1. “CE LA SIAMO CARICATA”. I TRE RAGAZZI DI CATANIA CHE HANNO VIOLENTATO E RIPRESO CON IL TELEFONO LA VIOLENZA A UNA 19ENNE AMERICANA, SI SONO VANTATI CON IL BARISTA AL PUB
 2. LA RAGAZZA, CHE LAVORAVA COME BABY SITTER, AVEVA GIA’ SUBITO UNO STUPRO NEGLI USA
3. I TRE SONO RINCHIUSI IN CELLA, TERRORIZZATI DALLE REGOLE INTERNE AL CARCERE PER CHI SI MACCHIA DI VIOLENZE SESSUALI. SUI SOCIAL E’ PARTITO IL REGOLAMENTO DI CONTI DEI CATANESI: “SIETE LA VERGOGNA DELLA CITTÀ”, “CI VUOLE LA CASTRAZIONE CHIMICA PER VERMI COME VOI”, “NON AVRAI MAI PIÙ IL CORAGGIO DI GUARDARE TUA MADRE NEGLI OCCHI”

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Felice Cavallaro per il “Corriere della Sera”

 

CATANIA - I TRE RAGAZZI ACCUSATI DELLO STUPRO DI UNA TURISTA AMERICANA CATANIA - I TRE RAGAZZI ACCUSATI DELLO STUPRO DI UNA TURISTA AMERICANA

Sui loro profili social ostentano tutti e tre bicipiti gonfiati, mosse prepotenti, il dito medio in evidenza, i ventri scolpiti, le facce da duri, le stesse mostrate l' altra sera a una ragazza americana di 19 anni che s'era fidata di loro, stuprata in gruppo a Catania, secondo l'accusa. Preda di una «caccia» consumata tra i ritrovi della movida di un venerdì sera culminato sul sedile posteriore di un'auto appartata, filmando tutto con un video. Trofeo dei «cacciatori», tornati la stessa notte al pub per vantarsi col barista: «Ce la siamo caricata».

 

Adesso Roberto Mirabella, Agatino Spampinato e Salvatore Castrogiovanni, meno di 60 anni in tre, i primi due netturbini, studente il terzo, sono rinchiusi in cella, terrorizzati dalle regole interne al carcere per chi si macchia di violenze sessuali. Pronti a difendersi con le loro famiglie del disperato quartiere periferico di Librino, negando la ricostruzione fatta dalla stessa ragazza, una babysitter che lavorava «alla pari», già volata in America dai genitori dopo la denuncia.

 

Un dettagliato verbale contestato dalle avvocate Monica Catalano e Maria Luisa Ferrari che dovranno misurarsi con le riflessioni del procuratore aggiunto Marisa Scavo, il magistrato che, passata ai raggi X l'impresa dei tre ragazzotti catapultati da Librino nella piazza del Teatro Bellini, parla di «una caccia alla preda erotica».

 

CATANIA - I TRE RAGAZZI ACCUSATI DELLO STUPRO DI UNA TURISTA AMERICANA CATANIA - I TRE RAGAZZI ACCUSATI DELLO STUPRO DI UNA TURISTA AMERICANA

Affronta così un tema condiviso dal pm Andrea Ursino con il quale ha chiesto al giudice per le indagini preliminari gli arresti. Preoccupata da un atteggiamento sempre più diffuso: «Uno squallore infinito. Un comportamento considerato normale. La cosa peggiore è che pensino sia scontata consuetudine vivere la follia della movida in cerca di una preda sessuale. L' obiettivo non è la conoscenza, un rapporto d' intesa, ma l' esclusiva soddisfazione del piacere erotico degradando la ragazza a preda».

 

È quel video, il giorno dopo inviato alla stessa vittima - che aveva subito un precedente stupro negli Usa - nella speranza di un replay, a turbare anche il sostituto Ursino: «Effetto devastante di una gioventù drogata dalla pornografia». Battute colte in un palazzo di giustizia dove appare complessa la difesa, anche se l'avvocata Ferrari replica codice alla mano: «Da donna considero riprovevole l' atteggiamento di ragazzi che invadono la movida a caccia di sesso. Ma un procedimento penale deve rifarsi a ipotesi di reato. E qui non si può parlare di violenza perché non c' è resistenza».

 

CATANIA - I TRE RAGAZZI ACCUSATI DELLO STUPRO DI UNA TURISTA AMERICANA CATANIA - I TRE RAGAZZI ACCUSATI DELLO STUPRO DI UNA TURISTA AMERICANA

Tema insidioso, ma le dà man forte l'avvocata Catalano: «Le cose non stanno così come sintetizzate dall' accusa». Emergerebbero particolari da giocare già in fase di riesame. A cominciare dalla conoscenza fra uno dei tre e la ragazza avvenuta attraverso i social con un crescendo di messaggi e foto. Stimolo per l' incontro di quel venerdì. Passando da un pub all' altro.

 

Continuando con drink e spinelli. Fino alla passeggiata verso la macchina. Sequenza sfociata nell' aggressione che per le avvocate si sarebbe consumata senza una violenza tale da potere essere classificata come stupro.

 

Di opposto parere il pubblico ministero Marisa Scavo, convinta che scuola e famiglie avrebbero materia su cui lavorare: «I ragazzi devono capire che il rispetto della persona umana viene prima di ogni cosa. Ad ogni livello. E se una donna dice no è no. Pure nell' ipotesi di un rapporto cominciato in modo parzialmente consenziente, bisogna fermarsi se il partner ad un tratto dice no. È necessario ribadire che ogni rapporto deve cominciare e finire con il consenso».

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Osservazioni destinate ad alimentare commenti infuocati su «predatori» così distanti dai personaggi di Brancati, da «Paolo il caldo» e dai ragazzi a passeggio con gli occhi all' insù, verso le adolescenti ai balconi, in un gioco di sguardi e di emozioni. Libri mai letti, roba vecchia per i «cacciatori».

 

2 - «TRE GIOVANI INCENSURATI UN DRINK DI TROPPO E L'ASSENZA QUASI TOTALE DI SENSO DI COLPA»

Vi. Ro. per “la Sicilia”

 

«Siamo riusciti a chiudere il caso in tempi brevi grazie ai video realizzati dalla ragazza prima di subire la violenza sessuale, ai profili social dei tre giovani stupratori che hanno dialogato tra loro e con la vittima e ad alcuni approfondimenti fatti sulla base di spunti informativi che abbiamo sviluppato nelle ore successive alla denuncia della vittima».

 

A parlare è il maggiore Massimo Deiana, comandante della Compagnia dei carabinieri di Piazza Dante, che ha condotto le indagini coordinate dalla Procura sullo stupro di gruppo subito da una 19enne americana la cui colpa è stata quella di fidarsi di tre coetanei incontrati un venerdì sera nella movida catanese».

 

La sensazione, maggiore, è che per questi ragazzi il gesto compiuto sia stato quasi una cosa normale?

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«Purtroppo è così. Il giorno dopo uno dei tre ha dialogato con la vittima sui social e le ha anche mandato un video dello stupro, chiedendole di rivedersi ancora. A noi le immagini hanno consentito di circostanziare in modo inequivocabile la violenza perpetrata dal branco».

 

La sera in cui hanno agito i tre ragazzi erano sotto effetto di alcol e/o droghe?

«Stiamo approfondendo quest' aspetto, perché la nostra priorità iniziale è stata identificarli e costituire un quadro probatorio che ci consentisse di concordare con l' autorità giudiziaria quella che poi è stata la misura cautelare emessa dal gip. Ma da quello che abbiamo valutato, posso dirle che non erano del tutto inibiti per aver assunto sostanze alcoliche. Uno dei video precedenti alla violenza li ritrae brindare in un locale. Quest' aspetto sarà approfondito ulteriormente qualora l' autorità giudiziaria lo ritenesse determinante per il giudizio».

 

E la vittima?

«La ragazza che la notte successiva al fatto è venuta a denunciare la violenza subita ha dimostrato una lucidità e una chiarezza di ricordi che ci hanno consentito di identificare i suoi "carnefici". È chiaro che da un punto di vista psicologico numerosi sono i riflessi non gradevoli che si possono verificare nella mente di una ragazza di soli 19 anni, per questo motivo la Procura le ha affiancato subito uno psicologo che l' ha aiutata ad affrontare i momenti di maggior tensione».

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I tre ragazzi hanno precedenti penali? E da quale contesto familiare provengono?

«Sono incensurati e appartengono a una fascia sociale media. Non sono né rampolli né provengono da classi indigenti. Sono ragazzi normali e posseggono dei titoli di studio».

 

Cosa fanno nella vita?

«Svolgono attività professionali saltuarie. Due di loro avevano da poco perfezionato un contratto di lavoro. Ma niente di definitivo. Parliamo di manovalanza per uno, di aiuto gelatiere per un altro e operatore ecologico per l' altro ancora».

 

Come si sono difesi dalle accuse?

«Non è stata una difesa strenua la loro, fino a questo punto. È chiaro che quello che è stato dichiarato in sede di interrogatorio di convalida rimane agli atti del giudice. Sicuramente la loro prima reazione è da un lato la percezione di aver compiuto qualcosa sopra le righe, dall' altro la non piena consapevolezza e soprattutto il quasi assente senso di colpa. Dimostrazione ne è il video condiviso da uno dei tre con la vittima il giorno dopo la violenza».

 

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Perché tre ragazzi che lavorano, anche se ancora in forma precaria, non trovano di meglio da fare che stuprare una ragazza?

«Questa è una fattispecie di reato talmente particolare che possono incapparci sia i cosiddetti figli di papà, sia i ragazzi che provengono da contesti meno fortunati. Ci sono delle dinamiche di branco che prendono il sopravvento in questo tipo di eventi. Un gruppo di tre ragazzi è sufficiente a eliminare i freni inibitori. Poi ci sono da mettere in conto un minor rispetto verso l' altro sesso e la presunzione di non avere responsabilità e di non incorrere in risvolti penali».

 

Cosa consiglia, maggiore Deiana, alle ragazze vittime di questo tipo di violenza?

«Raccomandiamo di rivolgersi alle forze dell' ordine per denunciare. A volte le vittime sono restie a farlo perché provano vergogna e rivivere la violenza può essere motivo di stress. Questa ragazza è stata coraggiosa e con la sua denuncia ha consentito di tutelare altre ragazze».

 

3 - L' IRA SUI SOCIAL: «SIETE LA VERGOGNA DI CATANIA». «FATE SOLTANTO SCHIFO»

Da “la Sicilia”

 

Sui social l'«animale uomo» perde qualunque freno inibitore e l' ira si scatena contro i tre ragazzi catanesi autori dello stupro nei confronti della ragazza americana di 19 anni e arrestati 24 ore dopo dai carabinieri di Catania su ordine della Procura. C' è chi invoca la pena di morte, chi scrive insulti irripetibili e chi augura loro di finire i giorni nella cella di un carcere.

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Loro sono tre giovanissimi (20, 19 e 19 anni) incensurati che, sui loro profili Facebook, mostrano il culto per il corpo ed esibiscono i muscoli. Basta dare un' occhiata ai profili di Roberto, Salvatore e Agatino per "costruirsi" subito un' immagine. "Sei un bel ragazzo - ha scritto Maria Angela - e mi auguro che sia anche di buona famiglia. Come hai potuto fare una cosa del genere? Non penso che ti mancassero occasioni, anzi sono convinta che con una buona dose di gentilezza e di amore avresti avuto molte donne ai tuoi piedi, senza "sporcarti" di questo gesto folle. Non avrai MAI il coraggio di guardare tua madre negli occhi. Spero in una giusta e severa PENA!".

 

"Schifosi, schifo schifo, la vergogna dell' umanità" ha scritto Maria. "Sei la vergogna dei Catanesi... hai infangato la nostra amata Catania" ha scritto invece Letizia. "Ci vuole la castrazione chimica per vermi come voi. Siete la vergogna del genere maschile" ha scritto Mario, mentre Enzo: "Ho un figlio di 5 anni in meno di voi, 14 anni. Se dovesse mai avere un atteggiamento di questo genere lo levo io stesso dal mondo! Ma fortunatamente sa cosa deve fare con le donne. Le deve amare e non stuprare".

 

STUPRO DI GRUPPO STUPRO DI GRUPPO

Solidarietà alla ragazza da parte di politici e sindacalisti. «Un crimine vergognoso che spero verrà punito con pene esemplari per i colpevoli. Pene che stiamo, con un percorso legislativo, inasprendo per questo tipo di reati» ha detto la deputata del Movimento 5 Stelle Simona Suriano. «Una violenza turpe che condanniamo fermamente - le ha fatto eco la senatrice grillina Tiziana Drago -. Il nostro pensiero va a questa ragazza che ha subito violenza fisica e psichica; è stata deprivata della propria dignità di donna e ha subito uno choc tremendo. Esprimo la mia personale vicinanza e apprezzamento per il coraggio che ha avuto nel denunciare l' accaduto».

 

«Catania non merita una simile vergogna. È chiaro che è necessario un ulteriore potenziamento delle attività di controllo del territorio e, per questo, auspichiamo che le istituzioni si muovano in tal senso» hanno detto Giovanni Musumeci e Giusy Fiumanò, rispettivamente segretario generale territoriale e responsabile Dipartimento pari opportunità della Ugl di Catania.

 

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