“FRANCIA-MAROCCO NON E’ SOLO MBAPPÉ CONTRO HAKIMI MA COLONIZZATORI CONTRO COLONIZZATI” – ALDO CAZZULLO SULLA PARTITISSIMA DEI QUARTI DEL MONDIALE (STASERA ORE 22): "IL MAROCCO FU UN PROTETTORATO FRANCESE. CHIUNQUE VINCA, A PARIGI CI SARANNO DISORDINI. EPPURE SI ANNUNCIA UNA PARTITA BELLISSIMA. QUATTRO ANNI FA IN QATAR I MAROCCHINI DOMINARONO LA SEMIFINALE, MA VINSERO I FRANCESI - SONO MOLTI I FIGLI DELL'IMMIGRAZIONE MAROCCHINA CHE GIOCANO IN EUROPA MA HANNO SCELTO DI MILITARE PER LA TERRA DEI PADRI, DA BOUADDI AL PORTIERE BOUNOU. SONO NATI IN SPAGNA BRAHIM DIAZ, SAIBARI, APPENA COMPRATO DAL BAYERN, E LA VERA STELLA DEL CALCIO MAROCCHINO, ACHRAF HAKIMI…"
Aldo Cazzullo per corriere.it - Estratti
Colonizzati contro colonizzatori. Era già successo quattro anni fa in Qatar: i marocchini dominarono la semifinale, ma vinsero i francesi. Ora la sorte li mette di fronte nei quarti: la Francia favorita per il Mondiale contro il Marocco ormai potenza del calcio moderno, nonché campione d'Africa (sia pure a tavolino; sul campo aveva vinto il Senegal, punito per avere interrotto la partita in polemica con un rigore inventato).
Stasera a Boston i francesi con il Marocco incontrano la loro storia e il loro futuro, il controverso passato coloniale e la difficile integrazione delle banlieues. Chiunque vinca, a Parigi ci saranno disordini. Eppure si annuncia una partita bellissima. (..)
Il vero fantasma che agita la cattiva coscienza della Francia è l'Algeria.
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Il Marocco fu invece un protettorato, che ha conosciuto scaramucce ma non tragedie grazie alla prudenza del maresciallo Hubert Lyautey, oggi sepolto accanto a Napoleone. Per i francesi il Marocco è il capitano Renault di Casablanca, che fa l'amico dei tedeschi ma alla fine aiuta Humphrey Bogart («sento che è l'inizio di una grande amicizia…»).
È il giardino segreto di Yves Saint-Laurent a Marrakech, dove hanno preso casa sia Dominique Strauss-Kahn, presidente mancato a causa di uno scandalo sessuale, sia Liliane Bettencourt, la donna più ricca del mondo, grande finanziatrice di Nicolas Sarkozy che venne pure accusato di circonvenzione di incapace.
Fu Sarkozy a far incontrare lo sceicco Al Thani e l'allora presidente Fifa Blatter per concordare il Mondiale in Qatar, cui Emmanuel Macron partecipò entusiasta, invadendo il campo dopo la finale per consolare Mbappé, che non aveva alcuna voglia di essere abbracciato. Va detto che sulla storia coloniale francese Macron è sempre stato critico; il che nel 2017 rischiò di costargli l'Eliseo. «Il colonialismo è stato un crimine contro l'umanità» disse; sia i neogollisti, sia Marine Le Pen gli saltarono alla giugulare; ma lui tenne il punto.
La storia di Francia e Marocco si incrocia anche nel calcio. La leggenda del calcio marocchino, Larbi Ben Barek, nacque a Casablanca e fu il primo calciatore africano ad affermarsi in un campionato europeo (...)
La Nazionale che affrontò i Bleus quattro anni fa era piena di marocchini cresciuti in Francia. Il capitano, Romain Saïss, era nato a Bourg-de-Péage, tra Lione e Avignone. Sofiane Boufal, quello che divertì e commosse il mondo danzando in campo con la madre, era parigino.
Stavolta non sono qui, ma ci sono altre storie divise a metà, e concluse da scelte drammatiche o comunque laceranti. Issa Diop, mamma marocchina, padre senegalese, nato a Tolosa, è stato titolare in tutte le Nazionali giovanili francesi, dall'Under 16 all'Under 21; ma poi ha scelto il Marocco, per amore della madre, e ora è il difensore centrale della sua Nazionale. Ayyoub Bouaddy, nato a Senlis, in Francia, da genitori marocchini, fino al marzo scorso era il capitano dell'Under 21 francese; oggi è centrocampista del Marocco.
Sono molti i figli dell'immigrazione marocchina che giocano in Europa ma hanno scelto di militare per la terra dei padri. Il portiere Yassine Bounou è nato a Montreal, in Quebec, la parte del Canada dove si parla francese; il Canada ha tentato più volte di ingaggiarlo, ma lui voleva giocare per il Marocco. Brahim Diaz, il più noto in Italia — ha fatto bene al Milan, ora gioca nel Real Madrid, ma piace alla Juve — è nato a Malaga, ha giocato nell'Under 21 spagnola, ma al momento della scelta definitiva ha optato per il Marocco. Sono nati in Spagna (a Terrassa, in Catalogna) pure Saibari, appena comprato dal Bayern, e la vera stella del calcio marocchino, Achraf Hakimi, madrileno di nascita, ora colonna del Paris Saint-Germain.
Tutto questo si può leggere in due modi. Come uno scontro di civiltà, o di inciviltà, come quello che dopo la partita esploderà comunque sugli Champs-Élysées, chiunque perda o vinca. O come una delle grandi vicende della storia dell'umanità: i popoli colonizzati che si riprendono la loro indipendenza, rivendicano le loro radici. E i figli a loro volta scelgono di giocare per la nazione che ha accolto la loro famiglia, altre volte decidono di schierarsi con la patria d'origine.
È un fenomeno grandioso e complesso, l'immigrazione e l'integrazione, l'osmosi difficile ma inevitabile tra Europa e Africa, tra un continente piccolo, vecchio e senza figli e un continente enorme, giovane e in pieno boom demografico, distante poche ore di gommone; nel caso del Marocco, anche meno. Se il calcio può dare una mano, tracciare una strada, sarà questo il lascito del Mondiale, molto più delle mattane di Trump e persino delle magie di Mbappé.





