FORMULA BERNIE - COME ECCLESTONE E’ DIVENTATO IL RICCHISSIMO PADRONE DELLE CORSE, BISCOTTO DOPO BISCOTTO: “SONO SEMPRE STATO UN BASTARDO INDIPENDENTE” - IN INGHILTERRA IL SUO NOME ASSOCIATO ALLA GRANDE RAPINA AL TRENO POSTALE DEL 1963...

ECCLESTONE SCHUMIECCLESTONE SCHUMI

Benny Casadei Lucchi per “Rivista 11” pubblicato da “Il Foglio del lunedì”

 

Bernard Charles Ecclestone è un bambino di 85 anni che continua a giocare. Un bambino quarto uomo più ricco d' Inghilterra. Un bambino con un patrimonio personale di oltre 4 miliardi di euro. Un bambino ricevuto dai potenti della terra che sfila insieme con Putin, i reali, gli emiri e che fa attendere premier e ministri. Un bambino rimasto bambino nonostante molte donne, poco amore e tre matrimoni, divorzi e figlie.

 

Un bambino perfino bisnonno, che come tutti i bambini predilige i diminutivi, meglio Bernie all' iniziale "the titch", il tappo, come lo chiamavano negli anni di guerra i compagni prepotenti nel cortile di scuola che «mi picchiavano perché i piccoli di statura devono sempre lottare per sopravvivere». E bambino Bernard Charles è alto un metro e 59.

 

Se solo James Matthew Barrie lo avesse conosciuto non avrebbe scritto Peter Pan. Perché Bernie, la sua eterna isola che non c' è, non solo l' ha trovata subito, ma dato che non c' era, l' ha costruita più e più volte a propria immagine e somiglianza. Per farlo ha agito con scaltrezza, talvolta brutalità, «sono sempre stato un bastardo indipendente io...», ama ricordare.

ECCLESTONE LAUDAECCLESTONE LAUDA

 

E il bastardo indipendente ha messo in piedi isole su isole seguendo sempre e solo una ricetta: giocare, facendo ciò che agli altri, per pigrizia, superficialità, disattenzione non veniva in mente di fare.

 

Direte: l' isola più grande è stata la F1. Sì, oggi è la F1, un' isola giocattolo che non c' era e adesso c' è e vale oltre 8 miliardi di euro e di cui lui, bambino Bernard (ha chiamato Bambino anche il ricchissimo fondo di famiglia), nonostante l' abbia venduta prima alle banche e poi al fondo Cvc, detiene comunque e sempre il 5%.

Di più: benché processato in Germania per corruzione proprio per la vendita del Circus e benché abbia "espiato" pagando al tribunale di Monaco 75 milioni di euro per chiudere il procedimento (e poi parlano della nostra giustizia), continua a comandarla come da quarant' anni a questa parte.
 

Prima di quest' isola ricca ce n' erano state altre. Non così ricche, però capaci di soddisfare i suoi bisogni. Bernard Charles scovò la prima a scuola, poco dopo che mamma Bertha, donna minuta ma solida come una roccia, gli aveva spiegato che «nella vita quel che conta è tirare fuori sempre il massimo dal poco che si ha...» e lui, recependo subito il concetto, ne aveva fatto una massima di vita perché «non ho mai voluto scocciare i miei per ottenere qualcosa, tanto sapevo che non avevano i soldi, io volevo guadagnarli da solo e mi sforzavo finché non ci riuscivo...».

 

E Bernard Charles, figlio di un pescatore di aringhe, aveva veramente poco. A cominciare dalla casa di St. Peter, contea di Suffolk, priva di gabinetto e lavabo interni. Nella sua infanzia pochi giochi e poche carezze.

 

ECCLESTONEECCLESTONE

Mamma Bertha aveva preferito regalargli i valori del risparmio, del rispetto delle cose, dell' ordine, della pulizia. Carico di questo tipo di amore, il tappo ci mise poco a capire che cosa avrebbe dovuto fare. Per esempio distribuire i giornali casa per casa prima di andare a scuola e con i soldi guadagnati fiondarsi dal panettiere e comprare biscotti che, nell' intervallo, avrebbe rivenduto ai compagni «con un ricarico del 25%». Risultato: dopo poco tempo aveva in tasca abbastanza sterline per pagare un compagno grande e grosso pronto a menare il primo che in cortile osava sfotterlo o picchiarlo.
 

Bernard Charles è un bambino di 85 anni per tutto questo e molto altro. Perché da quei giorni a scuola ad oggi ha sempre cercato, trovato e costruito la propria personalissima isola che non c' è. E ci è riuscito applicando la stessa identica regola appresa da bambino: quella delle merendine ricaricate con una percentuale «perché in fondo io sono un bastardo indipendente». Esemplare come divenne uno dei principali concessionari di moto e auto d' Inghilterra.

 

Erano gli anni Cinquanta e il bambino Bernie non ne aveva ancora trenta. Tutto era partito sempre da mamma Bertha che tanti anni prima, nel minuscolo giardino dietro casa, gli aveva permesso di riempire una baracchetta con tutti i pezzi rotti di bici e moto che trovava. Bernard Charles, dopo la scuola, li rimetteva in sesto, talvolta resuscitando biciclette e motorette che poi avrebbe rivenduto. Immancabile il ricarico percentuale e, a 16 anni, l' addio alla scuola.

ECCLESTONE TODTECCLESTONE TODT

 

Del periodo scolastico avrebbe ricordato ma non ringraziato - il bambino Bernie non ringrazia mai perché convinto che così si crei soggezione negli altri, ovvero lo stato migliore per ottenere da loro il massimo - solo un insegnante polacco di matematica che gli aveva svelato i metodi per far di conto alla velocità della luce.
 

A quel punto il bambino Bernard, ormai ventenne, era pronto per approdare su un' altra isola che non c' è. Con i primi risparmi frutto del lavoro da concessionario, decise di dedicarsi al gioco più bello del mondo per tutti i bambini: macchinine e motorette. Il fisico minuto da pilota c' era eccome. Non c' era però il vero talento.

 

ECCLESTONE MOSLEYECCLESTONE MOSLEY

Tempo qualche pericolo scampato, qualche osso rotto, qualche grande spavento e due tentativi falliti di qualificarsi a un Gp, il più nobile a Monte Carlo, nel 1958, e il bambino Bernard avrebbe rinunciato definitivamente a giocare dentro le macchinine. Molto meglio fuori. Il metodo adottato? Il solito. Biscotto e percentuale. A cavallo tra Cinquanta e Sessanta, Bernard Charles pensò che i piloti correvano e morivano per niente.
 

Gratis. Decise così che tra un' auto e una moto vendute avrebbe iniziato per hobby a curare gli accordi dei piloti con le squadre. Era il 1957. Bambino Bernie aveva inventato il manager dei piloti. Era come ai tempi della scuola con i biscotti, era come con i pezzi di ricambio e le moto usate: prendeva il pilota, lo portava da chi aveva una monoposto, Vanwall, Cooper, Lotus, e piazzava facendolo guadagnare il giusto con ricarico percentuale per sé. Solo che ai biscotti e ai pezzi di ricambio non ci si affeziona. E soprattutto non muoiono. Bernard Charles vide morire Lewis Evans devastato dalle ustioni dopo lo scoppio del motore nel Gp del Marocco 1958. E così, anni dopo, l' amico e suo pilota Jochen Rindt, a Monza, nel 1970.
 

FERRARI MARCHIONNE ECCLESTONEFERRARI MARCHIONNE ECCLESTONE

Come altre volte nel lungo gioco della sua vita, il bambino Bernard Charles pensò di allontanarsi per sempre dai motori da corsa e accoccolarsi al sicuro del suo lavoro di più grande concessionario d' Oltre Manica. In fondo i miliardi, la bella vita, i casinò, le cene al San Lorenzo di Londra, i viaggi, le donne, il benessere arrivavano da lì. Potevano bastare. Non sarebbero bastati. Tempo due anni e sarebbe stato di nuovo lì, in F1, a fare e provare cose.

Questa volta però non se ne sarebbe più andato: l' isola trovata era troppo bella, troppo grande, troppo indifesa per reggere al suo assalto di uomo allenato a una vita ad alta tensione. Per rendere l' idea: ai tempi dell' ascesa nelle concessionarie aveva avuto spesso a che fare con ricchi acquirenti malavitosi e ne era sempre uscito vivo e, se non vincente, certamente non perdente. Per cui tirate voi un po' le conclusioni. Tanto più che il suo nome era stato persino associato alla grande rapina al treno postale del 1963, quando vennero rubate 2,6 milioni di sterline (60 milioni di euro di oggi). Motivo? La banda fu arrestata, ma il bottino mai recuperato. Motivo delle allusioni? In quegli anni Bernard Charles aveva posto le basi della propria ricchezza.
 

briatore e ecclestone da gianninobriatore e ecclestone da giannino

Altro motivo? Anni dopo avrebbe procurato un provino in pista per l' autista della banda appena uscito di galera. La prima volta che il nome di Ecclestone venne associato alla vicenda, lui si arrabbiò parecchio e andò per vie legali. Dopo ci prese quasi gusto, lasciando che la leggenda si autoalimentasse. Con una precisazione però: «Perché mai avrei dovuto farlo? Il bottino non sarebbe bastato a pagare la stagione di un pilota...».
 

La scalata alla F1 ripercorrerà il solito schema del biscotto e della percentuale. Per acquistare la Brabham, Bernard Charles si accordò con l' allora proprietario Ron Tauranac per 120mila sterline del 1972. Ma per la firma decise di aspettare. Nel frattempo Ron, sapendo che l' accordo era ormai certo, si era dato a spese pazze. Quando i due si incontrarono per chiudere l' accordo, il "bastardo indipendente" Bernard gli disse «ok, ma per 100mila sterline». Tauranac, che si era ormai indebitato, non poté far altro che accettare.
 

renzi ecclestonerenzi ecclestone

Fu giocando alla propria maniera che bambino Bernard dal 1974 in poi prese progressivamente il comando della F1. Iniziò dai team inglesi, che come i compagni di scuola nel cortile erano senza biscotti e avevano fame. La ricetta? La solita. Anziché lasciare che ogni team contrattasse singolarmente con i circuiti la propria presenza (il gettone s' aggirava sulle 10.000 sterline), lui si fece dare mandato per trattare a nome di tutti.

Per cui poteva dire ai circuiti «o ci date di più o qui non verrà a correre praticamente nessuno». E in poco tempo si passò a cifre di oltre 100-200mila sterline a team e su ognuna di esse bambino Bernard prelevava la percentuale: prima del 2, poi del 4, poi dell' 8. Alla fine furono coinvolte tutte le squadre, non solo quelle inglesi. L' ultima percentuale nota era del 23%.
 

putin e ecclestone al gp di sochiputin e ecclestone al gp di sochi

Ecco perché oggi si dice che rendendo ricco se stesso ha reso ricchi tutti in F1. Ecco perché bambino Bernard è ancora lì che comanda e in fondo gioca. Anche perché a fine anni '70 si accorse che i diritti tv non interessavano a nessuno, top team compresi: da Enzo Ferrari a Colin Chapman patron della Lotus. Tutti erano concentrati su pistoni e aerodinamica. «Ci penso io» disse allora. E adesso il gioco della F1 vale 8 miliardi di euro. Il biscotto più grande.
 

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