giorgia meloni 2022scala prima scala

“I BARBARI HANNO ESPUGNATO IL TEMPIO E SI CAPISCE CHE INTENDONO RESTARCI” – LA CRONACA DELLA PRIMA “PRIMA” ALLA SCALA DELLA DESTRA AL POTERE, BY ALBERTO MATTIOLI: “IN PLATEA, LA GIÀ DEPRECATA ÉLITE DELLA ZTL NON SEMBRA OSTILE: UN'EDUCATA INDIFFERENZA MAGARI INCURIOSITA MA NON NEGATIVA, MENTRE GLI APPLAUSI SONO TUTTI PER SERGIO MATTARELLA” – “NELLA TONNARA DEL FOYER, SEMBRANO TUTTI SODDISFATTISSIMI. VIENE IN MENTE LEONE X, CHE DIVENTÒ PAPA DICENDO: ‘DIO CI HA DATO IL PONTIFICATO, GODIAMOCELO’” – IL PANICO PER IL RUBINETTO DELLA TOILETTE PRESIDENZIALE NON FUNZIONANTE E IL BRACCIO DA "IO SO' GIORGIA E TE CORCO" DELLA MELONI - VIDEO

 

Alberto Mattioli per “La Stampa”

 

giorgia meloni alla prima della scala 2022

«Spero che l'abito sia all'altezza delle aspettative. Sono incuriosita, è la mia prima volta», sorride Giorgia Meloni a favor di telecamera nel foyer della Scala, e scattano subito reminiscenze operistiche: ecco la giovin principiante di Da Ponte oppure, per restare al Boris Godunov di Musorsgkij, una zarina per l'opera su uno zar.

 

Nella frase c'è tutto il sapore della prima «prima» della destra al potere, un frullato di orgoglio, emozione e preoccupazione per essere entrati finalmente nel salotto buono, e dall'ingresso principale.

 

I barbari hanno espugnato il Tempio e si capisce che intendono restarci, con una disinvoltura un po' impacciata però sorridente. In platea, la già deprecata élite della Ztl non sembra ostile: un'educata indifferenza magari incuriosita ma non negativa, e in ogni caso senza contestazioni, mentre gli applausi sono tutti per Sergio Mattarella.

 

giorgia meloni alla prima della scala 2022.

L'abito scelto dalla premier, del resto, è un Armani blu con le spalle scoperte, che fa sobrietà chic molto milanese, e va benissimo. È con il compagno, Andrea Giambruno: «Ogni tanto cerchiamo di frequentarci».

 

Fra le due muraglie di fotografi, nella tonnara del foyer, i suoi sembrano tutti soddisfattissimi. Viene in mente Leone X Medici, quello che diventò Papa dicendo: «Dio ci ha dato il pontificato, godiamocelo».

 

federica corsini e gennaro sangiuliano prima della scala 2022

E infatti. Mai visti o quasi risalire da Roma con orgogliosa sicurezza tanti nuovi potenti: già è inusuale che il presidente del Consiglio venga alla Scala se c'è quello della Repubblica (unico precedente a memoria di cronista nel 2011, con l'accoppiata Napolitano-Monti), ma poi sono arrivati anche quello del Senato, Ignazio La Russa, peraltro milanese, e quattro-ministri-quattro, Gennaro Sangiuliano, Elisabetta Casellati, Anna Maria Bernini e Adolfo Urso.

 

ignazio la russa prima scala 2022

Visto che è a Milano anche la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, il palco reale risulta affollato come la metropolitana all'ora di punta. Alla fine, il cerimoniale trova la soluzione: al centro ovviamente Mattarella con la figlia Laura, sempre molto signora, scusate la parolaccia; alla loro destra, von der Leyen e il sindaco Beppe Sala padrone di casa; a sinistra, La Russa e, appunto, Meloni. Tutti sorridenti.

 

E dire che c'era stato un momento di panico last minute quando si è scoperto che il rubinetto della toilette presidenziale non funzionava, problema pare risolto in un baleno dalle sempre affidabili maestranze scaligere.

maria cristina e attilio fontana con dominique meyer

 

Sta di fatto che tante erano le presenze istituzionali che è stato dilatato l'intervallo perché tutti potessero andare nei camerini per le felicitazioni di rito agli artisti, da Riccardo Chailly in giù: 40 minuti, un'eternità, però apprezzata come occasione di parata in un foyer abbastanza preoccupato per Musorgskij. E qui, meravigliosi due reperti assiro-milanesi che alla prima battuta del coro si sono voltati l'uno verso l'altra esclamando all'unisono: «Ma è in russo!». Eh, già.

 

andrea giambruno e giorgia meloni alla prima della scala 2022

La star delle prime della Scala, non certo a partire da questa, è però Mattarella. Quest' anno l'applausometro ha segnato poco più di quattro minuti, meno dell'anno passato, certo, ma stavolta non c'era bisogno di chiedere il bis, insomma il secondo mandato. E poi è stato lui a far cessare l'ovazione indicando che si poteva attaccare con gli Inni.

 

Si sono sentite anche le solite urla indistinte, indecifrabili perché, com' è noto, non ci sono più le voci di una volta, nemmeno fra i loggionisti: inconfondibili però un paio di «Grazie, Presidente!» a pieni polmoni.

 

Quanto a Giorgia, appariva contenta e anche cantante in «Fratelli d'Italia», insolitamente accennato anche in platea, sarà il nuovo clima sovranista. Silenzio invece sull'Inno europeo in omaggio a von der Leyen, a sua volta elegante in un lungo blu notte con paillettes di stilista ignoto, perché il nome ha candidamente ammesso di non ricordarselo.

 

ursula von der leyen alla prima della scala 2022 1

Meloni ha parlato sulla passerella iniziale. Poche parole sulla decisione di scegliere proprio un'opera russa (presa peraltro ben prima dell'operazione militare speciale), con le conseguenti, pesanti proteste ucraine: «Conoscete la mia posizione sul conflitto, ma penso che la cultura sia un'altra cosa e che non bisogna fare l'errore di mescolare dimensioni diverse. Noi non ce l'abbiamo con il popolo russo, con la storia russa, ma con le scelte di chi ha deciso di invadere una nazione sovrana».

 

Anche qui, sintonia con Mattarella che, pranzando in giornata con von der Leyen, aveva spiegato l'ovvio, cioè che «la grande cultura russa è parte integrante della cultura europea. È un elemento che non si può cancellare, mentre la responsabilità della guerra va attribuita al governo di quel Paese e non certo al popolo russo o alla sua cultura».

 

giorgia meloni alla prima della scala 2022 2

Per essere una debuttante, comunque, Meloni è assai disinvolta. Va a salutare Chailly, chiede dove si può fumare, le spiegano che alla Scala accendere una sigaretta è come bestemmiare in chiesa e se ne va, sola soletta, a fumare in cortile. Poi si fa un selfie con l'orchestra, incassa quello di un fan che le urla «sei la migliore del mondo» e alla fine approva lo spettacolo: «Un'opera avvincente, e non era facile».

 

Sala, sobriamente meneghino, faceva intanto notare che nel palco reale del «suo» teatro c'erano «due delle sette donne più potenti del mondo» e che anche von der Leyen era rimasta molto colpita dal «tributo» a Mattarella.

 

Al quale i sindacati hanno consegnato una lettera contro i tagli alla cultura, alla Scala perfettamente bipartisan fra Comune di centrosinistra e Regione di centrodestra (però recuperabili, annuncia il governatore Fontana). Quanto alle temutissime contestazioni, non ci sono state, o meglio ci sono state fuori dal teatro, dietro le transenne che ogni anno vengono piazzate più lontane dalla Scala e dagli happy few.

 

LE BRACCIA DA TAGLIALEGNA DI GIORGIA MELONI ALLA PRIMA DELLA SCALA

Qui hanno sfilato i centri sociali e una ventina di ucraini con cartelli contro Putin e il basso Ildar Abdrazakov, l'ipercarismatico Boris, attaccato come «solista del regime». Ma il paventato sabotaggio dentro il teatro non c'è stato. Così in sala, tredici minuti di applausi e incasso di due milioni e mezzo a parte, tutta l'attenzione è stata per la strana coppia Mattarella-Meloni. Ma «siamo in democrazia, e va benissimo così», chiosa saggia la senatrice Liliana Segre.

giorgia meloni alla prima della scala 2022. alfonso signorini prima scala 2022 palco reale scala 2022. ignazio la russa giorgia meloni. 2ignazio la russa giorgia meloni. ignazio la russa giorgia meloni alla scala dominique meyer sergio mattarella PALCO REALE DELLA SCALA 2022giorgia meloni andrea giambruno prima della scala 2022dominique meyer sergio mattarella 3morgan james m. bradburne ignazio la russa prima scala 2022roberto bolle nicoletta manni, timofej andrijashenko prima scala 2022boris godunov prima della scala 2022 1alessandra mastronardi prima della scala 2022cristina parodi prima scala 2022 liliana segre alla prima della scala 2022tommaso sacchi prima della scala 2022ospiti alla prima della scala 2022 andrea giambruno giorgia meloni prima scala 2022. beppe sala ursula von der leyen attilio fontana prima della scala 2022 2liliana segre alla prima della scala 2022 anna federici roberto d agostino prima della scala 2022giorgia meloni alla prima della scala 2022.

Ultimi Dagoreport

meloni trump

DAGOREPORT - CHISSÀ, MAGARI LO SCONCIO GOLPE TRUMPIANO IN VENEZUELA, CON LA CATTURA DI MADURO E DECINE DI MORTI, HA SPEDITO GIORGIA MELONI IN UNO STADIO DI TALE PIACERE DA PERDERE IL CONTROLLO DEI NEURONI, INCIAMPANDO IN DUE MADORNALI GAFFE, CHE NESSUN MEDIA HA SOTTOLINEATO - PRESO IL MOSCHETTO, CALZATO L’ELMETTO, LA “CHICA CALIENTE” (COPY SANTIAGO ABASCAL) HA PROCLAMATO LA TESI DI ‘’UN INTERVENTO LEGITTIMO DI NATURA DIFENSIVA CONTRO IL NARCOTRAFFICO’’ - BENE, SIETE CURIOSI DI SAPERE CHI L’HA SMENTITA? LO STESSO TRUMP! “D’ORA IN AVANTI SAREMO FORTEMENTE COINVOLTI NELLA GESTIONE DEL PETROLIO DEL VENEZUELA” - MA NON È FINITA: LA STAGIONATA RAGAZZA PON-PON DEL TRUMPISMO SENZA LIMITISMO HA SPROLOQUIATO PURE DI UNA “AZIONE MILITARE ESTERNA”. A SMENTIRLA È ARRIVATO QUESTA VOLTA IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO: "NON SIAMO IN GUERRA…" - VIDEO

khamenei maduro putin xi jinping

DAGOREPORT – IL 2025 È STATO UN ANNO DI MERDA PER L’IRAN, MA IL 2026 POTREBBE ESSERE PEGGIO: IL BLITZ IN VENEZUELA E L’ARRESTO DI MADURO SONO UNA BRUTTISSIMA NOTIZIA PER KHAMENEI, CHE TEME DI FARE LA FINE DEL “COLLEGA” DITTATORE. AD AGGRAVARE LA SITUAZIONE CI SONO LE PROTESTE DILAGATE IN TUTTO IL PAESE – LA PERDITA DELL’ALLEATO DI CARACAS È UN PESO ANCHE NELL’EQUILIBRIO DEI RAPPORTI CON PUTIN E XI JINPING: LA COOPERAZIONE CON MADURO RAFFORZAVA IL POTERE NEGOZIALE DI TEHERAN CON RUSSIA E CINA. ORA TEHERAN È SOLA E PIÙ DIPENDENTE DA INTERLOCUTORI CHE LA USANO (PUTIN PER I DRONI, XI PER IL PETROLIO) MA NON HANNO INTERESSE A SOSTENERLA PIÙ DEL MINIMO NECESSARIO – IL POSSIBILE ARRIVO DI UN “BONAPARTE” IMMAGINATO DAGLI ANALISTI: NON SAREBBE UN LIBERATORE, MA SOLO L’ENNESIMO AUTOCRATE…

trump putin xi jinping

DAGOREPORT - QUANTO GODONO PUTIN E XI JINPING PER L’ATTACCO AMERICANO AL VENEZUELA! – L’UNILATERALISMO MUSCOLARE DI TRUMP E’ LA MIGLIORE LEGITTIMAZIONE PER LE AMBIZIONI, PRESENTI E FUTURE, DI RUSSIA E CINA – E INFATTI IL "NEW YORK TIMES" CRITICA L'ASSALTO A MADURO:"E' POCO SAGGIO" - SE WASHINGTON BOMBARDA CARACAS, IN VIOLAZIONE DEL DIRITTO INTERNAZIONALE, CHI ANDRA’ A ROMPERE I COJONI A XI JINPING SE DOMANI DOVESSE INVADERE TAIWAN? E QUANTO GODE PUTIN NEL VEDERE L’OCCIDENTE BALBETTARE DAVANTI ALLE BOMBE DI WASHINGTON, NON COSI’ LONTANE DA QUELLE CHE MOSCA SGANCIA SULL’UCRAINA? – LA PREVISIONE BY RUVINETTI: NELL’INCONTRO IN ALASKA, TRUMP E PUTIN SI SONO SPARTITI IL MONDO, IN UNA SORTA DI “YALTA A MANO ARMATA” (L’UCRAINA A TE, IL VENEZUELA A ME)

zampolli corona trump meloni salvini

DAGOREPORT - L’IRRESISTIBILE ASCESA E LA PRECIPITOSA CADUTA DI PAOLO ZAMPOLLI: DA TRUMP A CORONA... - LA FORTUNA DEL MASCELLUTO IMMOBILIARISTA ITALOAMERICANO SAREBBE FINITA IL GIORNO IN CUI È SBARCATO A VILLA TAVERNA IL RUDE TILMAN FERTITTA. IL MILIONARIO INCORONATO AMBASCIATORE HA FATTO SUBITO PRESENTE ALL’EX MANAGER DI MODELLE CHI ERA IL SOLO PLENIPOTENZIARIO DI TRUMP IN ITALIA – SE SALVINI HA VOLUTO INCONTRARLO, LA ‘GIORGIA DEI DUE MONDI’ NON HA DI CERTO BISOGNO DI RICORRERE ALLE ARTI DIPLOMATICHE DI ZAMPOLLI: A MELONI BASTA ALZARE LA CORNETTA DEL TELEFONO E CHIAMARE DIRETTAMENTE IL TRUMPONE – PER FORTUNA CHE C’È FABRIZIO CORONA  ANCORA IN CIRCOLAZIONE A SPARAR CAZZATE: ZAMPOLLI LO AVREBBE CHIAMATO DALLA CASA BIANCA DURANTE L’INTERROGATORIO SU SIGNORINI IN PROCURA: "MI CERCA TRUMP, A GENNAIO CE NE ANDIAMO LÌ E LA MELONI MUTA". PER AGGIUNGERE POI, IN MANIERA ALLUSIVA: "LA MOGLIE DI TRUMP, MELANIA, MI CONOSCE MOLTO BENE..."

giorgia meloni giovanbattista fazzolari sergio mattarella

DAGOREPORT – COME MAI NEGLI ULTIMI TEMPI È DIVAMPATO UN AMOUR FOU DI MELONI E FAZZOLARI PER MATTARELLA? LE LODI DELLA STATISTA DELLA SGARBATELLA PER IL DISCORSO DI FINE ANNO VENGONO INFIOCCHETTATE (“UN GRANDE CHE CI UNIFICA”) DAL “GENIO” DI PALAZZO CHIGI – DAL PREMIERATO ALLA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE, NON SI CONTANO I MOTIVI DI ASPRO ATTRITO TRA L'ARMATA BRANCA-MELONI E IL COLLE. MA, ALLA FINE, MELONI E FAZZOLARI SI SONO RESI CONTO CHE LA POPOLARITÀ CHE INCONTRA SERGIONE È TALE CHE È MASOCHISTICO SCHIERARSI CONTRO – ESSI’: LA GIORGIA E IL GIOVANBATTISTA SONO SCALTRI NELLA GESTIONE DEL POTERE. QUANDO SI TROVANO DAVANTI A UN OSTACOLO DURO DA SUPERARE, RICORRONO AL SAGGIO DEMOCRISTIANESIMO ANDREOTTIANO: IL NEMICO NON SI COMBATTE MA SI COMPRA O SI SEDUCE...

dagospia 25 anni

DAGOSPIA, 25 ANNI A FIL DI RETE - “UNA MATTINA DEL 22 MAGGIO 2000, ALL’ALBA DEL NUOVO SECOLO, SI È AFFACCIATO SUI COMPUTER QUESTO SITO SANTO E DANNATO - FINALMENTE LIBERO DA PADRONI E PADRINI, TRA MASSACRO E PROFANO, SENZA OGNI CONFORMISMO, HAI POTUTO RAGGIUNGERE IL NIRVANA DIGITALE CON LA TITOLAZIONE, BEFFARDA, IRRIDENTE A VOLTE SFACCIATA AL LIMITE DELLA TRASH. ADDIO AL “POLITICHESE”, ALLA RETORICA DEL PALAZZO VOLUTAMENTE INCOMPRENSIBILE MA ANCORA DI MODA NEGLI EX GIORNALONI - “ET VOILÀ”, OSSERVAVA IL VENERATO MAESTRO, EDMONDO BERSELLI: “IL SITO SI TRASFORMA IN UN NETWORK DOVE NEL GIOCO DURO FINISCONO MANAGER, BANCHIERI, DIRETTORI DI GIORNALI. SBOCCIANO I POTERI MARCI. D’INCANTO TUTTI I PROTAGONISTI DELLA NOSTRA SOCIETÀ CONTEMPORANEA ESISTONO IN QUANTO FIGURINE DI DAGOSPIA. UN GIOCO DI PRESTIGIO…”