berlusconi salvini ronzulli tajani meloni

PSICODRAMMA AZZURRO – IN “FORZA ITALIA” FANNO FINTA DI NON CREDERE AI SONDAGGI, CHE CERTIFICANO IL TRACOLLO: “IL SORPASSO DEL TERZO POLO? SONO NUMERI FARLOCCHI” – LA STRATEGIA DELLO STRUZZO DI TAJANI: CONTINUARE A PARLARE DI VITTORIA E DI DOPPIA CIFRA, QUANDO È ORMAI CHIARO CHE CIÒ CHE RESTA DEL PARTITO DI BERLUSCONI SARÀ AMPIAMENTE SOTTO IL 10%. NUMERI IMPIETOSI CHE SONO UN PROBLEMA ANCHE PER LA MELONI: PER SALVARSI, IL “BANANA” AVRÀ LA TENTAZIONE DI FEDERARSI CON SALVINI, E MOLLARE LA “DRAGHETTA” AL SUO DESTINO (LONTANO DA PALAZZO CHIGI)

Tommaso Labate per il “Corriere della Sera”

 

berlusconi tajani 8

«Lo sai che cosa sono questi, no? Sono numeri farlocchi, dati che non stanno né in cielo né in terra. Tutti i sondaggi ci danno sopra Calenda, non sotto», è sbottato l'altro giorno Antonio Tajani quando gli hanno messo sotto il naso la prima rilevazione che dava il terzo polo di Carlo Calenda e Matteo Renzi qualche decimale sopra i consensi attribuiti a Forza Italia.

 

licia ronzulli antonio tajani

Ufficialmente, com' è fin troppo ovvio e scontato quando una campagna elettorale è in pieno svolgimento, per i vertici azzurri - Silvio Berlusconi in primis - ci sono temi che semplicemente «non esistono»: non esiste la possibilità di finire per la prima volta nella storia dietro i big che hanno abbandonato «la casa del padre», che ieri rispondevano al nome di Gianfranco Fini e oggi si chiamano Mara Carfagna e Mariastella Gelmini; non esiste la possibilità di terminare la corsa elettorale abbondantemente al di sotto della doppia cifra, come previsto da molti sondaggisti; e non esiste nemmeno lo scenario «fine di mondo» di raschiare il barile del 7%, quel cataclisma elettorale tale da provocare un azzeramento nella catena di comando del partito.

 

mariastella gelmini carlo calenda mara carfagna

Eppure, il fatto che di questi temi non si parli apertamente tra coloro che sono finiti in una posizione blindata per accedere in Parlamento, mentre invece sono il pane quotidiano di chi mastica amaro per essere finito in fondo alle liste o in posizione difficili, non sancisce oltre ogni ragionevole dubbio che questi temi non si ripresentino il 26 settembre sotto forma di un conto salatissimo. Anzi.

 

SILVIO BERLUSCONI MATTEO SALVINI

E così, visto che da giorni ogni interlocutore lo sottopone al giochino dell'«obiettivo minimo», per provare a capire se c'è una cifra in grado di provocare un terremoto post-elettorale all'interno di Forza Italia, Tajani ha trovato una riposta standard da dispensare a chiunque: «Un obiettivo minimo c'è ed è vincere le elezioni. Il centrodestra che vince le elezioni è l'obiettivo minimo nostro, punto e basta. Se poi c'è qualcuno che mi chiede dove può arrivare Forza Italia, ecco, secondo me la campagna elettorale è ancora tutta da giocare: possiamo raggiungere anche il 14 o 15%».

 

GIORGIA MELONI E SILVIO BERLUSCONI

Lontani ormai dal sogno di arrivare a quel 20% di cui Berlusconi parlava apertamente all'indomani della caduta del governo Draghi, i forzisti cercano di ricalibrare il peso dei loro sogni ancorandogli obiettivi alla portata di una realtà più complicata. La ritrosia berlusconiana a immaginare di presentarsi alle consultazioni con Mattarella con il nome di Giorgia Meloni per la presidenza del Consiglio, inizialmente alimentata e poi smentita dal diretto interessato, deve fare i conti con i numeri delle rilevazioni demoscopiche.

 

Privilegiare il dialogo interno al centrodestra con Matteo Salvini, finora, non ha prodotto risultati di rilievo né nella distribuzione dei seggi all'uninominale né nei sondaggi, dove la somma di Lega e FI è quasi sempre al di sotto dello score attribuito al partito di Meloni.

 

antonio tajani silvio berlusconi convention di forza italia

E poi c'è quel «che fare?», l'interrogativo leniniano alla base della lenta ascesa dei tanto odiati «comunisti» all'inizio del Novecento, proiettato sul governo che verrà qualora Fratelli d'Italia sbancasse il jackpot elettorale e Forza Italia si trovasse, nell'arco di due elezioni, a passare dal primo al terzo gradino del podio del centrodestra fondato nel 1994.

 

Qualcuno, nella cerchia dei berlusconiani, già ipotizza che lo schema «Meloni premier e Salvini ministro degli Interni» possa rappresentare non la fine ma un nuovo inizio per FI. «Noi abbiamo la cultura di governo che loro non hanno», si è sentito dire l'altro giorno Berlusconi da un amico. Al quale ha risposto: «Hai ragione. E non è una cosa da poco».

 

 

 

 

Articoli correlati

PERCHE LE DIATRIBE TRA GIORGIA E MATTEO SU CHI SARA PREMIER SONO SOLO LOGORROICA FUFFA PER IL COLLE

SALVINI VS MELONI! ALTRO CHE ABBRACCI TRA I DUE VOLANO SCUDISCIATE STAVOLTA SUI MIGRANTI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

BERLUSCONI SALVINI MELONI - MEME

berlusconi tajani 12

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte giorgia meloni rocco casalino

DAGOREPORT - QUESTA VOLTA, ROCCO CASALINO HA RAGIONE: ELLY SCHLEIN SULLA QUESTIONE ATREJU “HA SBAGLIATO TUTTO” - LA GRUPPETTARA DEL NAZARENO, CHIEDENDO UN FACCIA A FACCIA CON GIORGIA MELONI, HA DIMOSTRATO DI ESSERE ANCORA UNA VOLTA UN’ABUSIVA DELLA POLITICA. HA SERVITO SUL PIATTO D’ARGENTO ALLA DUCETTA L’OCCASIONE DI FREGARLA, INVITANDO ANCHE GIUSEPPE CONTE PER UN “THREESOME” IN CUI LA PREMIER AVREBBE SPADRONEGGIATO – IN UN CONFRONTO A TRE, CON ELLY E PEPPINIELLO CHE SI SFANCULANO SULLA POLITICA INTERNAZIONALE, DAL RIARMO ALL’UCRAINA, E FANNO A GARA A CHI SPARA LA “PUTINATA” O LA “GAZATA” PIÙ GROSSA, LA DUCETTA AVREBBE VINTO A MANI BASSE – QUEL FURBACCHIONE DI CONTE NON SI TIRA INDIETRO: NONOSTANTE LA DEM SI SIA SFILATA, LUI CONFERMA LA SUA PRESENZA AL DIBATTITO: "MI DISPIACE DEL FORFAIT DI ELLY, PER ME È IMPORTANTE CHE CI SIA UN CONFRONTO E POTEVAMO FARLO ANCHE INSIEME. POTEVAMO INCALZARE LA PREMIER..."

alessandro giuli beatrice venezi gianmarco mazzi

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÒ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÌ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…