giuseppe conte osho coronavirus

MA VOI L’AVETE CAPITO QUALI AZIENDE LAVORANO E QUALI NO? – CI PENSIAMO NOI: ECCO L’ELENCO COMPLETO – IL TANTO ATTESO DECRETO DI CONTE FERMA GROSSO MODO IL 75% DELLA FORZA OPERAIA ITALIANA: PIÙ O MENO 3 MILIONI DI LAVORATORI SONO OBBLIGATI AD INCROCIARE LE BRACCIA – APERTI OVVIAMENTE I SERVIZI ESSENZIALI, CIOÈ TUTTI I SETTORI LEGATI ALL’AGRO-ALIMENTARE, ALLA FARMACEUTICA E ALLE ESIGENZE QUOTIDIANE

 

 

1 – FIRMATO IL DECRETO ECCO LE AZIENDE CHE SI FERMERANNO

Diodato Pirone per “il Messaggero”

 

L'ENNESIMA DIRETTA FACEBOOK DI GIUSEPPE CONTE

Il nuovo Dcpm del governo ferma grosso modo il 75% della forza operaia italiana: più o meno 3 milioni di lavoratori italiani sono obbligati ad incrociare le braccia fino al 3 aprile. Gran parte dell'industria italiana era in realtà già ferma. Chiuse quasi tutte le fabbriche FCA (la scorsa settimana hanno lavorato in parte solo quelle che sfornano motori destinati agli Stati Uniti e alla Turchia), Fincantieri, New Holland, Brembo, Ferrari, Ducati e decine di impianti della filiera della meccanica e dell'elettrodomestico.

 

Molte altre hanno lavorato a passo ridotto come Pirelli, Piaggio, Hitachi. Ora si ferma tutto fino al 3 aprile ad eccezione delle imprese legate a una ottantina di settori dell'alimentare (ma anche gran parte della filiera della plastica lavora per l'agroindustria) e naturalmente della farmaceutica. Sulla definizione dei settori da fermare c'è stato un lungo braccio di ferro con gli industriali che hanno cercato di evitare il blocco generalizzato almeno del comparto della meccanica.

 

vincenzo boccia

Si tratta di un settore che occupa posizioni importanti nella fornitura dei grandi gruppi industriali soprattutto tedeschi. Queste imprese se non rispettano i tempi di consegna rischiano di essere escluse dalle catene del valore in favore di concorrenti di altre nazioni. I sindacati però hanno ribadito che gran parte dei lavoratori non intendevano esporsi al rischio contagio. Il decreto consente alle imprese di restare aperte fino a mercoledì per svuotare i magazzini o completare manufatti.

 

Cantieri. Va avanti soltanto il ponte di Genova

ponte di genova tricolore

Le attività lavorative che non si potranno svolgere da oggi sono centinaia ma forse quella che colpisce di più l'immaginario degli italiani è lo stop dei cantieri. Non proprio tutti. Dovrebbe continuare a lavorare quello del nuovo ponte di Genova destinato a sostituire quello crollato nella scorsa estate. Ma si tratta di una eccezione. In realtà la stragrande maggioranza dei cantieri grandi e piccoli si era già fermata per rispettare le regole previste dal protocollo siglato da industriali e sindacati. Ora arriva il bollo finale allo stop generalizzato che fermerà almeno fino al 3 aprile opere strategiche come alcuni tratti ferroviari a partire dalla Napoli-Roma alla manutenzione di stradine e marciapiedi. E così una delle grandi emergenze nazionali fino a qualche giorno fa prende una pausa.

 

Auto, Stop a Fca e al mondo della componentistica

il nuovo ponte di genova supera il polcevera sollevata la campata centrale 30

L'auto è l'industria delle industrie. Checché se ne dica rimane un settore labour intensive con le sue linee di montaggio ad alta tecnologia. Ma la presenza degli uomini sulle linee di montaggio è di difficile gestione se si vuole fermare l'epidemia e infatti FCA aveva già fermato quasi tutti i suoi stabilimenti. Restavano aperte le linee di produzione di motori, in particolare a Termini in Molise, destinati soprattutto all'export verso Usa e Turchia. Ora i 55.000 dipendenti italiani di FCA si fermeranno tutti. Ferme anche le tantissime fabbriche (oltre 2.000) della componentistica d'auto. Un vanto per l'Italia poiché i produttori di componenti d'auto assicurano circa 5 miliardi di attivo della bilancia commerciale. Il settore complessivamente vale quasi il 6% del Pil italiano.

 

Tessuti, Serrata per la moda dubbi sulla ripresa

giuseppe conte in diretta facebook

Chiuderanno ad eccezione delle ultime consegne da effettuare entro mercoledì anche centinaia di stabilimenti del settore tessile che nonostante la durissima crisi ventennale del settore resta una delle punte di diamante del made in Italy. Nel settore operano oggi poco meno di 14 mila imprese, per un valore della produzione superiore ai 20 miliardi di euro. Numeri importanti ma significativamente inferiori a quelli del 2007. Rispetto a dieci anni fa il tessile italiano sconta, infatti, un gap di circa 3.5 miliardi in termini di valore della produzione che si traduce in circa 4 mila imprese e 40 mila addetti in meno. Ora si tratterà di capire cosa succederà a questo comparto di fronte allo stop totale e improvviso determinato dal caso Coronavirus.

 

rubinetto

Rubinetteria, Chiude un settore da 30mila addetti

Fra i settori coinvolti nella più grande chiusura delle attività produttive che l'Italia ricordi dai tempi della guerra non va sottovalutato quello della fabbricazione di componenti in metallo. Chiuderanno fino al 3 aprile anche le fabbriche di rubinetteria, apparecchiature fluidodinamiche, quelle di pompe e compressori (che lavorano moltissimo per l'industria tedesca) le industrie che assemblano cuscinetti, ingranaggi e organi di trasmissione e quelle che fanno fornaci e bruciatori. L'Italia dei rubinetti ha un posto di rilievo nel mondo: i dati registrano un fatturato di 9.2 miliardi di euro, collegato alla presenza di 313 aziende italiane ed oltre 30.000 addetti nella produzione di valvole e rubinetti concentrati in Piemonte e nel bresciano.

 

Negozi, salvi solo alimentari e servizi alla persona

etichette alimentari 4

L'ennesimo Dcpm firmato ieri conferma quanto già deciso in precedenza per quanto riguarda il settore della distribuzione commerciale: chiudono praticamente tutti i negozi ad eccezione di quelli legati all'alimentare e ai servizi alla persona. Anche il commercio dunque vedrà drasticamente ridimensionato il proprio giro d'affari complessivo anche se il comparto alimentare sta andando a gonfie vole con acquisti cresciti nelle ultime settimane di oltre il 15%: in pratica l'alimentare sta vivendo un riedizione del Natale. Quanti sono i lavoratori del settore costretti alla fermata forzata? Difficile dirlo ma considerando anche lo stop del turismo non appare esagerato calcolare in oltre mezzo milioni gli addetti alla filiera commerciale bloccati dal Covid 19.

 

Giochi, addio a balocchi, gioielli e strumenti

code al supermercato

Fra le industrie manifatturiere bloccate dal decreto c'è anche quella della fabbricazione di giocattoli (fra i quali secondo la specifica dell'Istat sono compresi anche i tricicli), di gioielli e di bigiotteria. Fino al 3 aprile non si potranno fabbricare strumenti musicali né orologi e non si potranno lavorare le pietre preziose. Stop anche alla fabbricazione di articoli sportivi ma anche dei contatori elettrici e anche di scope e di spazzole. Nello stesso comparto sono escluse dallo stop le fabbriche di attrezzature protettive (compreso il vestiario) quelle che lavorano per la filiera medica e dentistica come ad esempio attraverso la produzione di protesi. Resterà attivo anche il sottocomparto della fabbricazione di casse funebri.

 

Mobili, cucine, sedie e divani campioni dell'export

giuseppe conte in diretta facebook 1

Si ferma tutta la filiera del mobile, dalle cucine agli arredamenti e persino al distretto friulano delle sedie. Un comparto che si è dimostrato più forte della crisi finanziaria del 2008 e della bassa crescita endemica del sistema Italia. L'anno scorso ha registrato un aumento dei ricavi del 4,4% a 21,8 miliardi di euro. Sulla base di una indagine a campione che ha analizzato l'andamento delle principali 330 imprese del settore oltre un terzo del fatturato del mobile made in Italy è realizzato sul fronte delle esportazioni. Per quanto riguarda i comparti, a crescere maggiormente l'anno scorso sono stati i produttori di mobilio per ufficio e spazi pubblici (+8,7% nelle vendite). Anche questo settore è destinato a soffrire una crisi durissima anche se il suo livello di resilienza è notevole.

 

Pelletteria (Borse), la filiera alza bandiera bianca

thomas cook tour operator

Si ferma anche tutta la pelletteria made in Italy. In questo comparto parecchie imprese erano rimaste aperte anche negli ultimi giorni poiché gli addetti non lavorano in gruppo e possono rispettare il distanziamento di un metro fra loro. Tuttavia la decisione di ridurre gli spostamenti ha coinvolto anche questo settore nelle chiusure. Si tratta di un comparto di peso poiché comprende 1.200 imprese che occupano quasi 20.000 persone con un valore della produzione di 5,2 miliardi e un export di 4 miliardi. Per quanto riguarda gli scambi internazionali nel settore della pelletteria, l'Italia rappresenta il settimo importatore mondiale con un totale del 4,8% delle importazioni e il secondo esportatore con un totale del 13,7% delle esportazioni globali del comparto.

 

Lavoro, al palo tour operator e collocamenti privati

APPELLO DI UNA FARMACISTA DI ROMA

Fra le attività lavorative bloccate c'è anche quella della ricerca del lavoro. Non potranno operare fino al 3 aprile le agenzie di collocamento e quelle di selezione e di ricerca di personale. Ferme anche le società che si occupano di lavoro in somministrazione (quello che un tempo si chiamava interinale) e anche le aziende specializzate nella gestione del personale. Ferme, ma forse qui da davvero il decreto è inutile, le agenzie di viaggio e i tour operator nonché le loro attività di prenotazione. Stop anche alle attività di servizi per edifici e paesaggio e a quelle che si occupano di gestione degli edifici. Fra i servizi devono fermarsi anche le aziende di intrattenimento e quelle che si occupano di creazioni artistiche e della gestione delle strutture aertistiche.

 

Metallurgia, tubi, radiatori e caldaie spente

GIUSEPPE CONTE IN FARMACIA FOTO DI CARMEN LLERA MORAVIA

Niente fabbricazioni di tubi, orgoglio dell'industria bresciana, niente profilature di materiali di ferro e d'acciaio, niente fusioni in ghisa, stop alla fabbricazione di radiatori e caldaie e a quella di generatori di vapore grandi e piccoli, stop anche alla produzione di cerniere e serrature. Sono queste solo alcune delle decine di voci che scandiscono il settore della produzione metallurgica, uno dei più importanti dell'industria italiana e non solo nel Nord. Tutto fermo fino al 3 aprile anche se parecchie imprese avevano già deciso di sospendere la produzione per proprio conto. Il settore ha un peso notevolissimo soprattutto sull'export. Sui 463 miliardi esportati dall'Italia nel 2018 circa il 52% sono arrivati dai settori della meccanica e della metallurgia.

 

2 – ALIMENTARI, FARMACI TLC E SERVIZI: L'ITALIA CHE RESTA AL LAVORO

Luca Cifoni per “il Messaggero”

 

GIUSEPPE CONTE ATTILIO FONTANA

Un elenco che contiene in modo diretto circa 80 voci, individuate attraverso i cosiddetti codici Ateco, ma evidenzia in altro modo ulteriori settori ed attività che in un modo o nell'altro sfuggono al principio del chiudere tutto. Naturalmente obiettivo del governo è evitare allarmi generalizzati (oltre a quelli che comunque si sono diffusi in questi giorni) e quindi rassicurare i cittadini sulla tenuta dei servizi essenziali e sulla regolarità degli approvvigionamenti. Nella lista compaiono tutti i settori imprenditoriali legati all'agricoltura all'alimentare, alla farmaceutica ma anche alle esigenze quotidiane, come la riparazione di elettrodomestici.

 

centro agroalimentare fondi

Tutelate le attività di supporto alla produzione. Menzionate anche l'assistenza sanitaria e l'istruzione, nonostante le scuole siano chiude ormai da ormai da oltre 15 giorni, con scarse possibilità che riaprano presto. Non compare invece il codice 61 relativo alle telecomunicazioni sia fisse che mobili. Ma questi settori, quanto mai vitali in una fase in cui buona parte della popolazione è costretta a restare a casa, non si possono naturalmente fermare e rientrano tra quelli indicati come servizi essenziali, in base alla legge del 1990 che regolamenta il diritto di sciopero in questo ambito. Viene fatta poi un'eccezione anche per le produzioni a ciclo continuo, interrompendo le quali si correrebbe il rischio di pregiudicare la vita degli impianti o dare luogo a incidenti. Questa clausola dovrebbe essere applicata per l'Ilva di Taranto.

 

Agroalimentare, non cambia nulla per tutta la filiera

controlli in stazione a milano 2

Nessun dubbio sulla produzione e la distribuzione di cibo e generi alimentari. Il decreto menziona esplicitamente i prodotti agricoli e alimentari nel testo e poi nell'allegato elenca le coltivazioni agricole e gli allevamenti, la produzione di macchinari destinati a queste finalità, il commercio di prodotti agricoli e anche di attrezzature come i trattori. Fanno parte poi delle attività che rimarranno attive le industrie alimentari e quelle delle bevande, la fabbricazione di macchine per l'industria alimentare, il commercio all'ingrosso di prodotti alimentari (quest'ultimo per rifornire negozi e supermercati la cui apertura non è mai stata messa in discussione). Dunque l'intera filiera agroalimentare dovrebbe continuare ad operare senza interruzioni.

 

Farmaceutica, per le medicine nessun ostacolo

controlli al tempo del coronavirus

Altro settore considerato assolutamente essenziale è quello farmaceutico. Le farmacie continueranno naturalmente ad operare come prima, mentre tra i codici Ateco elencati nell'allegato al decreto figurano quelli relativi alla fabbricazione e al commercio all'ingrosso di prodotti farmaceutici. Anche in questo caso si vuole prevenire qualsiasi problema di fornitura che possa trasformarsi in un danno per i cittadini. Inoltre viene contemplata anche l'industria chimica in generale (il codice è quello relativo alla Fabbricazione di prodotti chimici. Questo settore è in parte collegato alla farmaceutica ma comprende anche produzioni di tipo diverso. Tra le attività ammesse rientrerebbe anche la fabbricazione di gomma e plastica.

 

Trasporti, in attività aerei treni e autobus

GIUSEPPE CONTE

I trasporti restano attivi nel Paese, ferme restando naturalmente le limitazioni imposte agli spostamenti dei singoli cittadini per motivi non considerati di necessità. Dunque saranno in funzione gli aerei ma anche i treni e in generale i terrestri e marittimi. Continueranno ad operare autobus e metropolitane nei centri urbani, salvo la riduzione della frequenza delle corse disposta a livello locale. Non cesserà inoltre il noleggio di mezzi di trasporto e sono assicurate anche le attività di magazzinaggio e di supporto. Naturalmente è garantito in tutto il Paese il trasporto delle merci che avviene in tutto il Paese sia su gomma con i Tir che su ferrovia. Il decreto cita inoltre i servizi postali tra le attività per le quali non ci sarà alcun blocco.

 

Professioni, sì a studi legali e commercialisti

controlli delle forze dell'ordine

Per le attività professionali non ci saranno sospensioni nelle prossime due settimane. Nell'elenco allegato al Dpcm compaiono, tra l'altro, le attività legali e contabili ma anche gli studi di architetti e ingegneri. Via libera anche alle consulenze ed alle altre attività professionali scientifiche e tecniche. I commercialisti avevano chiesto chiarezza sul proprio ruolo, aggiungendo la richiesta di cancellazione di alcune scadenze fiscali, ma è emerso che anche loro rientrano tra le attività ammesse. Aperti anche i notai. Molti studi professionali svolgono comunque la propria attività in smart working. Tra gli altri codici Ateco per cui c'è il via libera è esplicitato anche il 75 che corrisponde ai servizi veterinari.

 

Riparazioni, via libera per auto ed elettrodomestici

giuseppe conte diventa teen idol sui social

La possibilità di spostamenti, quando necessari in base alle altre direttive date dal governo, è garantita oltre che con i servizi pubblici e privati anche attraverso il via libera alle attività di manutenzione e riparazione di autoveicoli e di commercio di parti e accessori di autoveicoli. Viene poi esplicitamente menzionato tra i servizi che possono continuare ad operare quello della riparazione di elettrodomestici e di articoli per la casa. Non dovrebbero quindi essere criticità in caso di problemi tecnici con la attrezzature della vita quotidiana, come lavatrici e caldaie. Anche se resta tutta da verificare la disponibilità effettiva delle persone che normalmente sono impegnati in queste attività.

Telefonia e pc, assistenza garantita per comunicare

Discorso simile a quello delle riparazioni domestiche vale per telefonia e informatica. Smartphone e pc in questi giorni di ridotta mobilità fisica sono diventati mezzi ancora più vitali di comunicazione e di lavoro: i computer sono usati anche per le lezioni scolastiche e universitarie a distanza. Ecco quindi che nell'allegato appaiono i codici Ateco sia di Riparazione e manutenzione di telefoni fissi, cordless e cellulari che di Riparazione e manutenzione di computer e periferiche. Sono inoltre menzionate anche altre apparecchiature per le comunicazioni. Nessun timore dunque in caso di problemi tecnici con il cellulare. Restano poi in piena attività, in quanto servizi essenziali, le aziende di tlc, che forniscono tra l'altro connettività.

 

idraulico

Finanza, operative banche e assicurazioni

Continueranno ad essere attive banche e assicurazioni: si tratta di settori che non possono essere fermati perché strettamente connessi alle attività di imprese e famiglie (i servizi finanziari sono banalmente indispensabili anche per gli acquisti di generi di prima necessità). Molte di queste imprese stanno comunque adottando modalità di lavoro agile non solo nel cosiddetto back office e nelle funzioni dirigenziali ma anche nei rapporti con i clienti. Le banche hanno invitato ripetutamente i correntisti a preferire la modalità di home banking per le operazioni essenziali (sono in attività naturalmente anche i bancomat). Le filiali permettono ancora il contatto diretto ma di solito in modo filtrato e per appuntamento.

 

Ospitalità, non c'è chiusura per gli alberghi

edicolanti coronavirus 2

Restano aperti gli alberghi e strutture simili. In realtà in questi giorni più o meno in tutta Italia queste imprese hanno assistito ad un crollo delle presenze di turisti e altri viaggiatori (ad esempio per affari) a causa della diffusione dell'epidemia. Ma è stato ipotizzato un loro utilizzo in funzione diversa, ad esempio per garantire la permanenza protetta di persone in quarantena o in isolamento. Molte strutture hanno comunque chiuso o stanno valutando la chiusura. Su tutto il territorio nazionale viene naturalmente garantita l'assistenza sanitaria e in questo ambito restano aperte le case di riposo ( le cosiddette Rsa) con tutte le attenzioni legate ai rischi di ulteriore diffusione del contagio in questo ambito.

 

Editoria, l'informazione c'è edicole aperte

Tra le attività commerciali che sono rimaste aperte in questi giorni ci sono le edicole: l'informazione è considerata alla stregua di un bene di prima necessità. E naturalmente hanno proseguito la propria attività le aziende che forniscono contenuti informativi sia su carta che su altri supporti. Il provvedimento adottato ieri dal governo completa questa impostazione indicando tra le attività tutelate - rispetto al principio generale della chiusura - i servizi di informazione e comunicazione, il commercio all'ingrosso di libri riviste e giornali ed anche la fabbricazione della carta. Non ci sarà quindi alcuna restrizione dell'offerta informativa in questa fase così delicata della vita del Paese.

COLF 2

 

Lavoro domestico, colf e badanti possono lavorare

Nell'ultima versione del decreto del presidente del Consiglio dei ministri compare tra i codici Ateco delle attività ammesse anche il 97 relativo alle Attività di famiglie e convivenze come datori di lavoro per personale domestico. In questa categoria rientra il lavoro di colf e badanti, sia alle dipendenze di famiglie che di entità più grandi come ad esempio gli istituti religiosi. Viene quindi riconosciuta la necessità di questo tipo di prestazione anche se in via pratica in alcuni casi i rapporti di lavoro sono di fatto stati sospesi per le precauzioni legate alla prevenzione del contagio, anche se gli spostamenti del personale interessato sono comunque permessi. Va ricordato che per il lavoro domestico non si applica la cassa integrazione.

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