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INTER, 'STENDIAMO UN VELO PIETOSO' – IL SASSUOLO ESPUGNA SAN SIRO, NERAZZURRI CONTESTATI DAI TIFOSI CHE ABBANDONANO LO STADIO – QUARTO KO DI FILA PER L’INTER – L’IRONIA DI FIORELLO SU TWITTER: "CHUCK NORRIS ALLENATORE" – VIDEO

 

Andrea Sorrentino per la Repubblica

 

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Granitica nei suoi propositi di autodistruzione, l'Inter va serenamente incontro all'ennesima sconfitta di questo suo farsesco finale di campionato. A San Siro passa anche il Sassuolo, 2-1: l'Inter perde la partita numero 14, quarta consecutiva, terza di fila in casa, sesta nelle ultime 8 uscite.

 

E' un pomeriggio piuttosto surreale, per ciò che avviene in campo (ritmi balneari, nessuna intensità, manovre scolastiche, animosità zero) e per il contorno sulle tribune. Dove ci sono 42mila spettatori, per lo più famiglie e ragazzi perché l'Inter li ha sapientemente attirati allo stadio prevedendo la disaffezione della folla, e la curva Nord, che inscena la prevista contestazione. Striscioni ostili e cori offensivi per squadra e dirigenza, poi al 20' tutti gli ultras decidono di andarsene, lasciando uno striscione in cui spiegano che se ne vanno a pranzo.

 

Si tratta, ricordiamolo, della stessa curva che dieci giorni fa è stata squalificata per cori razzisti durante Inter-Napoli: squalifica con la condizionale, ma pur sempre una sospensione. Escono tutti, obbligando molti altri spettatori a lasciare il settore, solo che in tanti vorrebbero rimanere perché non facendo parte della curva Nord ne avrebbero tutto il diritto, e invece devono andarsene. Poi si trova un compromesso e alcune centinaia di persone rimangono. Il tutto avviene senza che si veda un solo steward nei paraggi, perché l'Italia è anche questa cosa qua.

 

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La partita, si diceva, ha poco sugo. L'Inter manovra al rallentatore, il Sassuolo riparte con gli stessi ritmi. Stefano Vecchi, che ha sostituito in settimana Stefano Pioli, è in piedi davanti alla panchina ma non gli riesce di scuotere dal torpore i suoi giocatori. Primo vero tiro in porta al 20', proprio mentre gli ultras escono dalla curva, un destro di Icardi su cui Consigli devia in corner, poi un palo dello stesso Maurito, al 28', da due passi, e infatti anche lui va addosso al palo quasi infortunandosi.

 

Ma nel finale di tempo ecco il gol del Sassuolo, propiziato dal milionesimo pallone perso in stagione nella propria trequarti da Murillo: il fulmineo contropiede breve è avviato da Sensi, rifinito da Berardi e concluso in rete da un rasoterra di Iemmello al 36'. Dopo l'1-0 è come se finisse già il match per gli interisti, che non reagiscono. Infatti Acerbi spreca il 2-0 con un colpo di testa impreciso da tre metri (45') e in apertura di ripresa arriva il raddoppio, con Lirola che penetra nel nulla del fianco sinistro dell'Inter e appoggia rasoterra per Iemmello che dall'area piccola e a porta vuota raddoppia (5'), anche se in leggero fuorigioco che il guardalinee Di Vuolo non segnala.

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Nel frattempo Vecchi ha inserito Ansaldi ed Eder per Nagatomo e Joao Mario, e da Eder arriva qualche spunto: suoi i tiri scoccati al 1' e al 7', su cui Consigli vigila, mentre il pubblico ormai fischia sonoramente la squadra. E proprio da Eder arriva il gol dell'1-2, al 25', con un destro scoccato in diagonale dalla sinistra dell'area, con deviazione di Sensi che manda la palla nell'angolino alla sinistra di Consigli.

 

A quel punto il pubblico si rianima, arrivano i primi applausi e soprattutto l'acclamazione di tutto lo stadio per Gabigol. Le gente lo vuole in campo, Vecchi per qualche minuto non si persuade ma alla fine inserisce il brasiliano al 33', e il suo ingresso sul prato è salutato da un'ovazione. Gabigol si dà da fare, cerca spazi in area con i suoi dribbling, guadagna un paio di corner e prova due volte la conclusione (respinta), insomma è l'unico a provare a combinare qualcosa, infatti nel finale rimedia anche un'ammonizione per gioco falloso. Il Sassuolo non approfitta di un paio di contropiede (Handanovic è bravo al 42' su Defrel) e  la partita si spegne da sola. La fine è nota: l'Inter perde ancora e San Siro fischia come se non ci fosse un domani. Giusto così.

 

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