nba golden state warriors stephen curry

CURRY UP! – I GOLDEN STATE WARRIORS SONO CAMPIONI NBA PER LA QUARTA VOLTA DAL 2015 E FINALMENTE STEPHEN CURRY È MVP, MIGLIOR GIOCATORE IN CAMPO – IN GARA 6 DELLE FINALS LA SQUADRA DI COACH KERR HA BATTUTO I BOSTON CELTICS 103 A 90 - VIDEO

 

 

 

 

 

Davide Chinellato per www.gazzetta.it

 

golden state warriors campioni nba finals 2022 8

Ancora loro. I Golden State Warriors sono di nuovo campioni Nba. E’ la 4ª volta dal 2015, la quarta per coach Kerr, Draymond Green, Klay Thompson e Andre Iguodala. La quarta per Steph Curry, finalmente e meritatamente mvp delle Finals.

 

Questo titolo però la squadra della Baia se l’è dovuto conquistare, come la prima volta esattamente 7 anni fa. E’ risalita dall’inferno di un 2019-20 con appena 15 vittorie, dai dubbi sul recupero di Klay Thompson, rimasto fermo per due anni e mezzo, sulla tenuta di un gruppo costruito sui veterani di sempre e su tanti giovani.

 

golden state warriors campioni nba finals 2022 9

A tenerlo insieme però c’era la cultura Warriors, quello di una dinastia che capito come si vince è tornata a brillare. Golden State se l’è sudato questo titolo, lottando contro Boston che voleva scrivere la sua storia di riscatto. Ma gara-6 delle Finals ha detto che i Warriors sono più forti, che il Larry O’Brien Trophy appartiene ancora a loro. I Celtics si inchinano 103-90.E Golden State è di nuovo campione

 

CAMPIONI —   Questo è davvero un titolo di sistema. Steve Kerr ha ricordato spesso in queste Finals che la rotazione completa Golden State l’ha avuta solo nei playoff, che Curry, Thompson e Green sono tornati a giocare insieme tutti sani solo dal primo turno contro Denver.

 

golden state warriors vs boston celtics

Quello dei Warriors è stato un crescendo fino all’apoteosi di gara-6 al TD Garden: abbracciando il Larry O’Brien Trophy, consegnato dal vice Commissioner Mark Tatum perché Adam Silver è stato fermato dal Covid, Golden State è diventata la seconda squadra di sempre a festeggiare il titolo da avversaria sul parquet dei Celtics.

 

Un titolo meritato, un titolo che mostra come in Nba sia la forza del gruppo (Strength in Numbers, il motto delle 5 Finals di fila, è tornato di moda) a fare la differenza, la continuità e la progettazione anziché la scorciatoia dell’ammassare star.

 

boston celtics

Golden State ha costruito questo anello sui pilastri di sempre, Curry, Thompson e Green, quelli che sono cresciuti insieme fino a diventare il trio più vincente alle Finals degli ultimi 50 anni; sulla programmazione di far crescere Jordan Poole, solo un anno e mezzo fa in G-League con l’amico Nico Mannion; sull’intuizione di rigenerare Andrew Wiggins, che a Minnesota sembrava perso per il grande palcoscenico e che a Golden State, con le luci sui riflettori puntate su altri, ha dimostrato di poter essere decisivo.

 

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Questo titolo per i Warriors è particolare: unisce il passato e il presente al futuro, un nuovo trionfo per i campioni di sempre (“Penso che abbiamo ancora tanto da dare” ha detto Steph Curry con un pizzico d’orgoglio) e per quelle che potrebbero essere le stelle di domani. E’ il titolo di Steve Kerr, il nono della sua lunghissima avventura in Nba, prima da giocatore (5) e ora da allenatore (4): ha confermato di essere una di quelle beautiful minds che rendono grande chi sta loro attorno.

 

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SCONFITTI—   A Boston resta l’amaro in bocca, ma questa è per tanti motivi una stagione della svolta per i Celtics. Non è un caso che i fan del TD Garden, digerita la sconfitta, guardino con ottimismo al futuro. Questa squadra a gennaio sembrava perduta, con radio mercato che parlava di incompatibilità tra le stelle Jayson Tatum e Jaylen Brown. Hanno cambiato marcia arrivando fino a gara-6 delle Finals, a due vittorie dal titolo. E hanno tanto per essere la squadra del futuro, a cominciare da due stelle sotto i 25 anni con ancora tanto margine per migliorare.

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Come i Warriors, i Celtics sono una squadra costruita su Draft e programmazione, che dopo i passi da gigante fatti nella seconda parte di stagione deve lavorare per capire come rimanere protagonista, come restare in alto. Boston ha perso le Finals perché ha lentamente finito la benzina: mentre i Warriors sono andati in crescendo, trascinati all’inizio da Curry e poi dalla forza del gruppo, i Celtics sono andati in calando. Gara-6 doveva essere quella in cui con le spalle al muro spaccavano il mondo, giocavano in quel modo sublime che li aveva portati avanti 2-1. Ci sono riusciti per i primi 4’, poi si sono arresi alla realtà di una sconfitta diventata inevitabile. Ma hanno tutto per riprovarci.

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L’ULTIMO ATTO —   La partenza perfetta Celtics, 14-2 dopo 4’, illude il TD Garden. Golden State rientra con pazienza e la forza del gruppo ed è avanti 27-22 a fine primo quarto, ma nel secondo mette il turbo, spinta prima da Poole e poi da Curry, Thompson e la straordinaria difesa di Green fino al +21, 54-33 a 2’ dall’intervallo. Boston segna gli ultimi 6 punti del primo tempo per provare a tenerla viva, trova uno strepitoso Horford nel terzo quarto (12 punti e 6 rimbalzi) per cominciare i 12’ conclusivi sotto 76-66 dopo essere stata a -22. Ma Golden State trova Curry, irresistibile (34 punti) come lo è stato per tutta la serie, e scappa di nuovo. Verso il titolo, verso quel trono dell’Nba che adesso le appartiene di nuovo.

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