scott mctominay

IL BRAVEHEART DI CONTE! “IL CALCIO È DIVENTATO SOFT, DA RAGAZZO MI HANNO INSEGNATO ALTRO" – SCOTT MCTOMINAY, LEADER TOTALE DEL NAPOLI, SI RACCONTA A IVAN ZAZZARONI SUL “CORRIERE DELLO SPORT” – “DA PICCOLI CI INSEGNAVANO A CONTRASTARE CON FORZA. ORA IL MINIMO TOCCO PUÒ PORTARE A UN CARTELLINO GIALLO” – "I TROPPI INFORTUNI? ABBIAMO AVUTO SFORTUNA, NON È UNA SCUSA - LO SCUDETTO? PRENDIAMO UNA PARTITA ALLA VOLTA E VEDREMO COME FINIRÀ” – E SUL RITORNO IN CAMPO…

 

Ivan Zazzaroni per il Corriere dello Sport

 

  Q uando chiesi a Mourinho, che lo fece esordire nello United, cos’avesse McTominay di tanto speciale, la risposta fu questa: «Era un uomo già a diciassette anni, non è mai stato un bambino. Sempre serio, umile, un professionista. Il primo ad arrivare all’allenamento, mai una battuta, mai uno scherzo». Un talento quieto e iperconsapevole che affonda le radici in una tradizione apparentemente poco britannica. 

mctominay napoli qarabag

 

  Ieri McTominay me lo sono trovato di fronte, insieme a McFratm: serio, professionale e risolto il primo; carismatico, disteso e deeply neapolitan il secondo. «Prendo il mio lavoro estremamente sul serio perché è quello per cui sono pagato. Penso che in generale i calciatori siano pagati tanto per allenarsi e giocare, e se non puoi essere serio in quelle due ore di lavoro non stai facendo bene. Devi divertirti, certo, ma fuori dal campo e allora puoi scherzare con gli amici e i compagni. In campo bisogna imparare il più possibile. In campo io divento un altro».

 

Mac, con Nico Paz e Pulisic, è il calciatore più ambito dai fantallenatori. Visto che il Fantacalcio è appena diventato un asset della Lega, ho pensato di chiedergli se lo conoscesse. «No, non lo conosco. Scusa». Avviso subito De Siervo.

  

Scott, la tua adesione al Napoli e alla città la trovo sorprendente e al tempo stesso entusiasmante. 

«Ammiro i tifosi e più in generale i napoletani. La loro attitudine è molto simile a quella di casa mia, quindi riesco a relazionarmi facilmente con loro. Amo questo luogo».

 

Cosa in particolare?

«Molte cose. Il clima, la gente che è molto accogliente, il cibo è incredibile, la cultura. La vista dal centro di Napoli poi è bellissima».

 

mctominay scozia danimarca

 Quando hai iniziato al Manchester United giocavi attaccante, come ho letto da qualche parte, o sempre a centrocampo?

«Sono sempre stato un centrocampista, un numero 8 che può fare un po’ di tutto: inserirsi, ma anche aiutare la squadra nella costruzione, nella difesa, uno che dà una mano ai compagni insomma».

 

Cinque anni fa fosti criticato perché difendevi troppo.  

«È vero... Le critiche fanno parte del calcio, l’ho sempre saputo e non mi sono mai offeso. Fa parte del lavoro dei giornalisti, dei media, dei social... è normale. Però non influiscono sul modo in cui gioco o su come vedo la partita. Non mi fanno star sveglio la notte. Il giudizio della gente è importante, ma le parole che contano realmente sono quelle dell’allenatore: se giochi e stai facendo ciò che lui ritiene sia giusto, sei a posto». 

 

mctominay scozia danimarca

Le simulazioni sono tornate a essere un tema di strettissima attualità. C’è chi le considera parte del gioco e chi invece non le accetta proprio. 

«Io penso che il calcio stia diventando soft, morbido. Alcune decisioni sono molto, troppo tenere. Non ero abituato a questo tipo di sensazioni quando ero un ragazzino: ci insegnavano a contrastare onestamente e con forza. Ora il minimo tocco può portare a un cartellino giallo... Non tocca a me trarre le conclusioni, ma trovo che ci sia troppa attenzione, una sensibilità eccessiva». 

 

Mi ricordi perché scegliesti la Scozia e non l’Inghilterra?  

È una decisione che ho preso molto tempo fa. Sono sempre stato legato a entrambi i nonni, sia a quelli inglesi sia a quelli scozzesi. Sono nato in Inghilterra, ma ho fatto quella scelta e non l’ho tradita. Amo la Scozia, amo vedere i miei nonni, i miei zii, i cugini, la famiglia... sono molto soddisfatto». 

 

Hai detto che a Napoli sei cresciuto sia dal punto di vista tattico sia da quello fisico. 

mctominay scozia danimarca

Sicuro. Tatticamente l’Italia è diversa dalla Premier League. Ho dovuto adattarmi e imparare molto velocemente come giocare, quali movimenti fare, come smarcarmi, come diventare un problema nell’area avversaria e anche come difendere. Una bella curva di apprendimento e mi sono goduto ogni minuto perché mi piace imparare il calcio tatticamente». 

 

 

 L’eccesso di tattica però deprime lo spettacolo. Noi ne sappiamo qualcosa. 

«Non sono d’accordo. Il calcio è calcio alla fine della giornata. I tifosi mostrano una passione tremenda per ogni partita, si divertono a guardarla. Si tratta di regalare loro momenti speciali e cercare di dare il massimo alla squadra per aiutarla a vincere». 

 

mctominay scozia danimarca

 Il tuo agente sta trattando il rinnovo con De Laurentiis? 

«Il mio agente non ha comunicato con nessuno riguardo al mio futuro. Parla solo con me e con il club. Non ha detto nulla ai giornali. Io sono estremamente felice qui e, per quanto mi riguarda, sono un giocatore del Napoli, è tutto quello a cui penso. Il futuro è molto importante e potrei vedermi nel Napoli per molto tempo». 

 

Ricordi il momento in cui Mourinho ti fece entrare in campo per la prima volta? 

«Al posto di Pogba in una partita di Champions League. Paul è un giocatore incredibile e avere l’opportunità di giocare al suo fianco è stato fantastico. Quel giorno toccò a me e non a lui, ma è il calcio, a volte bisogna ruotare. È stato un giorno speciale giocare in Champions per un allenatore iconico come José Mourinho». 

 

 

 

 

 

NAPOLI INTER - SCOTT MCTOMINAY

 Ho trovato particolarmente efficace la tua difesa di Conte e della stagione, la riflessione sugli ipotetici infortunati degli altri.  

«Difenderò sempre la squadra. In momenti di difficoltà e con tanti infortuni è difficile per l’allenatore e lo staff trovare il giusto equilibrio e il modo migliore di giocare. Abbiamo avuto sfortuna, non è una scusa, è solo una spiegazione seria e va accettata». 

 

 

 

 

 

 Quali, le differenze tra gli allenamenti di Antonio e quelli in Premier? 

«Ci alleniamo molto, lavoriamo duramente, questo spiega il successo dell’anno scorso, la vittoria del campionato e della Supercoppa. Il lavoro che fai a porte chiuse emerge nelle partite. Cambiano i volumi di lavoro, l’intensità, ma i giocatori rispettano le indicazioni e devono dare il massimo ogni giorno. Antonio è un grande allenatore, molto forte, appassionato, conosce benissimo il calcio. È diverso da chiunque altro io abbia avuto in passato... Il senso d’inceretezza che infonde: con lui devi dare il massimo o hai un problema». 

KEVIN DE BRUYNE SCOTT MCTOMINAY

 

Lo scudetto è andato? 

«Dobbiamo continuare a lavorare normalmente, senza parlare troppo del campionato. Prendiamo una partita alla volta e vedremo come finirà». 

 

Giocherai domenica? Fisicamente come stai? 

«Non lo so ancora. Ho un problema al tendine che bisogna gestire, non è semplice. Sto dando il massimo per esserci domenica. Come giocatore è dura arrivare al centro sportivo e non poterti allenare con i compagni. Voglio disperatamente giocare, ma deve essere sicuro del mio stato». 

 

Hojlund è tornato ai livelli di Bergamo. 

«È un grande. Un amico. Sono vicino anche a Billy (Gilmour), Rasmus, Sam Beukema, Kevin (De Bruyne), Rome. Rasmus è cresciuto molto da quando l’avevo visto la Manchester, è più forte e veloce. Ha un grande futuro e sono felice per lui. Ciao boss». Oh, mi ha salutato così: ho la registrazione.  

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