booking.com evasione fiscale

VACANZE ALL’INSEGNA DELL’EVASIONE – LA PROCURA DI GENOVA HA APERTO UN’INCHIESTA SULL'IVA NON VERSATA DA “BOOKING.COM” SUGLI AFFITTI DELLE ABITAZIONI DI PRIVATI – LE IMPOSTE NON PAGATE SAREBBERO CIRCA 350MILIONI DI EURO E SONO SFUGGITE TOTALMENTE AL FISCO: LA SOCIETÀ DOVREBBE OPERARE COME SOSTITUTO D’IMPOSTA PER CHI AFFITTA SENZA PARTITA IVA, MA LA TASSA NON È NEMMENO DICHIARATA PERCHÉ…

 

Ivan Cimmarusti per “il Sole 24 Ore”

 

evasione fiscale

L' intermediazione di Booking.com sugli affitti delle abitazioni di privati senza partite Iva, potrebbe aver generato, tra il 2013 e il 2019, una evasione dell' Imposta sul valore aggiunto pari a 350 milioni di euro. Una stima basata sull' aumento esponenziale di questo tipo di prenotazioni, che dal 2017 ha registrato un incremento del 30%, superando di gran lunga quelle fatte con gli hotel. Il danno è duplice: da una parte il fisco perde un' entrata rilevante, dall' altra c' è una concorrenza sleale verso tutte quelle strutture ricettive che invece pagano regolarmente l' Imposta.

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È questa la traccia che sta seguendo la Procura della Repubblica di Genova, con una inchiesta che presto porterà alle prime iscrizioni nel registro degli indagati, con responsabilità diretta della società amministrata da Glenn Fogel.

 

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In ballo c' è un importante gettito fiscale, che sfugge totalmente al controllo. L' inchiesta è condotta dal procuratore aggiunto Francesco Pinto e dal sostituto Giancarlo Vona, che stanno ricostruendo un presunto «sistema» che consente alla società, con sede in Olanda, di far sparire l' Imposta sul valore aggiunto legata, esclusivamente, all' intermediazione per l' affitto di abitazioni di proprietà di privati che non hanno partita Iva.

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In questo caso, infatti, Booking dovrebbe operare in qualità di sostituto di imposta, registrandosi in Italia o utilizzando un rappresentante fiscale. Invece la tassa non è neanche dichiarata, con il risultato che l' azienda è sotto procedimento giudiziario per violazione della legge sui reati tributari.

 

L' inchiesta, condotta dal primo gruppo della Guardia di finanza di Genova, al comando del colonnello Ivan Bixio, nasce sulla base di alcuni preliminari accertamenti su appartamenti in affitto della provincia di Genova. Ci si è accorti che nelle fatture con Booking non era applicata l' Iva.

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Quello che in un primo momento è stato ritenuto un caso isolato, presto si è trasformato in modus operandi. L' intreccio investigativo, attraverso banca dati e documentazioni societarie, ha permesso di appurare che Booking non aveva mai pagato l' Iva per l' intermediazione con privati. Il fascicolo conta anche un parere dell' Agenzia dell' Entrate, un atto emesso a seguito di apposito quesito fatto da Federalberghi.

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L' associazione ha segnalato che il portale «emette fatture senza Iva italiana, applicando il meccanismo del cosiddetto "reverse charge" anche nei casi in cui la struttura ricettiva è priva di partita Iva. La conseguenza è l' evasione totale dell' imposta, che non viene pagata né dal portale né dalla struttura». L' Agenzia «ha chiarito che l' Iva - spiegano da Federalberghi - sulle commissioni pagate ai portali che operano in altri paesi Ue è sempre dovuta.

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Se la struttura ricettiva ha la partita Iva, essa si di dovrà fare carico del versamento in regime di inversione contabile. Se la struttura non ha partita Iva, dovrà essere invece il portale ad identificarsi in Italia e ad emettere fattura con Iva Italiana». Il tema è stato approfondito con una richiesta di informazioni all' Olanda: un ordine di indagine europeo che, tuttavia, non ha prodotto risultati.

 

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Le autorità dei Paesi Bassi hanno sostanzialmente negato qualsiasi illecito di Booking, rimandando al mittente la richiesta di ottenere documentazioni. Secondo Alessandro Massimo Nucara, direttore generale di Federalberghi, il danno non è solo alle casse dell' Erario, ma anche all' intero settore ricettivo. «Il mercato soffre - spiega - perché vede competere nello stesso spazio - la piattaforma web di Booking - soggetti che vendono lo stesso servizio, ma che sottostanno a regole diverse.

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Quello degli appartamenti privati è un business molto spesso privo di ogni forma di controllo e tutela per i consumatori. A preoccuparci è soprattutto la concorrenza sleale verso l' attività di impresa, che a differenza del privato che non ha partita Iva, paga regolarmente l' Imposta».

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