo liberare. Ma avemmo la sensazione che fosse un destino segnato».

 

Perché dice così?

IL CADAVERE DI ALDO MORO NELLA RENAULT 4 ROSSA

«Arrivò una lettera anonima, indirizzata a me, che segnalava il covo brigatista. La portai al ministero dell' Interno. La ignorarono.

vittoria e giovanni leone 1

 

Quando la chiesi indietro, mi dissero che era sparita. E le Br lo uccisero poche ore prima che Giovanni firmasse la grazia per una terrorista malata che non aveva sparso sangue, Paola Besuschio».

 

Anche Fanfani era per la trattativa.

ALDO MORO

«Fanfani era uomo di partito, oltre che delle istituzioni, mentre mio marito incarichi di partito non ne volle mai, per non trovarsi a gestire troppi compromessi e giochi di potere.

Questo talvolta li allontanava, nonostante avessero un ottimo rapporto personale. Io ero molto amica di sua moglie Biancarosa, che scomparve prematuramente. Poi lo sono stata di Mariapia».

ALDO MORO IL COVO BR DI VIA GRADOLI

 

Su cosa Leone e Fanfani si trovarono lontani?

«Il referendum sul divorzio. Lo scontro fu duro e lungo. Fanfani lo volle a tutti i costi.

Giovanni era contrario: "Servirà solo a sancire che siamo minoranza" diceva. E questo non lo fece amare da Papa Montini».

 

ritrovamento corpo aldo moro

Che opinione si è fatta di Andreotti?

«L' ho sempre considerato un amico di famiglia. Adorava giocare a carte con me e alcuni amici comuni. Giovanni condivideva la sua apertura a Mosca e al Medio Oriente. Lo considerava un grande politico che, a dispetto di quel che si crede, alternava all' astuzia anche momenti di ingenuità».

giovanni leone con giulio andreotti negli anni 50

 

Ingenuo, Andreotti?

«A volte si fidava troppo degli altri».

 

Come ricorda i leader che incontrò? Ford, lo Scià, Pompidou...

il terzo governo andreotti insieme al presidente giovanni leoneGIULIO ANDREOTTI CON LA MOGLIE LIVIA DANESE E I FIGLI SERENA STEFANO LAMBERTO E MARILENA

«Pompidou e la moglie erano due persone straordinarie: lei simpatica e cordiale, lui statista con una visione. Ford era una persona schiva e sincera, però la sensazione era che comandasse Kissinger: uomo brillante, di apparente bonomia, ma dagli occhi cattivi. Anche al Cremlino si faceva notare di più Gromyko, che parlava un ottimo inglese, che non Breznev, uomo timido, introverso. Lo Scià era un leader illuminato ma taciturno: sapeva molte lingue e non ne parlava nessuna».

 

vittoria e giovanni leone con maria callas al teatro regio di torino

Franco lo incontrò mai? E Peron?

«Franco mai. Ho un bel ricordo di Juan Carlos, che conversava amabilmente in un ottimo italiano. Peron venne con Isabelita e propose che il nostro governo comprasse un pezzo di Argentina, per risanare il loro debito pubblico. Mio marito e io ci guardammo imbarazzati; poi lui con le sue doti diplomatiche sbrogliò la situazione».

 

E tra le mogli chi la colpì di più? Farah Diba?

giovanni leone con margaret thatcher

«Una donna dolcissima e intelligente. A Teheran parlammo in inglese a lungo e ci trovammo d' accordo su molte cose, dall' educazione dei figli alla moda. Volle sapere chi era il mio stilista. Quando le dissi Valentino, non si stupì: sapeva riconoscere l' eleganza. Erano gli anni in cui mi definivano l' ambasciatrice della moda italiana nel mondo, ne ero così orgogliosa... Mi colpì molto anche la regina Fabiola. Lei e Baldovino erano visceralmente legati al loro popolo».

ALDO MORO 8giovanni leone al mare con la moglie vittoriagiovanni leone

 

La regina Elisabetta era ancora giovane.

vittoria leone con la regina elisabetta

«La prima volta che la incontrai aveva 35 anni, mio marito era presidente della Camera. I nostri figli avevano una governante inglese, miss Bertha. Elisabetta la volle conoscere. Miss Bertha svenne in avanti per l' emozione. Ci spaventammo».

Vittoria Leone

 

E la regina?

«Imperturbabile».

 

Con suo marito andaste da padre Pio.

«Non amava i politici e ci trattò con durezza. Però mi diede tre rosari: "Per i suoi figli". "Ma io ne ho solo due, Mauro e Paolo". "Ne prenda tre" disse. L' anno dopo nacque Giancarlo».

 

Lei è considerata la prima e ultima first-lady italiana. Perché siamo allergici a questo ruolo?

ALDO MORO CARTOLINA POSTALE

«La prima fu Ida Einaudi. Si affezionò molto a me. Anche troppo, voleva sempre che la accompagnassi... Saragat, presidente prima di Giovanni, era vedovo. Gli altri predecessori erano molto più anziani. Il Paese non era abituato a vedere al Quirinale una famiglia al completo, con moglie giovane e figli piccoli.

 

Del resto, né Mussolini né i Savoia hanno evidenziato figure femminili accanto a loro, per scelta. Veniamo da un passato maschilista. E restiamo il Paese dove la maldicenza primeggia e il rispetto delle istituzioni è dote rara».

 

vittoria leone con carlo azeglio ciampi

Da sinistra foste accusati di aver trasformato il Quirinale in una reggia. Poi venne il libro della Cederna. Cosa provò nel leggerlo?

«Ero troppo impegnata a sostenere mio marito per avere il tempo di metabolizzare quelle ingiurie. Eravamo una famiglia normale, che conduceva una vita normale in un contesto eccezionale. La campagna denigratoria del gruppo Espresso e il libro della Cederna furono palesemente un' orchestrazione per colpire il cuore dello Stato, il cui presidente veniva dalla Democrazia cristiana, e un' ambigua operazione anche commerciale, per accreditarsi come la vera controinformazione. La fonte principale della Cederna era OP di Mino Pecorelli, agenzia ricattatoria e legata ai servizi segreti deviati e ai poteri occulti dell' epoca. La maldicenza trovò terreno fertile anche nel Pci e nei radicali».

giovanni leone con la moglie vittoriavittoria e giovanni leone

 

Un capitolo era intitolato «I tre monelli»: i suoi figli. Come reagì?

«I tre monelli era il nome della nostra casa di Roccaraso. Neanche i ragazzi, nonostante fossero giovanissimi, furono risparmiati dalle diffamazioni della Cederna: talmente ridicole da non poter essere prese sul serio. E così fu. Io però capii che si stava aprendo una voragine nel nostro Paese: in nome della faziosità e di interessi di varia natura, nessuno sarebbe stato più risparmiato».

 

vittoria leone con il figlio mauro ai funerali del marito giovanni

Chi costrinse suo marito a lasciare, i democristiani o i comunisti? Leone era un intralcio sulla via del compromesso storico?

«Lo scopo era favorire un cambio nella gestione del Paese a favore della sinistra, spostando il baricentro democristiano. Alla campagna si unirono altri soggetti interessati: la P2, già in azione ma ancora ignota ai più; politici e ministri Dc in odore di corruzione; membri del governo contrari all' apertura di mio marito per salvare Moro. Quell' immenso polverone riuscì per un po' a distrarre l' opinione pubblica dai veri scandali, destinati comunque a esplodere. Leone si dimise perché la Dc non lo difendeva dagli attacchi interessati del Pci. Proprio quella Dc che qualche mese prima lo aveva implorato di non dimettersi come lui avrebbe voluto, per potersi difendere meglio.

Tutto cambiò con la terribile morte di Moro».

 

Perché?

togliatti

«Quella tragedia, che si poteva evitare se gli avessero lasciato firmare la grazia, spinse Dc e Pci a forzare un ricambio, una ripartenza scioccante, fornendo al Paese un capro espiatorio. Così uccisero anche Giovanni Leone, psicologicamente e umanamente».

 

Lei provò a convincerlo a non dimettersi?

«Non dovevo, perché lui era determinato da tempo a lasciare. Voleva farlo già nel 1975, quando il suo messaggio alle Camere rimase ignorato. La politica gli chiese di restare e lui, galantuomo fino in fondo, aderì fino a quando la politica gli chiese il passo indietro. In questo dimostrò di essere molto diverso dal suo partito, per correttezza e onestà. Come quando disse no a Togliatti...».

 

Togliatti?

vittoria michitto in leone

«Quando Giovanni era presidente della Camera, il leader comunista gli disse riservatamente che avrebbe fatto convergere voti del Pci su di lui per il Quirinale, se avesse preso tempo prima di indire una nuova votazione.

 

Lui declinò l' offerta, e convocò subito la votazione che elesse Segni. Quanti altri politici si sarebbero comportati così?».

 

È vero che cadde in depressione?

«Era amato e popolare; una campagna infondata lo precipitò nel mondo che aveva sempre combattuto, quello dell' illegalità e del sospetto. Fu come essere colpito da un fulmine.

Non era preparato, non poteva esserlo. Non aveva gli strumenti di difesa tipici dei corrotti, che sono sempre pronti a tutto. Lui era del tutto indifeso. Sì, cadde in una depressione da cui non si riprese più. Gli sono stata accanto per altri 23 anni, e con me i figli. Ma non era più lui. Era la testimonianza vivente e dolente del sacrificio di una persona troppo perbene».

 

giovanni e vittoria leone

Però lei conosceva il dolore. Aveva perso un figlio, Giulio, a 5 anni, per la difterite.

«Dopo aver visto la guerra, la morte di Giulio, la malattia di Mauro, che da piccolo fu colpito dalla poliomelite, non potevo impressionarmi di fronte alla meschinità e alla falsità.

Per il nostro bambino, Giovanni scrisse allora un libro per pochi, Dialoghi con Giulio . Non riesco a rileggerlo perché ancora oggi mi commuove. Penso a lui sempre. Era di una dolcezza senza confini».

 

sandro pertini con pantaloni alla zuava

Come si comportò con voi il successore, Pertini?

«Rapporti formali. Giovanni non se ne meravigliò. Lo conosceva troppo bene».

 

Molti anni dopo i radicali chiesero scusa.

«Ne fui sorpresa. Mi ero fatta un' idea molto diversa di Pannella. Con la Bonino fece un atto di onestà intellettuale, scusandosi per le accuse ingiuste di anni prima. Mi commossi: Giovanni lo meritava. Il Pci invece non si è mai scusato. Anche se Napolitano da presidente ebbe parole durissime contro quella campagna».

 

pannella bonino

Suo marito però fu al centro di altre polemiche: dalla difesa della Sade nel processo sul Vajont, alla famosa foto delle corna agli studenti di Pisa.

«Da avvocato ha sempre sostenuto le cause giuste. La difesa della Sade non andava contro le vittime; serviva per stabilire la verità dei fatti. Lasciò presto l' incarico per impegni istituzionali. Da penalista amava difendere i più deboli, gratis. Quel gesto delle corna fu istintivo: era il suo modo di rispondere ai contestatori violenti che gli urlavano "a morte Leone!". Apparteneva al suo spirito napoletano. Anche in questo non era un politico di professione; era un grande giurista prestato alla politica».

 

Lei come immagina l' aldilà?

giovanni leone 1

«Sono credente, ma proprio per questo vivo incertezze che tengo per me. Nella nostra cappella di famiglia a Napoli è scolpita una frase di san Paolo: Vita mutatur, non tollitur ».

BONINO PANNELLApannella bonino il terzo governo andreotti insieme al presidente giovanni leonegiovanni leone nel 1998 al quirinalegiovanni leone 5vittoria e giovanni leone votanodonna vittoria leonevittoria leone carla fendidonna vittoria leonevittoria michitto giovanni leonevittoria michitto giovanni leone 1

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