bottegagatti

A FAENZA C'E' UN LUOGO CARO AGLI ARTISTI DI TUTTO IL MONDO: LA BOTTEGA GATTI - ANTONIO RIELLO: "FONDATA NEL 1928 DALL'ARTISTA-CERAMISTA RICCARDO GATTI, È UNO STORICO LABORATORIO ARTIGIANO CHE HA INIZIATO A COLLABORARE IN MODO SPECIALE CON GLI ARTISTI FIN DAL FUTURISMO. GIACOMO BALLA VI FECE REALIZZARE UN SERVIZIO DA CAFFÈ OTTAGONALE (OMAGGIO AL "BULLONE") - ALLA BOTTEGA GATTI, ARTISTE E ARTISTI SI ATTOVAGLIANO DAVANTI ALLE GENEROSE PORTATE DI CAPPELLETTI E SI LASCIANO ANDARE..."

Antonio Riello per Dagospia

christian holstad

 

Si inizia a parlare di Arte Contemporanea con qualcuno e rapidamente emerge la solita questione: ma quest'opera è stata realmente fatta dalle mani dell'artista? E' la tipica osservazione che emerge, per nominarne solo due, davanti alle opere di Maurizio Cattelan oppure di Damien Hirst.

 

Le opere d'Arte dovrebbero per forza essere fisicamente dagli artisti che le firmano? oppure ciò che conta è l'ideazione e quindi la successiva fabbricazione potrebbe essere delegata - più o meno estesamente - ad altre persone (artigiani, altri artisti, tecnici di vario tipo)? 

 

Magari sembra una stravaganza moderna legata all'evoluzione delle Avanguardie del XX Secolo, quando scultura e pittura sono stati affiancati dall'Arte Concettuale e da tecniche e materiali completamente nuovi. In realtà il punto della faccenda ha consolidate radici che risalgono a quando l'Arte era fatta solo di dipinti ad olio e/o statue in marmo di Carrara. E forse anche a prima.

 

bonaventura by luigi ontani

Gli atelier degli artisti funzionavano più o meno così: i'ideazione era del maestro, mentre gli assistenti si occupavano di gran parte dell'esecuzione materiale. In genere, dopo qualche schizzo preliminare dell'artista titolare, le varie fasi erano divise nei vari "specialisti". Alla fine il maestro si occupava di alcuni punti critici (volto, mani, piedi) e chiudeva con qualche tocco finale. Una ripartizione del lavoro quasi tayloristica.

 

Responso: lo facevano Tiziano Vecellio, Raffaello Sanzio e Antonio Canova. Dunque anche l'artista contemporaneo ha legittima facoltà di sub-appaltare una o più fasi nella produzione materiale dell'opera. Faenza è la capitale italiana della maiolica. Una tradizione pazzesca e secolare.

 

Tanto per dire, i francesi chiamano la maiolica "faience". E da queste parti si trova ancora uno storico laboratorio artigiano che ha iniziato a collaborare in modo speciale con gli artisti fin dal Futurismo. Giacomo Balla inventò un servizio da caffè ottagonale (omaggio al "bullone") e lo fece realizzare proprio qui, alla Bottega Gatti, fondata nel 1928 dall'artista-ceramista Riccardo Gatti. Anche Giò Ponti vi faceva realizzare le sue maioliche.

 

sganappin by luigi ontani

Il segreto di questa bottega - ha quasi cent'anni - non sta solo in una insuperabile capacità tecnica. Questo è il trucco magico: artiste/artisti sono ascoltati con vera attenzione e passione. Si entra velocemente in sintonia. Alla fine non occorrono lunghe spiegazioni. Due chiacchiere e qualche schizzo: la natura dell'opera è come se venisse interiorizzata da Davide Servadei (l'attuale titolare, pronipote del fondatore) e dai suoi collaboratori. Il resto sono qualche prova e (raramente) qualche aggiustamento finale. 

 

La lista (non in ordine alfabetico) di chi nel tempo ha fatto realizzare opere in ceramica nello storico indirizzo di Via Pistocchi 14 è lunghissima. Alcuni nomi: Alberto Burri, Ugo Nespolo, Pablo Echaurren, Enrico Baj, Sebastian Matta, Carla Accardi, Mimmo Paladino, Enzo Cucchi, Giosetta Fioroni, Emilio Isgrò, Sissi, Aldo Mondino, Gary Hume, Mike Kelley, Liliana Moro, Italo Zuffi, Ettore Sottsass, Salvo, Ilya Kabakov, Christian Holstad, Giuseppe Ducrot. Qualche nome manca di sicuro.

 

simon fattal

La figura che appare più rappresentativa in questo immaginario-artistico-che-si-esprime-con-la-ceramica è senz'altro quello di Luigi Ontani. È - giustamente - un artista molto esigente e le sue opere in maiolica sono il frutto di lavorazioni ripetute, complesse e meticolosissime. Nel 1995 la sala di Ontani alla Biennale di Venezia è stata prodotta qui. Davide Servadei è un pozzo di racconti e aneddoti che attraversano agevolmente qualche decennio. 

 

Dice - scherzando, ma non troppo - che l'ingrediente essenziale per costruire una perfetta complicità creativa con la controparte artistica sono le ricette della cucina romagnola. Artiste e artisti (anche i timidoni) attovagliati davanti alle generose portate di cappelletti di magro si lasciano andare come d'incanto e iniziano a raccontare per filo e per segno le loro visioni. "Romagna Power".

 

servizio da caffe balla 1928

Racconta che nel 1995 a Venezia l'allestimento è durato molto a lungo, fino a notte fonda. Ad un certo punto, stanchissimo e stravolto, alle quattro si è addormentato per terra, in mezzo alle statue. E' stato trovato (e svegliato) da Ontani solo verso le 10 del mattino, in mezzo al personale della Biennale che non sapeva se si era sentito male o si trattava di una inaspettata performance. "L'Arte affatica (chi la fa)".

 

Ricorda, con orgoglio, le dimensioni eccezionali delle sculture volute da Paladino per una sua mostra in Cina, nella Città Proibita. Ognuna rappresentava una sfida al limite delle capacità del materiale e dei processi di cottura. Non sa ancora spiegarsi come, alla fine, abbiano potuto farcela. "Ai confini della Maiolica"

 

mimmo paladino

Si meraviglia - quasi incredulo - di come negli ultimi anni moltissimi giovani artisti abbiano ri-scoperto con entusiasmo le potenzialità del medium ceramico. E' di sicuro compiaciuto e forse anche un po' spaventato. "Troppa Grazia Sant'Antonio".

riellobottega gatti luigi ontanila madonna delle grazie creata con il fango dell alluvionegiosetta fioronisissi giuseppe ducrot fontana le sirenuse positanobonaventura by luigi ontanisissi bottega gattiluigi ontanibombaceramica

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