diego e rita maradona

“A NAPOLI BACIAVANO LE MANI ANCHE A ME” - RITA MARADONA RICORDA IL FRATELLO, “EL PIBE DE ORO” DIEGO ARMANDO MARADONA: “MI FA MALE ALL’ANIMA NON AVERLO PIÙ CON NOI. NON SO DIRE PERCHÉ SIA MORTO, LO DIRANNO I MAGISTRATI E NON POSSO CHE ASPETTARE" - LA DIPENDENZA DALLA COCAINA? “L’ABBIAMO SCOPERTA IL GIORNO IN CUI ANDARONO A PRENDERLO GLI AGENTI NEL SUO APPARTAMENTO (FU ARRESTATO A 32 ANNI IL 26 APRILE 1991 PER DETENZIONE DI MEZZO CHILO DI COCAINA) - LA ROTTURA CON I FRATELLI, IL GRANDE GIRO D'AFFARI SU DIEGO: "DI QUESTO ARGOMENTO NON PARLO, C’È UN PROCESSO" - QUEL PRESENTIMENTO PRIMA DI MORIRE - VIDEO

 

Estratto dall’articolo di Andrea Pasqualetto per il “Corriere della Sera” 

Diego e Rita Maradona

 

Lei era Kitty, lui Pelu. Fratelli, alleati, complici. Poi Pelu diventò Maradona e per Kitty e l’affollata famiglia di Villa Fiorito tutto cambiò. Ma gli anni del fango e della casetta di periferia alle porte di Buenos Aires dove sono cresciuti con altri sei fratelli le sono rimasti nel cuore.

 

Rita Mabel «Kitty» è una delle sorelle maggiori di quel Diego Armando che in casa chiamavano affettuosamente Pelu perché era nato con una certa peluria e che oggi spunta un po’ ovunque per le strade della capitale argentina: dipinto sui muri delle case, dei palazzi, stampato su mille camisetas e presente in modo costante nelle chiacchiere dei porteños e non solo. [...]

 

Il primo ricordo di Diego? 

«È sempre legato al pallone. Fin da piccolissimo era l’unica cosa che faceva: giocare a calcio nella canchita (campetto) che si trovava dietro l’angolo di casa nostra». 

 

Com’era da bambino? 

Diego e Rita Maradona

«Timido e attaccato alla mamma. Un vero mammone, discolo, generoso e affettuoso». 

 

Ci racconta la vita a casa Maradona ai tempi di Villa Fiorito? 

«Noi cinque sorelle aiutavamo nostra madre in casa e molte volte ci occupavamo di Diego. Papà lavorava tutto il giorno. Fu un periodo duro per i nostri genitori perché spesso non avevamo soldi ma eravamo molto felici e uniti e mamma e papà cercavano di non farci mancare nulla privandosi di tante cose.

 

Papà lavorava dall’alba al tramonto in una fabbrica di fibre di cemento per tetti, faceva l’operaio. Siamo cresciuti nella semplicità e con un paio di principi: non si ottiene nulla senza faticare e non bisogna mai fare le cose con cattiveria perché tutto torna indietro».

 

diego armando maradona

Diego disse che vostra madre rinunciava a mangiare per sfamare i figli dicendo di avere mal di stomaco «Io non me ne sono mai accorta ma se lo diceva Pelu sarà sicuramente vero». 

 

Com’erano con lui Doña Tota e Don Diego, i genitori? 

«Per loro è sempre stato il figlio speciale. Mia madre gli perdonava quasi tutto e papà a volte non dormiva pur di accompagnarlo agli allenamenti.

 

Non lo lasciava andare mai da solo. Tornava dal lavoro, si cambiava, si lavava, prendeva Diego e lo portava alla Paternal, il campo dell’Argentinos juniors. Diego invece andava quasi tutti i giorni a piedi con l’amico Vachita a portargli alla fabbrica il pranzo che gli preparava mamma. 

 

Doña Tota in casa era quella che faceva rispettare le regole. A Diego aveva proibito di giocare a pallone con le scarpe da ginnastica ma lui trasgrediva e lei s’infuriava. 

Povero Pelu, aveva solo quelle». [...]

 

statua di diego armando maradona ai quartieri spagnoli 3

E il sogno? 

«Comprare una casa enorme a mamma e papà. Cosa che fece (la famiglia si trasferì prima a Lascano e poi a Villa Devoto: 700 mq coperti, 500 scoperti, piscina, ndr ). 

 

E poi, a 23 anni, ne regalò anche una a ciascuna di noi. Nel senso che comprò le case e noi entrammo anche se formalizzò tutto solo nel 2019, l’anno prima di lasciarci. 

 

Forse ebbe un presentimento. All’ultimo Natale regalò a tutte un mazzo di fiori, l’atto di proprietà, il marchio e disse: “Così quando morirò potete stare tranquille”». 

 

I fratelli? 

«Con Lalo non si parlavano da quattro anni, Hugo invece se n’è andato dall’Argentina da piccolo e ha vissuto negli Stati Uniti». 

 

La fama, il denaro, un campione di dimensioni planetarie. Come avete vissuto lo stravolgimento? 

«Non abbiamo mai compreso fino in fondo questa cosa della fama. Capivamo l’amore della gente nei suoi confronti, questo sì, ma per noi era nostro fratello e anche lui con noi si comportava così. 

 

Non si mostrava mai come Maradona, ma come Pelu (per gli amici Pelusa, ndr ). Quando tornava a casa si rideva e si scherzava e noi preparavamo i suoi piatti preferiti: il puchero de garrón , lo stufato, l’asado.

dalma diego maradona

 

Bevevamo mate e parlavamo molto. Non ha mai smesso di venire a trovarci. Gli piaceva molto chiacchierare con mio marito Raul che era un suo grande amico». 

 

I momenti difficili, la droga, la malattia? 

«Quanto alla droga noi l’abbiamo scoperto il giorno in cui andarono a prenderlo gli agenti nel suo appartamento di Calle Franklin a Caballito (fu arrestato a 32 anni il 26 aprile 1991 per detenzione di mezzo chilo di cocaina).

 

Prima di allora non avevamo mai sospettato nulla del genere. Quanto alla malattia preferisco non pensarci. La vita accanto a lui è stata bellissima e quando stava male noi eravamo comunque al suo fianco». 

 

Suo fratello è morto a soli 60 anni. C’è un processo in corso contro i sanitari che lo assistevano. Cosa pensa della morte? 

diego maradona

«Non so dire perché sia morto mio fratello, lo diranno i magistrati e non posso che aspettare. 

 

L’unica cosa a cui penso oggi è che venga fatta giustizia. Mi fa male all’anima non averlo più con noi. Sono passati ormai quasi sei anni e ancora oggi non riesco a rendermi pienamente conto che non c’è più». 

 

Il ricordo più bello? 

«Se devo proprio sceglierne uno direi l’ultima volta che ci siamo fatti una foto insieme. Era il 2020, pochi mesi prima che morisse. Rimasi a dormire con lui.

 

Ci alzammo alle cinque del mattino, bevemmo mate, parlammo a lungo e lui mi abbracciò e mi disse che mi voleva bene. È stato molto bello e commovente. È stato il suo congedo. Anche ad altri disse cose che non aveva mai detto prima». 

 

Oggi intorno a Maradona esiste un enorme business: la sua immagine, i suoi oggetti, le sue maglie, i diritti. Che effetto le fa vedere questo grande giro d’affari? 

diego armando maradona

«Di questo argomento non parlo, c’è un processo». [...]

 

Cosa ha significato l’Italia e Napoli per voi? 

«Noi sorelle siamo state a Napoli quando lui giocava e lì è successo qualcosa di straordinario che neppure in Argentina avevamo vissuto. Non potevamo uscire di casa che la gente ci circondava. 

 

Per strada, a cena, sempre, una passione, un affetto indescrivibili. 

Non lo dimenticheremo mai. Siamo tornate dopo la morte, abbiamo girato per la città e ci siamo ritrovate in una meravigliosa follia. 

 

Ci riconoscevano, ci baciavano la mano. Felicità immensa e, senza dubbio, un amore che non finirà mai». [...]

diego armando maradonadiego armando maradona

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