IL GOVERNO PROVA IL GOLPE SULLA FIGC! L’ESECUTIVO HA GIA’ PRONTO IL DISEGNO DI LEGGE PER COMMISSARIARE LA FEDERCALCIO (E QUESTO SPIEGA I TENTENNAMENTI DEGLI ASPIRANTI AL TRONO VUOTO DI GRAVINA, IN PRIMIS MALAGÒ) - LA PROPOSTA DI LEGGE FIRMATA DAL SENATORE DI FDI MARCHESCHI È LA CARTA GIOCATA DAL MINISTRO ABODI (DI SPONDA CON IL SENATORE FORZISTA E PATRON DELLA LAZIO CLAUDIO LOTITO). CHE POI LA PROPOSTA DIVENTI LEGGE È UN ALTRO PAIO DI MANICHE. IL PERCORSO PARLAMENTARE È LUNGO, LE LEGHE FARANNO DI TUTTO PER SMONTARLA, E I CLUB DI SERIE A NON HANNO MAI DIMOSTRATO ENTUSIASMO VERSO RIFORME CHE LIMITINO LA LORO AUTONOMIA…
L’hanno messo al punto 6. L’ultimo. Quasi un’appendice. Invece è il cuore del disegno di legge a firma del senatore Paolo Marcheschi di Fratelli d’Italia che invece si intitola “Disposizioni per il potenziamento dei vivai e la sostenibilità del sistema calcio”: il commissariamento della Federcalcio.
E’ la proposta che illustra nei dettagli il piano del ministro Abodi per mettere in mano al governo la disastrosa Figc per i prossimi 3 anni. Una sorta di “golpe” che giustifica i tentennamenti degli aspiranti al trono vuoto di Gravina, Malagò soprattutto. Abodi l’aveva detto, e il governo ora prova a farlo superando la normativa vigente. Con una nuova legge, ad hoc.
Il documento è lungo, tecnicamente articolato, e parte da una premessa che ormai tutti conoscono a menadito, dopo l’ennesima figuraccia della Nazionale: il calcio italiano è rotto. I numeri lo dicono senza possibilità di appello, nel Dl ce li mettono tutti. Il calcio professionistico perde oltre 730 milioni di euro all’anno. Il debito complessivo del sistema tocca i 5,5 miliardi. Dal 1986 ad oggi, 194 società sono state escluse dai campionati per inadempimenti economico-finanziari. La Serie A è l’ottavo campionato più vecchio d’Europa, con un’età media di 27 anni per giocatore, e il 49° al mondo su 50 per minuti giocati da Under 21 selezionabili per la Nazionale.
Tutto ciò premesso, allora, il cuore della proposta è appunto l’articolo 7: commissariamento straordinario della Figc. Il Coni avrebbe trenta giorni dall’entrata in vigore della legge per nominare un commissario – scelto tra magistrati, avvocati con vent’anni di esperienza, professori universitari – che eserciterebbe tutti i poteri degli organi federali per ventiquattro mesi, prorogabili di altri dodici. Statuto modificabile per decreto. Riforme attuabili senza il consenso delle Leghe. Il “diritto di intesa” – quella clausola introdotta con l'”emendamento Mulè” nel novembre 2024 che ha di fatto paralizzato qualunque decisione strutturale – semplicemente sospeso.
Gli interessi corporativi che siedono nel Consiglio Federale Figc sono, come nota esplicitamente il testo, in numero superiore rispetto agli altri paesi di riferimento. Ognuno difende la sua fetta. Nessuno il sistema. Solo che loro le chiamano “componenti”.
Il resto della proposta si muove su due binari paralleli: più entrate e meno costi. Sul fronte entrate, il disegno di legge prevede che il 2% delle scommesse calcistiche (su un mercato da circa 16 miliardi) venga destinato alla Figc, con vincoli precisi: almeno il 50% ai vivai, il 30% alla lotta alla ludopatia, il 20% al calcio femminile e alle scuole calcio dilettantistiche. Un ulteriore fondo verrebbe alimentato dal 10% delle sanzioni Agcom sul pezzotto. Sul fronte costi, i compensi agli agenti verrebbero calmierati per legge – massimo il 7% a carico dei club – in un settore che nel 2025 ha toccato quasi 300 milioni di euro di commissioni. Il valore più alto di sempre.
C’è qualcosa di paradossale, e al tempo stesso perfettamente italiano, in una proposta che chiede di commissariare una federazione per permetterle di fare le riforme che essa stessa ha proposto senza riuscire ad attuarle. La Figc non è accusata di non sapere cosa fare. È accusata di non riuscire a farlo. La diagnosi esiste da anni. Manca l’autorità per prescrivere la cura, secondo il governo.
Che la proposta diventi legge è un’altra questione. Il percorso parlamentare è lungo, le Leghe faranno di tutto per smontarla, e i club di Serie A non hanno mai dimostrato particolare entusiasmo verso riforme che limitino la loro autonomia. Ma il Governo ha fatto la sua mossa.






