“HO UN PROBLEMA SERIO, DEVO CAPIRE DOVE POSSO ARRIVARE” – IL 39ENNE DJOKOVIC, ESEMPIO DI LONGEVITA’ SPORTIVA, IMBOCCA IL VIALE DEL TRAMONTO: VOMITA, PIANGE ED ESCE CON NAVONE AL PRIMO TURNO DEGLI US OPEN, PRIMA VOLTA IN 20 ANNI (E DOPO 8 ANNI ESCE DALLA TOP 10) – “LA STAMPA”: “ORA TOCCA A DJOKOVIC AFFRONTARE IL DISTACCO E PUÒ ANCHE FARLO A PUNTATE SE CREDE, SE VUOLE CONDANNARSI AL RISCHIO DI UN ALTRO MATCH DA FACHIRO IN CUI PERDERE FORZE A OGNI TIRO, FINO ALLA NAUSEA. NON È VECCHIO, È STANCO: MAGARI GLI VERRÀ LA TENTAZIONE DI STACCARE E RIPRENDERE, PER INTESTARDIRSI SUL SOGNO DI CHIUDERE CON LA MAGLIA DELLA NAZIONALE, ALLE OLIMPIADI DI LOS ANGELES…” - VIDEO
Giulia Zonca per “La Stampa” - Estratti
Le lacrime che accompagnano gli ultimi scambi di Djokovic al primo turno degli Us Open sono legate alla sua gloria, solo che non è quella di oggi. Vengono da una sorta di fonte della verità che riporta di nuovo i Big Three allo stesso tempo: quello della commozione.
Novak Djokovic è in lacrime per la sconfitta contro Navone poche ore dopo Roger Federer, stravolto dai sentimenti nel discorso per la Hall of Fame.
Poche settimane dopo Nadal, alla presentazione della docuserie di Netflix in cui lui racconta un successo fatto di sofferenza.
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Ora tocca a Djokovic affrontare il distacco e può anche farlo a puntate se crede, se vuole condannarsi al rischio di un altro match da fachiro in cui perdere forze a ogni tiro, fino alla nausea. E a vedersi surclassato, trascinato oltre il senso, da uno dei tanti ragazzi cresciuti nel suo nome.
Djokovic è l'idolo di Navone che ha 25 anni, 14 meno del serbo e sta ai bordi del cinquantesimo posto di un ranking a lungo comandato dal suo avversario. Proprio questa disfatta, il tradimento di muscoli tanto a lungo disciplinati, lo porta fuori dalla top ten. Un insieme di dati che gli testimoniano contro.
Solo nel 2025, questo spettacolare tennista ha centrato ogni semifinale dei quattro slam, solo quest'anno ha bussato alla finale degli Australian Open contro Alcaraz. Non è vecchio, è stanco: dopo centomila set, sembra non esserci un punto di più. Magari gli verrà la tentazione di staccare e riprendere, per intestardirsi sul sogno di chiudere idealmente con la maglia della nazionale, alle Olimpiadi di Los Angeles, desiderio espresso ripetutamente.
Ma un conto è fermarsi davanti ad Alcaraz e Sinner, un altro è perdere con Navone. Essere costretto ad accettare che un set duri 73 logoranti minuti senza più avere la carta del riscatto nelle tasche dei pantaloncini.
L'ha sfoderata per decenni, quando sembrava demolito, superato, a corto di idee e poi cominciava una seconda partita in cui l'avversario veniva mangiato vivo. Per usare quel potere speciale serve una reattività e un serbatoio di energie andati. Da comuni mortali, a un certo punto, si va in riserva. Agli altri succede continuamente, lui non ci era abituato e ora sbatte contro l'evidenza.
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IL TRAMONTO DI NOVAK
Stefano Semeraro per “La Stampa” - Estratti
Così il Lupo è finalmente entrato nell'inverno del suo scontento. Solo in mezzo a 25 mila spettatori urlanti, le lacrime sul viso, il domani trasformato in una grotta buia. Senza uscite. E lì attorno New York, la città che non si cura dei perdenti.
Novak Djokovic per la prima volta dopo vent'anni è uscito al primo turno di uno Slam.
Non gli capitava dall'Australian Open del 2006, quattro set lasciati al dimenticato Paul Goldstein, una macchia trascurabile in una carriera smisurata. A Flushing Meadows cercava il 25esimo Slam, il suo Graal personale. Ha trovato un calvario lungo 4 ore e 36 minuti. È caduto, si è rialzato, ha vomitato due volte in campo, ha cercato ossigeno e speranza in un inalatore, nel conforto degli asciugamani ghiacciati.
Nell'amore dei suoi due figli Stefan e Tara, nei ferormoni sportivi dell'animale collettivo in cui si trasforma il pubblico dell'Arthur Ashe quando sente odore di leggenda.
Ma alla fine del tunnel non ha trovato il solito flash di adrenalina, il richiamo rauco della foresta che gli abita dentro. C'erano solo la gioia di Mariano Navone, lo sguardo muto di sua moglie Jelena, che il crollo lo aveva visto arrivare in anticipo. E sul tabellone uno score senza misericordia a favore dell'argentino: 7-6 5-7 4-6 6-2 6-1.
A 39 anni e 100 giorni il Djoker è ancora il numero 5 del mondo. A gennaio ha sfiancato Sinner e ceduto solo ad Alcaraz, a Wimbledon un mese e mezzo fa ha giocato la sua 55ª semifinale Slam. Ma certe notti il tempo accelera, entra in casa come un ladro, ti scuce il futuro di dosso.
Lasciandoti nudo davanti ad una verità che qualcuno ti stava già urlando nelle orecchie da tempo. «Ho pensato di ritirami, ho faticato tantissimo», ha spiegato dopo il match. «Ho un problema serio, che ho dovuto affrontare in tutte le partite che ho giocato quest'anno. I sintomi sono sempre più gravi: prima i conati, poi il vomito, poi è come se tutto il corpo iniziasse a cedere, ho dolori e crampi, stavolta alla spalla e alla schiena. Devo capire dove posso arrivare se sto così».
Dopo aver perso il primo set ha pescato energie da falde abissali, più mentali che fisiche. Come un mostro primordiale è risalito in superficie, sfiatando rabbia. Ma persino il suo corpo curato e regolato come un strumento di precisione, nutrito con ossessione salutista, alla fine lo ha abbandonato. Le lacrime sono colate fuori come il lubrificante da un'anima grippata.
«Ho faticato tantissimo fin dal quarto game della partita.
Non voglio sminuire la vittoria di Mariano, è un bravo ragazzo, combatte. Ma di certo non mi sono divertito in campo. L'idea è di giocare tutti gli Slam l'anno prossimo, vediamo se sarà possibile».
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NOVAK DJOKOVIC 45
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